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Paragrafo 3
I MISTERI DELLA VITA DI CRISTO
512 Il
Simbolo della fede, a proposito della vita di Cristo, non parla che dei
misteri dell'incarnazione (concezione e nascita) e della pasqua (passione,
crocifissione, morte, sepoltura, discesa agli
inferi, risurrezione, ascensione). Non dice nulla, in modo esplicito,
dei misteri della vita nascosta e della vita pubblica di Gesù, ma gli
articoli della fede concernenti l'incarnazione e la pasqua di Gesù illuminano tutta
la vita terrena di Cristo. « Tutto quello che Gesù fece e insegnò
dal principio fino al giorno in cui [...] fu
assunto in cielo » (At 1,1-2) deve essere visto alla luce dei
misteri del natale e della pasqua.
513 La
catechesi, secondo le circostanze, svilupperà tutta la ricchezza dei misteri
di Gesù. Qui basta indicare alcuni elementi comuni a tutti i misteri della
vita di Cristo (I), per accennare poi ai principali misteri della vita
nascosta (II) e pubblica (III) di Gesù.
I. Tutta
la vita di Cristo è mistero
514 Non
compaiono nei Vangeli molte cose che interessano la curiosità umana a
riguardo di Gesù. Quasi niente vi si dice della sua vita a Nazaret, e
anche di una notevole parte della sua vita pubblica non si fa parola.
(184) Ciò che è contenuto nei Vangeli è stato scritto « perché crediate
che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la
vita nel suo nome » (Gv 20,31).
515 I
Vangeli sono scritti da uomini che sono stati tra i primi a credere (185)
e che vogliono condividere con altri la loro fede. Avendo conosciuto,
nella fede, chi è Gesù, hanno potuto scorgere e fare scorgere in tutta
la sua vita terrena le tracce del suo mistero. Dalle fasce della sua nascita,
(186) fino all'aceto della sua passione (187) e al sudario della risurrezione,
(188) tutto nella vita di Gesù è segno del suo mistero. Attraverso i suoi
gesti, i suoi miracoli, le sue parole, è stato rivelato che « in lui abita
corporalmente tutta la pienezza della divinità » (Col 2,9). In
tal modo la sua umanità appare come « il sacramento », cioè
il segno e lo strumento della sua divinità e della salvezza che egli reca:
ciò che era visibile nella sua vita terrena condusse al mistero invisibile
della sua filiazione divina e della sua missione redentrice.
I tratti comuni dei misteri di Gesù
516 Tutta
la vita di Cristo è rivelazione del Padre: le sue parole e le sue
azioni, i suoi silenzi e le sue sofferenze, il suo modo di
essere e di parlare. Gesù può dire: « Chi vede
me, vede il Padre » (Gv 14,9), e il Padre: « Questi è il Figlio
mio, l'eletto; ascoltatelo » (Lc 9,35). Poiché
il nostro Signore si è fatto uomo per compiere la volontà del Padre, (189)
i più piccoli tratti dei suoi misteri ci manifestano l'amore di Dio per
noi. (190)
517 Tutta
la vita di Cristo è mistero di redenzione. La
redenzione è frutto innanzi tutto del sangue della croce, (191) ma questo
mistero opera nell'intera vita di Cristo: già nella sua incarnazione,
mediante la quale, facendosi povero, ci ha arricchiti con la sua povertà;
(192) nella sua vita nascosta che, con la sua sottomissione, (193) ripara
la nostra insubordinazione; nella sua parola che purifica i suoi ascoltatori;
(194) nelle guarigioni e negli esorcismi che opera, mediante i quali «
ha preso le nostre infermità e si è addossato le nostre malattie » (Mt
8,17); (195) nella sua risurrezione, con la quale ci giustifica.
(196)
518 Tutta
la vita di Cristo è mistero di ricapitolazione. Quanto Gesù ha
fatto, detto e sofferto, aveva come scopo di
ristabilire nella sua primitiva vocazione l'uomo decaduto:
« Allorché si è incarnato e si è fatto uomo, ha ricapitolato
in se stesso la lunga storia degli uomini e in breve ci ha procurato
la salvezza, così che noi recuperassimo in
Gesù Cristo ciò che avevamo perduto in Adamo, cioè d'essere ad immagine
e somiglianza di Dio ». (197) « Per questo appunto Cristo è passato
attraverso tutte le età della vita, restituendo con ciò a tutti gli
uomini la comunione con Dio ». (198)
La nostra comunione ai misteri di Gesù
519 Tutta
la ricchezza di Cristo è destinata ad ogni uomo e costituisce il bene
di ciascuno. (199) Cristo non ha vissuto la sua vita per sé, ma per
noi, dalla sua incarnazione « per noi uomini e per la nostra salvezza
» (200) fino alla sua morte « per i nostri peccati » (1 Cor 15,3)
e alla sua risurrezione « per la nostra giustificazione » (Rm 4,25).
E anche adesso, è nostro avvocato « presso il Padre » (1
Gv 2,1), « essendo sempre vivo per intercedere » a nostro favore (Eb
7,25). Con tutto ciò che ha vissuto e sofferto
per noi una volta per tutte, egli resta sempre « al cospetto di Dio in
nostro favore » (Eb 9,24).
520 Durante
tutta la sua vita, Gesù si mostra come nostro modello: (201) è
« l'uomo perfetto » (202) che ci invita a diventare
suoi discepoli e a seguirlo; con il suo abbassamento, ci ha dato un esempio
da imitare, (203) con la sua preghiera, attira alla preghiera, (204) con
la sua povertà, chiama ad accettare liberamente la spogliazione e le persecuzioni.
(205)
521 Tutto
ciò che Cristo ha vissuto, egli fa sì che noi possiamo viverlo in lui
e che egli lo viva in noi.
« Con l'incarnazione il Figlio di Dio si è unito in certo modo a ogni
uomo ». (206) Siamo chiamati a formare una cosa sola con lui; egli ci
fa comunicare come membra del suo corpo a ciò che ha vissuto nella sua
carne per noi e come nostro modello:
« Noi dobbiamo sviluppare continuamente in noi e,
in fine, completare gli stati e i misteri di Gesù. Dobbiamo poi pregarlo
che li porti lui stesso a compimento in noi e in tutta la sua Chiesa.
[...] Il Figlio di Dio desidera una certa partecipazione e come un'estensione
e continuazione in noi e in tutta la sua Chiesa dei suoi misteri mediante
le grazie che vuole comunicarci e gli effetti che intende operare in
noi attraverso i suoi misteri. E con questo mezzo egli vuole completarli in noi ». (207)
II. I
misteri dell'infanzia e della vita nascosta di Gesù
Le preparazioni
522 La
venuta del Figlio di Dio sulla terra è un avvenimento di tale portata
che Dio lo ha voluto preparare nel corso dei secoli. Riti e sacrifici,
figure e simboli della « prima Alleanza », (208) li fa
convergere tutti verso Cristo; lo annunzia per bocca dei profeti che si
succedono in Israele; risveglia inoltre nel cuore dei pagani l'oscura
attesa di tale venuta.
523 San Giovanni Battista è
l'immediato precursore del Signore, (209) mandato a preparargli la via.
(210) « Profeta dell'Altissimo » (Lc 1,76), di tutti i profeti
è il più grande (211) e l'ultimo; (212) egli inaugura il Vangelo;
(213) saluta la venuta di Cristo fin dal seno di sua madre (214) e trova
la sua gioia nell'essere « l'amico dello sposo » (Gv 3,29), che
designa come « l'Agnello di Dio [...] che toglie
il peccato del mondo » (Gv 1,29). Precedendo Gesù « con lo spirito
e la forza di Elia » (Lc 1,17), gli rende
testimonianza con la sua predicazione, con il suo battesimo di conversione
ed infine con il suo martirio. (215)
524 La
Chiesa, celebrando ogni anno la liturgia dell'Avvento, attualizza
questa attesa del Messia: mettendosi in comunione con la lunga
preparazione della prima venuta del Salvatore, i fedeli ravvivano l'ardente
desiderio della sua seconda venuta. (216) Con la celebrazione della nascita
e del martirio del Precursore, la Chiesa si unisce al suo desiderio: «
Egli deve crescere e io invece diminuire » (Gv
3,30).
Il mistero del natale
525 Gesù
è nato nell'umiltà di una stalla, in una famiglia povera; (217) semplici
pastori sono i primi testimoni dell'avvenimento. In questa povertà si
manifesta la gloria del cielo. (218) La Chiesa non cessa di cantare la
gloria di questa notte:
« La Vergine oggi dà alla
luce l'Eterno
e la terra offre una grotta all'Inaccessibile.
Gli angeli e i pastori a lui inneggiano
e i magi, guidati dalla stella, vengono ad adorarlo.
Tu sei nato per noi
piccolo Bambino, Dio eterno! ». (219)
526 « Diventare come i bambini » in rapporto a Dio è la
condizione per entrare nel Regno; (220) per questo ci si deve abbassare,
(221) si deve diventare piccoli; anzi, bisogna « rinascere dall'alto »
(Gv 3,7), essere generati da Dio (222) per diventare figli di Dio. (223) Il mistero del natale si compie in noi allorché
Cristo « si forma » in noi. (224) Natale è il mistero di questo « meraviglioso
scambio »:
« O admirabile commercium!
Creator generis humani, animatum corpus sumens, de Virgine nasci dignatus
est; et procedens homo sine semine, largitus est nobis suam deitatem
– O meraviglioso scambio! Il Creatore ha preso un'anima e un corpo,
è nato da una Vergine; fatto uomo senza opera d'uomo, ci dona la sua
divinità ». (225)
I misteri dell'infanzia di Gesù
527 La
circoncisione di Gesù, otto
giorni dopo la nascita, (226) è segno del suo inserimento nella discendenza
di Abramo, nel popolo dell'Alleanza, della sua sottomissione
alla Legge, (227) della sua abilitazione al culto d'Israele al quale parteciperà
durante tutta la vita. Questo segno è prefigurazione della « circoncisione
di Cristo » che è il Battesimo. (228)
528 L'epifania
è la manifestazione di Gesù
come Messia d'Israele, Figlio di Dio e Salvatore del mondo. Insieme con
il battesimo di Gesù nel Giordano e con le nozze di Cana, (229) essa celebra
l'adorazione di Gesù da parte dei « magi » venuti dall'oriente. (230)
In questi « magi », che rappresentano le religioni pagane circostanti,
il Vangelo vede le primizie delle nazioni che nell'incarnazione accolgono
la Buona Novella della salvezza. La venuta dei magi a Gerusalemme per
adorare il re dei Giudei (231) mostra che essi, alla luce messianica della
stella di Davide, (232) cercano in Israele colui che sarà il re delle nazioni. (233) La loro venuta sta
a significare che i pagani non possono riconoscere
Gesù e adorarlo come Figlio di Dio e Salvatore del mondo se non volgendosi
ai Giudei (234) e ricevendo da loro la Promessa messianica quale è contenuta
nell'Antico Testamento. (235) L'epifania manifesta che « la grande
massa delle genti » entra nella famiglia dei patriarchi (236) e ottiene
la « dignità Israelitica ». (237)
529 La
presentazione di Gesù al Tempio (238) lo mostra come il Primogenito
che appartiene al Signore. (239) In Simeone e Anna è tutta l'attesa di Israele che viene all'incontro
con il suo Salvatore (la tradizione bizantina chiama così questo avvenimento).
Gesù è riconosciuto come il Messia tanto a lungo atteso, «luce delle genti
» e « gloria di Israele », ma anche come « segno
di contraddizione». La spada di dolore predetta a Maria annunzia l'altra
offerta, perfetta e unica, quella della croce, la quale darà la salvezza
« preparata da Dio davanti a tutti i popoli ».
530 La
fuga in Egitto e la strage degli
innocenti (240) manifestano l'opposizione delle tenebre alla luce: « Venne
fra la sua gente, ma i suoi non l'hanno accolto » (Gv 1,11). L'intera
vita di Cristo sarà sotto il segno della persecuzione. I suoi condividono
con lui questa sorte. (241) Il suo ritorno dall'Egitto (242) ricorda l'Esodo
(243) e presenta Gesù come il liberatore definitivo.
I misteri della vita nascosta di Gesù
531 Durante
la maggior parte della sua vita, Gesù ha condiviso la condizione della
stragrande maggioranza degli uomini: un'esistenza quotidiana senza apparente
grandezza, vita di lavoro manuale, vita religiosa giudaica sottomessa
alla Legge di Dio, (244) vita nella comunità. Riguardo a tutto questo
periodo ci è rivelato che Gesù era sottomesso (245) ai suoi genitori
e che « cresceva in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini
» (Lc 2,52).
532 Nella
sottomissione di Gesù a sua Madre e al suo padre legale si realizza l'osservanza
perfetta del quarto comandamento. Tale sottomissione è l'immagine nel
tempo dell'obbedienza filiale al suo Padre celeste. La quotidiana sottomissione
di Gesù a Giuseppe e a Maria annunziava e anticipava la sottomissione
del Giovedì Santo: « Non [...] la mia volontà... » (Lc 22,42). L'obbedienza di Cristo
nel quotidiano della vita nascosta inaugurava già l'opera di restaurazione
di ciò che la disobbedienza di Adamo aveva distrutto.
(246)
533 La
vita nascosta di Nazaret permette ad ogni uomo di essere in comunione
con Gesù nelle vie più ordinarie della vita quotidiana:
« Nazaret è la scuola dove si è iniziati a comprendere
la vita di Gesù, cioè la scuola del Vangelo.
[...] In primo luogo essa ci insegna il silenzio.
Oh! se rinascesse in noi la stima del silenzio,
atmosfera ammirabile e indispensabile dello spirito [...]. Essa ci insegna il modo di vivere in famiglia. Nazaret ci
ricordi cos'è la famiglia, cos'è la comunione di amore,
la sua bellezza austera e semplice, il suo carattere sacro e inviolabile
[...]. Infine impariamo una lezione di lavoro. Oh! dimora
di Nazaret, casa del « Figlio del falegname »! Qui soprattutto desideriamo
comprendere e celebrare la legge, severa certo, ma redentrice della
fatica umana [...]. Infine vogliamo salutare gli operai di tutto il
mondo e mostrar loro il grande modello, il
loro divino fratello ». (247)
534 Il
ritrovamento di Gesù nel Tempio (248) è il solo avvenimento che rompe
il silenzio dei Vangeli sugli anni nascosti di Gesù. Gesù vi lascia intravedere
il mistero della sua totale consacrazione a una missione che deriva dalla sua filiazione divina: « Non
sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio? ». Maria
e Giuseppe « non compresero » queste parole, ma le accolsero nella fede,
e Maria « serbava tutte queste cose nel suo cuore » nel corso degli anni
in cui Gesù rimase nascosto nel silenzio di una vita ordinaria.
III.
I misteri della vita pubblica di Gesù
Il battesimo di Gesù
535 L'inizio
(249) della vita pubblica di Gesù è il suo battesimo da parte di Giovanni
nel Giordano. (250) Giovanni predicava « un battesimo di conversione per
il perdono dei peccati » (Lc 3,3). Una folla di peccatori, pubblicani
e soldati, (251) farisei e sadducei (252) e prostitute (253) vengono a
farsi battezzare da lui. « Allora Gesù andò ». Il Battista esita, Gesù
insiste: riceve il battesimo. Allora lo Spirito Santo, sotto forma di
colomba, scende su Gesù e una voce dal cielo dice: « Questi è il Figlio
mio prediletto » (Mt 3,13-17). È la manifestazione (« epifania
») di Gesù come Messia di Israele e Figlio di
Dio.
536 Il
battesimo di Gesù è, da parte di lui, l'accettazione e l'inaugurazione
della sua missione di Servo sofferente. Egli si lascia
annoverare tra i peccatori; (254) è già « l'Agnello di Dio che toglie
il peccato del mondo » (Gv 1,29); già anticipa il « battesimo »
della sua morte cruenta. (255) Già viene ad
adempiere « ogni giustizia » (Mt 3,15), cioè si sottomette totalmente
alla volontà del Padre suo: accetta per amore il battesimo di morte per
la remissione dei nostri peccati. (256) A tale accettazione risponde la
voce del Padre che nel Figlio suo si compiace. (257) Lo Spirito, che Gesù
possiede in pienezza fin dal suo concepimento, si posa e « rimane » su
di lui. (258) Egli ne sarà la sorgente per tutta l'umanità. Al suo battesimo,
« si aprirono i cieli » (Mt 3,16) che il peccato di
Adamo aveva chiuso; e le acque sono santificate dalla discesa di
Gesù e dello Spirito, preludio della nuova creazione.
537 Con
il Battesimo, il cristiano è sacramentalmente assimilato a Gesù, il quale
con il suo battesimo anticipa la sua morte e la sua risurrezione; il cristiano
deve entrare in questo mistero di umile abbassamento
e pentimento, discendere nell'acqua con Gesù, per risalire con lui, rinascere
dall'acqua e dallo Spirito per diventare, nel Figlio, figlio amato dal
Padre e « camminare in una vita nuova » (Rm 6,4):
« Scendiamo nella tomba insieme
con Cristo per mezzo del Battesimo, in modo da poter anche risorgere
insieme con lui; scendiamo con lui per poter anche risalire con lui;
risaliamo con lui, per poter anche essere glorificati con lui ». (259)
« Tutto ciò che è avvenuto
in Cristo ci fa comprendere che, dopo l'immersione nell'acqua, lo Spirito
Santo vola su di noi dall'alto del cielo e che, adottati dalla voce
del Padre, diventiamo figli di Dio ». (260)
La tentazione di Gesù
538 I
Vangeli parlano di un tempo di solitudine di Gesù nel deserto, immediatamente
dopo che ebbe ricevuto il battesimo da Giovanni:
« Lo Spirito lo sospinse nel deserto » (Mc 1,12) ed egli vi rimane
quaranta giorni digiunando; sta con le fiere e gli angeli lo servono.
(261) Terminato questo periodo, Satana lo tenta tre volte cercando di
mettere alla prova la sua disposizione filiale verso Dio. Gesù respinge
tali assalti che ricapitolano le tentazioni di Adamo
nel paradiso e quelle d'Israele nel deserto, e il diavolo si allontana
da lui « per ritornare al tempo fissato » (Lc 4,13).
539 Gli
evangelisti rilevano il senso salvifico di questo misterioso avvenimento.
Gesù è il nuovo Adamo, rimasto fedele mentre il primo ha ceduto alla tentazione.
Gesù compie perfettamente la vocazione d'Israele: contrariamente a coloro
che in passato provocarono Dio durante i quaranta anni nel deserto, (262)
Cristo si rivela come il Servo di Dio obbediente in tutto alla divina
volontà. Così Gesù è vincitore del diavolo: egli ha legato l'uomo forte
per riprendergli il suo bottino. (263) La vittoria di Gesù sul tentatore
nel deserto anticipa la vittoria della passione, suprema obbedienza del
suo amore filiale per il Padre.
540 La tentazione di Gesù manifesta quale sia la messianicità
del Figlio di Dio, in opposizione a quella propostagli da Satana e che
gli uomini (264) desiderano attribuirgli. Per questo Cristo ha vinto il tentatore per noi:
« Infatti non abbiamo un sommo sacerdote
che non sappia compatire le nostre infermità, essendo stato lui stesso
provato in ogni cosa, a somiglianza di noi, escluso il peccato » (Eb
4,15). La Chiesa ogni anno si unisce al mistero di Gesù nel deserto
con i quaranta giorni della Quaresima.
«Il regno di Dio è vicino»
541 « Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù si recò nella
Galilea predicando il Vangelo di Dio e diceva: "Il tempo è compiuto
e il regno di Dio è vicino: convertitevi e credete al Vangelo" »
(Mc 1,14-15). « Cristo, per adempiere la volontà del Padre, ha
inaugurato in terra il regno dei cieli ». (265) Ora, la volontà del Padre
è di « elevare gli uomini alla partecipazione della vita divina ». (266)
Lo fa radunando gli uomini attorno al Figlio suo, Gesù Cristo. Questa
assemblea è la Chiesa, la quale in terra costituisce « il germe e l'inizio
» del regno di Dio. (267)
542 Cristo
è al centro di questa riunione degli uomini nella « famiglia di Dio ».
Li convoca attorno a sé con la sua parola, con i suoi « segni » che manifestano
il regno di Dio, con l'invio dei suoi discepoli. Egli realizzerà la venuta
del suo Regno soprattutto con il grande mistero
della sua pasqua: la sua morte in croce e la sua risurrezione. « Quando
sarò elevato da terra, attirerò tutti a me » (Gv 12,32). « Tutti
gli uomini sono chiamati a questa unione con
Cristo ». (268)
L'annunzio del regno di Dio
543 Tutti
gli uomini sono chiamati
ad entrare nel Regno. Annunziato dapprima ai figli di
Israele, (269) questo regno messianico è destinato ad accogliere
gli uomini di tutte le nazioni. (270) Per accedervi,
è necessario accogliere la parola di Gesù:
« La parola del Signore è paragonata appunto al seme
che viene seminato in un campo: quelli che
l'ascoltano con fede e appartengono al piccolo gregge di Cristo hanno
accolto il regno stesso di Dio; poi il seme per virtù propria germoglia
e cresce fino al tempo del raccolto ». (271)
544 Il
Regno appartiene ai poveri e ai piccoli, cioè
a coloro che l'hanno accolto con un cuore umile. Gesù è mandato per «
annunziare ai poveri un lieto messaggio » (Lc 4,18). (272) Li proclama
beati, perché « di essi è il regno dei cieli
» (Mt 5,3); ai « piccoli » il Padre si è degnato di rivelare ciò
che rimane nascosto ai sapienti e agli intelligenti. (273) Gesù condivide
la vita dei poveri, dalla mangiatoia alla croce; conosce la fame, (274)
la sete (275) e l'indigenza. (276) Anzi, arriva a identificarsi con ogni
tipo di poveri e fa dell'amore operante verso di loro la condizione per
entrare nel suo Regno. (277)
545 Gesù
invita i peccatori alla mensa del Regno: « Non sono venuto per
chiamare i giusti, ma i peccatori » (Mc 2,17). (278) Li invita
alla conversione, senza la quale non si può entrare nel Regno, ma nelle
parole e nelle azioni mostra loro l'infinita misericordia del Padre suo
per loro (279) e l'immensa « gioia [che] ci sarà in cielo per un peccatore
convertito » (Lc 15,7). La prova suprema di tale amore sarà il
sacrificio della propria vita « in remissione dei peccati » (Mt 26,28).
546 Gesù
chiama ad entrare nel Regno servendosi delle parabole, elemento
tipico del suo insegnamento. (280) Con esse egli
invita al banchetto del Regno, (281) ma chiede anche una scelta radicale:
per acquistare il Regno, è necessario « vendere » tutto; (282) le parole
non bastano, occorrono i fatti. (283) Le parabole sono come specchi per
l'uomo: accoglie la Parola come un terreno arido o come un terreno buono?
(284) Che uso fa dei talenti ricevuti? (285) Al centro delle parabole
stanno velatamente Gesù e la presenza del Regno in questo mondo. Occorre
entrare nel Regno, cioè diventare discepoli di Cristo per « conoscere i misteri
del regno dei cieli » (Mt 13,11). Per coloro che rimangono « fuori
» (Mc 4,11), tutto resta enigmatico. (286)
I segni del regno di Dio
547 Gesù
accompagna le sue parole con numerosi « miracoli, prodigi e segni » (At
2,22), i quali manifestano che in lui il
Regno è presente. Attestano che Gesù è il Messia annunziato. (287)
548 I
segni compiuti da Gesù testimoniano che il Padre lo ha mandato. (288)
Essi sollecitano a credere in lui. (289) A coloro che gli si rivolgono
con fede egli concede ciò che domandano. (290) Allora i miracoli rendono
più salda la fede in colui che compie le opere
del Padre suo: testimoniano che egli è il Figlio di Dio. (291) Ma possono
anche essere motivo di scandalo. (292) Non mirano a soddisfare la curiosità
e i desideri di qualcosa di magico. Nonostante i suoi miracoli tanto evidenti,
Gesù è rifiutato da alcuni; (293) lo si accusa perfino di agire per mezzo dei demoni. (294)
549 Liberando
alcuni uomini dai mali terreni della fame, (295) dell'ingiustizia, (296)
della malattia e della morte, (297) Gesù ha posto dei segni messianici;
egli non è venuto tuttavia per eliminare tutti i mali di quaggiù, (298)
ma per liberare gli uomini dalla più grave delle schiavitù: quella del
peccato, (299) che li ostacola nella loro vocazione di figli di Dio e
causa tutti i loro asservimenti umani.
550 La
venuta del regno di Dio è la sconfitta del regno di Satana: (300) « Se
io scaccio i demoni per virtù dello Spirito di Dio, è certo giunto fra
voi il regno di Dio » (Mt 12,28). Gli esorcismi di Gesù
liberano alcuni uomini dal tormento dei demoni. (301) Anticipano la grande
vittoria di Gesù sul « principe di questo mondo ». (302) Il regno di Dio
sarà definitivamente stabilito per mezzo della croce di Cristo: « Regnavit
a ligno Deus – Dio regnò dalla croce ». (303)
«Le chiavi del Regno»
551 Fin
dagli inizi della vita pubblica, Gesù sceglie dodici uomini perché stiano
con lui e prendano parte alla sua missione; (304)
li fa partecipi della sua autorità e li manda « ad annunziare il regno
di Dio e a guarire gli infermi » (Lc 9,2). Restano per sempre associati
al regno di Cristo, che, per mezzo di essi, guida
la Chiesa:
« Io preparo per voi un regno, come il Padre l'ha
preparato per me; perché possiate mangiare e bere alla mia mensa nel
mio regno, e siederete in trono a giudicare le dodici tribù d'Israele
» (Lc 22,29-30).
552 Nel
collegio dei Dodici Simon Pietro occupa il primo posto. (305) Gesù a lui
ha affidato una missione unica. Grazie ad una rivelazione concessagli
dal Padre, Pietro aveva confessato: « Tu sei il Cristo, il Figlio del
Dio vivente » (Mt 16,16). Nostro Signore allora gli aveva detto:
« Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le porte
degli inferi non prevarranno contro di essa »
(Mt 16,18). Cristo, « Pietra viva », (306) assicura alla sua Chiesa
fondata su Pietro la vittoria sulle potenze di morte. Pietro, a causa
della fede da lui confessata, resterà la roccia incrollabile della Chiesa.
Avrà la missione di custodire la fede nella sua integrità e di confermare
i suoi fratelli. (307)
553 Gesù
ha conferito a Pietro un potere specifico: «
A te darò le chiavi del regno dei cieli, e tutto ciò che legherai sulla
terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà
sciolto nei cieli » (Mt 16,19). Il « potere delle chiavi » designa
l'autorità per governare la casa di Dio, che è la Chiesa. Gesù, « il Buon
Pastore » (Gv 10,11), ha confermato questo incarico
dopo la risurrezione: « Pasci le mie pecorelle » (Gv 21,15-17).
Il potere di « legare e sciogliere » indica l'autorità di assolvere dai
peccati, di pronunciare giudizi in materia di dottrina, e prendere decisioni
disciplinari nella Chiesa. Gesù ha conferito tale autorità alla Chiesa
attraverso il ministero degli Apostoli (308) e particolarmente di Pietro,
il solo cui ha esplicitamente affidato le chiavi del Regno.
Un anticipo del Regno: la trasfigurazione
554 Dal giorno in cui Pietro ha confessato che Gesù è
il Cristo, il Figlio del Dio vivente, il Maestro « cominciò a dire apertamente
ai suoi discepoli che doveva andare a Gerusalemme, e soffrire molto [...] e venire ucciso e
risuscitare il terzo giorno » (Mt 16,21). Pietro protesta a questo
annunzio, (309) gli altri addirittura non lo comprendono. (310)
In tale contesto si colloca l'episodio misterioso della trasfigurazione
di Gesù (311) su un alto monte, davanti a tre testimoni da lui scelti:
Pietro, Giacomo e Giovanni. Il volto e la veste di Gesù diventano sfolgoranti
di luce, appaiono Mosè ed Elia che parlano « della sua dipartita che avrebbe
portato a compimento a Gerusalemme » (Lc 9,31). Una nube li avvolge
e una voce dal cielo dice: « Questi è il Figlio mio, l'eletto; ascoltatelo »
(Lc 9,35).
555 Per
un istante, Gesù mostra la sua gloria divina, confermando così la confessione
di Pietro. Rivela anche che, per « entrare nella sua gloria » (Lc 24,26),
deve passare attraverso la croce a Gerusalemme. Mosè ed Elia avevano
visto la gloria di Dio sul monte; la Legge e i profeti avevano annunziato
le sofferenze del Messia. (312) La passione di Gesù
è proprio la volontà del Padre: il Figlio agisce come Servo di
Dio. (313) La nube indica la presenza dello Spirito Santo: « Tota Trinitas
apparuit: Pater in voce, Filius in homine, Spiritus
in nube clara – Apparve tutta la Trinità: il Padre nella voce,
il Figlio nell'uomo, lo Spirito nella nube luminosa »: (314)
« Tu ti sei trasfigurato sul monte, e, nella misura
in cui ne erano capaci, i tuoi discepoli hanno
contemplato la tua gloria, Cristo Dio, affinché, quando ti avrebbero
visto crocifisso, comprendessero che la tua passione era volontaria
ed annunziassero al mondo che tu sei veramente l'irradiazione del Padre
». (315)
556 Alla soglia della vita pubblica: il battesimo; alla
soglia della pasqua: la trasfigurazione. Col battesimo di Gesù « declaratum fuit mysterium
primae regenerationis – fu manifestato il mistero della prima rigenerazione
»: il nostro Battesimo; la trasfigurazione « est sacramentum secundae
regenerationis – è il sacramento della seconda rigenerazione »: la nostra
risurrezione. (316) Fin d'ora noi partecipiamo alla risurrezione
del Signore mediante lo Spirito Santo che agisce nel sacramento del corpo
di Cristo. La trasfigurazione ci offre un anticipo della venuta gloriosa
di Cristo « il quale trasfigurerà il nostro misero corpo per conformarlo
al suo corpo glorioso » (Fil 3,21). Ma
ci ricorda anche che « è necessario attraversare molte tribolazioni per
entrare nel regno di Dio » (At 14,22):
« Pietro non lo capiva ancora quando sul monte desiderava
vivere con Cristo. (317) Questa felicità Cristo te la riservava dopo
la morte, o Pietro. Ora invece egli stesso ti dice: Discendi ad affaticarti
sulla terra, a servire sulla terra, a essere
disprezzato, a essere crocifisso sulla terra. È discesa la vita per
essere uccisa; è disceso il pane per sentire la fame; è discesa la via,
perché sentisse la stanchezza del cammino; è discesa la sorgente per
aver sete; e tu rifiuti di soffrire? ». (318)
La salita di Gesù a Gerusalemme
557 «
Mentre stavano compiendosi i giorni in cui sarebbe stato tolto dal mondo,
si diresse decisamente verso Gerusalemme » (Lc
9,51). (319) Con questa decisione, indicava che saliva a
Gerusalemme pronto a morire. A tre riprese aveva annunziato la
sua passione e la sua risurrezione. (320) Dirigendosi verso Gerusalemme
dice: « Non è possibile che un profeta muoia fuori di Gerusalemme » (Lc
13,33).
558 Gesù
ricorda il martirio dei profeti che erano stati
messi a morte a Gerusalemme. (321) Tuttavia, non desiste dall'invitare
Gerusalemme a raccogliersi attorno a lui: « Quante volte ho voluto raccogliere
i tuoi figli, come una gallina raccoglie i pulcini sotto le ali, e voi
non avete voluto! » (Mt 23,37b). Quando
arriva in vista di Gerusalemme, Gesù piange sulla città (322) ed ancora
una volta manifesta il desiderio del suo cuore: « Se avessi compreso anche
tu, in questo giorno, la via della pace! Ma ormai è stata nascosta ai tuoi occhi » (Lc 19,42).
L'ingresso messianico di Gesù a Gerusalemme
559 Come Gerusalemme accoglierà il suo Messia? Dopo essersi sempre sottratto
ai tentativi del popolo di farlo re, (323) Gesù sceglie il tempo e prepara
nei dettagli il suo ingresso messianico nella città di « Davide, suo padre
» (Lc 1,32). (324) È acclamato come il figlio di Davide, colui che porta la salvezza (Hosanna significa: « Oh,
sì, salvaci! », « donaci la salvezza! »). Ora, « Re della gloria » (Sal
24,7-10), entra nella sua città « cavalcando un asino » (Zc 9,9):
egli non conquista la Figlia di Sion, figura della sua Chiesa, né con
l'astuzia né con la violenza, ma con l'umiltà che rende testimonianza
alla verità. (325) Per questo i soggetti del suo Regno, in quel giorno,
sono i fanciulli (326) e i « poveri di Dio »,
i quali lo acclamano come gli angeli lo avevano annunziato ai pastori.
(327) La loro acclamazione, « Benedetto colui che viene nel nome del Signore » (Sal 118,26),
è ripresa dalla Chiesa nel « Santo » della liturgia eucaristica come introduzione
al memoriale della pasqua del Signore.
560 L'ingresso
di Gesù a Gerusalemme manifesta l'avvento del
Regno che il Re-Messia si accinge a realizzare con la pasqua della sua
morte e risurrezione. Con la celebrazione dell'entrata di Gesù in Gerusalemme,
la domenica delle Palme, la liturgia della Chiesa dà inizio alla
Settimana Santa.
In sintesi
561 «
Tutta la vita di Cristo fu un insegnamento continuo: i suoi silenzi,
i suoi miracoli, i suoi gesti, la sua preghiera, il suo amore per l'uomo,
la sua predilezione per i piccoli e per i poveri, l'accettazione del sacrificio
totale sulla croce per la redenzione del mondo, la sua risurrezione sono
l'attuazione della sua parola e il compimento della Rivelazione ».
(328)
562 I
discepoli di Cristo devono conformarsi a lui, finché egli sia formato
in loro. (329) « Per questo siamo assunti ai misteri della
sua vita, resi conformi a lui, morti e risuscitati con lui, finché con
lui regneremo ». (330)
563 Pastori
o magi, non si può incontrare Dio quaggiù che inginocchiandosi davanti
alla mangiatoia di Betlemme e adorandolo nascosto nella debolezza di un
bambino.
564 Con
la sua sottomissione a Maria e a Giuseppe, come pure con il suo umile
lavoro durante i lunghi anni di Nazaret, Gesù ci dà l'esempio della santità
nella vita quotidiana della famiglia e del lavoro.
565 Dall'inizio
della sua vita pubblica al momento del suo battesimo, Gesù è il « Servo » totalmente consacrato all'opera
redentrice che avrà il compimento nel « battesimo » della
sua passione.
566 La
tentazione nel deserto mostra Gesù Messia umile
che trionfa su Satana in forza della sua piena adesione al disegno di
salvezza voluto dal Padre.
567 Il
regno dei cieli è stato inaugurato in terra da Cristo. « Si manifesta chiaramente agli uomini nelle parole,
nelle opere, nella persona di Cristo ». (331) La Chiesa è il germe
e l'inizio di questo regno. Le sue chiavi sono affidate a Pietro.
568 La
trasfigurazione di Gesù ha come fine di consolidare la fede degli Apostoli
in vista della passione: la salita sull'«
alto monte » prepara la salita al Calvario. Cristo, Capo della
Chiesa, manifesta ciò che il suo corpo contiene e irradia nei sacramenti:
« la speranza della gloria » (Col 1,27). (332)
569 Gesù
è salito a Gerusalemme volontariamente, pur sapendo che vi sarebbe morto
di morte violenta a causa della grande ostilità
dei peccatori. (333)
570 L'ingresso
di Gesù a Gerusalemme è la manifestazione dell'avvento del Regno che il
Re-Messia, accolto nella sua città dai fanciulli
e dagli umili di cuore, si accinge a realizzare con la pasqua della sua
morte e risurrezione.
(184) Cf Gv 20,30.
(185) Cf Mc 1,1; Gv 21,24.
(186) Cf Lc 2,7.
(187) Cf Mt 27,48.
(188) Cf Gv 20,7.
(189) Cf Eb 10,5-7.
(190) Cf 1 Gv 4,9.
(191) Cf Ef 1,7; Col 1,13-14
(Vulgata); 1 Pt 1,18-19.
(192) Cf 2 Cor 8,
9.
(193) Cf Lc 2,51.
(194) Cf Gv 15,3.
(195) Cf Is 53,4.
(196) Cf Rm 4,25.
(197) Sant'Ireneo di Lione, Adversus
haereses, 3, 18, 1: SC 211, 342-344 (PG 7, 932).
(198) Sant'Ireneo di Lione, Adversus
haereses, 3, 18, 7: SC 211, 366 (PG 7, 937); cf Id., Adversus haereses, 2, 22, 4: SC 294, 220-222
(PG 7, 784).
(199) Cf Giovanni Paolo
II, Lett. enc. Redemptor hominis, 11: AAS 71 (1979) 278.
(200) Simbolo niceno-costantinopolitano: DS
150.
(201) Cf Rm 15,5; Fil 2,5.
(202) Concilio Vaticano II, Cost. past. Gaudium et spes, 38: AAS 58 (1966) 1055.
(203) Cf Gv 13,15.
(204) Cf Lc 11,1.
(205) Cf Mt 5,11-12.
(206) Concilio Vaticano
II, Cost. past. Gaudium et spes, 22: AAS 58 (1966) 1042.
(207) San Giovanni Eudes, Le royaume de
Jésus, 3, 4: Oeuvres complètes, v. 1 (Vannes 1905) p. 310-311.
(208) Cf Eb 9,15.
(209) Cf At 13,24.
(210) Cf Mt 3,3.
(211) Cf Lc 7,26.
(212) Cf Mt 11,13.
(213) Cf At 1,22; Lc 16,16.
(214) Cf Lc 1,41.
(215) Cf Mc 6,17-29.
(216) Cf Ap 22,17.
(217) Cf Lc 2,6-7.
(218) Cf Lc 2,8-20.
(219) San Romano il Melode, Kontakion,
10, In diem Nativitatis Christi, Prooemium: SC 110, 50.
(220) Cf Mt 18,3-4.
(221) Cf Mt 23,12.
(222) Cf Gv 1,13.
(223) Cf Gv 1,12.
(224) Cf Gal 4,19.
(225) Solennità di Maria SS.
Madre di Dio, Antifona ai I e II Vespri: Liturgia delle Ore,
v. 1 (Libreria Editrice Vaticana, 1981) p. 466 e 478.
(226) Cf Lc 2,21.
(227) Cf Gal 4,4.
(228) Cf Col 2,11-13.
(229) Cf Solennità dell'Epifania del Signore,
Antifona al « Magnificat » dei II Vespri: Liturgia
delle Ore, v. 1 (Libreria Editrice Vaticana, 1981) p. 551.
(230) Cf Mt 2,1.
(231) Cf Mt 2,2.
(232) Cf Nm 24,17; Ap 22,16.
(233) Cf Nm 24,17-19.
(234) Cf Gv 4,22.
(235) Cf Mt 2,4-6.
(236) Cf San Leone Magno, Sermo 33, 3: CCL
138, 173 (PL 54, 242).
(237) Veglia pasquale, Orazione dopo la terza lettura:
Messale Romano (Libreria Editrice Vaticana 1993) p. 171.
(238) Cf Lc 2,22-39.
(239) Cf Es 13,12-13.
(240) Cf Mt 2,13-18.
(241) Cf Gv 15,20.
(242) Cf Mt 2,15.
(243) Cf Os 11,1.
(244) Cf Gal 4,4.
(245) Cf Lc 2,51.
(246) Cf Rm 5,19.
(247) Paolo VI, Omelia nella
basilica dell'Annunciazione della beata Vergine Maria a Nazaret (5
gennaio 1964): AAS 56 (1964) 167-168.
(248) Cf Lc 2,41-52.
(249) Cf Lc 3,23.
(250) Cf At 1,22.
(251) Cf Lc 3,10-14.
(252) Cf Mt 3,7.
(253) Cf Mt 21,32.
(254) Cf Is 53,12.
(255) Cf Mc 10,38; Lc 12,50.
(256) Cf Mt 26,39.
(257) Cf Lc 3,22; Is 42,1.
(258) Cf Gv 1,32-33; Is 11,2.
(259) San Gregorio Nazianzeno, Oratio,
40, 9: SC 358, 216 (PG 36, 369).
(260) Sant'Ilario di Poitiers, In
evangelium Matthaei, 2, 6: SC 254, 110 (PL 9, 927).
(261) Cf Mc 1,13.
(262) Cf Sal 95,10.
(263) Cf Mc 3,27.
(264) Cf Mt 16, 21-23.
(265) Concilio Vaticano II, Cost. dogm. Lumen gentium, 3: AAS 57 (1965) 6.
(266) Concilio Vaticano II, Cost. dogm. Lumen gentium, 2: AAS 57 (1965) 5-6.
(267) Concilio Vaticano II, Cost. dogm. Lumen gentium, 5: AAS 57 (1965) 8.
(268) Concilio Vaticano II, Cost. dogm. Lumen gentium, 3: AAS 57 (1965) 6.
(269) Cf Mt 10,5-7.
(270) Cf Mt 8,11; 28,19.
(271) Concilio Vaticano II, Cost. dogm. Lumen gentium, 5: AAS 57 (1965) 7.
(272) Cf Lc 7,22.
(273) Cf Mt 11,25.
(274) Cf Mc 2,23-26; Mt 21,18.
(275) Cf Gv 4,6-7; 19,28.
(276) Cf Lc 9,58.
(277) Cf Mt 25,31-46.
(278) Cf 1 Tm 1,15.
(279) Cf Lc 15,11-32.
(280) Cf Mc 4,33-34.
(281) Cf Mt 22,1-14.
(282) Cf Mt 13,44-45.
(283) Cf Mt 21,28-32.
(284) Cf Mt 13,3-9.
(285) Cf Mt 25,14-30.
(286) Cf Mt 13,10-15.
(287) Cf Lc 7,18-23.
(288) Cf Gv 5,36; 10,25.
(289) Cf Gv 10,38.
(290) Cf Mc 5,25-34; 10,52; ecc.
(291) Cf Gv 10,31-38.
(292) Cf Mt 11,6.
(293) Cf Gv 11,47-48.
(294) Cf Mc 3,22.
(295) Cf Gv 6,5-15.
(296) Cf Lc 19,8.
(297) Cf Mt 11,5.
(298) Cf Lc 12,13-14; Gv 18,36.
(299) Cf Gv 8,34-36.
(300) Cf Mt 12,26.
(301) Cf Lc 8,26-39.
(302) Cf Gv 12,31.
(303) Venanzio Fortunato, Inno « Vexilla Regis
»: MGH 141, 34 (PL 88, 96).
(304) Cf Mc 3,13-19.
(305) Cf Mc 3,16; 9,2; Lc 24,34; 1 Cor 15,5.
(306) Cf 1 Pt 2,4.
(307) Cf Lc 22,32.
(308) Cf Mt 18,18.
(309) Cf Mt 16,22-23.
(310) Cf Mt 17,23; Lc 9,45.
(311) Cf Mt 17,1-8 e par.; 2 Pt 1,16-18.
(312) Cf Lc 24,27.
(313) Cf Is 42,1.
(314) San Tommaso d'Aquino, Summa theologiae,
III, q. 45, a. 4, ad 2: Ed. Leon. 11, 433.
(315) Liturgia bizantina. Kontakion
della festa della Trasfigurazione (Roma
1901) p. 341.
(316) San Tommaso d'Aquino, Summa
theologiae, III, q. 45, a. 4, ad 2: Ed. Leon. 11, 433.
(317) Cf Lc 9,33.
(318) Sant'Agostino, Sermo 78, 6: PL 38, 492-493.
(319) Cf Gv 13,1.
(320) Cf Mc 8,31-33; 9,31-32;
10,32-34.
(321) Cf Mt 23,37a.
(322) Cf Lc 19,41.
(323) Cf Gv 6,15.
(324) Cf Mt 21,1-11.
(325) Cf Gv 18,37.
(326) Cf Mt 21,15-16; Sal 8,3.
(327) Cf Lc 19,38; 2,14.
(328) Giovanni Paolo II, Esort. ap. Catechesi tradendae, 9: AAS 71 (1979) 1284.
(329) Cf Gal 4,19.
(330) Concilio Vaticano II, Cost. dogm. Lumen gentium, 7: AAS 57 (1965) 10.
(331) Concilio Vaticano II, Cost. dogm. Lumen gentium, 5: AAS 57 (1965) 7.
(332) Cf San Leone Magno, Sermo,
51, 3: CCL 138A, 298-299 (PL 54, 310).
(333) Cf Eb 12,3.
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