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Paragrafo 2
IL PADRE
I. «Nel nome
del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo»
232 I
cristiani vengono battezzati « nel nome del Padre e del Figlio e dello
Spirito Santo » (Mt 28,19). Prima rispondono: « Credo » alla triplice domanda
con cui ad essi si chiede di confessare la loro fede nel Padre, nel Figlio
e nello Spirito: « Fides omnium christianorum in Trinitate consistit –
La fede di tutti i cristiani si fonda sulla Trinità ». (276)
233 I
cristiani sono battezzati « nel nome » – e non « nei nomi » – del Padre
e del Figlio e dello Spirito Santo; (277) infatti non vi è che un solo
Dio, il Padre onnipotente e il Figlio suo unigenito e lo Spirito Santo:
la Santissima Trinità.
234 Il
mistero della Santissima Trinità è il mistero centrale della fede e della
vita cristiana. È il mistero di Dio in se stesso. È quindi la sorgente
di tutti gli altri misteri della fede; è la luce che li illumina. È l'insegnamento
fondamentale ed essenziale nella « gerarchia delle verità » di fede. (278)
«Tutta la storia della salvezza è la storia del rivelarsi del Dio vero
e unico: Padre, Figlio e Spirito Santo, il quale riconcilia e unisce a
sé coloro che sono separati dal peccato ». (279)
235 In
questo paragrafo, si esporrà in breve in qual modo è stato rivelato il
mistero della Beata Trinità (I), come la Chiesa ha formulato la dottrina
della fede in questo mistero (II), e infine, come, attraverso le missioni
divine del Figlio e dello Spirito Santo, Dio Padre realizza il suo « benevolo
disegno » di creazione, redenzione e santificazione (III).
236 I
Padri della Chiesa fanno una distinzione tra la “Teologia” e l’”Oikonomia”
designando con il primo termine il mistero della vita intima del Dio-Trinità,
e con il secondo tutte le opere di Dio, con le quali egli si rivela e
comunica la sua vita. Attraverso l'Economia ci è rivelata la Teologia;
ma, inversamente, è la Teologia che illumina tutta l'Economia.
Le opere di Dio rivelano chi egli è in se stesso; e, inversamente,
il mistero del suo Essere intimo illumina l'intelligenza di tutte le sue
opere. Avviene così, analogicamente, tra le persone umane. La persona
si mostra attraverso le sue azioni, e, quanto più conosciamo una persona,
tanto più comprendiamo le sue azioni.
237 La
Trinità è un mistero della fede in senso stretto, uno dei « misteri nascosti
in Dio, che non possono essere conosciuti se non sono divinamente rivelati
». (280) Indubbiamente Dio ha lasciato tracce del suo essere trinitario
nell'opera della creazione e nella sua rivelazione lungo il corso dell'Antico
Testamento. Ma l'intimità del suo Essere come Trinità Santa costituisce
un mistero inaccessibile alla sola ragione, come pure alla fede d'Israele,
prima dell'incarnazione del Figlio di Dio e dell'invio dello Spirito Santo.
II.
La rivelazione di Dio come Trinità
Il Padre rivelato dal Figlio
238 In
molte religioni Dio viene invocato come « Padre ». Spesso la divinità
è considerata come « padre degli dèi e degli uomini ». Presso Israele,
Dio è chiamato Padre in quanto Creatore del mondo. (281) Ancor più Dio
è Padre in forza dell'Alleanza e del dono della Legge fatto a Israele,
suo « figlio primogenito » (Es 4,22). È anche chiamato Padre del
re d'Israele. (282) In modo particolarissimo egli è « il Padre dei poveri
», dell'orfano, della vedova, che sono sotto la sua protezione amorosa.
(283)
239 Chiamando
Dio con il nome di « Padre », il linguaggio della fede mette in luce soprattutto
due aspetti: che Dio è origine primaria di tutto e autorità trascendente,
e che, al tempo stesso, è bontà e sollecitudine d'amore per tutti i suoi
figli. Questa tenerezza paterna di Dio può anche essere espressa con l'immagine
della maternità, (284) che indica ancor meglio l'immanenza di Dio, l'intimità
tra Dio e la sua creatura. Il linguaggio della fede si rifà così all'esperienza
umana dei genitori che, in certo qual modo, sono per l'uomo i primi rappresentanti
di Dio. Tale esperienza, però, mostra anche che i genitori umani possono
sbagliare e sfigurare il volto della paternità e della maternità. Conviene
perciò ricordare che Dio trascende la distinzione umana dei sessi. Egli
non è né uomo né donna, egli è Dio. Trascende pertanto la paternità e
la maternità umane, (285) pur essendone l'origine e il modello: (286)
nessuno è padre quanto Dio.
240 Gesù
ha rivelato che Dio è « Padre » in un senso inaudito: non lo è soltanto
in quanto Creatore; egli è eternamente Padre in relazione al Figlio suo
unigenito, il quale non è eternamente Figlio se non in relazione al Padre
suo: « Nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il
Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio lo voglia rivelare »
(Mt 11,27).
241 Per
questo gli Apostoli confessano Gesù come « il Verbo » che « in principio
[...] era presso Dio e il Verbo era Dio » (Gv 1,1), come colui
che « è immagine del Dio invisibile » (Col 1,15) e « irradiazione
della sua gloria e impronta della sua sostanza » (Eb 1,3).
242 Sulla
loro scia, seguendo la Tradizione apostolica, la Chiesa nel 325, nel primo
Concilio Ecumenico di Nicea, ha confessato che il Figlio è « consostanziale
al Padre », (287) cioè un solo Dio con lui. Il secondo Concilio Ecumenico,
riunito a Costantinopoli nel 381, ha conservato tale espressione nella
sua formulazione del Credo di Nicea ed ha confessato « il Figlio unigenito
di Dio, generato dal Padre prima di tutti i secoli, Luce da Luce, Dio
vero da Dio vero, generato non creato, della stessa sostanza del Padre
». (288)
Il Padre e il Figlio rivelati dallo Spirito
243 Prima
della sua pasqua, Gesù annunzia l'invio di un « altro Paraclito » (Difensore),
lo Spirito Santo. Lo Spirito che opera fin dalla creazione, (289) che
già aveva « parlato per mezzo dei profeti», (290) dimorerà presso i discepoli
e sarà in loro, (291) per insegnare loro ogni cosa (292) e guidarli «
alla verità tutta intera » (Gv 16,13). Lo Spirito Santo è in tal
modo rivelato come un'altra Persona divina in rapporto a Gesù e al Padre.
244 L'origine
eterna dello Spirito si rivela nella sua missione nel tempo. Lo Spirito
Santo è inviato agli Apostoli e alla Chiesa sia dal Padre nel nome del
Figlio, sia dal Figlio in persona, dopo il suo ritorno al Padre. (293)
L'invio della Persona dello Spirito dopo la glorificazione di Gesù (294)
rivela in pienezza il mistero della Santissima Trinità.
245 La fede apostolica
riguardante lo Spirito è stata confessata dal secondo Concilio Ecumenico
nel 381 a Costantinopoli: crediamo « nello Spirito Santo, che è Signore
e dà la vita, e procede dal Padre ». (295) Così la Chiesa riconosce il
Padre come « la fonte e l'origine di tutta la divinità ». (296) L'origine
eterna dello Spirito Santo non è tuttavia senza legame con quella del
Figlio: « Lo Spirito Santo, che è la terza Persona della Trinità, è Dio,
uno e uguale al Padre e al Figlio, della stessa sostanza e anche della
stessa natura. [...] Tuttavia, non si dice che egli è soltanto lo Spirito
del Padre, ma che è, ad un tempo, lo Spirito del Padre e del Figlio ».
(297) Il Credo del Concilio di Costantinopoli della Chiesa confessa: «
Con il Padre e il Figlio è adorato e glorificato ». (298)
246 La
tradizione latina del Credo confessa che lo Spirito « procede dal Padre
e dal Figlio [Filioque] ». Il Concilio di Firenze, nel 1439,
esplicita: « Lo Spirito Santo ha la sua essenza e il suo essere sussistente
ad un tempo dal Padre e dal Figlio e [...] procede eternamente dall'uno
e dall'altro come da un solo principio e per una sola spirazione [...].
E poiché tutto quello che è del Padre, lo stesso Padre lo ha donato al
suo unico Figlio generandolo, ad eccezione del suo essere Padre, anche
questo procedere dello Spirito Santo a partire dal Figlio, lo riceve dall'eternità
dal suo Padre che ha generato il Figlio stesso ». (299)
247 L'affermazione
del Filioque mancava nel Simbolo confessato a Costantinopoli nel
381. Ma, sulla base di un'antica tradizione latina e alessandrina, il
Papa san Leone l'aveva già dogmaticamente confessata nel 447, (300) prima
che Roma conoscesse e ricevesse, nel 451, durante il Concilio di Calcedonia,
il Simbolo del 381. L'uso di questa formula nel Credo è entrato a poco
a poco nella liturgia latina (tra i secoli VIII e XI). L'introduzione
della parola Filioque nel Simbolo niceno-costantinopolitano da
parte della liturgia latina costituisce tuttavia, ancora oggi, un punto
di divergenza con le Chiese ortodosse.
248 La
tradizione orientale mette innanzi tutto in rilievo che il Padre, in rapporto
allo Spirito, è l'origine prima. Confessando che lo Spirito « procede
dal Padre » (Gv 15,26), afferma che lo Spirito procede dal
Padre attraverso il Figlio. (301) La tradizione occidentale dà
maggior risalto alla comunione consustanziale tra il Padre e il Figlio
affermando che lo Spirito procede dal Padre e dal Figlio (Filioque). Lo
dice « lecitamente e ragionevolmente »; (302) infatti l'ordine eterno
delle Persone divine nella loro comunione consustanziale implica che il
Padre sia l'origine prima dello Spirito in quanto « principio senza principio
», (303) ma pure che, in quanto Padre del Figlio unigenito, egli con lui
sia « l'unico principio dal quale procede lo Spirito Santo ». (304) Questa
legittima complementarità, se non viene inasprita, non scalfisce l'identità
della fede nella realtà del medesimo mistero confessato.
III. La
Santissima Trinità nella dottrina della fede
La formazione del dogma trinitario
249 La
verità rivelata della Santissima Trinità è stata, fin dalle origini, alla
radice della fede vivente della Chiesa, principalmente per mezzo del Battesimo.
Trova la sua espressione nella regola della fede battesimale, formulata
nella predicazione, nella catechesi e nella preghiera della Chiesa. Simili
formulazioni compaiono già negli scritti apostolici, come ad esempio questo
saluto, ripreso nella liturgia eucaristica: « La grazia del Signore Gesù
Cristo, l'amore di Dio e la comunione dello Spirito Santo siano con tutti
voi » (2 Cor 13,13). (305)
250 Nel
corso dei primi secoli, la Chiesa ha cercato di formulare in maniera più
esplicita la sua fede trinitaria, sia per approfondire la propria intelligenza
della fede, sia per difenderla contro errori che la alteravano. Fu questa
l'opera degli antichi Concili, aiutati dalla ricerca teologica dei Padri
della Chiesa e sostenuti dal senso della fede del popolo cristiano.
251 Per
la formulazione del dogma della Trinità, la Chiesa ha dovuto sviluppare
una terminologia propria ricorrendo a nozioni di origine filosofica: «
sostanza », « persona » o « ipostasi », « relazione », ecc. Così facendo,
non ha sottoposto la fede ad una sapienza umana, ma ha dato un significato
nuovo, insolito a questi termini assunti ora a significare anche un mistero
inesprimibile, « infinitamente al di là di tutto ciò che possiamo concepire
a misura d'uomo ». (306)
252 La
Chiesa adopera il termine « sostanza » (reso talvolta anche con « essenza
» o « natura ») per designare l'Essere divino nella sua unità, il termine
« persona » o « ipostasi » per designare il Padre, il Figlio e lo Spirito
Santo nella loro reale distinzione reciproca, il termine « relazione »
per designare il fatto che la distinzione tra le Persone divine sta nel
riferimento delle une alle altre.
Il dogma della Santissima Trinità
253 La
Trinità è Una. Noi non confessiamo
tre dèi, ma un Dio solo in tre Persone: « la Trinità consustanziale ».
(307) Le Persone divine non si dividono l'unica divinità, ma ciascuna
di esse è Dio tutto intero: « Il Padre è tutto ciò che è il Figlio, il
Figlio tutto ciò che è il Padre, lo Spirito Santo tutto ciò che è il Padre
e il Figlio, cioè un unico Dio quanto alla natura ». (308) « Ognuna delle
tre Persone è quella realtà, cioè la sostanza, l'essenza o la natura divina
». (309)
254 Le
Persone divine sono realmente distinte tra loro. « Dio è unico ma non solitario ». (310) «Padre»,
«Figlio» e «Spirito Santo» non sono semplicemente nomi che indicano modalità
dell'Essere divino; essi infatti sono realmente distinti tra loro: « Il
Figlio non è il Padre, il Padre non è il Figlio, e lo Spirito Santo non
è il Padre o il Figlio ». (311) Sono distinti tra loro per le loro relazioni
di origine: « È il Padre che genera, il Figlio che è generato, lo Spirito
Santo che procede ». (312) L'Unità divina è Trina.
255 Le
Persone divine sono relative le une alle altre. La distinzione reale delle Persone divine tra loro,
poiché non divide l'unità divina, risiede esclusivamente nelle relazioni
che le mettono in riferimento le une alle altre: « Nei nomi relativi delle
Persone, il Padre è riferito al Figlio, il Figlio al Padre, lo Spirito
Santo all'uno e all'altro; quando si parla di queste tre Persone considerandone
le relazioni, si crede tuttavia in una sola natura o sostanza ». (313)
Infatti « tutto è una cosa sola in loro, dove non si opponga la relazione
». (314) « Per questa unità il Padre è tutto nel Figlio, tutto nello Spirito
Santo; il Figlio tutto nel Padre, tutto nello Spirito Santo; lo Spirito
Santo è tutto nel Padre, tutto nel Figlio ». (315)
256 Ai
catecumeni di Costantinopoli san Gregorio Nazianzeno, detto anche « il
Teologo », consegna questa sintesi della fede trinitaria:
« Innanzi tutto, conservatemi questo prezioso deposito,
per il quale io vivo e combatto, con il quale voglio morire, che mi
rende capace di sopportare ogni male e di disprezzare tutti i piaceri:
intendo dire la professione di fede nel Padre, nel Figlio e nello Spirito
Santo. Io oggi ve la affido. Con essa fra poco vi immergerò nell'acqua
e da essa vi trarrò. Ve la dono, questa professione, come compagna e
patrona di tutta la vostra vita. Vi do una sola divinità e potenza,
che è Uno in Tre, e contiene i Tre in modo distinto. Divinità senza
differenza di sostanza o di natura, senza grado superiore che eleva,
o inferiore che abbassa [...]. Di tre infiniti è l'infinita connaturalità.
Ciascuno considerato in sé è Dio tutto intiero [...]. Dio le tre Persone
considerate insieme [...]. Ho appena incominciato a pensare all'Unità
ed eccomi immerso nello splendore della Trinità. Ho appena incominciato
a pensare alla Trinità ed ecco che l'Unità mi sazia... ». (316)
IV.
Le operazioni divine e le missioni trinitarie
257 «
O lux, beata Trinitas et principalis Unitas – O luce, Trinità beata e
originaria Unità! ». (317) Dio è eterna beatitudine, vita immortale, luce
senza tramonto. Dio è amore: Padre, Figlio e Spirito Santo. Dio liberamente
vuole comunicare la gloria della sua vita beata. Tale è il disegno della
« sua benevolenza » (Ef 1,9), disegno che ha concepito prima della
creazione del mondo nel suo Figlio diletto, « predestinandoci ad essere
suoi figli adottivi per opera di Gesù Cristo » (Ef 1,5), cioè «
ad essere conformi all'immagine del Figlio suo » (Rm 8,29), in
forza dello « Spirito da figli adottivi » (Rm 8,15). Questo progetto
è una « grazia che ci è stata data... fin dall'eternità » (2 Tm 1,9)
e che ha come sorgente l'amore trinitario. Si dispiega nell'opera della
creazione, in tutta la storia della salvezza dopo la caduta, nella missione
del Figlio e in quella dello Spirito, che si prolunga nella missione della
Chiesa. (318)
258 Tutta
l'Economia divina è l'opera comune delle tre Persone divine. Infatti,
la Trinità, come ha una sola e medesima natura, così ha una sola e medesima
operazione. (319) « Il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo non sono tre
principi della creazione, ma un solo principio ». (320) Tuttavia, ogni
Persona divina compie l'operazione comune secondo la sua personale proprietà.
Così la Chiesa rifacendosi al Nuovo Testamento (321) professa: « Uno infatti
è Dio Padre, dal quale sono tutte le cose; uno il Signore Gesù Cristo,
mediante il quale sono tutte le cose; uno è lo Spirito Santo, nel quale
sono tutte le cose ». (322) Le missioni divine dell'incarnazione del Figlio
e del dono dello Spirito Santo sono quelle che particolarmente manifestano
le proprietà delle Persone divine.
259 Tutta
l'economia divina, opera comune e insieme personale, fa conoscere tanto
la proprietà delle Persone divine, quanto la loro unica natura. Parimenti,
tutta la vita cristiana è comunione con ognuna delle Persone divine, senza
in alcun modo separarle. Chi rende gloria al Padre lo fa per il Figlio
nello Spirito Santo; chi segue Cristo, lo fa perché il Padre lo attira
(323) e perché lo Spirito lo guida. (324)
260 Il
fine ultimo dell'intera economia divina è che tutte le creature entrino
nell'unità perfetta della Beatissima Trinità. (325) Ma fin d'ora siamo
chiamati ad essere abitati dalla Santissima Trinità. Dice infatti il Signore:
« Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi
verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui » (Gv 14,23):
« O mio Dio, Trinità che adoro, aiutami a dimenticarmi
completamente, per stabilirmi in te, immobile e serena come se la mia
anima fosse già nell'eternità; nulla possa turbare la mia pace né farmi
uscire da te, o mio Immutabile, ma che ogni minuto mi porti più addentro
nella profondità del tuo mistero! Pacifica la mia anima; fanne il tuo
cielo, la tua dimora amata e il luogo del tuo riposo. Che io non ti
lasci mai sola, ma che sia lì, con tutta me stessa, tutta vigile nella
mia fede, tutta adorante, tutta offerta alla tua azione creatrice ».
(326)
In sintesi
261 Il
mistero della Santissima Trinità è il mistero centrale della fede e della
vita cristiana. Soltanto Dio può darcene la conoscenza rivelandosi come
Padre, Figlio e Spirito Santo.
262 L'incarnazione
del Figlio di Dio rivela che Dio è il Padre eterno e che il Figlio è consustanziale
al Padre, cioè che in lui e con lui è lo stesso unico Dio.
263 La
missione dello Spirito Santo, che il Padre manda nel nome del Figlio (327) e che il Figlio manda « dal Padre »
(Gv 15,26), rivela che egli è con loro lo stesso unico Dio.
« Con il Padre e il Figlio è adorato e glorificato ». (328)
264 «
Lo Spirito Santo procede, primariamente, dal Padre e, per il dono eterno
che il Padre ne fa al Figlio, procede dal Padre e dal Figlio in comunione
». (329)
265 Attraverso
la grazia del Battesimo « nel nome del Padre e del Figlio
e dello Spirito Santo» (Mt 28,19), siamo chiamati ad aver
parte alla vita della Beata Trinità, quaggiù nell'oscurità della fede,
e, oltre la morte, nella luce eterna. (330)
266 «
La fede cattolica consiste nel venerare un Dio solo nella Trinità, e la
Trinità nell'Unità, senza confusione di Persone né separazione della sostanza:
altra infatti è la Persona del Padre, altra quella del Figlio, altra quella
dello Spirito Santo; ma unica è la divinità del Padre e del Figlio e dello
Spirito Santo, uguale la gloria, coeterna la maestà ». (331)
267 Inseparabili
nella loro sostanza, le Persone divine sono inseparabili anche nelle loro
operazioni. Ma nell'unica operazione divina ogni Persona manifesta ciò
che le è proprio nella Trinità, soprattutto nelle missioni divine dell'incarnazione
del Figlio e del dono dello Spirito Santo.
(276) San Cesario d'Arles, Expositio vel traditio
Symboli (sermo 9): CCL 103, 47.
(277) Cf Papa Vigilio, Professione di fede (552):
DS 415.
(278) Cf Congregazione per il Clero, Direttorio
catechistico generale, 43: AAS 64 (1972) 123.
(279) Congregazione per il Clero, Direttorio catechistico
generale, 47: AAS 64 (1972) 125.
(280) Concilio Vaticano I, Cost. dogm. Dei Filius,
c. 4: DS 3015.
(281) Cf Dt 32,6; Ml 2,10.
(282) Cf 2 Sam 7,14.
(283) Cf Sal 68,6.
(284) Cf Is 66,13; Sal 131,2.
(285) Cf Sal 27,10.
(286) Cf Ef 3,14-15; Is 49,15.
(287) Simbolo di Nicea: DS 125.
(288) Simbolo niceno-costantinopolitano: DS
150.
(289) Cf Gn 1,2.
(290) Simbolo niceno-costantinopolitano: DS
150.
(291) Cf Gv 14,17.
(292) Cf Gv 14,26.
(293) Cf Gv 14,26; 15,26; 16,14.
(294) Cf Gv 7,39.
(295) Simbolo niceno-costantinopolitano: DS
150.
(296) Concilio di Toledo VI (anno 638), De Trinitate
et de Filio Dei Redemptore incarnato: DS 490.
(297) Concilio di Toledo XI (anno 675), Symbolum:
DS 527.
(298) Simbolo niceno-costantinopolitano: DS
150.
(299) Concilio di Firenze, Decretum pro Graecis:
DS 1300-1301.
(300) Cf San Leone Magno, Lettera Quam laudabiliter:
DS 284.
(301) Cf Concilio Vaticano II, Decr. Ad gentes,
2: AAS 58 (1966) 948.
(302) Concilio di Firenze, Decretum pro Graecis
(anno 1439): DS 1302.
(303) Concilio di Firenze, Decretum pro Iacobitis
(anno 1442): DS 1331.
(304) Concilio di Lione II, Constitutio de Summa
Trinitate et fide catholica (1274): DS 850.
(305) Cf 1 Cor 12,4-6; Ef 4,4-6.
(306) Paolo VI, Credo del popolo di Dio, 9:
AAS 60 (1968) 437.
(307) Concilio di Costantinopoli II (anno 553), Anathematismi
de tribus Capitulis, 1: DS 421.
(308) Concilio di Toledo XI (anno 675), Symbolum:
DS 530.
(309) Concilio Lateranense IV (anno 1215), Cap. 2,
De errore abbatis Ioachim: DS 804.
(310) Fides Damasi: DS 71.
(311) Concilio di Toledo XI (anno 675), Symbolum:
DS 530.
(312) Concilio Lateranense IV (anno 1215), Cap. 2,
De errore abbatis Ioachim: DS 804.
(313) Concilio di Toledo XI (anno 675), Symbolum:
DS 528.
(314) Concilio di Firenze, Decretum pro Iacobitis
(anno 1442): DS 1330.
(315) Concilio di Firenze, Decretum pro Iacobitis
(1442): DS 1331.
(316) San Gregorio Nazianzeno, Oratio, 40,
41: SC 358, 292-294 (PG 36, 417).
(317) Inno ai Secondi Vespri della Domenica, Settimane
2 e 4: Liturgia Horarum, editio typica altera, v. 3 (Libreria Editrice
Vaticana 1986) p. 736 e 997; v. 4 (Libreria Editrice Vaticana 1987) p.
686 e 947.
(318) Cf Concilio Vaticano II, Decr. Ad gentes,
2-9: AAS 58 (1966) 948-958.
(319) Cf Concilio di Costantinopoli II (anno 553),
Anathematismi de tribus Capitulis, 1: DS 421.
(320) Concilio di Firenze, Decretum pro Iacobitis
(1442): DS 1331.
(321) Cf 1 Cor 8,6.
(322) Concilio di Costantinopoli II (anno 553), Anathematismi
de tribus Capitulis, 1: DS 421.
(323) Cf Gv 6,44.
(324) Cf Rm 8,14.
(325) Cf Gv 17,21-23.
(326) Beata Elisabetta della Trinità, Élévation
à la Trinité: Ecrits spirituels, 50, ed. M.M. Philipon (Parigi 1949) p. 80.
(327) Cf Gv 14,26.
(328) Simbolo niceno-costantinopolitano: DS
150.
(329) Sant'Agostino, De Trinitate, 15, 26,
47: CCL 50A, 529 (PL 42, 1095).
(330) Paolo VI, Credo del popolo di Dio, 9:
AAS 60 (1968) 436.
(331) Simbolo « Quicumque »: DS 75.
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