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ARTICOLO 5
GESU' CRISTO « DISCESE AGLI INFERI,
IL TERZO GIORNO RISUSCITO' DA MORTE »
631 Gesù
« era disceso nelle regioni inferiori della terra. Colui
che discese è lo stesso che anche ascese » (Ef
4,10). Il Simbolo degli Apostoli professa in uno stesso articolo di
fede la discesa di Cristo agli inferi e la sua risurrezione dai morti
il terzo giorno, perché nella sua pasqua egli dall'abisso della morte
ha fatto scaturire la vita:
« Cristo, tuo Figlio,
che, risuscitato dai morti,
fa risplendere sugli uomini la sua luce serena,
e vive e regna nei secoli dei secoli. Amen ». (525)
Paragrafo 1
CRISTO DISCESE AGLI INFERI
632 Le
frequenti affermazioni del Nuovo Testamento secondo le
quali Gesù « è risuscitato dai morti » (1 Cor 15,20) (526)
presuppongono che, preliminarmente alla risurrezione, egli abbia dimorato
nel soggiorno dei morti. (527) È il senso primo che la predicazione apostolica
ha dato alla discesa di Gesù agli inferi: Gesù ha conosciuto la morte
come tutti gli uomini e li ha raggiunti con la sua anima nella dimora dei morti. Ma egli vi è disceso come Salvatore, proclamando la Buona Novella
agli spiriti che vi si trovavano prigionieri. (528)
633 La
Scrittura chiama inferi, Shéol o ade
(529) il soggiorno dei morti dove Cristo morto è disceso, perché quelli
che vi si trovano sono privati della visione di Dio. (530) Tale
infatti è, nell'attesa del Redentore, la sorte di tutti i morti,
cattivi o giusti; (531) il che non vuol dire che la loro sorte sia identica,
come dimostra Gesù nella parabola del povero Lazzaro accolto nel « seno
di Abramo ». (532) « Furono appunto le anime di questi giusti in
attesa del Cristo a essere liberate da Gesù disceso all'inferno ». (533)
Gesù non è disceso agli inferi per liberare i dannati (534) né per distruggere
l'inferno della dannazione, (535) ma per liberare i giusti che l'avevano
preceduto. (536)
634 «
La Buona Novella è stata annunciata anche ai morti...
» (1 Pt 4,6). La discesa agli
inferi è il pieno compimento dell'annunzio evangelico della salvezza.
È la fase ultima della missione messianica di Gesù, fase condensata nel
tempo ma immensamente ampia nel suo reale significato di
estensione dell'opera redentrice a tutti gli uomini di tutti i
tempi e di tutti i luoghi, perché tutti coloro i quali sono salvati sono
stati resi partecipi della redenzione.
635 Cristo,
dunque, è disceso nella profondità della morte (537) affinché i « morti
» udissero « la voce del Figlio di Dio » (Gv
5,25) e, ascoltandola, vivessero. Gesù, «
l'Autore della vita », (538) ha ridotto « all'impotenza, mediante la morte,
colui che della morte ha il potere, cioè il diavolo
», liberando « così tutti quelli che per timore della morte erano soggetti
a schiavitù per tutta la vita » (Eb 2,14-15). Ormai Cristo risuscitato
ha « potere sopra la morte e sopra gli inferi » (Ap
1,18) e « nel nome di Gesù ogni ginocchio » si piega « nei cieli,
sulla terra e sotto terra » (Fil 2,10).
« Oggi sulla terra c'è grande
silenzio, grande silenzio e solitudine. Grande
silenzio perché il Re dorme: la terra è rimasta sbigottita e tace perché
il Dio fatto carne si è addormentato ed ha svegliato coloro che da secoli
dormivano. [...] Egli va a cercare il primo padre, come la pecora smarrita.
Egli vuole scendere a visitare quelli che siedono nelle tenebre e nell'ombra
di morte. Dio e il Figlio suo vanno a liberare dalle sofferenze Adamo
ed Eva, che si trovano in prigione. [...] Io sono il tuo Dio, che per te sono diventato tuo figlio. [...] Svegliati, tu che dormi! Infatti non ti ho creato perché rimanessi prigioniero nell'inferno.
Risorgi dai morti. Io sono la Vita dei morti ». (539)
In sintesi
636 Con
l'espressione « Gesù discese
agli inferi » il Simbolo professa che Gesù è morto realmente e
che, mediante la sua morte per noi, egli ha vinto la morte e il diavolo
« che della morte ha il potere » (Eb 2,14).
637 Cristo
morto, con l'anima unita alla sua Persona divina, è disceso alla dimora
dei morti. Egli ha aperto le porte del cielo ai giusti che l'avevano preceduto.
(525) Veglia pasquale, Preconio
pasquale (« Exsultet »): Messale Romano
(Libreria Editrice Vaticana 1993) p. 168.
(526) Cf At 3,15; Rm 8,11.
(527) Cf Eb 13,20.
(528) Cf 1 Pt 3,18-19.
(529) Cf Fil 2,10; At 2,24; Ap
1,18; Ef 4,9.
(530) Cf Sal 6,6; 88,11-13.
(531) Cf Sal 89,49; 1 Sam 28,19;
Ez 32,17-32.
(532) Cf Lc 16,22-26.
(533) Catechismo Romano, 1, 6, 3: ed. P. Rodríguez (Città
del Vaticano-Pamplona 1989) p. 71.
(534) Cf Concilio di Roma
(anno 745), De descensu Christi
ad inferos: DS 587.
(535) Cf
Benedetto XII, Libello Cum dudum (1341), 18: DS 1011; Clemente VI, Lettera Super
quibusdam (anno 1351), c.15,
13: DS 1077.
(536) Cf Concilio di Toledo
IV (anno 633), Capitulum, 1: DS 485;
Mt 27,52-53.
(537) Cf Mt 12,40; Rm 10,7; Ef
4,9.
(538) Cf At 3,15.
(539) Antica omelia sul santo e grande Sabato:
PG 43, 440. 452. 461.
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