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PARTE QUARTA
LA PREGHIERA CRISTIANA
SEZIONE PRIMA
LA PREGHIERA
NELLA VITA CRISTIANA
2558 « Grande è il mistero della fede ». La Chiesa lo professa
nel Simbolo degli Apostoli (parte prima) e lo celebra nella liturgia
sacramentale (parte seconda), affinché la vita dei fedeli sia conformata
a Cristo nello Spirito Santo a gloria di Dio Padre (parte terza).
Questo mistero richiede quindi che i fedeli credano
in esso, lo celebrino e di esso vivano in una relazione viva e personale
con il Dio vivo e vero. Tale relazione è la preghiera.
CHE COS'E' LA PREGHIERA?
« Per me la preghiera è uno slancio del cuore,
è un semplice sguardo gettato verso il cielo, è un grido di riconoscenza
e di amore nella prova come nella gioia ».
(1)
La preghiera come dono di Dio
2559 «
La preghiera è l'elevazione dell'anima a Dio o la domanda a Dio di beni
convenienti ». (2) Da dove partiamo pregando? Dall'altezza del nostro
orgoglio e della nostra volontà o « dal profondo » (Sal
130,1) di un cuore umile e contrito? È colui che
si umilia ad essere esaltato. (3) L'umiltà è il fondamento della
preghiera. « Nemmeno sappiamo che cosa sia conveniente
domandare » (Rm 8,26). L'umiltà
è la disposizione necessaria per ricevere gratuitamente il dono della
preghiera: l'uomo è un mendicante di Dio. (4)
2560 «
Se tu conoscessi il dono di Dio! » (Gv
4,10). La meraviglia della preghiera si rivela proprio là, presso
i pozzi dove andiamo a cercare la nostra acqua: là Cristo viene ad incontrare
ogni essere umano; egli ci cerca per primo ed è lui che ci chiede da bere.
Gesù ha sete; la sua domanda sale dalle profondità di Dio che ci desidera.
Che lo sappiamo o non lo sappiamo, la preghiera
è l'incontro della sete di Dio con la nostra sete. Dio ha sete che noi
abbiamo sete di lui. (5)
2561 «
Tu gliene avresti chiesto ed egli ti avrebbe dato acqua viva » (Gv 4,10). La nostra preghiera di domanda è paradossalmente
una risposta. Risposta al lamento del Dio vivente: « Essi hanno abbandonato
me, sorgente d'acqua viva, per scavarsi cisterne, cisterne screpolate
» (Ger 2,13), risposta di fede
alla promessa gratuita di salvezza, (6) risposta d'amore alla sete del
Figlio unigenito. (7)
La preghiera come alleanza
2562 Da
dove viene la preghiera dell'uomo? Qualunque sia
il linguaggio della preghiera (gesti e parole), è tutto l'uomo che prega.
Ma, per indicare il luogo dal quale sgorga la preghiera, le
Scritture parlano talvolta dell'anima o dello spirito, più spesso del
cuore (più di mille volte). È il cuore che prega. Se
esso è lontano da Dio, l'espressione della preghiera è vana.
2563 Il
cuore è la dimora dove sto, dove abito (secondo l'espressione semitica
o biblica: dove « discendo »). È il nostro centro nascosto, irraggiungibile
dalla nostra ragione e dagli altri; solo lo Spirito di Dio può scrutarlo
e conoscerlo. È il luogo della decisione, che sta nel più profondo delle
nostre facoltà psichiche. È il luogo della verità, là dove scegliamo la
vita o la morte. È il luogo dell'incontro, poiché, ad immagine di Dio,
viviamo in relazione: è il luogo dell'alleanza.
2564 La
preghiera cristiana è una relazione di alleanza
tra Dio e l'uomo in Cristo. È azione di Dio e dell'uomo; sgorga dallo
Spirito Santo e da noi, interamente rivolta al Padre, in unione con la
volontà umana del Figlio di Dio fatto uomo.
La preghiera come comunione
2565 Nella
Nuova Alleanza la preghiera è la relazione vivente dei figli di Dio con
il loro Padre infinitamente buono, con il Figlio suo Gesù Cristo e con
lo Spirito Santo. La grazia del Regno è « l'unione della Santa Trinità
tutta intera con lo spirito tutto intero ». (8) La vita di preghiera consiste
quindi nell'essere abitualmente alla presenza del Dio tre volte Santo
e in comunione con lui. Tale comunione di vita è sempre
possibile, perché, mediante il Battesimo, siamo diventati un medesimo
essere con Cristo. (9) La preghiera è cristiana in quanto è comunione con Cristo e si dilata nella Chiesa,
che è il suo corpo. Le sue dimensioni sono quelle dell'amore di Cristo.
(10)
(1) Santa Teresa di Gesù Bambino,
Manoscritto C, 25r: Manoscritti autobiografici: Opere complete
(Libreria Editrice Vaticana 1997) p. 263.
(2) San Giovanni Damasceno, Expositio fidei, 68 [De fide orthodoxa
3, 24]: PTS 12, 167 (PG 94, 1089).
(3) Cf Lc 18,9-14.
(4) Cf Sant'Agostino, Sermo 56,
6, 9: ed. P. Verbraken: Revue Bénédictine
68 (1958) 31 (PL 38, 381).
(5) Cf S. Gregorio Nazianzeno, Oratio 40,
25: SC 358, 261 (PG 36, 398); Sant'Agostino,
De diversis quaestionibus
octoginta tribus, 64,
4: CCL 44A, 140 (PL 40, 56).
(6) Cf Gv 7,37-39; Is 12,3; 51,1.
(7) Cf
Gv 19,28; Zc
12,10; 13,1.
(8) San Gregorio Nazianzeno,
Oratio 16, 9: PG 35, 945.
(9) Cf Rm 6,5.
(10) Cf Ef 3,18-21.
CAPITOLO PRIMO
LA RIVELAZIONE
DELLA PREGHIERA
La chiamata universale alla preghiera
2566 L'uomo
è alla ricerca di Dio. Mediante
la creazione Dio chiama ogni essere dal nulla all'esistenza. Coronato
di gloria e di splendore, (11) l'uomo, dopo gli angeli, è capace di riconoscere
che il nome del Signore è grande su tutta la terra. (12) Anche dopo aver
perduto la somiglianza con Dio a causa del peccato, l'uomo rimane ad immagine
del suo Creatore. Egli conserva il desiderio di colui
che lo chiama all'esistenza. Tutte le religioni testimoniano questa
essenziale ricerca da parte degli uomini. (13)
2567 Dio, per primo, chiama l'uomo.
Sia che l'uomo dimentichi il suo Creatore oppure si
nasconda lontano dal suo volto, sia che corra dietro ai propri idoli o
accusi la divinità di averlo abbandonato, il Dio vivo e vero chiama incessantemente
ogni persona al misterioso incontro della preghiera. Questo passo
d'amore del Dio fedele viene sempre per primo nella preghiera; il passo
dell'uomo è sempre una risposta. A mano a mano che Dio si rivela e rivela
l'uomo a se stesso, la preghiera appare come un appello reciproco, un
evento di alleanza. Attraverso parole e atti,
questo evento impegna il cuore. Si svela lungo
tutta la storia della salvezza.
(11) Cf Sal 8,6.
(12) Cf Sal 8,2.
(13) Cf At 17,27.
ARTICOLO 1
NELL'ANTICO TESTAMENTO
2568 La
rivelazione della preghiera nell'Antico Testamento si
iscrive tra la caduta e il riscatto dell'uomo, tra la domanda accorata
di Dio ai suoi primi figli: « Dove sei? [...] Che
hai fatto? » (Gn 3,9.13) e la risposta del Figlio unigenito
al suo entrare nel mondo (« Ecco, io vengo [...]
per fare, o Dio, la tua volontà »: Eb 10,7). (14) La
preghiera in tal modo è legata alla storia degli uomini,
è la relazione con Dio nelle vicende della storia.
La creazione - sorgente della preghiera
2569 È
a partire innanzi tutto dalle realtà della creazione che vive la
preghiera. I primi nove capitoli della Genesi descrivono questa relazione
con Dio come offerta dei primogeniti del gregge da parte di
Abele, (15) come invocazione del nome divino da parte di Enos,
(16) come « cammino con Dio ». (17) L'offerta di Noè
è « gradita » a Dio, che lo benedice – e, attraverso lui, benedice tutta
la creazione (18) – perché il suo cuore è giusto e integro; egli pure
« camminava con Dio » (Gn 6,9). Questa qualità della preghiera è vissuta
da una moltitudine di giusti in tutte le religioni. Nella
sua Alleanza indefettibile con gli esseri viventi, (19) Dio sempre chiama
gli uomini a pregarlo. Ma è soprattutto a partire dal nostro padre
Abramo che nell'Antico Testamento viene rivelata
la preghiera.
La Promessa e la preghiera della fede
2570 Non
appena Dio lo chiama, Abramo parte « come gli aveva ordinato il Signore
» (Gn 12,4): il suo cuore è tutto « sottomesso
alla parola »; egli obbedisce. L'ascolto del cuore che si decide secondo
Dio è essenziale alla preghiera: le parole sono relative rispetto ad esso.
Ma la preghiera di Abramo si esprime innanzi
tutto con azioni: uomo del silenzio, ad ogni tappa costruisce un altare
al Signore. Solo più tardi troviamo la sua prima preghiera in parole:
un velato lamento che ricorda a Dio le sue promesse che non sembrano realizzarsi.
(20) Così, fin dall'inizio, appare uno degli aspetti del dramma della
preghiera: la prova della fede nella fedeltà di Dio.
2571 Avendo creduto in Dio, (21) camminando alla sua presenza e in alleanza con lui, (22)
il patriarca è pronto ad accogliere sotto la propria tenda l'Ospite misterioso:
è la stupenda ospitalità di Mamre, preludio
all'annunciazione del vero Figlio della Promessa. (23) Da quel momento,
avendogli Dio confidato il proprio disegno, il cuore di
Abramo è in sintonia con la compassione del suo Signore per gli
uomini, ed egli osa intercedere per loro con una fiducia audace. (24)
2572 Quale
ultima purificazione della sua fede, proprio a lui « che aveva ricevuto
le promesse » (Eb 11,17) viene chiesto
di sacrificare il figlio che Dio gli ha donato. La sua fede non vacilla:
« Dio stesso provvederà l'agnello per l'olocausto » (Gn
22,8); « pensava infatti che Dio è capace
di far risorgere anche dai morti » (Eb 11,19). Così il padre dei
credenti è configurato al Padre che non risparmierà il proprio Figlio,
ma lo darà per tutti noi. (25) La preghiera restituisce all'uomo la somiglianza
con Dio e lo rende partecipe della potenza dell'amore di
Dio che salva la moltitudine. (26)
2573 Dio
rinnova la propria Promessa a Giacobbe, l'antenato delle dodici tribù
d'Israele. (27) Prima di affrontare il fratello Esaù, Giacobbe lotta per
l'intera notte con un misterioso personaggio, che si rifiuta di rivelargli
il proprio nome, ma lo benedice prima di lasciarlo allo spuntar del sole.
La tradizione spirituale della Chiesa ha visto in questo racconto il simbolo
della preghiera come combattimento della fede e vittoria della perseveranza.
(28)
Mosè e la preghiera del mediatore
2574 Quando
incomincia a realizzarsi la Promessa (la Pasqua, l'Esodo, il dono della
Legge e la stipulazione dell'Alleanza), la preghiera di Mosè è la toccante
figura della preghiera di intercessione, che
raggiungerà il pieno compimento nell'unico « mediatore tra Dio e gli uomini,
l'uomo Cristo Gesù » (1 Tm 2,5).
2575 Anche
qui l'iniziativa è di Dio. Egli chiama Mosè dal roveto ardente. (29) Questo avvenimento rimarrà una delle figure fondamentali della
preghiera nella tradizione spirituale ebraica e cristiana. In realtà,
se « il Dio di Abramo, il Dio di Isacco, il Dio
di Giacobbe » chiama il suo servo Mosè, è perché egli è il Dio vivente
che vuole la vita degli uomini. Egli si rivela per salvarli, ma non da
solo, né loro malgrado: chiama Mosè per inviarlo, per associarlo alla
sua compassione, alla sua opera di salvezza. C'è come
un'implorazione divina in questa missione, e Mosè, dopo un lungo dibattito,
adeguerà la sua volontà a quella del Dio Salvatore. Ma in quel
dialogo in cui Dio si confida, Mosè impara anche a pregare: cerca di tirarsi
indietro, muove obiezioni, soprattutto pone interrogativi, ed è in
risposta alla sua domanda che il Signore gli confida il proprio nome indicibile,
che si rivelerà nelle sue grandi gesta.
2576 Ora,
« il Signore parlava con Mosè faccia a faccia, come un uomo parla con
un altro » (Es 33,11), con un
suo amico. La preghiera di Mosè è tipica della preghiera contemplativa,
grazie alla quale il servo di Dio è fedele alla propria missione. Mosè
« s'intrattiene » spesso e a lungo con il Signore, salendo la montagna
per ascoltarlo e implorarlo, discendendo verso il popolo per riferirgli
le parole del suo Dio e guidarlo. « Egli è l'uomo di fiducia in tutta
la mia casa. Bocca a bocca parlo con lui, in
visione » (Nm 12,7-8); infatti
« Mosè era molto più mansueto di ogni uomo che è sulla terra » (Nm 12,3).
2577 In
questa intimità con il Dio fedele, lento all'ira
e ricco di grazia, (30) Mosè ha attinto la forza e la tenacia della sua
intercessione. Non prega per sé, ma per il popolo che Dio si è acquistato.
Già durante il combattimento contro gli Amaleciti
(31) o per ottenere la guarigione di Maria, (32) Mosè intercede. Ma
è soprattutto dopo l'apostasia del popolo che egli sta « sulla breccia
» (Sal 106,23) di fronte a Dio per salvare il popolo.
(33) Gli argomenti della sua preghiera (l'intercessione
è anch'essa un misterioso combattimento) ispireranno l'audacia dei grandi
oranti del popolo ebreo, come anche della Chiesa: Dio è amore; dunque,
è giusto e fedele; non può contraddirsi, deve ricordarsi delle sue meravigliose
gesta; è in gioco la sua gloria, non può abbandonare questo popolo che
porta il suo Nome.
Davide e la preghiera del re
2578 La
preghiera del popolo di Dio si sviluppa all'ombra della dimora di Dio,
cioè dell'arca dell'Alleanza e più tardi del Tempio. Sono innanzi
tutto le guide del popolo – i pastori e i profeti
– che gli insegneranno a pregare. Il fanciullo
Samuele ha dovuto apprendere dalla propria madre Anna come « stare davanti
al Signore » (34) e dal sacerdote Eli come ascoltare
la parola di Dio: « Parla, Signore, perché il tuo servo ti ascolta » (1
Sam 3,9-10). Più tardi, anch'egli conoscerà il prezzo
e il peso dell'intercessione: « Quanto a me, non sia mai che io pecchi
contro il Signore, tralasciando di supplicare per voi e di indicarvi la
via buona e retta » (1 Sam 12,23).
2579 Davide
è per eccellenza il re « secondo il cuore di Dio », il pastore che prega
per il suo popolo e in suo nome, colui la cui sottomissione alla volontà
di Dio, la cui lode e il cui il pentimento saranno modello di preghiera
per il popolo. Unto di Dio, la sua preghiera è fedele adesione alla Promessa
divina, (35) fiducia colma di amore e di gioia
in colui che è il solo Re e Signore. Nei salmi, Davide, ispirato dallo
Spirito Santo, è il primo profeta della preghiera ebraica e cristiana.
La preghiera di Cristo, vero Messia e figlio di Davide, rivelerà e compirà
il senso di questa preghiera.
2580 Il
Tempio di Gerusalemme, la casa di preghiera che Davide voleva costruire,
sarà opera di suo figlio, Salomone. La preghiera della
dedicazione del Tempio (36) fa affidamento sulla Promessa di Dio e sulla
sua Alleanza, sulla presenza operante del suo Nome in mezzo al
suo popolo e sulla memoria delle mirabili gesta dell'Esodo. Il re alza
le mani verso il cielo e supplica il Signore per sé, per tutto il popolo,
per le generazioni future, per il perdono dei peccati e per le necessità
quotidiane, affinché tutte le nazioni sappiano che egli è l'unico Dio
e il cuore del suo popolo sia tutto per lui.
Elia, i profeti e la conversione del cuore
2581 Il
Tempio doveva essere per il popolo di Dio il luogo dell'educazione alla
preghiera: i pellegrinaggi, le feste, i sacrifici, l'offerta della sera,
l'incenso, i pani della « proposizione », tutti questi segni della santità
e della gloria del Dio, altissimo e vicinissimo, erano appelli e cammini
della preghiera. Spesso però il ritualismo trascinava il popolo verso
un culto troppo esteriore. Era necessaria l'educazione della fede, la
conversione del cuore. Questa fu la missione dei profeti, prima e dopo
l'Esilio.
2582 Elia
è il padre dei profeti, della generazione di coloro
che cercano Dio, che cercano il suo volto. (37) Il suo nome, «
il Signore è il mio Dio », annuncia il grido del popolo in
risposta alla sua preghiera sul monte Carmelo. (38) San Giacomo rimanda
a lui, per esortarci alla preghiera: « Molto vale la preghiera del
giusto fatta con insistenza » (Gc
5,16). (39)
2583 Dopo avere imparato la misericordia nel suo ritiro
presso il torrente Cherit, Elia insegna alla
vedova di Zarepta la fede nella parola di Dio,
fede che egli conferma con la sua preghiera insistente: Dio fa tornare
in vita il figlio della vedova.
(40) Al momento del sacrificio sul monte Carmelo, prova decisiva per la
fede del popolo di Dio, è per la sua supplica che il fuoco del Signore
consuma l'olocausto, « all'ora in cui si presenta l'offerta della sera »: « Rispondimi,
Signore, rispondimi! » (1 Re 18,37); queste stesse parole di Elia sono riprese dalle liturgie orientali nell'epiclesi
eucaristica. (41) Infine, riprendendo il cammino nel deserto verso il
luogo dove il Dio vivo e vero si è rivelato al suo popolo, Elia, come
Mosè, entra « in una caverna » finché « passi » la presenza misteriosa
di Dio. (42) Ma è soltanto sul monte della trasfigurazione che si svelerà
colui di cui essi cercano il volto: (43) la conoscenza della gloria di
Dio rifulge sul volto di Cristo crocifisso e risorto. (44)
2584 Stando
« da solo a solo con Dio », i profeti attingono
luce e forza per la loro missione. La loro preghiera non è una fuga dal
mondo infedele, ma un ascolto della parola di Dio, talora un dibattito
o un lamento, sempre un'intercessione che attende e prepara l'intervento
del Dio Salvatore, Signore della storia. (45)
I Salmi, preghiera dell'assemblea
2585 Dopo
Davide, fino alla venuta del Messia, i Libri Sacri contengono testi di
preghiera che testimoniano come si sia fatta sempre più profonda la preghiera
per se stessi e per gli altri. (46) I salmi sono stati a poco a poco riuniti
in una raccolta di cinque libri: i Salmi (o « Lodi »), capolavoro della
preghiera nell'Antico Testamento.
2586 I
salmi nutrono ed esprimono la preghiera del popolo di Dio come assemblea,
in occasione delle solenni feste a Gerusalemme e ogni sabato nelle sinagoghe.
Questa preghiera è insieme personale e comunitaria; riguarda coloro
che pregano e tutti gli uomini; sale dalla Terra santa e dalle
comunità della Diaspora, ma abbraccia l'intera creazione; ricorda gli
eventi salvifici del passato e si estende fino al compimento della storia;
fa memoria delle promesse di Dio già realizzate ed attende il Messia che
le compirà definitivamente. Pregati da Cristo e attuati pienamente in
lui, i salmi restano essenziali per la preghiera della sua Chiesa. (47)
2587 Il
Salterio è il libro in cui la parola di Dio diventa preghiera dell'uomo.
Negli altri libri dell'Antico Testamento « le parole dichiarano le opere
di Dio per gli uomini e chiariscono il mistero in esse
contenuto ». (48) Nel Salterio le parole del salmista esprimono, cantandole
per Dio, le sue opere salvifiche. Il medesimo Spirito ispira l'opera di
Dio e la risposta dell'uomo. Cristo unirà l'una e l'altra. In lui, i salmi
non cessano di insegnarci a pregare.
2588 Le
espressioni multiformi della preghiera dei salmi nascono ad un tempo nella
liturgia del Tempio e nel cuore dell'uomo. Si tratti
di un inno, di una preghiera di lamentazione o di rendimento di grazie,
di una supplica individuale o comunitaria, di un canto regale o di pellegrinaggio,
di una meditazione sapienziale, i salmi sono lo specchio delle
meraviglie di Dio nella storia del suo popolo e delle situazioni umane
vissute dal salmista. Un salmo può rispecchiare un avvenimento del passato,
ma è di una sobrietà tale da poter essere pregato in verità dagli uomini
di ogni condizione e di ogni tempo.
2589 Nei
salmi si scorgono alcuni tratti costanti: la semplicità e la spontaneità
della preghiera; il desiderio di Dio stesso attraverso tutto e con
tutto ciò che nella creazione è buono; la situazione penosa del
credente il quale, nel suo amore preferenziale per il Signore, è esposto
a una folla di nemici e di tentazioni; e, nell'attesa di ciò che farà
il Dio fedele, è certo del suo amore e si consegna alla sua volontà. La
preghiera dei salmi è sempre animata dalla lode ed è
per questo che il titolo della raccolta si addice pienamente a
ciò che essa ci consegna: « Le Lodi ». Composta per il culto dell'assemblea,
ci fa giungere l'invito alla preghiera e ne canta la risposta: « Hallelu-Ia!
» (Alleluia), « Lodate il Signore! ».
« Che cosa vi è di più bello
del salmo? Bene ha detto lo stesso Davide: "Lodate il Signore,
poiché bello è il salmo. Al nostro Dio sia lode gioiosa e conveniente".
Ed è vero! Il salmo infatti è benedizione
del popolo, lode a Dio, inno di lode del popolo, applauso generale,
parola universale, voce della Chiesa, canora professione di fede...
». (49)
In sintesi
2590 «
La preghiera è l'elevazione dell'anima a Dio o la domanda a Dio di
beni convenienti ». (50)
2591 Dio instancabilmente chiama ogni persona all'incontro misterioso con lui.
La preghiera accompagna tutta la storia della salvezza come un appello
reciproco tra Dio e l'uomo.
2592 La
preghiera di Abramo e di Giacobbe si presenta
come una lotta della fede ancorata alla fiducia nella fedeltà di Dio e
alla certezza della vittoria promessa alla perseveranza.
2593 La
preghiera di Mosè è la risposta all'iniziativa del Dio vivente per la
salvezza del suo popolo. Prefigura la preghiera d'intercessione dell'unico
mediatore, Cristo Gesù.
2594 La
preghiera del popolo di Dio si sviluppa all'ombra della dimora di Dio,
dell'arca dell'Alleanza e del Tempio, sotto la guida dei pastori, del
re Davide principalmente, e dei profeti.
2595 I
profeti chiamano alla conversione del cuore e, mentre ricercano ardentemente
il volto di Dio, come Elia, intercedono per il popolo.
2596 I
salmi costituiscono il capolavoro della preghiera nell'Antico Testamento.
Presentano due componenti inseparabili: personale
e comunitaria. Abbracciano tutte le dimensioni della storia, facendo memoria
delle promesse di Dio già realizzate e sperando nella venuta del Messia.
2597 Pregati
da Cristo e attuati pienamente in lui, i salmi sono un elemento essenziale
e permanente della preghiera della sua Chiesa. Sono adatti agli uomini
di ogni condizione e di ogni tempo.
(14) Cf Eb 10,5-7.
(15) Cf Gn 4,4.
(16) Cf Gn 4,26.
(17) Cf Gn 5,24.
(18) Cf Gn 8,20–9,17.
(19) Cf Gn 9,8-16.
(20) Cf Gn 15,2-3.
(21) Cf Gn 15,6.
(22) Cf Gn 17,1-2.
(23) Cf Gn 18,1-15; Lc 1,26-38.
(24) Cf Gn 18,16-33.
(25) Cf Rm 8,32.
(26) Cf Rm 4,16-21.
(27) Cf Gn 28,10-22.
(28) Cf Gn 32,25-31; Lc 18,1-8.
(29) Cf Es 3,1-10.
(30) Cf Es 34,6.
(31) Cf Es 17,8-13.
(32) Cf Nm 12,13-14.
(33) Cf Es 32,1–34,9.
(34) Cf 1 Sam 1,9-18.
(35) Cf 2 Sam 7,18-29.
(36) Cf 1 Re 8,10-61.
(37) Cf Sal 24,6.
(38) Cf 1 Re 18,39.
(39) Cf Gc 5,16-18.
(40) Cf 1 Re 17,7-24.
(41) Cf 1 Re 18,20-39.
(42) Cf 1 Re 19,1-14; Es 33,19-23.
(43) Cf Lc 9,30-35.
(44) Cf 2 Cor 4,6.
(45) Cf Am 7,2.5; Is 6,5.
8.11; Ger 1,6; 15,15-18; 20,7-18.
(46) Cf Esd 9,6-15; Ne
1,4-11; Gio 2,3-10; Tb 3,11-16; Gdt
9,2-14.
(47) Cf
Principi e norme per la Liturgia delle Ore, 100-109: Liturgia
delle Ore, v. 1 (Libreria Editrice Vaticana 1981) p. 62- 63.
(48) Concilio Vaticano II, Cost. dogm. Dei Verbum,
2: AAS 58 (1966) 818.
(49) Sant'Ambrogio,
Enarrationes in Psalmos,
1, 9: CSEL 64, (PL 14, 968).
(50) San Giovanni Damasceno, Expositio fidei, 68 [De fide orthodoxa,
3, 24]: PTS 12, 167 (PG 94, 1089).
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