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ARTICOLO 2
IL MISTERO PASQUALE
NEI SACRAMENTI DELLA CHIESA
1113 Tutta
la vita liturgica della Chiesa gravita attorno al sacrificio eucaristico
e ai sacramenti. (39) Nella Chiesa vi sono sette sacramenti: il Battesimo,
la Confermazione o Crismazione, l'Eucaristia, la Penitenza, l'Unzione
degli infermi, l'Ordine, il Matrimonio. (40) In questo
articolo viene trattato ciò che è comune ai sette sacramenti della
Chiesa, dal punto di vista dottrinale. Quanto è loro comune riguardo alla
celebrazione sarà esposto nel capitolo secondo,
mentre ciò che è proprio a ciascuno di essi costituirà l'oggetto della
sezione seconda.
I. I sacramenti
di Cristo
1114 « Attenendoci alla dottrina delle Sacre Scritture,
alle tradizioni apostoliche e all'unanime pensiero [...] dei Padri », (41) noi professiamo
« che i sacramenti della nuova Legge [...] sono
stati istituiti tutti da Gesù Cristo nostro Signore ». (42)
1115 Le
parole e le azioni di Gesù nel tempo della sua vita nascosta e del suo
ministero pubblico erano già salvifiche. Esse anticipavano la potenza
del suo mistero pasquale. Annunziavano e preparavano ciò che egli avrebbe
donato alla Chiesa quando tutto fosse stato compiuto. I misteri della
vita di Cristo costituiscono i fondamenti di ciò che, ora, Cristo dispensa
nei sacramenti mediante i ministri della sua Chiesa, poiché « ciò che
[...] era visibile nel nostro Salvatore è passato nei suoi sacramenti
». (43)
1116 «
Forze che escono » dal corpo di Cristo, (44) sempre vivo
e vivificante, azioni dello Spirito Santo operante nel suo corpo
che è la Chiesa, i sacramenti sono i « capolavori di Dio » nella Nuova
ed eterna Alleanza.
II. I sacramenti
della Chiesa
1117 Per mezzo dello Spirito che la guida « alla verità
tutta intera » (Gv 16,13), la Chiesa ha riconosciuto a poco a poco questo tesoro ricevuto
da Cristo e ne ha precisato la « dispensazione », come ha fatto per il
canone delle divine Scritture e la dottrina della fede, quale fedele amministratrice
dei misteri di Dio. (45)
Così la Chiesa, nel corso dei secoli, è stata in grado di discernere che,
tra le sue celebrazioni liturgiche, ve ne sono sette le quali costituiscono,
nel senso proprio del termine, sacramenti istituiti dal Signore.
1118 I
sacramenti sono « della Chiesa » in un duplice significato: sono « da
essa » e « per essa ». Sono « dalla Chiesa » per il fatto che questa è il sacramento dell'azione di Cristo
che opera in lei grazie alla missione dello Spirito Santo. E sono « per
la Chiesa », sono cioè « sacramenti [...] che fanno la Chiesa », (46) in quanto manifestano e comunicano
agli uomini, soprattutto nell'Eucaristia, il mistero della comunione del
Dio Amore, uno in tre Persone.
1119 Poiché
con il Cristo-Capo forma « quasi un'unica [...] persona
mistica », (47) la Chiesa agisce nei sacramenti come « comunità sacerdotale
», « organicamente strutturata »: (48) mediante il Battesimo e la Confermazione,
il popolo sacerdotale è reso idoneo a celebrare la liturgia; d'altra parte
alcuni fedeli, insigniti dell'Ordine sacro, « sono posti in nome di Cristo
a pascere la Chiesa con la parola e la grazia di Dio ». (49)
1120 Il
ministero ordinato o « sacerdozio ministeriale » (50) è al servizio
del sacerdozio battesimale. Esso garantisce che, nei sacramenti, è proprio
il Cristo che agisce per mezzo dello Spirito Santo a favore della Chiesa.
La missione di salvezza affidata dal Padre al proprio Figlio incarnato
è consegnata agli Apostoli e da essi ai loro
successori; questi ricevono lo Spirito Santo di Gesù per operare in suo
nome e in sua persona. (51) Il ministro ordinato è dunque il legame sacramentale
che collega l'azione liturgica a ciò che hanno detto e fatto gli Apostoli,
e, tramite loro, a ciò che ha detto e operato Cristo, sorgente
e fondamento dei sacramenti.
1121 I
tre sacramenti del Battesimo, della Confermazione e dell'Ordine conferiscono,
oltre la grazia, un carattere sacramentale o « sigillo » in forza
del quale il cristiano partecipa al sacerdozio di Cristo e fa parte
della Chiesa secondo stati e funzioni diverse. Questa configurazione
a Cristo e alla Chiesa, realizzata dallo Spirito, è indelebile; (52) essa
rimane per sempre nel cristiano come disposizione positiva
alla grazia, come promessa e garanzia della protezione divina e come vocazione
al culto divino e al servizio della Chiesa. Tali sacramenti non possono
dunque mai essere ripetuti.
III. I sacramenti
della fede
1122 Cristo
ha inviato i suoi Apostoli perché « nel suo nome », siano « predicati
a tutte le genti la conversione e il perdono
dei peccati » (Lc 24,47). « Ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole
nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo » (Mt
28,19). La missione di battezzare, dunque la missione sacramentale,
è implicita nella missione di evangelizzare, poiché il sacramento è preparato
dalla Parola di Dio e dalla fede, la quale
è consenso a questa Parola:
« Il popolo di Dio viene
adunato innanzi tutto per mezzo della Parola del Dio vivente. [...]
La predicazione della Parola è necessaria per lo stesso ministero dei
sacramenti, trattandosi di sacramenti della fede, la quale nasce e si
alimenta con la Parola ». (53)
1123 «
I sacramenti sono ordinati alla santificazione degli uomini, all'edificazione
del corpo di Cristo, e, infine, a rendere culto a Dio; in
quanto segni, hanno poi anche la funzione di istruire. Non solo
suppongono la fede, ma con le parole e gli elementi rituali la nutrono,
la irrobustiscono e la esprimono; perciò vengono
chiamati sacramenti della fede ». (54)
1124 La
fede della Chiesa precede la fede del credente, che
è invitato ad aderirvi. Quando la Chiesa celebra
i sacramenti, confessa la fede ricevuta dagli Apostoli. Da qui
l'antico adagio: « Lex orandi,
lex credendi »
(oppure: « Legem credendi
lex statuat supplicandi
», secondo Prospero di Aquitania
[secolo quinto]). (55) La legge della preghiera è la legge della fede,
la Chiesa crede come prega. La liturgia è un elemento costitutivo della
santa e vivente Tradizione. (56)
1125 Per
questo motivo nessun rito sacramentale può essere modificato o manipolato
dal ministro o dalla comunità a loro piacimento. Neppure l'autorità suprema
nella Chiesa può cambiare la liturgia a sua discrezione, ma unicamente
nell'obbedienza della fede e nel religioso rispetto del mistero della
liturgia.
1126 Inoltre,
poiché i sacramenti esprimono e sviluppano la comunione di fede nella
Chiesa, la lex orandi
è uno dei criteri essenziali del dialogo che cerca di ricomporre l'unità
dei cristiani. (57)
IV. I
sacramenti della salvezza
1127 Degnamente
celebrati nella fede, i sacramenti conferiscono la grazia che significano.
(58) Sono efficaci perché in essi agisce
Cristo stesso: è lui che battezza, è lui che opera nei suoi sacramenti
per comunicare la grazia che il sacramento significa. Il Padre esaudisce
sempre la preghiera della Chiesa di suo Figlio, la quale, nell'epiclesi
di ciascun sacramento, esprime la propria fede nella potenza dello
Spirito. Come il fuoco trasforma in sé tutto ciò che tocca, così lo Spirito
Santo trasforma in vita divina ciò che è sottomesso alla sua potenza.
1128 È
questo il significato dell'affermazione della Chiesa: (59) i sacramenti
agiscono ex opere operato (lett. « per il fatto stesso che l'azione
viene compiuta »), cioè in virtù dell'opera salvifica di Cristo,
compiuta una volta per tutte. Ne consegue che « il sacramento non è realizzato
dalla giustizia dell'uomo che lo conferisce o lo riceve, ma dalla potenza
di Dio ». (60) Quando un sacramento viene celebrato
in conformità all'intenzione della Chiesa, la potenza di Cristo e del
suo Spirito agisce in esso e per mezzo di esso, indipendentemente dalla
santità personale del ministro. Tuttavia i frutti dei sacramenti dipendono
anche dalle disposizioni di colui che li riceve.
1129 La
Chiesa afferma che per i credenti i sacramenti della Nuova Alleanza sono
necessari alla salvezza. (61) La « grazia sacramentale » è la grazia
dello Spirito Santo donata da Cristo e propria di ciascun sacramento.
Lo Spirito guarisce e trasforma coloro che li ricevono conformandoli al
Figlio di Dio. Il frutto della vita sacramentale è che lo Spirito di
adozione deifica (62) i fedeli unendoli vitalmente al Figlio unico,
il Salvatore.
V. I sacramenti
della vita eterna
1130 La
Chiesa celebra il mistero del suo Signore « finché egli venga » (1
Cor 11,26) e « Dio sia tutto in tutti » (1 Cor
15,28). Dall'età apostolica la liturgia è attirata verso il
suo fine dal gemito dello Spirito nella Chiesa: « Marana tha!
» (1 Cor 16,22). La liturgia condivide così il desiderio di Gesù:
« Ho desiderato ardentemente di mangiare questa Pasqua con voi, [...]
finché essa non si compia nel regno di Dio » (Lc 22,15-16).
Nei sacramenti di Cristo la Chiesa già riceve la caparra
della sua eredità, già partecipa alla vita eterna, pur « nell'attesa
della beata speranza e della manifestazione della gloria del nostro grande
Dio e Salvatore Gesù Cristo » (Tt
2,13). « Lo Spirito e la Sposa dicono: "Vieni!"
[...]. Vieni, Signore Gesù! » (Ap
22,17.20).
San Tommaso riassume così le diverse dimensioni del
segno sacramentale: « Il sacramento è segno commemorativo del passato,
ossia della passione del Signore; è segno dimostrativo del frutto prodotto
in noi dalla sua passione, cioè della grazia;
è segno profetico, che preannunzia la gloria futura ». (63)
In sintesi
1131 I
sacramenti sono segni efficaci della grazia, istituiti da Cristo e affidati
alla Chiesa, attraverso i quali ci viene elargita
la vita divina. I riti visibili con i quali i sacramenti sono celebrati
significano e realizzano le grazie proprie di ciascun sacramento. Essi
portano frutto in coloro che li ricevono con le disposizioni richieste.
1132 La
Chiesa celebra i sacramenti come comunità sacerdotale strutturata mediante
il sacerdozio battesimale e quello dei ministri ordinati.
1133 Lo
Spirito Santo prepara ai sacramenti per mezzo della Parola di Dio e della
fede che accoglie la Parola nei cuori ben disposti. Allora, i sacramenti
fortificano ed esprimono la fede.
1134 Il
frutto della vita sacramentale è ad un tempo personale ed ecclesiale.
Da una parte tale frutto è, per ogni fedele, vivere per Dio in Cristo
Gesù; dall'altra costituisce per la Chiesa una crescita nella carità e
nella sua missione di testimonianza.
(39) Cf Concilio Vaticano
II, Cost. Sacrosanctum Concilium,
6: AAS 56 (1964) 100.
(40) Cf
Concilio di Lione II, Professione di fede di Michele Paleologo:
DS 860; Concilio di Firenze, Decretum
pro Armenis: DS 1310; Concilio di Trento, Sess. 7a,
Canones de sacramentis
in genere, canone 1: DS 1601.
(41) Concilio di Trento, Sess.
7a, Decretum de
sacramentis, Prooemium: DS 1600.
(42) Concilio di Trento, Sess.
7a, Canones de sacramentis in genere, canone 1: DS 1601.
(43) San Leone Magno, Sermo 74, 2: CCL 138A, 457 (PL 54, 398).
(44) Cf Lc 5,17; 6,19; 8,46.
(45) Cf Mt 13,52; 1 Cor 4,1.
(46) Sant'Agostino, De
civitate Dei, 22,
17: CSEL 402, 625 (PL 41, 779); cf San Tommaso
d'Aquino, Summa theologiae,
III, q. 64, a. 2, ad 3: Ed.
Leon. 12, 43.
(47) Pio XII, Lett. enc. Mystici corporis: AAS 35 (1943) 226.
(48) Concilio Vaticano II, Cost. dogm. Lumen gentium, 11:
AAS 57 (1965) 15.
(49) Concilio Vaticano II, Cost. dogm. Lumen gentium,
11: AAS 57 (1965) 15.
(50) Concilio Vaticano II, Cost. dogm. Lumen gentium, 10: AAS 57 (1965) 14.
(51) Cf Gv 20,21-23; Lc 24,47; Mt 28,18-20.
(52) Concilio di Trento, Sess.
7a, Canones de sacramentis in genere, canone 9: DS 1609.
(53) Concilio Vaticano II, Decr. Presbyterorum ordinis, 4: AAS 58 (1966) 995-996.
(54) Concilio Vaticano II, Cost. Sacrosanctum Concilium,
59: AAS 56 (1964) 116.
(55) Indiculus, c.
8: DS 246 (PL 51, 209).
(56) Cf Concilio Vaticano
II, Cost. dogm. Dei Verbum,
8: AAS 58 (1966) 821.
(57) Cf Concilio Vaticano
II, Decr. Unitatis
redintegratio, 2: AAS 57 (1965) 91-92; Ibid., 15: AAS 57 (1965) 101-102.
(58) Cf Concilio di Trento,
Sess. 7a, Canones
de sacramentis in genere, canone 5: DS 1605;
Ibid., canone 6: DS 1606.
(59) Cf Concilio di Trento,
Sess. 7a, Canones de sacramentis
in genere, canone 8: DS 1608.
(60) San Tommaso d'Aquino, Summa theologiae,
III, q. 68, a. 8, c.: Ed. Leon. 12, 100.
(61) Cf Concilio di Trento,
Sess. 4a, Canones de sacramentis
in genere, canone 8: DS 1604.
(62) Cf 2 Pt 1,4.
(63) San Tommaso d'Aquino,
Summa theologiae, III, q. 60, a. 3, c: Ed. Leon. 12, 6.
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