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ARTICOLO 9
IL NONO COMANDAMENTO
« Non desiderare la casa del tuo prossimo. Non desiderare la moglie del tuo prossimo, né il suo schiavo, né la
sua schiava, né il suo bue, né il suo asino, né alcuna cosa che appartenga
al tuo prossimo » (Es 20,17).
« Chiunque guarda una donna per
desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore
» (Mt 5,28).
2514 San Giovanni distingue tre tipi di smodato desiderio o concupiscenza: la concupiscenza
della carne, la concupiscenza degli occhi e la superbia della vita. (388)
Secondo la tradizione catechistica cattolica, il nono comandamento proibisce
la concupiscenza carnale; il decimo la concupiscenza
dei beni altrui.
2515 La
« concupiscenza », nel senso etimologico, può designare ogni forma veemente
di desiderio umano. La teologia cristiana ha dato a questa parola il significato
specifico di moto dell'appetito sensibile che si oppone ai dettami della
ragione umana. L'Apostolo san Paolo la identifica con l'opposizione della
« carne » allo « spirito ». (389) È conseguenza della disobbedienza del
primo peccato. (390) Ingenera disordine nelle facoltà
morali dell'uomo e, senza essere in se stessa una colpa, inclina
l'uomo a commettere il peccato. (391)
2516 Già
nell'uomo, essendo un essere composto, spirito e corpo,
esiste una certa tensione, si svolge una certa lotta di tendenze tra lo
« spirito » e la « carne ». Ma essa di fatto
appartiene all'eredità del peccato, ne è una conseguenza e, al tempo stesso,
una conferma. Fa parte dell'esperienza quotidiana del combattimento spirituale:
« Per l'Apostolo non si tratta di discriminare e di
condannare il corpo, che con l'anima spirituale costituisce la natura
dell'uomo e la sua soggettività personale; egli si occupa invece delle
opere, o meglio delle stabili disposizioni – virtù e vizi – moralmente
buone o cattive, che sono frutto
di sottomissione (nel primo caso) oppure di resistenza
(nel secondo) all'azione salvifica dello Spirito Santo. Perciò
l'Apostolo scrive: "Se pertanto viviamo dello Spirito, camminiamo
anche secondo lo Spirito" (Gal 5,25) ». (392)
I.
La purificazione del cuore
2517 Il
cuore è la sede della personalità morale: « Dal cuore provengono i propositi
malvagi, gli omicidi, gli adultèri, le prostituzioni » (Mt
15,19). La lotta contro la concupiscenza carnale passa attraverso
la purificazione del cuore e la pratica della temperanza:
« Conservati nella semplicità, nell'innocenza, e sarai come i bambini, i quali non conoscono il male che devasta
la vita degli uomini ». (393)
2518 La
sesta beatitudine proclama: « Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio
» (Mt 5,8). I « puri di cuore » sono coloro che hanno accordato la propria intelligenza e la propria
volontà alle esigenze della santità di Dio, in tre ambiti soprattutto:
la carità, (394) la castità o rettitudine sessuale, (395) l'amore della
verità e l'ortodossia della fede. (396) C'è un legame tra la purezza del
cuore, del corpo e della fede:
I fedeli devono credere gli articoli
del Simbolo, « affinché credendo, obbediscano a Dio; obbedendo, vivano
onestamente; vivendo onestamente, purifichino il loro cuore, e purificando
il loro cuore, comprendano quanto credono ». (397)
2519 Ai
« puri di cuore » è promesso che vedranno Dio faccia
a faccia e che saranno simili a lui. (398) La purezza del cuore è la condizione
preliminare per la visione. Fin d'ora essa ci permette
di vedere secondo Dio, di accogliere l'altro come un « prossimo
»; ci consente di percepire il corpo umano, il nostro e quello
del prossimo, come un tempio dello Spirito Santo, una manifestazione della
bellezza divina.
II. La lotta
per la purezza
2520 Il
Battesimo conferisce a colui che lo riceve la
grazia della purificazione da tutti i peccati. Ma
il battezzato deve continuare a lottare contro la concupiscenza della
carne e i desideri disordinati. Con la grazia di Dio giunge alla purezza
del cuore:
- mediante la virtù e il dono della castità,
perché la castità permette di amare con un cuore retto e indiviso;
- mediante la purezza d'intenzione che consiste
nel tenere sempre presente il vero fine dell'uomo: con un occhio semplice,
il battezzato cerca di trovare e di compiere in tutto
la volontà di Dio; (399)
- mediante la purezza dello sguardo, esteriore
ed interiore; mediante la disciplina dei sentimenti e dell'immaginazione;
mediante il rifiuto di ogni compiacenza nei
pensieri impuri, che inducono ad allontanarsi dalla via dei divini comandamenti:
« La vista provoca negli stolti il desiderio » (Sap
15,5);
- mediante la preghiera:
« Pensavo che la continenza si ottenesse con le proprie
forze e delle mie non ero sicuro. A tal segno
ero stolto da ignorare che [...] nessuno
può essere continente, se tu non lo concedi. E tu l'avresti concesso,
se avessi bussato alle tue orecchie col gemito del mio cuore e
lanciato in te la mia pena con fede salda ». (400)
2521 La
purezza esige il pudore. Esso è una parte integrante della temperanza.
Il pudore preserva l'intimità della persona. Consiste nel rifiuto di svelare
ciò che deve rimanere nascosto. È ordinato alla castità, di cui esprime
la delicatezza. Regola gli sguardi e i gesti in conformità alla dignità
delle persone e della loro unione.
2522 Il
pudore custodisce il mistero delle persone e del loro amore. Suggerisce
la pazienza e la moderazione nella relazione amorosa; richiede che siano
rispettate le condizioni del dono e dell'impegno definitivo dell'uomo
e della donna tra loro. Il pudore è modestia. Ispira la scelta dell'abbigliamento.
Conserva il silenzio o il riserbo là dove traspare il rischio di una curiosità
morbosa. Diventa discrezione.
2523 Esiste
non soltanto un pudore dei sentimenti, ma anche del corpo. Insorge, per
esempio, contro l'esposizione del corpo umano in funzione di una curiosità
morbosa in certe pubblicità, o contro la sollecitazione di certi mass-media
a spingersi troppo in là nella rivelazione di confidenze intime. Il pudore
detta un modo di vivere che consente di resistere alle suggestioni della
moda e alle pressioni delle ideologie dominanti.
2524 Le
forme che il pudore assume variano da una cultura all'altra. Dovunque,
tuttavia, esso appare come il presentimento di una dignità spirituale
propria dell'uomo. Nasce con il risveglio della coscienza del soggetto.
Insegnare il pudore ai fanciulli e agli adolescenti
è risvegliare in essi il rispetto della persona umana.
2525 La purezza cristiana
richiede una purificazione dell'ambiente sociale. Esige dai mezzi
di comunicazione sociale un'informazione attenta al rispetto e alla moderazione.
La purezza del cuore libera dal diffuso erotismo e tiene lontani dagli
spettacoli che favoriscono la curiosità morbosa e l'illusione.
2526 La
cosiddetta permissività dei costumi
si basa su una erronea concezione della libertà umana. La libertà,
per costruirsi, ha bisogno di lasciarsi educare preliminarmente dalla
legge morale. È necessario chiedere ai responsabili dell'educazione di
impartire alla gioventù un insegnamento rispettoso della verità, delle
qualità del cuore e della dignità morale e spirituale dell'uomo.
2527 «
La Buona Novella di Cristo rinnova continuamente la vita e la cultura
dell'uomo decaduto, combatte e rimuove gli errori e i mali derivanti dalla
sempre minacciosa seduzione del peccato. Continuamente purifica ed eleva
la moralità dei popoli. Con la ricchezza soprannaturale, feconda come
dall'interno, fortifica, completa e restaura in Cristo le qualità dello
spirito e le doti di ciascun popolo e di ogni
età ». (401)
In sintesi
2528 «
Chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio
con lei nel suo cuore » (Mt 5,28).
2529 Il
nono comandamento mette in guardia dal desiderio smodato o concupiscenza
carnale.
2530 La
lotta contro la concupiscenza carnale passa attraverso
la purificazione del cuore e la pratica della temperanza.
2531 La
purezza del cuore ci farà vedere Dio: fin d'ora ci consente di vedere
ogni cosa secondo Dio.
2532 La
purificazione del cuore esige la preghiera, la pratica della castità,
la purezza dell'intenzione e dello sguardo.
2533 La
purezza del cuore richiede il pudore, che è pazienza, modestia e discrezione.
Il pudore custodisce l'intimità della persona.
(388) Cf
1 Gv 2,16.
(389) Cf Gal 5,16.17.24;
Ef 2,3.
(390) Cf Gn 3,11.
(391) Cf Concilio di Trento,
Sess. 5a, Decretum de peccato originali,
canone 5: DS 1515.
(392) Giovanni Paolo II, Lett.
enc. Dominum et vivificantem,
55: AAS 78 (1986) 877-878.
(393) Erma, Pastor
27, 1 (mandatum 2, 1): SC
53, 146 (Funk 1, 70).
(394) Cf 1 Ts 4,3-9; 2 Tm 2,22.
(395) Cf
1 Ts 4,7; Col 3,5; Ef
4,19.
(396) Cf
Tt 1,15; 1 Tm
1,3-4; 2 Tm 2,23-26.
(397) Sant'Agostino, De fide et Symbolo, 10, 25: CSEL 25, 32 (PL 40, 196).
(398) Cf 1 Cor 13,12; 1 Gv 3,2.
(399) Cf Rm 12,2; Col 1,10.
(400) Sant'Agostino,
Confessiones, 6, 11, 20: CCL 27,
87 (PL 32, 729-730).
(401) Concilio
Vaticano II, Cost. past. Gaudium et spes, 58: AAS 58 (1966) 1079.
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