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PARTE SECONDA
LA CELEBRAZIONE
DEL MISTERO CRISTIANO
Perché la liturgia?
1066 Nel
Simbolo della fede, la Chiesa confessa il mistero della Santa Trinità
e il « il mistero della sua volontà, secondo [...]
la sua benevolenza » (Ef
1,9) su tutta la creazione: il Padre compie il « mistero della sua
volontà » donando il suo Figlio diletto e il suo Santo Spirito per la
salvezza del mondo e per la gloria del suo Nome. Questo è il mistero di
Cristo, (1) rivelato e realizzato nella storia secondo un piano, una «
disposizione » sapientemente ordinata che san Paolo chiama « l’Economia
del Mistero » (Ef 3,9) e che la
tradizione patristica chiamerà « l'Economia del Verbo incarnato » o «
l'Economia della salvezza ».
1067 « Quest'opera della redenzione umana e della perfetta glorificazione
di Dio, che ha il suo preludio nelle mirabili gesta divine operate nel
popolo dell'Antico Testamento, è stata compiuta da Cristo Signore, specialmente
per mezzo del mistero pasquale della sua beata passione, risurrezione
da morte e gloriosa ascensione, mistero col quale "morendo ha distrutto
la nostra morte e risorgendo ha ridato a noi la vita". Infatti
dal costato di Cristo dormiente sulla croce è scaturito il mirabile sacramento
di tutta la Chiesa ». (2) Per questo, nella liturgia, la Chiesa celebra
principalmente il mistero pasquale per mezzo del quale Cristo ha compiuto
l'opera della nostra salvezza.
1068 Questo
mistero di Cristo la Chiesa annunzia e celebra nella sua liturgia, affinché
i fedeli ne vivano e ne rendano testimonianza
nel mondo:
« La liturgia, infatti, mediante la quale, massimamente
nel divino sacrificio dell'Eucaristia, "si attua l'opera della
nostra redenzione", contribuisce in sommo grado a che i fedeli
esprimano nella loro vita e manifestino agli altri il mistero di Cristo
e la genuina natura della vera Chiesa ». (3)
Che cosa significa il termine « liturgia »?
1069 Il
termine « liturgia » significa originalmente « opera pubblica », « servizio
da parte del popolo e in favore del popolo ». Nella tradizione cristiana
vuole significare che il popolo di Dio partecipa all'« opera di Dio ».
(4) Attraverso la liturgia Cristo, nostro Redentore e Sommo Sacerdote,
continua nella sua Chiesa, con essa e per mezzo
di essa, l'opera della nostra redenzione.
1070 Il
termine « liturgia » nel Nuovo Testamento è usato per designare non soltanto
la celebrazione del culto divino, (5) ma anche l'annunzio del Vangelo
(6) e la carità in atto. (7) In tutti questi casi, si tratta del servizio
di Dio e degli uomini. Nella celebrazione liturgica, la Chiesa è serva,
a immagine del suo Signore, l'unico « Liturgo
», (8) poiché partecipa del suo sacerdozio (culto) profetico (annunzio)
e regale (servizio della carità):
« Giustamente perciò la liturgia è ritenuta quell'esercizio dell'ufficio sacerdotale di Gesù Cristo, mediante
il quale con segni sensibili viene significata
e, in modo proprio a ciascuno, realizzata la santificazione dell'uomo,
e viene esercitato dal corpo mistico di Gesù Cristo, cioè dal Capo e
dalle sue membra, il culto pubblico integrale. Perciò
ogni celebrazione liturgica, in quanto opera di Cristo Sacerdote e del suo corpo,
che è la Chiesa, è azione sacra per eccellenza, e nessun'altra
azione della Chiesa ne uguaglia l'efficacia allo stesso titolo e allo
stesso grado ». (9)
La liturgia come fonte di vita
1071 Opera di Cristo, la liturgia è anche un'azione della sua Chiesa. Essa realizza
e manifesta la Chiesa come segno visibile della comunione di Dio e degli
uomini per mezzo di Cristo. Impegna i fedeli nella vita nuova della comunità.
Esige « che i fedeli vi prendano parte consapevolmente, attivamente e
fruttuosamente ». (10)
1072 «
La sacra liturgia non esaurisce tutta l'azione della Chiesa »: (11) essa
deve essere preceduta dalla evangelizzazione,
dalla fede e dalla conversione; allora è in grado di portare i suoi frutti
nella vita dei fedeli: la vita nuova secondo lo Spirito, l'impegno nella
missione della Chiesa ed il servizio della sua unità.
Preghiera e liturgia
1073 La
liturgia è anche partecipazione alla preghiera di Cristo, rivolta al Padre
nello Spirito Santo. In essa ogni preghiera cristiana
trova la sua sorgente e il suo termine. Per mezzo della liturgia, l'uomo
interiore è radicato e fondato (12) nel « grande amore con il quale il
Padre ci ha amati » (Ef 2,4) nel
suo Figlio diletto. Ciò che viene vissuto e interiorizzato
da ogni preghiera « in ogni occasione nello Spirito » (Ef 6,18) è la stessa « meraviglia di Dio ».
Catechesi e liturgia
1074 «
La liturgia è il culmine verso cui tende l'azione della Chiesa e, insieme,
la fonte da cui promana tutta la sua virtù ». (13) Essa è quindi il luogo privilegiato
della catechesi del popolo di Dio. « La catechesi
è intrinsecamente collegata con tutta l'azione liturgica e sacramentale,
perché è nei sacramenti, e soprattutto nell'Eucaristia, che Gesù Cristo agisce in pienezza per
la trasformazione degli uomini ». (14)
1075 La
catechesi liturgica mira a introdurre nel mistero
di Cristo (essa è infatti « mistagogia »), in quanto procede dal visibile
all'invisibile, dal significante a ciò che è significato, dai « sacramenti
» ai « misteri ». Una tale catechesi spetta ai catechismi locali e regionali.
Il presente Catechismo, che vuole essere al servizio di tutta la Chiesa,
nella diversità dei suoi riti e delle sue culture, (15) presenterà ciò
che è fondamentale e comune a tutta la Chiesa riguardo alla liturgia come
mistero e come celebrazione (sezione prima); quindi i sette sacramenti
e i sacramentali (sezione seconda).
(1) Cf Ef 3,4.
(2) Concilio Vaticano II, Cost.
Sacrosanctum Concilium,
5: AAS 56 (1964) 99.
(3) Concilio Vaticano II, Cost.
Sacrosanctum Concilium,
2: AAS 56 (1964) 97-98.
(4) Cf Gv 17,4.
(5) Cf At 13,2; Lc 1,23.
(6) Cf Rm 15,16; Fil 2,14-17.30.
(7) Cf Rm 15,27; 2 Cor 9,12; Fil 2,25.
(8) Cf Eb 8,2.6.
(9) Concilio Vaticano II, Cost.
Sacrosanctum Concilium,
7: AAS 56 (1964) 101.
(10) Concilio Vaticano II, Cost.
Sacrosanctum Concilium,
11: AAS 56 (1964) 103.
(11) Concilio Vaticano II, Cost.
Sacrosanctum Concilium,
9: AAS 56 (1964) 101.
(12) Cf Ef 3,16-17.
(13) Concilio Vaticano II, Cost. Sacrosanctum Concilium,
10: AAS 56 (1964) 102.
(14) Giovanni Paolo II, Esort.
ap. Catechesi tradendae,
23: AAS 71 (1979) 1296.
(15) Cf Concilio Vaticano
II, Cost. Sacrosanctum Concilium,
3-4: AAS 56 (1964) 98.
SEZIONE PRIMA
L'ECONOMIA SACRAMENTALE
1076 Il
giorno di pentecoste, con l'effusione dello Spirito Santo, la Chiesa viene manifestata al mondo. (16) Il dono dello Spirito inaugura
un tempo nuovo nella « dispensazione del mistero »: il tempo della Chiesa,
nel quale Cristo manifesta, rende presente e comunica la sua opera di
salvezza per mezzo della liturgia della sua Chiesa,
« finché egli venga » (1 Cor 11,26). In questo tempo della Chiesa,
Cristo vive e agisce ormai nella sua Chiesa e con essa
in una maniera nuova, propria di questo tempo nuovo. Egli
agisce per mezzo dei sacramenti; è ciò che la tradizione comune dell'Oriente
e dell'Occidente chiama « l'economia sacramentale »; questa consiste nella
comunicazione (o « dispensazione ») dei frutti del mistero pasquale di
Cristo nella celebrazione della liturgia « sacramentale » della Chiesa.
È perciò importante mettere in luce per prima cosa questa « dispensazione
sacramentale » (capitolo primo). In tal modo appariranno più chiaramente
la natura e gli aspetti essenziali della celebrazione liturgica (capitolo
secondo).
(16) Cf Concilio Vaticano
II, Cost. Sacrosanctum Concilium, 6: AAS 56 (1964) 100; Id., Cost. dogm.
Lumen gentium, 2:AAS 57 (1965) 6.
CAPITOLO PRIMO
IL MISTERO PASQUALE NEL TEMPO DELLA CHIESA
ARTICOLO 1
LITURGIA - OPERA
DELLA SANTISSIMA TRINITÀ
I. Il Padre,
sorgente e fine della liturgia
1077 «
Benedetto sia Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli, in Cristo.
In lui ci ha scelti prima della creazione del
mondo, per essere santi e immacolati al suo cospetto nella carità, predestinandoci
a essere suoi figli adottivi per opera di Gesù Cristo, secondo il beneplacito
della sua volontà. E questo a lode e gloria della sua
grazia, che ci ha dato nel suo Figlio diletto » (Ef
1,3-6).
1078 Benedire è un'azione
divina che dà la vita e di cui il Padre è la sorgente. La sua benedizione
è insieme parola e dono (« bene-dictio », « eu-logia
»). Riferito all'uomo, questo termine significherà l'adorazione e la consegna
di sé al proprio Creatore nell'azione di grazie.
1079 Dall'inizio
alla fine dei tempi, tutta l'opera di Dio è benedizione. Dal poema
liturgico della prima creazione ai cantici della Gerusalemme celeste,
gli autori ispirati annunziano il disegno della salvezza come una
immensa benedizione divina.
1080 In
principio, Dio benedice gli esseri viventi, specialmente l'uomo e la donna.
L'alleanza con Noè e con tutti gli esseri animati
rinnova questa benedizione di fecondità, nonostante il peccato
dell'uomo, a causa del quale il suolo è « maledetto ». Ma è a partire
da Abramo che la benedizione divina penetra la storia degli uomini, che
andava verso la morte, per farla ritornare alla vita, alla sua sorgente:
grazie alla fede del « padre dei credenti » che accoglie la benedizione,
si inaugura la storia della salvezza.
1081 Le
benedizioni divine si manifestano in eventi mirabili e salvifici: la nascita
di Isacco, l'uscita dall'Egitto (Pasqua ed Esodo), il dono
della Terra promessa, l'elezione di Davide, la presenza di Dio nel Tempio,
l'esilio purificatore e il ritorno del « piccolo resto ». La Legge, i
profeti e i salmi, che tessono la liturgia del popolo eletto, ricordano
queste benedizioni divine e nello stesso tempo rispondono ad esse
con le benedizioni di lode e di rendimento di grazie.
1082 Nella liturgia della Chiesa, la benedizione divina
è pienamente rivelata e comunicata: il Padre è riconosciuto e adorato
come la sorgente e il termine di tutte le benedizioni della creazione
e della salvezza; nel suo Verbo, incarnato, morto e risorto per noi, egli
ci colma delle sue benedizioni, e per suo mezzo effonde nei nostri cuori
il dono che racchiude tutti i doni: lo Spirito Santo.
1083 Si
comprende allora la duplice dimensione della
liturgia cristiana come risposta di fede e di amore alle « benedizioni
spirituali » di cui il Padre ci fa dono. Da una parte, la Chiesa, unita
al suo Signore e sotto l'azione dello Spirito Santo, (17) benedice il
Padre per il « suo ineffabile dono » (2 Cor 9,15) con l'adorazione,
la lode e l'azione di grazie. Dall'altra, e fino al pieno compimento del
disegno di Dio, la Chiesa non cessa di presentare al Padre « l'offerta
dei propri doni » e d'implorare che mandi lo Spirito Santo sull'offerta,
su se stessa, sui fedeli e sul mondo intero, affinché, per la comunione
alla morte e alla risurrezione di Cristo Sacerdote e per la potenza dello
Spirito, queste benedizioni divine portino frutti
di vita « a lode e gloria della sua grazia » (Ef
1,6).
II.
L'opera di Cristo nella liturgia
Cristo glorificato...
1084 «
Assiso alla destra del Padre » da dove effonde lo Spirito Santo nel suo
corpo che è la Chiesa, Cristo agisce ora attraverso i sacramenti, da lui
istituiti per comunicare la sua grazia. I sacramenti sono segni sensibili
(parole e azioni), accessibili alla nostra attuale umanità. Essi realizzano
in modo efficace la grazia che significano, mediante l'azione di Cristo
e la potenza dello Spirito Santo.
1085 Nella
liturgia della Chiesa Cristo significa e realizza principalmente il suo
mistero pasquale. Durante la sua vita terrena, Gesù annunziava con l'insegnamento
e anticipava con le azioni il suo mistero pasquale.
Venuta la sua Ora, (18) egli vive l'unico avvenimento della storia che
non passa: Gesù muore, è sepolto, risuscita dai morti e siede alla destra
del Padre « una volta per tutte » (Rm
6,10; Eb 7,27; 9,12). È un evento reale, accaduto nella nostra
storia, ma è unico: tutti gli altri avvenimenti della storia accadono
una volta, poi passano, inghiottiti dal passato. Il mistero pasquale di
Cristo, invece, non può rimanere soltanto nel passato, dal momento che
con la sua morte egli ha distrutto la morte, e tutto ciò che Cristo è,
tutto ciò che ha compiuto e sofferto per tutti gli uomini, partecipa dell'eternità
divina e perciò abbraccia tutti i tempi e in essi
è reso presente. L'evento della croce e della risurrezione rimane e attira
tutto verso la vita.
...dalla Chiesa degli Apostoli...
1086 «
Come Cristo fu inviato dal Padre, così anch'egli ha inviato gli Apostoli,
ripieni di Spirito Santo, non solo perché, predicando il Vangelo a tutti
gli uomini, annunziassero che il Figlio di Dio con la sua morte e risurrezione
ci ha liberati dal potere di Satana e dalla morte
e trasferiti nel regno del Padre, ma anche perché attuassero, per mezzo
del sacrificio e dei sacramenti, sui quali s'impernia tutta la vita liturgica,
l'opera della salvezza che annunziavano ». (19)
1087 Pertanto,
donando lo Spirito Santo agli Apostoli, Cristo risorto conferisce loro
il proprio potere di santificazione: (20) diventano segni sacramentali
di Cristo. Per la potenza dello stesso Spirito Santo, essi conferiscono
tale potere ai loro successori. Questa « successione apostolica » struttura
tutta la vita liturgica della Chiesa; essa stessa è sacramentale, trasmessa
attraverso il sacramento dell'Ordine.
...è presente nella liturgia terrestre...
1088 «
Per realizzare un'opera così grande [la dispensazione o comunicazione
della sua opera di salvezza] Cristo è sempre presente nella sua Chiesa,
in modo speciale nelle azioni liturgiche. È presente nel sacrificio della
Messa sia nella persona del ministro, "egli che, offertosi una volta
sulla croce, offre ancora se stesso per il ministero dei sacerdoti",
sia soprattutto sotto le specie eucaristiche. È presente con la sua virtù
nei sacramenti, di modo che quando uno battezza è Cristo stesso che battezza.
È presente nella sua Parola, giacché è lui che parla quando nella Chiesa
si legge la Sacra Scrittura. È presente, infine, quando la Chiesa prega
e loda, lui che ha promesso: "Dove sono due o tre riuniti nel mio
nome, là sono io, in mezzo a loro" (Mt
18,20) ». (21)
1089 «
In quest'opera così grande, con la quale viene resa a Dio una gloria perfetta e gli uomini vengono santificati,
Cristo associa sempre a sé la Chiesa, sua Sposa amatissima, la quale prega
il suo Signore e per mezzo di lui rende il culto all'Eterno Padre ». (22)
...che partecipa alla liturgia celeste
1090 «
Nella liturgia terrena noi partecipiamo, pregustandola, a quella celeste,
che viene celebrata nella santa Città di Gerusalemme, verso la
quale tendiamo come pellegrini, dove il Cristo siede alla destra di Dio
quale ministro dei santi e del vero tabernacolo; con tutte le schiere
della milizia celeste cantiamo al Signore l'inno di gloria; ricordando
con venerazione i santi, speriamo di ottenere un qualche posto con essi;
aspettiamo, quale Salvatore, il Signore nostro Gesù Cristo, fino a quando
egli comparirà, nostra vita, e noi appariremo con lui nella gloria ».
(23)
III. Lo Spirito
Santo e la Chiesa nella liturgia
1091 Nella
liturgia lo Spirito Santo è il pedagogo della fede del popolo di Dio, l'artefice di quei « capolavori di Dio » che sono i
sacramenti del Nuovo Testamento. Il desiderio e l'opera dello Spirito
nel cuore della Chiesa è che noi viviamo della vita di Cristo risorto.
Quando egli incontra in noi la risposta di fede
da lui suscitata, si realizza una vera cooperazione. Grazie ad essa,
la liturgia diventa opera comune dello Spirito Santo e della Chiesa.
1092 In
questa comunicazione sacramentale del mistero di Cristo, lo Spirito Santo
agisce allo stesso modo che negli altri tempi dell'Economia
della salvezza: egli prepara la Chiesa ad incontrare il suo Signore; ricorda
e manifesta Cristo alla fede dell'assemblea; rende presente e attualizza
il mistero di Cristo per mezzo della sua potenza trasformatrice; infine,
lo Spirito di comunione unisce la Chiesa alla vita e alla missione di
Cristo.
Lo Spirito Santo prepara ad accogliere Cristo
1093 Nell'economia
sacramentale lo Spirito Santo dà compimento alle figure dell'Antica
Alleanza. Poiché la Chiesa di Cristo era « mirabilmente preparata
nella storia del popolo d'Israele e nell'Antica Alleanza », (24) la liturgia
della Chiesa conserva come parte integrante e insostituibile, facendoli
propri, alcuni elementi del culto dell'Antica Alleanza:
- in modo particolare la lettura dell'Antico Testamento;
- la preghiera dei salmi;
- e, soprattutto, il memoriale degli
eventi salvifici e delle realtà prefigurative che hanno trovato il loro
compimento nel mistero di Cristo (la Promessa e l'Alleanza, l'Esodo
e la Pasqua, il Regno e il Tempio, l'Esilio e il Ritorno).
1094 Proprio
su questa armonia dei due Testamenti (25) si
articola la catechesi pasquale del Signore (26) e in seguito quella degli
Apostoli e dei Padri della Chiesa. Tale catechesi svela ciò che rimaneva
nascosto sotto la lettera dell'Antico Testamento: il mistero di Cristo.
Essa è chiamata « tipologica » in quanto rivela
la novità di Cristo a partire dalle « figure » (tipi) che lo annunziavano
nei fatti, nelle parole e nei simboli della prima Alleanza. Attraverso
questa rilettura nello Spirito di verità a partire da Cristo, le figure
vengono svelate. (27) Così,
il diluvio e l'arca di Noè prefiguravano la
salvezza per mezzo del Battesimo, (28) come pure la nube e la traversata
del Mar Rosso; l'acqua dalla roccia era figura dei doni spirituali di
Cristo; (29) la manna nel deserto prefigurava l'Eucaristia, « il vero
pane dal cielo » (Gv 6,32).
1095 Per
questo la Chiesa, specialmente nei tempi di Avvento,
di Quaresima e soprattutto nella notte di Pasqua, rilegge e rivive tutti
questi grandi eventi della storia della salvezza nell'« oggi » della sua
liturgia. Ma questo esige pure che la catechesi aiuti i fedeli ad aprirsi
a tale intelligenza « spirituale » dell'Economia della salvezza, come
la liturgia della Chiesa la manifesta e ce la fa vivere.
1096 Liturgia ebraica e liturgia cristiana. Una migliore conoscenza della fede e della vita
religiosa del popolo ebraico, quali sono professate e vissute ancora al
presente, può aiutare a comprendere meglio certi aspetti della liturgia
cristiana. Per gli ebrei e per i cristiani la Sacra Scrittura è una parte
essenziale delle loro liturgie: per la proclamazione della Parola di Dio,
la risposta a questa Parola, la preghiera di lode e di
intercessione per i vivi e per i morti, il ricorso alla misericordia
divina. La liturgia della Parola, nella sua specifica struttura, ha la
sua origine nella preghiera ebraica. La preghiera delle Ore e altri testi
e formulari liturgici hanno in essa i loro corrispettivi, come pure le stesse formule delle
nostre preghiere più degne di venerazione, tra le quali il « Padre nostro
». Anche le preghiere eucaristiche si ispirano
a modelli della tradizione ebraica. Il rapporto tra la liturgia ebraica
e quella cristiana, ma anche le differenze tra i loro contenuti, sono
particolarmente visibili nelle grandi feste dell'anno liturgico, come
la Pasqua. Cristiani ed ebrei celebrano la Pasqua: Pasqua della storia, tesa verso
il futuro, presso gli ebrei; presso i cristiani, Pasqua compiuta nella
morte e nella risurrezione di Cristo, anche se ancora in attesa della
definitiva consumazione.
1097 Nella
liturgia della Nuova Alleanza, ogni azione liturgica, specialmente
la celebrazione dell'Eucaristia e dei sacramenti, è un incontro tra Cristo
e la Chiesa. L'assemblea liturgica riceve la propria unità dalla « comunione
dello Spirito Santo » che riunisce i figli di Dio nell'unico corpo di
Cristo. Essa supera le affinità umane, razziali, culturali e sociali.
1098 L'assemblea
deve prepararsi ad incontrare il suo Signore, essere un popolo
ben disposto. (30) Questa preparazione dei cuori è opera comune dello
Spirito Santo e dell'assemblea, in particolare dei suoi ministri. La grazia
dello Spirito Santo cerca di risvegliare la fede, la conversione del cuore
e l'adesione alla volontà del Padre. Queste disposizioni sono
il presupposto per l'accoglienza delle altre grazie offerte nella celebrazione
stessa e per i frutti di vita nuova che essa è destinata a produrre in
seguito.
Lo Spirito Santo ricorda il mistero di Cristo
1099 Lo
Spirito e la Chiesa cooperano per manifestare
Cristo e la sua opera di salvezza nella liturgia. Specialmente nell'Eucaristia,
e in modo analogo negli altri sacramenti, la liturgia è Memoriale del
mistero della salvezza. Lo Spirito Santo è la memoria
viva della Chiesa. (31)
1100 La
Parola di Dio. Lo Spirito Santo ricorda in primo luogo all'assemblea
liturgica il senso dell'evento della salvezza vivificando la Parola di
Dio che viene annunziata per essere accolta e vissuta:
« Massima è l'importanza della Sacra Scrittura nel
celebrare la liturgia. Da essa infatti vengono
tratte le letture da spiegare nell'omelia e i salmi da cantare; del
suo afflato e del suo spirito sono permeate le preci, le orazioni e
gli inni liturgici, e da essa prendono significato le azioni e i segni
». (32)
1101 È
lo Spirito Santo che dona ai lettori e agli uditori, secondo le disposizioni
dei loro cuori, l'intelligenza spirituale della Parola di Dio. Attraverso
le parole, le azioni e i simboli che costituiscono la trama di una celebrazione,
egli mette i fedeli e i ministri in relazione viva
con Cristo, Parola e Immagine del Padre, affinché possano trasfondere
nella loro vita il significato di ciò che ascoltano, contemplano e compiono
nella celebrazione.
1102 «
In virtù della parola salvatrice la fede [...] si
alimenta nel cuore dei credenti, e con la fede ha inizio e cresce la comunità
dei credenti ». (33) L'annunzio della Parola di Dio non si limita ad un
insegnamento: essa sollecita la risposta della fede, come adesione
e impegno, in vista dell'Alleanza tra Dio e il suo popolo. È ancora lo
Spirito Santo che elargisce la grazia della fede, la fortifica e la fa
crescere nella comunità. L'assemblea liturgica è prima di
tutto comunione nella fede.
1103 La
« Anamnesi ». La celebrazione liturgica si riferisce sempre agli interventi
salvifici di Dio nella storia. « L'economia della rivelazione avviene
con eventi e parole intimamente connessi tra loro [...]. Le parole dichiarano
le opere e chiariscono il mistero in esse contenuto
». (34) Nella liturgia della Parola lo Spirito Santo « ricorda » all'assemblea
tutto ciò che Cristo ha fatto per noi. Secondo la natura delle
azioni liturgiche e le tradizioni rituali delle Chiese, una celebrazione
« fa memoria » delle meraviglie di Dio attraverso una
anamnesi più o meno sviluppata. Lo Spirito Santo, che in tal modo
risveglia la memoria della Chiesa, suscita di conseguenza l'azione di
grazie e la lode (Dossologia).
Lo Spirito Santo attualizza il mistero di Cristo
1104 La
liturgia cristiana non soltanto ricorda gli eventi che hanno operato la
nostra salvezza; essa li attualizza, li rende presenti. Il mistero pasquale
di Cristo viene celebrato, non ripetuto; sono le celebrazioni che si
ripetono; in ciascuna di esse ha luogo l'effusione dello Spirito Santo
che attualizza l'unico mistero.
1105 L’Epiclesi
(« invocazione-su ») è l'intercessione con la quale il sacerdote supplica
il Padre di inviare lo Spirito Santificatore affinché le offerte diventino
il Corpo e il Sangue di Cristo e i fedeli, ricevendole, divengano essi
pure un'offerta viva a Dio.
1106 Insieme
con l'anamnesi, l'epiclesi è il cuore di ogni
celebrazione sacramentale, in modo particolare dell'Eucaristia:
« Tu chiedi in che modo il pane diventa Corpo di Cristo
e il vino [...] Sangue di Cristo? Te lo dico
io: lo Spirito Santo discende e realizza ciò
che supera ogni parola e ogni pensiero. [...] Ti basti sapere che questo
avviene per opera dello Spirito Santo, allo stesso modo che dalla santa
Vergine e per mezzo dello Spirito Santo il Signore, da se stesso e in
se stesso, assunse la carne ». (35)
1107 La
forza trasformatrice dello Spirito Santo nella liturgia affretta la venuta
del Regno e la consumazione del mistero della salvezza. Nell'attesa e
nella speranza egli ci fa realmente anticipare la piena comunione della
Santissima Trinità. Mandato dal Padre che esaudisce l'epiclesi della Chiesa,
lo Spirito dona la vita a coloro che l'accolgono, e costituisce per essi,
fin d'ora, « la caparra » della loro eredità. (36)
La comunione dello Spirito Santo
1108 Il
fine della missione dello Spirito Santo in ogni azione liturgica è quello
di mettere in comunione con Cristo per formare il suo corpo. Lo Spirito
Santo è come la linfa della vite del Padre che porta il suo frutto nei
tralci. (37) Nella liturgia si attua la più stretta cooperazione tra lo
Spirito Santo e la Chiesa. Egli, lo Spirito di comunione, rimane nella
Chiesa in modo indefettibile, e per questo la Chiesa è il grande
sacramento della comunione divina che riunisce i figli di Dio dispersi.
Il frutto dello Spirito nella liturgia è inseparabilmente comunione con
la Santissima Trinità e comunione fraterna. (38)
1109 L'epiclesi
è anche preghiera per la piena realizzazione
della comunione dell'assemblea al mistero di Cristo. « La grazia del Signore Gesù Cristo, l'amore di Dio e la comunione dello Spirito
Santo » (2 Cor 13,13) devono rimanere sempre con noi e portare
frutti al di là della celebrazione eucaristica. La Chiesa prega dunque
il Padre di inviare lo Spirito Santo, perché faccia della vita dei fedeli
un'offerta viva a Dio attraverso la trasformazione spirituale a
immagine di Cristo, la sollecitudine per l'unità della Chiesa e la partecipazione
alla sua missione per mezzo della testimonianza e del servizio della carità.
In sintesi
1110 Nella
liturgia della Chiesa Dio Padre è benedetto e adorato come sorgente di
tutte le benedizioni della creazione e della salvezza, con le quali ci
ha benedetti nel suo Figlio, per donarci lo Spirito dell'adozione
filiale.
1111 L'opera di Cristo nella liturgia è sacramentale perché
il suo mistero di salvezza vi è reso presente mediante la potenza del
suo Santo Spirito; perché il suo corpo, che è la Chiesa, è come il sacramento
(segno e strumento) nel quale lo Spirito Santo dispensa il mistero della
salvezza; perché, attraverso le sue azioni liturgiche, la Chiesa pellegrina
nel tempo partecipa già, pregustandola, alla liturgia celeste.
1112 La
missione dello Spirito Santo nella liturgia della Chiesa è di preparare
l'assemblea a incontrare Cristo; di ricordare
e manifestare Cristo alla fede dell'assemblea; di rendere presente e attualizzare,
con la sua potenza trasformatrice, l'opera salvifica di Cristo, e di far
fruttificare il dono della comunione nella Chiesa.
(17) Cf Lc 10,21.
(18) Cf Gv 13,1; 17,1.
(19) Concilio Vaticano II, Cost.
Sacrosanctum Concilium,
6: AAS 56 (1964) 100.
(20) Cf Gv 20,21-23.
(21) Concilio Vaticano II, Cost.
Sacrosanctum Concilium,
7: AAS 56 (1964) 100-101.
(22) Concilio Vaticano II, Cost.
Sacrosanctum Concilium,
7: AAS 56 (1964) 101.
(23) Concilio Vaticano II, Cost. Sacrosanctum Concilium,
8: AAS 56 (1964) 101; cf Id., Cost. dogm. Lumen gentium, 50: AAS 57 (1965) 55-57.
(24) Concilio Vaticano II, Cost. dogm. Lumen gentium, 2: AAS
57 (1965) 6.
(25) Cf Concilio Vaticano
II, Cost. dogm. Dei Verbum, 14-16: AAS 58 (1966) 824-825.
(26) Cf Lc 24,13-49.
(27) Cf 2 Cor 3,14-16.
(28) Cf 1 Pt 3,21.
(29) Cf 1 Cor 10,1-6.
(30) Cf Lc 1,17.
(31) Cf Gv 14,26.
(32) Concilio Vaticano II, Cost.
Sacrosanctum Concilium,
24: AAS 56 (1964) 106-107.
(33) Concilio Vaticano II, Decr. Presbyterorum ordinis, 4: AAS 58 (1966) 996.
(34) Concilio Vaticano II, Cost. dogm. Dei Verbum,
2: AAS 58 (1966) 818.
(35) San Giovanni Damasceno, Expositio fidei, 86 [De fide orthodoxa,
4, 13]: PTS 12, 194-195 (PG 94, 1141. 1145).
(36) Cf Ef 1,14; 2 Cor 1,22.
(37) Cf Gv 15,1-17; Gal 5,22.
(38) Cf 1 Gv 1,3-7.
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