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CAPITOLO TERZO
I SACRAMENTI
AL SERVIZIO DELLA COMUNIONE
1533 Il
Battesimo, la Confermazione e l'Eucaristia sono i sacramenti dell'iniziazione
cristiana. Essi fondano la vocazione comune di tutti i discepoli di Cristo,
vocazione alla santità e alla missione di evangelizzare il mondo. Conferiscono
le grazie necessarie per vivere secondo lo Spirito in questa vita di pellegrini
in cammino verso la patria.
1534 Due
altri sacramenti, l'Ordine e il Matrimonio, sono ordinati alla salvezza
altrui. Se contribuiscono anche alla salvezza personale,
questo avviene attraverso il servizio degli altri. Essi conferiscono
una missione particolare nella Chiesa e servono all'edificazione del popolo
di Dio.
1535 In
questi sacramenti, coloro che sono già stati consacrati (138) mediante il Battesimo e la Confermazione per
il sacerdozio comune di tutti i fedeli, possono ricevere consacrazioni
particolari. Coloro che ricevono il sacramento dell'Ordine
sono consacrati per essere « posti, in nome di Cristo, a pascere
la Chiesa con la parola e la grazia di Dio ». (139) Da parte loro, « i
coniugi cristiani sono corroborati e come consacrati da uno speciale
sacramento per i doveri e la dignità del loro stato ». (140)
(138) Cf Concilio Vaticano
II, Cost. dogm. Lumen gentium, 10: AAS 57 (1965) 14.
(139) Concilio Vaticano II, Cost. dogm. Lumen gentium,
11: AAS 57 (1965) 15.
(140) Concilio Vaticano II, Cost. past. Gaudium et spes,
48: AAS 58 (1966) 1068.
ARTICOLO 6
IL SACRAMENTO
DELL'ORDINE
1536 L'Ordine
è il sacramento grazie al quale la missione affidata da Cristo ai suoi
Apostoli continua ad essere esercitata nella Chiesa sino alla fine dei tempi:
è, dunque, il sacramento del ministero apostolico. Comporta tre gradi: l'Episcopato, il presbiterato
e il diaconato. [Per l'istituzione e la missione
del ministero apostolico da parte di Cristo, cf
nn. 874-896.
Qui si tratta soltanto della via sacramentale attraverso la quale
tale ministero viene trasmesso.]
I. Perché
il nome di sacramento dell'Ordine?
1537 La
parola Ordine, nell'antichità romana, designava corpi costituiti
in senso civile, soprattutto il corpo di coloro che
governano. « Ordinatio » – ordinazione
– indica l'integrazione in un « ordo » –
ordine –. Nella Chiesa ci sono corpi costituiti che la Tradizione,
non senza fondamenti scritturistici, (141) chiama sin dai tempi antichi con il
nome di « taxeis » (in greco), di
ordines: così la liturgia parla dell'« ordo Episcoporum » – ordine dei
Vescovi –, dell'« ordo presbyterorum
» – ordine dei presbiteri –, dell'« ordo
diaconorum » – ordine dei diaconi. Anche altri gruppi ricevono questo nome di « ordo »: i catecumeni, le vergini, gli sposi, le vedove...
1538 L'integrazione
in uno di questi corpi ecclesiali avveniva con un rito chiamato ordinatio, atto religioso e liturgico che consisteva
in una consacrazione, una benedizione o un sacramento. Oggi la parola
« ordinatio » è riservata all'atto sacramentale che integra
nell'ordine dei Vescovi, dei presbiteri e dei diaconi e che va al di là di una semplice elezione, designazione,
delega o istituzione da parte della comunità, poiché conferisce
un dono dello Spirito Santo che permette di esercitare una potestà
sacra (« sacra potestas »), (142) la quale
non può venire che da Cristo stesso, mediante la sua Chiesa. L'ordinazione
è chiamata anche « consecratio » – consacrazione – poiché è una separazione
e una investitura da parte di Cristo stesso,
per la sua Chiesa. L'imposizione delle mani del Vescovo, insieme
con la preghiera consacratoria, costituisce il segno visibile di tale consacrazione.
II. Il
sacramento dell'Ordine nell'Economia della salvezza
Il sacerdozio dell'Antica Alleanza
1539 Il
popolo eletto fu costituito da Dio come « un regno di sacerdoti e una
nazione santa » (Es 19,6). (143)
Ma, all'interno del popolo di Israele, Dio scelse
una delle dodici tribù, quella di Levi, riservandola per il servizio liturgico;
(144) Dio stesso è la sua parte di eredità. (145) Un rito proprio ha consacrato
le origini del sacerdozio dell'Antica Alleanza. (146) In essa
i sacerdoti sono costituiti « per il bene degli uomini nelle cose che
riguardano Dio, per offrire doni e sacrifici per i peccati ». (147)
1540 Istituito
per annunciare la parola di Dio (148) e per ristabilire la comunione con
Dio mediante i sacrifici e la preghiera, tale sacerdozio resta tuttavia
impotente a operare la salvezza, avendo bisogno di offrire continuamente
sacrifici e non potendo portare ad una santificazione definitiva, (149)
che soltanto il sacrificio di Cristo avrebbe operato.
1541 La
liturgia della Chiesa vede tuttavia nel sacerdozio di
Aronne e nel servizio dei leviti, come pure nell'istituzione dei
settanta « Anziani », (150) prefigurazioni del ministero ordinato della
Nuova Alleanza. Così, nel rito latino, la Chiesa si esprime nella preghiera
consacratoria dell'ordinazione dei Vescovi:
« O Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, [...] con la parola di salvezza hai dato
norme di vita nella tua Chiesa: tu, dal principio, hai eletto Abramo
come padre dei giusti, hai costituito capi e sacerdoti per non lasciare
mai senza ministero il tuo santuario... ». (151)
1542 Nell'ordinazione
dei sacerdoti, la Chiesa prega:
« Signore, Padre santo, [...] nell'Antica
Alleanza presero forma e figura vari uffici istituiti per il servizio
liturgico. A Mosè e ad Aronne, da te prescelti per reggere e santificare
il tuo popolo, associasti collaboratori che li seguivano nel grado e
nella dignità. Nel cammino dell'esodo comunicasti a settanta uomini
saggi e prudenti lo spirito di Mosè tuo servo [...]. Tu rendesti partecipi
i figli di Aronne della pienezza del loro padre ». (152)
1543 E
nella preghiera consacratoria per l'ordinazione dei diaconi, la Chiesa
confessa:
« Dio onnipotente, [...] tu
hai formato la Chiesa [...]; hai disposto che mediante i tre gradi del
ministero da te istituito cresca e si edifichi il nuovo tempio, come
in antico scegliesti i figli di Levi a servizio del tabernacolo santo
». (153)
L'unico sacerdozio di Cristo
1544 Tutte
le prefigurazioni del sacerdozio dell'Antica Alleanza trovano il loro
compimento in Cristo Gesù, « unico [...] mediatore
tra Dio e gli uomini » (1 Tm 2,5). Melchisedek, « sacerdote del Dio altissimo » (Gn 14,18), è considerato dalla Tradizione cristiana
come una prefigurazione del sacerdozio di Cristo, unico « sommo sacerdote
alla maniera di Melchisedek » (Eb 5,10;
6,20), « santo, innocente, senza macchia » (Eb 7,26), il
quale « con un'unica oblazione [...] ha
reso perfetti per sempre quelli che vengono santificati » (Eb 10,14),
cioè con l'unico sacrificio della sua croce.
1545 Il
sacrificio redentore di Cristo è unico, compiuto una
volta per tutte. Tuttavia è reso presente
nel sacrificio eucaristico della Chiesa. Lo stesso vale per l'unico sacerdozio
di Cristo: esso è reso presente dal sacerdozio ministeriale senza che
venga diminuita l'unicità del sacerdozio di Cristo.
« Infatti solo Cristo è il vero Sacerdote, mentre
gli altri sono i suoi ministri ». (154)
Due partecipazioni all'unico sacerdozio di Cristo
1546 Cristo,
Sommo Sacerdote e unico mediatore, ha fatto della Chiesa un regno di sacerdoti
per il suo Dio e Padre. (155) Tutta la comunità dei credenti è, come tale,
sacerdotale. I fedeli esercitano il loro sacerdozio battesimale attraverso
la partecipazione, ciascuno secondo la vocazione
sua propria, alla missione di Cristo, Sacerdote, Profeta e Re. È per mezzo
dei sacramenti del Battesimo e della Confermazione che i fedeli « vengono consacrati a formare [...] un
sacerdozio santo ». (156)
1547 Il
sacerdozio ministeriale o gerarchico dei Vescovi e dei sacerdoti e il
sacerdozio comune di tutti i fedeli, anche se « l'uno e l'altro, ognuno
a suo proprio modo, partecipano all'unico sacerdozio di Cristo
», (157) differiscono tuttavia essenzialmente, pur essendo « ordinati
l'uno all'altro ». (158) In che senso? Mentre il sacerdozio comune dei
fedeli si realizza nello sviluppo della grazia battesimale – vita di fede,
di speranza e di carità, vita secondo lo Spirito –, il sacerdozio ministeriale
è al servizio del sacerdozio comune, è relativo allo
sviluppo della grazia battesimale di tutti i cristiani. È uno dei mezzi
con i quali Cristo continua a costruire e a guidare la sua Chiesa.
Proprio per questo motivo viene trasmesso mediante
un sacramento specifico, il sacramento dell'Ordine.
In persona di Cristo Capo
1548 Nel
servizio ecclesiale del ministero ordinato è Cristo stesso che è presente
alla sua Chiesa in quanto Capo del suo corpo,
Pastore del suo gregge, Sommo Sacerdote del sacrificio redentore, Maestro
di verità. È ciò che la Chiesa esprime dicendo che il sacerdote, in virtù
del sacramento dell'Ordine, agisce « in persona Christi
Capitis » – in persona di Cristo Capo: (159)
« È il medesimo Sacerdote, Cristo Gesù, di cui realmente
il ministro fa le veci. Costui se, in forza della consacrazione sacerdotale
che ha ricevuto, è in verità assimilato al
Sommo Sacerdote, gode della potestà di agire con la potenza dello stesso
Cristo che rappresenta ("virtute ac
persona ipsius Christi")
». (160)
« Cristo è la fonte di ogni sacerdozio: infatti
il sacerdote della Legge [antica] era figura di lui, mentre il sacerdote
della nuova Legge agisce in persona di lui ». (161)
1549 Attraverso il ministero ordinato, specialmente dei
Vescovi e dei sacerdoti, la presenza di Cristo quale Capo della Chiesa
è resa visibile in mezzo alla comunità dei credenti. (162) Secondo la bella espressione
di sant'Ignazio di Antiochia,
il Vescovo è « typos tou
Patros » come l'immagine vivente di Dio Padre. (163)
1550 Questa presenza di Cristo nel ministro non deve essere intesa come
se costui fosse premunito contro ogni debolezza umana, lo spirito di dominio,
gli errori, persino il peccato. La forza dello Spirito Santo non garantisce
nello stesso modo tutti gli atti dei ministri. Mentre nell'amministrazione
dei sacramenti viene data questa garanzia, così
che neppure il peccato del ministro può impedire il frutto della grazia,
esistono molti altri atti in cui l'impronta umana del ministro lascia
tracce che non sono sempre segno della fedeltà al Vangelo e che di conseguenza
possono nuocere alla fecondità apostolica della Chiesa.
1551 Questo sacerdozio è ministeriale. « Questo
ufficio che il Signore ha affidato ai Pastori del suo popolo è
un vero servizio ». (164) Esso è interamente riferito a Cristo
e agli uomini. Dipende interamente da Cristo e dal suo unico sacerdozio
ed è stato istituito in favore degli uomini e della comunità della Chiesa.
Il sacramento dell'Ordine comunica « una potestà sacra », che è precisamente
quella di Cristo. L'esercizio di tale autorità deve dunque misurarsi sul
modello di Cristo, che per amore si è fatto l'ultimo e il servo di tutti.
(165) « Il Signore ha esplicitamente detto che la sollecitudine per il
suo gregge era una prova di amore verso di lui
». (166)
... «a nome di tutta la Chiesa»
1552 Il
sacerdozio ministeriale non ha solamente il compito di rappresentare Cristo
– Capo della Chiesa – di fronte all'assemblea dei fedeli; esso agisce
anche a nome di tutta la Chiesa allorché presenta a Dio la preghiera
della Chiesa (167) e soprattutto quando offre il sacrificio eucaristico.
(168)
1553 «
A nome di tutta la Chiesa ». Ciò non significa
che i sacerdoti siano i delegati della comunità.
La preghiera e l'offerta della Chiesa sono inseparabili dalla preghiera
e dall'offerta di Cristo, suo Capo. È sempre il culto di Cristo nella
sua Chiesa e per mezzo di essa. È tutta la Chiesa, corpo di Cristo, che prega e si offre,
« per ipsum et cum ipso et in ipso » – per lui,
con lui e in lui – nell'unità dello Spirito Santo, a Dio Padre. Tutto
il corpo, « Caput et membra » – Capo e membra
– prega e si offre; per questo coloro che, nel corpo, sono suoi ministri
in senso proprio, vengono chiamati ministri non
solo di Cristo, ma anche della Chiesa. Proprio perché rappresenta Cristo,
il sacerdozio ministeriale può rappresentare la Chiesa.
III. I tre
gradi del sacramento dell'Ordine
1554 «
Il ministero ecclesiastico di istituzione divina
viene esercitato in diversi ordini da quelli che già anticamente sono
chiamati Vescovi, presbiteri, diaconi ». (169) La dottrina cattolica,
espressa nella liturgia, nel Magistero e nella pratica costante della
Chiesa, riconosce che esistono due gradi di partecipazione ministeriale
al sacerdozio di Cristo: l'Episcopato e il presbiterato. Il diaconato
è finalizzato al loro aiuto e al loro servizio. Per questo il termine
« sacerdos » – sacerdote – designa,
nell'uso attuale, i Vescovi e i presbiteri, ma non i diaconi. Tuttavia,
la dottrina cattolica insegna che i gradi di partecipazione sacerdotale
(Episcopato e presbiterato) e il grado di servizio (diaconato) sono
tutti e tre conferiti da un atto sacramentale chiamato « ordinazione »,
cioè dal sacramento dell'Ordine:
« Tutti rispettino i diaconi come lo stesso Gesù Cristo,
e il Vescovo come l'immagine del Padre, e i presbiteri come senato di
Dio e come collegio apostolico: senza di loro non c'è Chiesa ». (170)
L'ordinazione episcopale - pienezza del sacramento
dell'Ordine
1555 «
Fra i vari ministeri che fin dai primi tempi si esercitano nella Chiesa,
secondo la testimonianza della tradizione, tiene il primo posto l'ufficio
di quelli che, costituiti nell'Episcopato, per successione che risale
all'origine, possiedono i tralci del seme apostolico ». (171)
1556 Per
adempiere alla loro alta missione, « gli Apostoli
sono stati arricchiti da Cristo con una speciale effusione dello Spirito
Santo discendente su loro, ed essi stessi, con l'imposizione delle mani,
hanno trasmesso questo dono dello Spirito ai loro collaboratori, dono
che è stato trasmesso fino a noi nella consacrazione episcopale ». (172)
1557 Il
Concilio Vaticano II insegna che « con la consacrazione episcopale viene conferita la pienezza del sacramento dell'Ordine,
quella cioè che dalla consuetudine liturgica della Chiesa e dalla voce
dei santi Padri viene chiamata sommo sacerdozio, vertice ["summa"]
del sacro ministero ». (173)
1558 «
La consacrazione episcopale conferisce pure, con l'ufficio di santificare,
gli uffici di insegnare e di governare [...]. Infatti
[...] con l'imposizione delle mani e con le parole
della consacrazione la grazia dello Spirito Santo viene conferita e viene
impresso un sacro carattere, in maniera che i Vescovi, in modo eminente
e visibile, sostengano le parti dello stesso Cristo Maestro, Pastore e
Pontefice, e agiscano in sua persona ["in Eius
persona agant"] ». (174) « Perciò i Vescovi, per virtù dello
Spirito Santo, che loro è stato dato, sono divenuti veri e autentici Maestri
della fede, Pontefici e Pastori ». (175)
1559 «
Uno viene costituito membro del Corpo episcopale
in virtù della consacrazione episcopale e mediante la comunione gerarchica
col capo del Collegio e con i membri ». (176) Il carattere e la natura
collegiale dell'ordine episcopale si manifestano, tra l'altro,
nell'antica prassi della Chiesa che per la consacrazione di un nuovo Vescovo
vuole la partecipazione di più Vescovi. (177) Per l'ordinazione legittima
di un Vescovo, oggi è richiesto un intervento speciale del Vescovo di
Roma, per il fatto che egli è il supremo vincolo
visibile della comunione delle Chiese particolari nell'unica Chiesa e
il garante della loro libertà.
1560 Ogni
Vescovo ha, quale vicario di Cristo, l'ufficio pastorale della Chiesa
particolare che gli è stata affidata, ma nello stesso tempo porta collegialmente con tutti i fratelli nell'Episcopato la sollecitudine
per tutte le Chiese: « Se ogni Vescovo è propriamente Pastore soltanto
della porzione del gregge affidata alle sue cure, la sua qualità di legittimo
successore degli Apostoli, per istituzione divina, lo rende solidalmente
responsabile della missione apostolica della Chiesa ». (178)
1561 Quanto
è stato detto spiega perché l'Eucaristia celebrata dal Vescovo ha un significato
tutto speciale come espressione della Chiesa riunita attorno all'altare
sotto la presidenza di colui che rappresenta
visibilmente Cristo, Buon Pastore e Capo della sua Chiesa. (179)
L'ordinazione dei presbiteri - cooperatori dei Vescovi
1562 «
Cristo, consacrato e mandato nel mondo dal Padre, per mezzo dei suoi Apostoli
ha reso partecipi della sua consacrazione e della sua missione i loro
successori, cioè i Vescovi, i quali hanno legittimamente
affidato, secondo diversi gradi, l'ufficio del loro ministero a vari soggetti
nella Chiesa ». (180) « La [loro] funzione ministeriale fu trasmessa in
grado subordinato ai presbiteri, affinché questi, costituiti nell'ordine
del presbiterato, fossero cooperatori dell'ordine episcopale, per
il retto assolvimento della missione apostolica affidata da Cristo ».
(181)
1563 «
La funzione dei presbiteri, in quanto strettamente
unita all'ordine episcopale, partecipa dell'autorità con la quale Cristo
stesso fa crescere, santifica e governa il proprio corpo. Per questo motivo,
il sacerdozio dei presbiteri, pur presupponendo i sacramenti dell'iniziazione
cristiana, viene conferito da quel particolare
sacramento per il quale i presbiteri, in virtù dell'unzione dello Spirito
Santo, sono segnati da uno speciale carattere che li configura a Cristo
Sacerdote, in modo da poter agire in nome e nella persona di Cristo Capo
». (182)
1564 «
I presbiteri, pur non possedendo il vertice del sacerdozio e dipendendo
dai Vescovi nell'esercizio della loro potestà, sono tuttavia a loro uniti
nell'onore sacerdotale e in virtù del sacramento dell'Ordine, a immagine di Cristo, Sommo ed eterno Sacerdote, (183) sono
consacrati per predicare il Vangelo, pascere i fedeli e celebrare il culto
divino, quali veri sacerdoti del Nuovo Testamento ». (184)
1565 In
virtù del sacramento dell'Ordine i sacerdoti partecipano alla dimensione
universale della missione affidata da Cristo agli Apostoli. Il dono spirituale
che hanno ricevuto nell'ordinazione non li prepara
ad una missione limitata e ristretta, bensì a una vastissima e universale
missione di salvezza, « fino agli ultimi confini della terra » (At
1,8), (185) « pronti nel loro animo a predicare dovunque il Vangelo
». (186)
1566 Essi
« soprattutto esercitano la loro funzione sacra nel culto o assemblea
eucaristica, dove, agendo in persona di Cristo, e proclamando il suo
mistero, uniscono i voti dei fedeli al sacrificio del loro Capo e nel
sacrificio della Messa rendono presente e applicano, fino alla venuta
del Signore, l'unico sacrificio del Nuovo Testamento, il sacrificio cioè
di Cristo, che una volta per tutte si offre al Padre quale vittima immacolata
». (187) Da questo unico sacrificio tutto il
loro ministero sacerdotale trae la sua forza. (188)
1567 «
I presbiteri, saggi collaboratori dell'ordine episcopale e suo aiuto e
strumento, chiamati al servizio del popolo di Dio, costituiscono col loro
Vescovo un unico presbiterio, sebbene destinato a
uffici diversi. Nelle singole comunità locali di fedeli rendono, per così
dire, presente il Vescovo, cui sono uniti con
animo fiducioso e grande, condividono in parte le sue funzioni e la sua
sollecitudine e le esercitano con dedizione quotidiana ». (189) I sacerdoti
non possono esercitare il loro ministero se non in dipendenza dal Vescovo
e in comunione con lui. La promessa di obbedienza
che fanno al Vescovo al momento dell'ordinazione e il bacio di pace del
Vescovo al termine della liturgia dell'ordinazione significano che il
Vescovo li considera come suoi collaboratori, suoi figli, suoi fratelli
e suoi amici, e che, in cambio, essi gli devono amore e obbedienza.
1568 «
I presbiteri, costituiti nell'ordine del presbiterato mediante l'ordinazione,
sono tutti tra loro uniti da intima fraternità sacramentale; ma in modo
speciale essi formano un unico presbiterio nella diocesi al cui servizio
sono assegnati sotto il proprio Vescovo ». (190) L'unità del
presbiterio trova un'espressione liturgica nella consuetudine secondo
la quale, durante il rito dell'ordinazione, i presbiteri, dopo il Vescovo,
impongono anch'essi le mani.
L'ordinazione dei diaconi - « per il servizio »
1569 «
In un grado inferiore della gerarchia stanno i diaconi, ai quali sono
imposte le mani "non per il sacerdozio, ma per il servizio"
». (191) Per l'ordinazione al diaconato soltanto il Vescovo impone le
mani, significando così che il diacono è legato in modo speciale al Vescovo
nei compiti della sua « diaconia ». (192)
1570 I
diaconi partecipano in una maniera particolare alla missione e alla grazia
di Cristo. (193) Il sacramento dell'Ordine imprime in loro un sigillo
(« carattere ») che nulla può cancellare e che li configura a Cristo,
il quale si è fatto « diacono », cioè servo di
tutti. (194) Compete ai diaconi, tra l'altro, assistere il Vescovo e i
presbiteri nella celebrazione dei divini misteri, soprattutto dell'Eucaristia,
distribuirla, assistere e benedire il Matrimonio, proclamare il Vangelo
e predicare, presiedere ai funerali e dedicarsi ai vari servizi della
carità. (195)
1571 Dopo
il Concilio Vaticano II la Chiesa latina ha ripristinato il diaconato
« come un grado proprio e permanente della gerarchia », (196) mentre le
Chiese d'Oriente lo avevano sempre conservato. Il diaconato permanente,
che può essere conferito a uomini sposati, costituisce
un importante arricchimento per la missione della Chiesa. In realtà, è
conveniente e utile che gli uomini che nella Chiesa adempiono un ministero
veramente diaconale, sia nella vita liturgica e pastorale, sia nelle opere
sociali e caritative « siano fortificati per mezzo dell'imposizione delle
mani, trasmessa dal tempo degli Apostoli, e siano più strettamente uniti
all'altare, per poter esplicare più fruttuosamente
il loro ministero con l'aiuto della grazia sacramentale del diaconato
». (197)
IV.
La celebrazione di questo sacramento
1572 La
celebrazione dell'ordinazione di un Vescovo, di presbiteri
o di diaconi, data la sua importanza per la vita della Chiesa particolare,
richiede il concorso del maggior numero possibile di fedeli. Avrà luogo
preferibilmente la domenica e nella cattedrale, con quella solennità che
si addice alla circostanza. Le tre ordinazioni, del Vescovo, del presbitero,
e del diacono, hanno la medesima configurazione. Il loro posto è in seno
alla liturgia eucaristica.
1573 Il
rito essenziale del sacramento dell'Ordine è costituito, per i
tre gradi, dall'imposizione delle mani, da parte del Vescovo, sul capo
dell'ordinando come pure dalla specifica preghiera consacratoria che domanda
a Dio l'effusione dello Spirito Santo e dei suoi doni adatti al ministero
per il quale il candidato viene ordinato. (198)
1574 Come
in tutti i sacramenti, accompagnano la celebrazione alcuni riti annessi.
Pur variando notevolmente nelle diverse tradizioni liturgiche,
essi hanno in comune la proprietà di esprimere i molteplici aspetti della
grazia sacramentale. Così, nel rito latino, i riti di
introduzione – la presentazione e l'elezione dell'ordinando, l'omelia
del Vescovo, l'interrogazione dell'ordinando, le litanie dei santi – attestano
che la scelta del candidato è stata fatta in conformità alla prassi della
Chiesa e preparano l'atto solenne della consacrazione. A questa fanno
seguito altri riti che esprimono e completano
in maniera simbolica il mistero che si è compiuto: per il Vescovo e il
presbitero l'unzione del santo crisma, segno dell'unzione speciale dello
Spirito Santo che rende fecondo il loro ministero; la consegna del libro
dei Vangeli, dell'anello, della mitra e del pastorale al Vescovo, come
segno della sua missione apostolica di annunziare la Parola di Dio, della
sua fedeltà alla Chiesa, Sposa di Cristo, del suo compito di Pastore del
gregge del Signore; la consegna, al sacerdote, della patena
e del calice, l'offerta del popolo santo, (199) che egli è chiamato a
presentare a Dio; la consegna del libro dei Vangeli al diacono, che ha
ricevuto la missione di annunziare il Vangelo di Cristo.
V. Chi può
conferire questo sacramento?
1575 È
Cristo che ha scelto gli Apostoli e li ha resi partecipi della sua missione
e della sua autorità. Innalzato alla destra del Padre, non abbandona il
suo gregge, ma lo custodisce e lo protegge sempre per mezzo degli Apostoli
e ancora lo conduce sotto la guida di quegli stessi Pastori che continuano
oggi la sua opera. (200) È dunque Cristo che stabilisce alcuni come Apostoli,
altri come Pastori. (201) Egli continua ad agire per mezzo dei Vescovi.
(202)
1576 Poiché
il sacramento dell'Ordine è il sacramento del ministero apostolico, spetta
ai Vescovi in quanto successori degli Apostoli
trasmettere « questo dono dello Spirito », (203) « il seme apostolico
». (204) I Vescovi validamente ordinati, che sono cioè
nella linea della successione apostolica, conferiscono validamente i tre
gradi del sacramento dell'Ordine. (205)
VI. Chi può
ricevere questo sacramento?
1577 « Riceve validamente la sacra ordinazione esclusivamente
il battezzato di sesso maschile ["vir"] ». (206) Il Signore
Gesù ha scelto uomini ["viri"] per formare il collegio dei dodici
Apostoli, (207) e gli Apostoli hanno fatto lo stesso quando hanno scelto
i collaboratori (208) che sarebbero loro succeduti nel ministero. (209)
Il collegio dei Vescovi, con i quali i presbiteri sono uniti nel sacerdozio,
rende presente e attualizza fino al ritorno di Cristo il collegio dei
Dodici. La Chiesa si riconosce vincolata da questa scelta fatta dal Signore
stesso. Per questo motivo l'ordinazione delle donne non è possibile. (210)
1578 Nessuno
ha un diritto a ricevere il sacramento dell'Ordine. Infatti
nessuno può attribuire a se stesso questo ufficio. Ad esso
si è chiamati da Dio. (211) Chi crede di riconoscere i segni della chiamata
di Dio al ministero ordinato, deve sottomettere umilmente il
proprio desiderio all'autorità della Chiesa, alla quale spetta la responsabilità
e il diritto di chiamare qualcuno a ricevere gli Ordini. Come ogni grazia,
questo sacramento non può essere ricevuto che come dono immeritato.
1579 Tutti
i ministri ordinati della Chiesa latina, ad eccezione dei diaconi permanenti,
sono normalmente scelti fra gli uomini credenti che vivono da celibi e
che intendono conservare il celibato « per il regno dei cieli »
(Mt 19,12). Chiamati a consacrarsi con cuore
indiviso al Signore e alle « sue cose », (212) essi si donano interamente
a Dio e agli uomini. Il celibato è un segno di questa vita nuova al cui
servizio il ministro della Chiesa viene consacrato;
abbracciato con cuore gioioso, esso annuncia in modo radioso il regno
di Dio. (213)
1580 Nelle
Chiese Orientali, da secoli, è in vigore una disciplina diversa: mentre
i Vescovi sono scelti unicamente fra coloro che vivono
nel celibato, uomini sposati possono essere ordinati diaconi e presbiteri.
Tale prassi è da molto tempo considerata come
legittima; questi presbiteri esercitano un ministero fruttuoso in seno
alle loro comunità. (214) D'altro canto il celibato dei presbiteri è in
grande onore nelle Chiese Orientali, e numerosi sono i presbiteri che l'hanno
scelto liberamente, per il regno di Dio. In Oriente come in Occidente,
chi ha ricevuto il sacramento dell'Ordine non può più sposarsi.
VII. Gli effetti del sacramento dell'Ordine
Il carattere indelebile
1581 Questo sacramento configura a Cristo in forza di una grazia speciale
dello Spirito Santo, allo scopo di servire da strumento di Cristo per
la sua Chiesa. Per mezzo dell'ordinazione si viene
abilitati ad agire come rappresentanti di Cristo, Capo della Chiesa, nella
sua triplice funzione di sacerdote, profeta e re.
1582 Come
nel caso del Battesimo e della Confermazione, questa partecipazione alla
funzione di Cristo è accordata una volta per tutte.
Il sacramento dell'Ordine conferisce, anch'esso, un carattere spirituale
indelebile e non può essere ripetuto né essere conferito per un tempo
limitato. (215)
1583 Un
soggetto validamente ordinato può, certo, per gravi motivi, essere dispensato
dagli obblighi e dalle funzioni connessi all'ordinazione o gli può essere
fatto divieto di esercitarli, ma non può più ridiventare laico in senso
stretto, (216) poiché il carattere impresso dall'ordinazione rimane per
sempre. (217) La vocazione e la missione ricevute nel giorno della sua
ordinazione lo segnano in modo permanente.
1584 Poiché
in definitiva è Cristo che agisce e opera la salvezza mediante il ministro
ordinato, l'indegnità di costui non impedisce a Cristo di agire. (218)
Sant'Agostino lo dice con forza:
« Un ministro superbo va messo assieme al diavolo;
ma non per questo viene contaminato il dono
di Cristo, che attraverso di lui continua a fluire nella sua purezza
e per mezzo di lui arriva limpido a fecondare la terra. [...] La virtù
spirituale del sacramento è infatti come la luce: giunge pura a coloro che devono essere
illuminati e, anche se deve passare attraverso esseri immondi, non viene
contaminata ». (219)
La grazia dello Spirito Santo
1585 La
grazia dello Spirito Santo propria di questo
sacramento consiste in una configurazione a Cristo Sacerdote, Maestro
e Pastore del quale l'ordinato è costituito ministro.
1586 Per
il Vescovo è innanzi tutto una grazia di fortezza
(« Il tuo Spirito che regge e guida »: Preghiera consacratoria del Vescovo
nel rito latino (220)): la grazia di guidare e di difendere con forza
e prudenza la sua Chiesa come padre e pastore, con un amore gratuito verso
tutti e una predilezione per i poveri, gli ammalati e i bisognosi. (221)
Questa grazia lo spinge ad annunciare a tutti il Vangelo,
ad essere il modello del suo gregge, a precederlo sul cammino della santificazione
identificandosi nell'Eucaristia con Cristo Sacerdote e Vittima, senza
temere di dare la vita per le sue pecore:
« Concedi, Padre che conosci
i cuori, a questo servo che hai scelto per l'Episcopato, di pascere
il tuo santo gregge e di esercitare in maniera irreprensibile e in tuo
onore la massima dignità sacerdotale, servendoti notte e giorno; di
rendere il tuo volto incessantemente propizio e di offrirti i doni della
tua santa Chiesa; di avere, in virtù dello spirito del sommo sacerdozio,
il potere di rimettere i peccati secondo il tuo comando, di distribuire
i compiti secondo la tua volontà e di sciogliere ogni legame in virtù
del potere che hai dato agli Apostoli; di esserti accetto per la sua
mansuetudine e per la purezza del suo cuore, offrendoti un profumo soave
per mezzo di Gesù Cristo tuo Figlio... ». (222)
1587 Il
dono spirituale conferito dall'ordinazione presbiterale è espresso da
questa preghiera propria del rito bizantino. Il Vescovo, imponendo le
mani, dice tra l'altro:
« Signore, riempi di Spirito Santo colui che ti sei degnato di elevare alla dignità sacerdotale,
affinché sia degno di stare irreprensibile davanti al tuo altare, di
annunciare il Vangelo del tuo regno, di compiere il ministero della
tua parola di verità, di offrirti doni e sacrifici spirituali, di rinnovare
il tuo popolo mediante il lavacro della rigenerazione; in modo che egli
stesso vada incontro al nostro grande Dio e Salvatore Gesù Cristo, tuo
unico Figlio, nel giorno della sua seconda venuta, e riceva dalla tua
immensa bontà la ricompensa di un fedele adempimento del suo ministero
». (223)
1588 Quanto
ai diaconi, « sostenuti dalla grazia sacramentale, servono il popolo di
Dio nel ministero della liturgia, della parola e della carità, in comunione
con il Vescovo e il suo presbiterio ». (224)
1589 Dinanzi
alla grandezza della grazia e dell'ufficio sacerdotali, i santi dottori
hanno avvertito l'urgente appello alla conversione al fine di corrispondere
con tutta la loro vita a colui di cui sono divenuti
ministri mediante il sacramento. Così, san Gregorio Nazianzeno,
giovanissimo sacerdote, esclama:
« Bisogna cominciare col
purificare se stessi prima di purificare gli altri; bisogna essere istruiti
per poter istruire; bisogna divenire luce per illuminare, avvicinarsi
a Dio per avvicinare a lui gli altri, essere santificati per santificare,
condurre per mano e consigliare con intelligenza ». (225) « So di chi
siamo i ministri, a quale altezza ci troviamo e chi è colui verso il
quale ci dirigiamo. Conosco la grandezza di Dio e la debolezza dell'uomo,
ma anche la sua forza ». (226) [Chi è dunque il sacerdote? È] il difensore
della verità, « che si eleva con gli angeli, glorifica con gli arcangeli,
fa salire sull'altare del cielo le vittime dei sacrifici, condivide
il sacerdozio di Cristo, riplasma la creatura, restaura [in essa] l'immagine [di Dio], la ricrea per il
mondo di lassù, e, per dire ciò che vi è di più sublime, è divinizzato
e divinizza ».
(227) E il santo Curato d'Ars: « È il sacerdote che continua l'opera
di redenzione sulla terra ». [...] « Se si comprendesse bene il sacerdote
qui in terra, si morirebbe non di spavento, ma di
amore ». [...] « Il sacerdozio è l'amore del cuore di Gesù ». (228)
In sintesi
1590 San Paolo dice al suo discepolo Timoteo: « Ti ricordo di ravvivare il dono di Dio che è
in te per l'imposizione delle mie mani » (2 Tm
1,6), e: « Se uno aspira all'Episcopato, desidera un nobile
lavoro » (1 Tm 3,1). A Tito diceva: « Per questo ti ho lasciato a Creta, perché regolassi ciò che rimane
da fare e perché stabilissi presbiteri in ogni
città, secondo le istruzioni che ti ho dato » (Tt
1,5).
1591 Tutta
la Chiesa è un popolo sacerdotale. Grazie al battesimo, tutti i fedeli
partecipano al sacerdozio di Cristo. Tale partecipazione si chiama « sacerdozio comune dei fedeli ». Sulla
sua base e al suo servizio esiste un'altra partecipazione alla missione
di Cristo: quella del ministero conferito dal sacramento dell'Ordine,
la cui funzione è di servire a nome e in persona di Cristo Capo in mezzo
alla comunità.
1592 Il
sacerdozio ministeriale differisce essenzialmente dal sacerdozio comune
dei fedeli poiché conferisce un potere sacro per il servizio dei fedeli.
I ministri ordinati esercitano il loro servizio presso il popolo di Dio
attraverso l'insegnamento (munus docendi), il culto divino
(munus liturgicum)
e il governo pastorale (munus regendi).
1593 Fin
dalle origini, il ministero ordinato è stato conferito ed esercitato in
tre gradi: quello dei Vescovi, quello dei presbiteri e quello dei diaconi.
I ministeri conferiti dall'ordinazione sono insostituibili per la struttura
organica della Chiesa: senza il Vescovo, i presbiteri e i diaconi, non
si può parlare di Chiesa.
(229)
1594 Il
Vescovo riceve la pienezza del sacramento dell'Ordine che lo inserisce
nel Collegio episcopale e fa di lui il capo visibile
della Chiesa particolare che gli è affidata. I Vescovi, in
quanto successori degli Apostoli e membri del Collegio, hanno parte
alla responsabilità apostolica e alla missione di tutta la Chiesa sotto
l'autorità del Papa, Successore di san Pietro.
1595 I
presbiteri sono uniti ai Vescovi nella dignità sacerdotale e nello stesso
tempo dipendono da essi nell'esercizio delle
loro funzioni pastorali; sono chiamati ad essere i saggi collaboratori
dei Vescovi; riuniti attorno al loro Vescovo formano il «
presbiterio », che insieme con lui porta la responsabilità della
Chiesa particolare. Essi ricevono dal Vescovo la responsabilità di una
comunità parrocchiale o di una determinata funzione ecclesiale.
1596 I
diaconi sono ministri ordinati per gli incarichi di servizio della Chiesa;
non ricevono il sacerdozio ministeriale, ma l'ordinazione conferisce loro
funzioni importanti nel ministero della parola, del culto divino, del
governo pastorale e del servizio della carità, compiti che devono assolvere
sotto l'autorità pastorale del loro Vescovo.
1597 Il
sacramento dell'Ordine è conferito mediante l'imposizione delle mani seguita
da una preghiera consacratoria solenne che chiede a Dio per l'ordinando
le grazie dello Spirito Santo richieste per il suo ministero. L'ordinazione
imprime un carattere sacramentale indelebile.
1598 La
Chiesa conferisce il sacramento dell'Ordine soltanto a
uomini (viri) battezzati, le cui attitudini per l'esercizio del ministero
sono state debitamente riconosciute. Spetta all'autorità della Chiesa
la responsabilità e il diritto di chiamare qualcuno a ricevere gli ordini.
1599 Nella
Chiesa latina il sacramento dell'Ordine per il presbiterato è conferito
normalmente solo a candidati disposti ad abbracciare liberamente il celibato
e che manifestano pubblicamente la loro volontà di osservarlo per amore
del regno di Dio e del servizio degli uomini.
1600 Spetta
ai Vescovi conferire il sacramento dell'Ordine nei tre gradi.
(141) Cf Eb 5,6; 7,11; Sal 110,4.
(142) Cf
Concilio Vaticano II, Cost. dogm. Lumen gentium,
10: AAS 57 (1965) 14.
(143) Cf Is 61,6.
(144) Cf Nm 1,48-53.
(145) Cf Gs 13,33.
(146) Cf Es 29,1-30; Lv
8.
(147) Cf Eb 5,1.
(148) Cf Ml 2,7-9.
(149) Cf Eb 5,3; 7,27; 10,1-4.
(150) Cf Nm 11,24-25.
(151) Pontificale Romano. Ordinazione del Vescovo,
dei presbiteri e dei diaconi, Ordinazione del Vescovo. Preghiera di ordinazione, 52 (Libreria Editrice Vaticana 1992) p. 48.
(152) Pontificale Romano. Ordinazione
del Vescovo, dei presbiteri e dei diaconi,
Ordinazione dei presbiteri. Preghiera di
ordinazione, 146 (Libreria Editrice Vaticana 1992) pp. 98-99.
(153) Pontificale Romano. Ordinazione
del Vescovo, dei presbiteri e dei diaconi,
Ordinazione dei diaconi. Preghiera di ordinazione, 230 (Libreria Editrice Vaticana 1992) p. 144.
(154) San Tommaso d'Aquino,
Commentarium in epistolam
ad Hebraeos, c.
7, lect. 4: Opera omnia, v. 21 (Parigi 1876) p. 647.
(155) Cf
Ap 1,6; 5,9-10; 1 Pt 2,5.9.
(156) Concilio Vaticano II, Cost. dogm. Lumen gentium,
10: AAS 57 (1965) 14.
(157) Concilio Vaticano II, Cost. dogm. Lumen gentium,
10: AAS 57 (1965) 14.
(158) Concilio Vaticano II, Cost. dogm. Lumen gentium,
10: AAS 57 (1965) 14.
(159) Cf Concilio Vaticano
II, Cost. dogm. Lumen gentium, 10: AAS 57 (1965) 14; Ibid.,
28: AAS 57 (1965) 34; Id., Cost. Sacrosanctum Concilium,
33: AAS 56 (1964) 108; Id., Decr. Christus Dominus, 11: AAS 58 (1966) 677; Id., Decr. Presbyterorum ordinis, 2: AAS 58 (1966) 992; Ibid.,
6: AAS 58 (1966) 999.
(160) Pio XII, Lett. enc. Mediator Dei:
AAS 14 (1947) 548.
(161) San Tommaso d'Aquino,
Summa theologiae, III, q. 22, a. 4, c: Ed. Leon.
11, 260.
(162) Cf Concilio Vaticano
II, Cost. dogm. Lumen gentium,
21: AAS 57 (1965) 24.
(163) Cf Sant'Ignazio di Antiochia, Epistula ad Trallianos,
3, 1: SC 10bis, 96 (Funk 1, 244); Id.,
Epistula ad Magnesios,
6,1: SC 10bis, 84 (Funk 1, 234).
(164) Concilio Vaticano II, Cost. dogm. Lumen gentium, 24: AAS 57 (1965) 29.
(165) Cf Mc 10,43-45; 1 Pt 5,3.
(166) San Giovanni Crisostomo, De
sacerdotio, 2, 4: SC 272, 118 (PG 48, 635);
cf Gv 21,15-17.
(167) Cf Concilio Vaticano
II, Cost. Sacrosanctum Concilium, 33: AAS 56 (1964) 108.
(168) Cf Concilio Vaticano
II, Cost. dogm. Lumen gentium,
10: AAS 57 (1965) 14.
(169) Concilio Vaticano II, Cost. dogm. Lumen gentium, 28:
AAS 57 (1965) 33-34.
(170) Sant'Ignazio di Antiochia, Epistula ad
Trallianos, 3, 1: SC 10bis, 96 (Funk
1, 244).
(171) Concilio Vaticano II, Cost. dogm. Lumen gentium, 20:
AAS 57 (1965) 23.
(172) Concilio Vaticano II, Cost. dogm. Lumen gentium, 21:
AAS 57 (1965) 24.
(173) Concilio Vaticano II, Cost. dogm. Lumen gentium, 21:
AAS 57 (1965) 25.
(174) Concilio Vaticano II, Cost. dogm. Lumen gentium, 21:
AAS 57 (1965) 25.
(175) Concilio Vaticano II, Decr.
Christus Dominus, 2: AAS 58 (1966) 674.
(176) Concilio Vaticano II, Cost. dogm. Lumen gentium, 22:
AAS 57 (1965) 26.
(177) Cf Concilio Vaticano
II, Cost. dogm. Lumen gentium, 22: AAS 57 (1965) 26.
(178) Pio XII, Lett. enc. Fidei donum: AAS 49
(1957) 237; cf Concilio Vaticano II, Cost. dogm. Lumen gentium, 23:
AAS 57 (1965) 27-28; Id., Decr. Christus Dominus, 4: AAS 58 (1966) 674-675; Ibid., 36: AAS 58 (1966) 692; Ibid.,
37: AAS 58 (1966) 693; Id., Decr.
Ad gentes,
5: AAS 58 (1966) 951-952; Ibid., 6: AAS
58 (1966) 952-953; Ibid., 38: AAS 58
(1966) 984-986.
(179) Cf Concilio Vaticano
II, Cost. Sacrosanctum Concilium, 41: AAS 56 (1964) 111; Id., Cost. dogm.
Lumen gentium,
26: AAS 57 (1965) 31-32.
(180) Concilio Vaticano II, Cost. dogm. Lumen gentium, 28:
AAS 57 (1965) 33.
(181) Concilio Vaticano II, Decr.
Presbyterorum ordinis,
2: AAS 58 (1966) 992.
(182) Concilio Vaticano II, Decr.
Presbyterorum ordinis,
2: AAS 58 (1966) 992.
(183) Cf Eb 5,1-10;
7,24; 9,11-28.
(184) Concilio Vaticano II, Cost. dogm. Lumen gentium, 28:
AAS 57 (1965) 34.
(185) Cf Concilio Vaticano
II, Decr. Presbyterorum
ordinis, 10: AAS 558 (1966) 1007.
(186) Concilio Vaticano II, Decr.
Optatam totius,
20: AAS 58 (1966) 726.
(187) Concilio Vaticano II, Cost. dogm. Lumen gentium, 28:
AAS 57 (1965) 34.
(188) Cf Concilio Vaticano
II, Decr. Presbyterorum
ordinis, 2: AAS 58 (1966) 993.
(189) Concilio Vaticano II, Cost. dogm. Lumen gentium, 28:
AAS 57 (1965) 35.
(190) Concilio Vaticano II. Decr.
Presbyterorum ordinis,
8: AAS 58 (1966) 1003.
(191) Concilio Vaticano II, Cost. dogm. Lumen gentium, 29:
AAS 57 (1965) 36; cf Id., Decr. Christus
Dominus, 15: AAS 58 (1966) 679.
(192) Cf Sant'Ippolito di Roma, Traditio
apostolica, 8: ed. B. Botte (Münster i.W. 1989) p. 22-24.
(193) Cf Concilio Vaticano
II, Cost. dogm. Lumen gentium, 41: AAS 57 (1965) 46; Id., Decr.
Ad gentes, 16: AAS 58 (1966) 967.
(194) Cf Mc 10,45; Lc 22,27; San Policarpo di
Smirne, Epistula ad Philippenses,
5, 2: SC 10bis 182 (Funk 1, 300).
(195) Cf Concilio Vaticano
II, Cost. dogm. Lumen gentium, 29: AAS 57 (1965) 36; Id., Cost. Sacrosanctum
Concilium, 35, 4: AAS 56 (1964) 109; Id., Decr. Ad gentes, 16: AAS
58 (1966) 967.
(196) Concilio Vaticano II, Cost. dogm. Lumen gentium,
29: AAS 57 (1965) 36.
(197) Concilio Vaticano II, Decr.
Ad gentes,
16: AAS 58 (1966) 967.
(198) Cf Pio XII, Cost. ap. Sacramentum Ordinis: DS 3858.
(199) Cf Pontificale
Romano. Ordinazione del Vescovo, dei presbiteri e dei diaconi, Ordinazione
dei presbiteri. Consegna del pane e del vino, 150 (Libreria Editrice Vaticana
1992) p. 102.
(200) Cf Prefazio degli
Apostoli I: Messale Romano (Libreria Editrice Vaticana 1993)
p. 361.
(201) Cf Ef 4,11.
(202) Cf Concilio Vaticano
II, Cost. dogm. Lumen gentium,
21: AAS 57 (1965) 24.
(203) Concilio Vaticano II, Cost. dogm. Lumen gentium, 21:
AAS 57 (1965) 24.
(204) Concilio Vaticano II, Cost. dogm. Lumen gentium, 20:
AAS 57 (1965) 23.
(205) Cf Innocenzo III,
Professio fedei Waldensibus praescripta: DS
794; Concilio Lateranense IV, Cap. 1, De fide catholica: DS 802; CIC canone 1012; CCEO canoni 744. 747.
(206) CIC canone 1024.
(207) Cf Mc 3,14-19; Lc 6,12-16.
(208) Cf 1 Tm 3,1-13; 2 Tm 1,6;
Tt 1,5-9.
(209) Cf San Clemente Romano,
Epistula ad Corinthios,
42, 4: SC 167, 168-170 (Funk 1, 152); Ibid., 44, 3: SC 167, 172 (Funk
1, 156).
(210) Cf Giovanni Paolo
II, Lett. ap. Mulieris dignitatem, 26-27: AAS 80 (1988) 1715-1720; Id., Lett. ap.
Ordinatio
sacerdotalis: AAS 86 (1994) 545-548; Congregazione per la Dottrina
della fede, Dich. Inter
insigniores: AAS 69 (1977) 98-116; Id., Risposta al dubbio circa la dottrina della Lett. ap. « Ordinatio
Sacerdotalis »: AAS 87 (1995) 1114.
(211) Cf Eb 5,4.
(212) Cf 1 Cor 7,32.
(213) Cf Concilio Vaticano
II, Decr. Presbyterorum
ordinis, 16: AAS 58 (1966) 1015-1016.
(214) Cf Concilio Vaticano
II, Decr. Presbyterorum
ordinis, 16: AAS 58 (1966) 1015.
(215) Cf Concilio di Trento,
Sess. 23a, Doctrina
de sacramento Ordinis, c. 4: DS 1767; Concilio
Vaticano II, Cost. dogm. Lumen gentium,
21: AAS 57 (1965) 25; Ibid., 28: AAS
57 (1965) 34; Ibid., 29: AAS 57 (1965)
36; Id., Decr. Presbyterorum
ordinis, 2: AAS 58 (1966) 992.
(216) Cf CIC canoni 290-293.
1336, § 1, 3 e 5. 1338, § 2.
(217) Cf Concilio di Trento,
Sess. 23a, Canones
de sacramento Ordinis, canone 4: DS 1774.
(218) Cf Concilio di Trento,
Sess. 7a, Canones
de sacramentis in genere, canone 12: DS
1612; Concilio di Costanza, Errores Iohannis Wyclif, 4: DS
1154.
(219) Sant'Agostino, In
Iohannis evangelium
tractatus, 5, 15: CCL 36, 50 (PL 35, 1422).
(220) Pontificale Romano. Ordinazione del Vescovo,
dei presbiteri e dei diaconi, Ordinazione del Vescovo. Preghiera di
ordinazione, 52 (Libreria Editrice Vaticana 1992)
p. 48.
(221) Cf Concilio Vaticano
II, Decr. Christus
Dominus, 13: AAS 58 (1966) 678-679; Ibid., 16: AAS 58 (1966) 680-681.
(222) Sant'Ippolito di Roma,
Traditio apostolica, 3: ed. B. Botte (Münster
i.W. 1989) p. 8-10.
(223) Liturgia bizantina. Seconda preghiera dell'imposizione
delle mani presbiterale: +ÛP@8`(4@< JÎ µX(" (Roma 1873) p.
136.
(224) Concilio Vaticano II, Cost. dogm. Lumen gentium, 29:
AAS 57 (1965) 36.
(225) San Gregorio Nazianzeno,
Oratio 2, 71: SC 247, 184 (PG
35, 480).
(226) San Gregorio Nazianzeno,
Oratio 2, 74: SC 247, 186 (PG
35, 481).
(227) San Gregorio Nazianzeno,
Oratio 2, 73: SC 247, 186 (PG
35, 481).
(228) B. Nodet, Le Curé d'Ars. Sa pensée-son
cœur (Le Puy 1966) p. 98.
(229) Cf Sant'Ignazio di Antiochia, Epistula ad Trallianos,
3, 1: SC 10bis, 96 (Funk 1,244).
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