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ARTICOLO 2
GRAZIA E GIUSTIFICAZIONE
I.
La giustificazione
1987 La
grazia dello Spirito Santo ha il potere di giustificarci, cioè
di mondarci dai nostri peccati e di comunicarci la giustizia di Dio per
mezzo della fede in Gesù Cristo (219) e mediante il Battesimo: (220)
« Se siamo morti con Cristo,
crediamo che anche vivremo con lui, sapendo che Cristo risuscitato dai
morti non muore più; la morte non ha più potere su di lui. Per quanto
riguarda la sua morte, egli morì al peccato una volta per tutte;
ora invece per il fatto che egli vive, vive per Dio. Così anche voi
consideratevi morti al peccato, ma viventi per Dio, in Cristo Gesù »
(Rm 6,8-11).
1988 Per
mezzo della potenza dello Spirito Santo, noi prendiamo parte alla passione
di Cristo morendo al peccato, e alla sua risurrezione nascendo a
una vita nuova; siamo membra del suo corpo che è la Chiesa, (221) tralci
innestati sulla Vite che è lui stesso: (222)
« Per mezzo dello Spirito, tutti noi siamo detti partecipi
di Dio. [...] Entriamo a far parte della natura divina mediante la partecipazione
allo Spirito [...]. Ecco perché lo Spirito divinizza coloro nei quali
si fa presente ». (223)
1989 La
prima opera della grazia dello Spirito Santo è la conversione,
che opera la giustificazione, secondo l'annuncio di Gesù all'inizio del
Vangelo: « Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino » (Mt
4,17). Sotto la mozione della grazia, l'uomo si volge verso Dio e
si allontana dal peccato, accogliendo così il perdono e la giustizia dall'alto.
« La giustificazione [...] non è una semplice
remissione dei peccati, ma anche santificazione e rinnovamento dell'uomo
interiore ». (224)
1990 La
giustificazione separa l'uomo dal peccato che si oppone all'amore
di Dio, e purifica il suo cuore dal peccato. La giustificazione fa seguito
all'iniziativa della misericordia di Dio che offre il perdono. Riconcilia
l'uomo con Dio. Libera dalla schiavitù del peccato e guarisce.
1991 La
giustificazione è, al tempo stesso, accoglienza della giustizia di
Dio per mezzo della fede in Gesù Cristo.
Qui la giustizia designa la rettitudine dell'amore divino. Insieme con
la giustificazione, vengono infuse nei nostri cuori la fede, la speranza e la carità,
e ci è accordata l'obbedienza alla volontà divina.
1992 La
giustificazione ci è stata meritata dalla
passione di Cristo, che si è offerto sulla croce come ostia vivente,
santa e gradita a Dio, e il cui sangue è diventato strumento di propiziazione
per i peccati di tutti gli uomini. La giustificazione è accordata mediante
il Battesimo, sacramento della fede. Essa ci conforma alla giustizia di
Dio, il quale ci rende interiormente giusti con la potenza della sua misericordia.
Ha come fine la gloria di Dio e di Cristo, e il dono della vita eterna:
(225)
« Ora, indipendentemente dalla legge, si è manifestata
la giustizia di Dio, testimoniata dalla legge e dai profeti; giustizia
di Dio per mezzo della fede in Gesù Cristo, per tutti quelli che credono.
E non c'è distinzione: tutti hanno peccato
e sono privi della gloria di Dio, ma sono giustificati gratuitamente
per la sua grazia, in virtù della redenzione realizzata da Cristo Gesù.
Dio lo ha prestabilito a servire come strumento di
espiazione per mezzo della fede, nel suo sangue, al fine di manifestare
la sua giustizia, dopo la tolleranza usata verso i peccati passati,
nel tempo della divina pazienza. Egli manifesta la sua giustizia nel
tempo presente, per essere giusto e giustificare chi ha fede in Gesù
» (Rm 3,21-26).
1993 La
giustificazione stabilisce la collaborazione tra la grazia di Dio e
la libertà dell'uomo. Da parte dell'uomo essa si esprime nell'assenso
della fede alla parola di Dio che lo chiama alla conversione, e nella
cooperazione della carità alla mozione dello Spirito Santo, che lo previene
e lo custodisce:
« Dio tocca il cuore dell'uomo
con l'illuminazione dello Spirito Santo, in modo che né l'uomo resti
assolutamente inerte subendo quell'ispirazione,
che certo può anche respingere, né senza la grazia divina, con la sua
libera volontà, possa incamminarsi alla giustizia dinanzi a Dio ». (226)
1994 La
giustificazione è l'opera più eccellente dell'amore di Dio, manifestato
in Cristo Gesù e comunicato tramite lo Spirito Santo. Sant'Agostino
ritiene che « la giustificazione dell'empio è un'opera più grande della
creazione del cielo e della terra », perché « il cielo e la terra passeranno,
mentre la salvezza e la giustificazione degli eletti non passeranno mai
». (227) Pensa anche che la giustificazione dei peccatori supera la stessa
creazione degli angeli nella giustizia, perché manifesta una più grande
misericordia.
1995 Lo
Spirito Santo è il maestro interiore. Dando vita all'« uomo interiore
», (228) la giustificazione implica la santificazione di tutto
l'essere:
« Come avete messo le vostre membra
a servizio dell'impurità e dell'iniquità a pro dell'iniquità, così ora
mettete le vostre membra a servizio della giustizia per la vostra
santificazione [...]. Ora, liberati dal peccato e fatti servi
di Dio, voi raccogliete il frutto che vi porta alla santificazione e
come destino avete la vita eterna » (Rm
6,19.22).
II. La
grazia
1996 La
nostra giustificazione viene dalla grazia di Dio. La grazia è il favore,
il soccorso gratuito che Dio ci dà perché rispondiamo al suo invito:
diventare figli di Dio, (229) figli adottivi, (230) partecipi della natura
divina, (231) della vita eterna. (232)
1997 La
grazia è una partecipazione alla vita di Dio; ci
introduce nell'intimità della vita trinitaria. Mediante il Battesimo
il cristiano partecipa alla grazia di Cristo, Capo del suo corpo.
Come « figlio adottivo », egli può ora chiamare Dio « Padre », in unione
con il Figlio unigenito. Riceve la vita dello Spirito che infonde in lui
la carità e forma la Chiesa.
1998 Questa vocazione alla vita eterna è soprannaturale. Dipende
interamente dall'iniziativa gratuita di Dio, poiché egli solo può rivelarsi
e donare se stesso. Supera le capacità dell'intelligenza e le forze della
volontà dell'uomo, come di ogni creatura. (233)
1999 La
grazia di Cristo è il dono gratuito che Dio ci fa della sua vita, infusa
nella nostra anima dallo Spirito Santo per guarirla dal peccato e santificarla.
È la grazia santificante o deificante, ricevuta nel Battesimo.
Essa è in noi la sorgente dell'opera di santificazione: (234)
« Quindi se uno è in Cristo,
è una creatura nuova; le cose vecchie sono passate, ecco ne sono nate
di nuove. Tutto questo però viene da Dio, che ci ha riconciliati
con sé mediante Cristo » (2 Cor 5,17-18).
2000 La
grazia santificante è un dono abituale, una disposizione stabile e soprannaturale
che perfeziona l'anima stessa per renderla capace di vivere con Dio, di
agire per amor suo. Si distingueranno la grazia abituale, disposizione
permanente a vivere e ad agire secondo la chiamata divina, e le grazie
attuali che designano gli interventi divini sia all'inizio della conversione,
sia nel corso dell'opera di santificazione.
2001 La
preparazione dell'uomo ad accogliere la grazia è già un'opera della
grazia. Questa è necessaria per suscitare e sostenere la nostra collaborazione
alla giustificazione mediante la fede, e alla santificazione mediante
la carità. Dio porta a compimento in noi quello che ha incominciato: «
Egli infatti incomincia facendo in modo, con il suo intervento,
che noi vogliamo; egli porta a compimento, cooperando con i moti della
nostra volontà già convertita »: (235)
« Operiamo certamente anche noi, ma operiamo cooperando
con Dio che opera prevenendoci con la sua misericordia. Ci previene
però per guarirci e anche ci seguirà perché da santi diventiamo pure
vigorosi, ci previene per chiamarci e ci seguirà per glorificarci, ci
previene perché viviamo piamente e ci seguirà perché viviamo con lui
eternamente, essendo certo che senza di lui non possiamo far nulla ».
(236)
2002 La
libera iniziativa di Dio richiede la libera risposta dell'uomo;
infatti Dio ha creato l'uomo a propria immagine, dandogli,
con la libertà, il potere di conoscerlo e di amarlo. L'anima può entrare
solo liberamente nella comunione dell'amore. Dio tocca
immediatamente e muove direttamente il cuore dell'uomo. Egli ha posto
nell'uomo un'aspirazione alla verità e al bene che soltanto lui può soddisfare.
Le promesse della « vita eterna » rispondono, al di
là di ogni speranza, a tale aspirazione:
« Il riposo che prendesti al settimo giorno, dopo
aver compiuto le tue opere molto buone, sebbene le avessi fatte senza
fatica, è una predizione che ci fa l'oracolo del tuo Libro: noi pure,
compiute le nostre opere buone assai, certamente per tuo dono, nel sabato
della vita eterna riposeremo in te ». (237)
2003 La
grazia è innanzi tutto e principalmente il dono dello Spirito che ci giustifica
e ci santifica. Ma la grazia comprende anche i doni che lo Spirito ci
concede per associarci alla sua opera, per renderci capaci
di cooperare alla salvezza degli altri e alla crescita del corpo di Cristo,
la Chiesa. Sono le grazie sacramentali, doni
propri ai diversi sacramenti. Sono inoltre le grazie speciali chiamate
anche carismi con il termine greco usato da san Paolo, che significa
favore, dono gratuito, beneficio. (238) Qualunque sia
la loro natura a volte straordinaria, come il dono dei miracoli o delle
lingue, i carismi sono ordinati alla grazia santificante e hanno come
fine il bene comune della Chiesa. Sono al servizio della carità che edifica
la Chiesa. (239)
2004 Tra
le grazie speciali, è opportuno ricordare le grazie di stato che
accompagnano l'esercizio delle responsabilità della vita cristiana e dei
ministeri in seno alla Chiesa:
« Abbiamo pertanto doni diversi secondo la grazia
data a ciascuno di noi. Chi ha il dono della profezia
la eserciti secondo la misura della fede; chi ha un ministero attenda
al ministero; chi l'insegnamento all'insegnamento; chi l'esortazione
all'esortazione. Chi dà, lo faccia con semplicità; chi presiede, lo faccia con diligenza;
chi fa opere di misericordia, le compia con gioia » (Rm 12,6-8).
2005 Appartenendo
all'ordine soprannaturale, la grazia sfugge alla nostra esperienza
e solo con la fede può essere conosciuta. Pertanto
non possiamo basarci sui nostri sentimenti o sulle nostre opere per dedurne
che siamo giustificati e salvati. (240) Tuttavia, secondo la parola del
Signore: « Dai loro frutti li potrete riconoscere » (Mt
7,20), la considerazione dei benefici di Dio nella nostra vita e nella
vita dei santi ci offre una garanzia che la grazia sta operando in noi
e ci sprona ad una fede sempre più grande e ad un atteggiamento di povertà
fiduciosa. Si trova una delle più belle dimostrazioni di tale disposizione
d'animo nella risposta di santa Giovanna d'Arco ad una domanda subdola
dei suoi giudici ecclesiastici: « Interrogata se sappia d'essere nella
grazia di Dio, risponde: "Se non vi sono, Dio mi vuole mettere; se
vi sono, Dio mi vuole custodire in essa"
». (241)
III. Il
merito
« Nella festosa assemblea dei santi risplende la tua
gloria, e il loro trionfo celebra i doni della tua misericordia ». (242)
2006 Il
termine « merito » indica, in generale, la retribuzione dovuta da
una comunità o da una società per l'azione di uno dei suoi membri riconosciuta
come buona o cattiva, meritevole di ricompensa o di punizione. Il merito
è relativo alla virtù della giustizia in conformità al principio
dell'eguaglianza che ne è la norma.
2007 Nei
confronti di Dio, in senso strettamente giuridico, non c'è merito da parte
dell'uomo. Tra lui e noi la disuguaglianza è
smisurata, poiché noi abbiamo ricevuto tutto da lui, nostro Creatore.
2008 Il
merito dell'uomo presso Dio nella vita cristiana deriva dal fatto che
Dio ha liberamente disposto di associare l'uomo
all'opera della sua grazia. L'azione paterna di Dio precede con la
sua ispirazione, mentre il libero agire dell'uomo viene dopo nella sua
collaborazione, così che i meriti delle opere buone devono essere attribuiti
innanzi tutto alla grazia di Dio, poi al fedele. Il merito dell'uomo torna,
peraltro, anch'esso a Dio, dal momento che le sue buone azioni hanno
la loro origine, in Cristo, dalle ispirazioni e dagli aiuti dello Spirito
Santo.
2009 L'adozione
filiale, rendendoci partecipi per grazia della natura divina, può conferirci,
in conseguenza della giustizia gratuita di Dio, un vero merito.
È questo un diritto derivante dalla grazia, il pieno diritto dell'amore,
che ci fa « coeredi » di Cristo e degni di conseguire l'eredità promessa
della vita eterna. (243) I meriti delle nostre opere buone sono doni della
bontà divina. (244) « Prima veniva elargita la
grazia, ora viene reso il dovuto. [...] Sono proprio doni suoi i tuoi
meriti ». (245)
2010 Poiché
nell'ordine della grazia l'iniziativa appartiene a Dio, nessuno può
meritare la grazia prima, quella che sta
all'origine della conversione, del perdono e della giustificazione. Sotto
la mozione dello Spirito Santo e della carità, possiamo in seguito
meritare per noi stessi e per gli altri le grazie utili per la nostra
santificazione, per l'aumento della grazia e della carità, come pure per
il conseguimento della vita eterna. Gli stessi beni temporali, quali la
salute e l'amicizia, possono essere meritati seguendo la sapienza di Dio.
Tutte queste grazie e questi beni sono oggetto
della preghiera cristiana. Questa provvede al nostro bisogno di grazia
per le azioni meritorie.
2011 La
carità di Cristo è in noi la sorgente di tutti i nostri meriti davanti a Dio. La grazia, unendoci a Cristo con un
amore attivo, assicura il carattere soprannaturale dei nostri atti e,
di conseguenza, il loro merito davanti a Dio e davanti agli uomini. I
santi hanno sempre avuto una viva consapevolezza che i loro meriti erano
pura grazia:
« Dopo l'esilio della terra, spero di gioire fruitivamente di te nella Patria; ma non voglio accumulare
meriti per il cielo: voglio spendermi per il tuo solo amore [...]. Alla
sera di questa vita comparirò davanti a te con le mani vuote; infatti
non ti chiedo, o Signore, di tener conto delle mie opere. Tutte le nostre
giustizie non sono senza macchie ai tuoi occhi. Voglio perciò rivestirmi
della tua giustizia e ricevere dal tuo amore l'eterno
possesso di te stesso... ». (246)
IV. La
santità cristiana
2012 «
Sappiamo che tutto concorre al bene di coloro che amano
Dio [...]. Poiché quelli che egli da sempre ha conosciuto li ha anche
predestinati ad essere conformi all'immagine
del Figlio suo, perché egli sia il primogenito tra molti fratelli; quelli
poi che ha predestinati li ha anche chiamati; quelli che ha chiamati li
ha anche giustificati; quelli che ha giustificati li ha anche glorificati
» (Rm 8,28-30).
2013 «
Tutti i fedeli di qualsiasi stato o grado sono chiamati alla pienezza
della vita cristiana e alla perfezione della carità ». (247) Tutti sono
chiamati alla santità: « Siate voi dunque perfetti come
è perfetto il Padre vostro celeste » (Mt
5,48):
« Per raggiungere questa perfezione, i fedeli usino
le forze ricevute secondo la misura del dono di Cristo, affinché [...],
in tutto obbedienti alla volontà del Padre, con tutto il loro animo
si consacrino alla gloria di Dio e al servizio del prossimo. Così
la santità del popolo di Dio crescerà apportando frutti abbondanti,
come è splendidamente dimostrato, nella storia della Chiesa,
dalla vita di tanti santi ». (248)
2014 Il
progresso spirituale tende all'unione sempre più intima con Cristo. Questa
unione si chiama « mistica », perché partecipa al mistero di Cristo mediante
i sacramenti – « i santi misteri » – e, in lui, al mistero della Santissima
Trinità. Dio chiama tutti a questa intima unione
con lui, anche se soltanto ad alcuni sono concesse grazie speciali o segni
straordinari di questa vita mistica, allo scopo di rendere manifesto il
dono gratuito fatto a tutti.
2015 Il
cammino della perfezione passa attraverso la croce. Non c'è santità senza
rinuncia e senza combattimento spirituale. (249) Il progresso spirituale
comporta l'ascesi e la mortificazione, che gradatamente conducono a vivere
nella pace e nella gioia delle beatitudini:
« Colui che sale non cessa
mai di andare di inizio in inizio; non si è mai finito di incominciare.
Mai colui che sale cessa di desiderare ciò che già conosce ». (250)
2016 I
figli della santa Chiesa nostra Madre sperano
giustamente la grazia della perseveranza finale e la ricompensa di
Dio loro Padre per le buone opere compiute con la sua grazia, in comunione
con Gesù. (251) Osservando la medesima regola di vita, i credenti condividono
« la beata speranza » di coloro che la misericordia divina riunisce nella
« città santa, la nuova Gerusalemme » che scende « dal
cielo, da Dio, pronta come una sposa adorna per il suo sposo »
(Ap 21,2).
In sintesi
2017 La
grazia dello Spirito Santo ci conferisce la giustizia di Dio. Unendoci
mediante la fede e il Battesimo alla passione e alla risurrezione di Cristo,
lo Spirito ci rende partecipi della sua vita.
2018 La
giustificazione, non diversamente dalla conversione, presenta due aspetti.
Sotto la mozione della grazia, l'uomo si volge verso Dio e si allontana
dal peccato, accogliendo così il perdono e la giustizia dall'alto.
2019 La
giustificazione comporta la remissione dei peccati, la santificazione
e il rinnovamento dell'uomo interiore.
2020 La
giustificazione ci è stata meritata dalla passione
di Cristo. Ci è accordata attraverso il Battesimo.
Ci conforma alla giustizia di Dio, il quale ci rende
giusti. Ha come fine la gloria di Dio e di Cristo e il dono della vita
eterna. È l'opera più eccellente della misericordia di Dio.
2021 La
grazia è l'aiuto che Dio ci dà perché rispondiamo alla nostra vocazione
di diventare suoi figli adottivi. Essa ci
introduce nell'intimità della vita trinitaria.
2022 L'iniziativa
divina nell'opera della grazia previene, prepara e suscita la libera risposta
dell'uomo. La grazia risponde alle profonde aspirazioni della libertà
umana; la invita a cooperare con essa e la perfeziona.
2023 La
grazia santificante è il dono gratuito che Dio ci fa della sua vita, infusa
dallo Spirito Santo nella nostra anima per guarirla dal peccato e santificarla.
2024 La
grazia santificante ci rende «
graditi a Dio ». I « carismi », grazie speciali
dello Spirito Santo, sono ordinati alla grazia santificante e hanno come
fine il bene comune della Chiesa. Dio agisce anche mediante molteplici
grazie attuali, che si distinguono dalla grazia abituale, permanente in
noi.
2025 Non
c'è per noi merito davanti a Dio se non come
conseguenza del libero disegno di Dio di associare l'uomo all'opera della
sua grazia. Il merito in primo luogo è da ascrivere alla grazia di Dio,
in secondo luogo alla collaborazione dell'uomo. Il merito dell'uomo spetta
anch'esso a Dio.
2026 La
grazia dello Spirito Santo, in virtù della nostra filiazione adottiva,
può conferirci un vero merito in conseguenza della giustizia gratuita
di Dio. La carità è in noi la principale sorgente del merito davanti a
Dio.
2027 Nessuno
può meritare la grazia prima, che sta all'origine della conversione. Sotto
la mozione dello Spirito Santo, possiamo meritare per noi stessi e per
gli altri tutte le grazie utili per giungere alla vita eterna, come pure
i beni materiali necessari.
2028 «
Tutti i fedeli [...] sono chiamati alla pienezza della vita cristiana
e alla perfezione della carità ». (252) « La perfezione cristiana
non ha che un limite: quello di non averne alcuno ». (253)
2029 «
Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la
sua croce e mi segua » (Mt 16,24).
(219) Cf Rm 3,22.
(220) Cf Rm 6,3-4.
(221) Cf
1 Cor 12.
(222) Cf Gv 15,1-4.
(223) Sant'Atanasio di Alessandria, Epistula
ad Serapionem, 1, 24: PG 26, 585-588.
(224) Concilio di Trento, Sess.
6a, Decretum de
iustificatione, c. 7: DS 1528.
(225) Cf Concilio di Trento,
Sess. 6a, Decretum de iustificatione,
c. 7: DS 1529.
(226) Concilio di Trento, Sess.
6a, Decretum de
iustificatione, c. 5: DS 1525.
(227) Sant'Agostino,
In Iohannis evangelium
tractatus, 72, 3: CCL 36, 508 (PL 35, 1823).
(228) Cf Rm 7,22; Ef
3,16.
(229) Cf Gv 1,12-18.
(230) Cf Rm 8,14-17.
(231) Cf 2 Pt 1,3-4.
(232) Cf Gv 17,3.
(233) Cf 1 Cor 2,7-9.
(234) Cf Gv 4,14; 7,38-39.
(235) Sant'Agostino, De
gratia et libero arbitrio,
17, 33: PL 44, 901.
(236) Sant'Agostino,
De natura et gratia,
31, 35: CSEL 49, 258-259 (PL 44, 264).
(237) Sant'Agostino,
Confessiones, 13, 36, 51: CCL
27, 272 (PL 32, 868).
(238) Cf Concilio Vaticano
II, Cost. dogm. Lumen gentium, 12: AAS 57 (1965) 16-17.
(239) Cf 1 Cor 12.
(240) Cf Concilio di Trento,
Sess. 6a, Decretum
de iustificatione, c. 9: DS 1533-1534.
(241) Santa Giovanna d'Arco, Dictum:
Procès de condamnation,
ed. P. Tisset (Paris 1960) p. 62.
(242) Prefazio dei santi, I:
Messale Romano (Libreria Editrice Vaticana 1993) p. 363; cf « Doctor gratiae
», Sant'Agostino, Enarratio
in Psalmum 102, 7: CCL 40, 1457 (PL 37,
1321).
(243) Cf Concilio di Trento,
Sess. 6a, Decretum de iustificatione,
c. 16: DS 1546.
(244) Cf Concilio di Trento,
Sess. 6a, Decretum de iustificatione,
c. 16: DS 1548.
(245) Sant'Agostino,
Sermo 298, 4-5: SPM 1, 98-99 (PL
38, 1367).
(246) Santa Teresa di Gesù Bambino, Atto di offerta all'Amore Misericordioso: Preghiere: Opere
complete (Libreria Editrice Vaticana 1997) p. 942-943.
(247) Concilio Vaticano II, Cost. dogm. Lumen gentium,
40: AAS 57 (1965) 45.
(248) Concilio Vaticano II, Cost. dogm. Lumen gentium, 40: AAS 57 (1965) 45.
(249) Cf 2 Tm 4.
(250) San Gregorio di Nissa, In Canticum, homilia 8: Gregorii Nysseni opera, ed. W. Jaeger-H.
Langerbeck, v. 6 (Leiden
1960) p. 247 (PG 44, 941).
(251) Cf Concilio di Trento,
Sess. 6a, Decretum de iustificatione,
canone 26: DS 1576.
(252) Cf Concilio Vaticano
II, Cost. dogm. Lumen gentium,
40: AAS 57 (1965).
(253) San Gregorio di Nissa, De vita Moysis, 1,
5: ed. M. Simonetti
(Vicenza 1984) p. 10 (PG 44, 300).
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