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Paragrafo 2
GESU' MORI' CROCIFISSO
I. Il
processo a Gesù
Divisioni delle autorità ebraiche a riguardo di Gesù
595 Tra
le autorità religiose di Gerusalemme non ci sono stati solamente il fariseo
Nicodemo (419) o il notabile Giuseppe di Arimatea
ad essere, di nascosto, discepoli di Gesù, (420) ma a proposito di lui
(421) sono sorti dissensi per lungo tempo al punto che, alla vigilia stessa
della sua passione, san Giovanni può dire: « Tra i capi, molti credettero
in lui », anche se in maniera assai imperfetta (Gv
12,42). La cosa non ha nulla di sorprendente se si tiene presente
che all'indomani della pentecoste « un gran numero di sacerdoti aderiva
alla fede » (At 6,7) e che « alcuni della setta dei farisei erano
diventati credenti » (At 15,5) al punto che san Giacomo può dire
a san Paolo: « Tu vedi, o fratello, quante migliaia di Giudei sono venuti
alla fede e tutti sono gelosamente attaccati alla Legge » (At 21,20).
596 Le
autorità religiose di Gerusalemme non sono state unanimi nella condotta
da tenere nei riguardi di Gesù. (422) I farisei hanno minacciato di scomunica
coloro che lo avrebbero seguito. (423) A coloro che
temevano: « Tutti crederanno in lui e verranno i Romani e distruggeranno
il nostro luogo santo e la nostra nazione » (Gv
11,48) il sommo sacerdote Caifa propose
profetizzando: « [È] meglio che muoia un solo uomo per il popolo e non
perisca la nazione intera » (Gv 11,50). Il Sinedrio, avendo dichiarato Gesù
reo di morte (424) in quanto bestemmiatore, ma
avendo perduto il diritto di mettere a morte, (425) consegna Gesù ai Romani
accusandolo di rivolta politica, (426) cosa che lo metterà alla pari con
Barabba accusato di « sommossa » (Lc 23,19). Sono anche minacce
politiche quelle che i sommi sacerdoti esercitano su Pilato
perché egli condanni a morte Gesù. (427)
Gli Ebrei non sono collettivamente responsabili della
morte di Gesù
597 Tenendo
conto della complessità storica del processo a Gesù espressa nei racconti
evangelici, e qualunque possa essere stato il peccato personale dei protagonisti
del processo (Giuda, il Sinedrio, Pilato), che
Dio solo conosce, non si può attribuirne la responsabilità all'insieme
degli Ebrei di Gerusalemme, malgrado le grida
di una folla manipolata (428) e i rimproveri collettivi contenuti negli
appelli alla conversione dopo la pentecoste. (429) Gesù stesso perdonando
sulla croce (430) e Pietro sul suo esempio hanno
riconosciuto l'« ignoranza » (431) degli Ebrei di Gerusalemme ed anche
dei loro capi. Ancor meno si può, a partire dal grido
del popolo: « Il suo sangue ricada sopra di noi e sopra i nostri figli
» (Mt 27,25) che è una formula
di ratificazione, (432) estendere la responsabilità agli altri Ebrei nel
tempo e nello spazio:
Molto bene la Chiesa ha dichiarato nel Concilio Vaticano
II: « Quanto è stato commesso durante la passione
non può essere imputato né indistintamente a tutti gli Ebrei allora
viventi, né agli Ebrei del nostro tempo. [...] Gli Ebrei non devono
essere presentati né come rigettati da Dio, né come maledetti, come
se ciò scaturisse dalla Sacra Scrittura ». (433)
Tutti i peccatori furono autori della passione di
Cristo
598 La
Chiesa, nel magistero della sua fede e nella testimonianza dei suoi santi,
non ha mai dimenticato che « ogni singolo peccatore è realmente causa
e strumento delle [...] sofferenze » del divino
Redentore. (434) Tenendo conto del fatto che i nostri peccati offendono
Cristo stesso, (435) la Chiesa non esita ad imputare ai cristiani la responsabilità
più grave nel supplizio di Gesù, responsabilità che troppo spesso essi
hanno fatto ricadere unicamente sugli Ebrei:
« È chiaro che più gravemente colpevoli sono coloro
che più spesso ricadono nel peccato. Se infatti
le nostre colpe hanno condotto Cristo al supplizio della croce, coloro
che si immergono nell'iniquità crocifiggono nuovamente, per quanto sta
in loro, il Figlio di Dio e lo scherniscono con un delitto ben più grave
in loro che non negli Ebrei. Questi infatti
– afferma san Paolo – se lo avessero conosciuto, non avrebbero crocifisso
il Signore della gloria (1 Cor 2,8). Noi cristiani, invece,
pur confessando di conoscerlo, di fatto lo
rinneghiamo con le nostre opere e leviamo contro di lui le nostre mani
violente e peccatrici ». (436)
« E neppure i demoni lo crocifissero, ma sei stato
tu con essi a crocifiggerlo, e ancora lo crocifiggi,
quando ti diletti nei vizi e nei peccati ». (437)
II. La morte
redentrice di Cristo nel disegno divino della salvezza
«Gesù consegnato secondo il disegno prestabilito di
Dio»
599 La
morte violenta di Gesù non è stata frutto del caso in un concorso sfavorevole
di circostanze. Essa appartiene al mistero del disegno di Dio, come spiega
san Pietro agli Ebrei di Gerusalemme fin dal suo primo discorso di pentecoste:
« Egli fu consegnato a voi secondo il prestabilito disegno e la prescienza
di Dio » (At 2,23). Questo linguaggio biblico non significa che
quelli che hanno consegnato Gesù (438) siano stati
solo esecutori passivi di una vicenda scritta in precedenza da Dio.
600 Tutti
i momenti del tempo sono presenti a Dio nella loro attualità. Egli stabilì
dunque il suo disegno eterno di « predestinazione » includendovi la risposta
libera di ogni uomo alla sua grazia: « Davvero
in questa città si radunarono insieme contro il tuo santo servo Gesù,
che hai unto come Cristo, Erode e Ponzio Pilato
con le genti e i popoli d'Israele (439) per compiere ciò che la tua mano
e la tua volontà avevano preordinato che avvenisse » (At 4,27-28).
Dio ha permesso gli atti derivati dal loro accecamento (440) al fine di
compiere il suo disegno di salvezza. (441)
«Morto per i nostri peccati secondo le Scritture»
601 Questo
disegno divino di salvezza attraverso la messa a morte del « Servo Giusto
» (442) era stato anticipatamente annunziato
nelle Scritture come un mistero di redenzione universale, cioè di riscatto
che libera gli uomini dalla schiavitù del peccato. (443) San Paolo professa,
in una confessione di fede che egli dice di avere « ricevuto », (444)
che « Cristo morì per i nostri peccati secondo le Scritture » (1
Cor 15,3). (445) La morte redentrice di Gesù compie in particolare
la profezia del Servo sofferente. (446) Gesù stesso ha presentato il senso
della sua vita e della sua morte alla luce del Servo sofferente. (447)
Dopo la risurrezione, egli ha dato questa interpretazione delle Scritture ai discepoli di Emmaus, (448) poi agli stessi Apostoli. (449)
«Dio l'ha fatto peccato per noi»
602 San Pietro può, di conseguenza, formulare così la fede apostolica nel disegno divino
della salvezza: « Foste liberati dalla vostra vuota condotta ereditata
dai vostri padri [...] con il sangue prezioso
di Cristo, come di agnello senza difetti e senza macchia. Egli fu predestinato,
già prima della fondazione del mondo, ma si è manifestato negli ultimi
tempi per voi » (1 Pt 1,18-20). I peccati
degli uomini, conseguenti al peccato originale, sono sanzionati dalla
morte. (450) Inviando il suo proprio Figlio nella
condizione di servo, (451) quella di una umanità decaduta e votata alla
morte a causa del peccato, (452) « colui che non aveva conosciuto peccato,
Dio lo trattò da peccato in nostro favore, perché noi potessimo diventare
per mezzo di lui giustizia di Dio » (2 Cor 5,21).
603 Gesù
non ha conosciuto la riprovazione come se egli stesso avesse peccato.
(453) Ma nell'amore redentore che sempre lo univa al Padre, (454) egli
ci ha assunto nella nostra separazione da Dio a causa del peccato al punto
da poter dire a nome nostro sulla croce: « Mio Dio, mio Dio, perché mi
hai abbandonato? » (Mc 15,34). (455) Avendolo reso così solidale
con noi peccatori, « Dio non ha risparmiato il
proprio Figlio, ma lo ha dato per tutti noi » (Rm
8,32) affinché noi fossimo « riconciliati con lui per mezzo della
morte del Figlio suo » (Rm 5,10).
Dio ha l'iniziativa dell'amore redentore universale
604 Nel
consegnare suo Figlio per i nostri peccati, Dio manifesta che il suo disegno
su di noi è un disegno di amore benevolo che
precede ogni merito da parte nostra: « In questo sta l'amore: non siamo
stati noi ad amare Dio, ma è lui che ha amato noi e ha mandato il suo
Figlio come vittima di espiazione per i nostri peccati » (1 Gv
4,10). (456) « Dio dimostra il suo amore verso di noi, perché, mentre
eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi » (Rm
5,8).
605 Questo amore
è senza esclusioni; Gesù l'ha richiamato a conclusione della parabola
della pecorella smarrita: « Così il Padre vostro celeste non vuole che
si perda neanche uno solo di questi piccoli » (Mt
18,14). Egli afferma di « dare la sua vita in riscatto per molti
» (Mt 20,28); quest'ultimo
termine non è restrittivo: oppone l'insieme dell'umanità all'unica persona
del Redentore che si consegna per salvarla. (457) La Chiesa, seguendo
gli Apostoli, (458) insegna che Cristo è morto
per tutti senza eccezioni: « Non vi è, non vi è stato, non vi sarà alcun
uomo per il quale Cristo non abbia sofferto ». (459)
III. Cristo
ha offerto se stesso al Padre per i nostri peccati
Tutta la vita di Cristo è offerta al Padre
606 Il
Figlio di Dio disceso dal cielo non per fare la sua volontà ma quella
di colui che l'ha mandato, (460) « entrando nel mondo dice: [...]
Ecco, io vengo [...] per fare, o Dio, la tua
volontà. [...] Ed è appunto per quella volontà
che noi siamo stati santificati, per mezzo dell'offerta del corpo di Gesù
Cristo, fatta una volta per sempre » (Eb 10,5-10). Dal primo istante
della sua incarnazione, il Figlio abbraccia nella sua missione redentrice
il disegno divino di salvezza: « Mio cibo è fare la volontà di colui
che mi ha mandato e compiere la sua opera » (Gv
4,34). Il sacrificio di Gesù « per i peccati di
tutto il mondo » (1 Gv 2,2) è
l'espressione della sua comunione d'amore con il Padre: « Il Padre mi
ama perché io offro la mia vita » (Gv
10,17). « Bisogna che il mondo sappia che io amo il Padre e faccio
quello che il Padre mi hacomandato » (Gv 14,31).
607 Questo
desiderio di abbracciare il disegno di amore
redentore del Padre suo anima tutta la vita di Gesù (461) perché la sua
passione redentrice è la ragion d'essere della sua incarnazione: « Padre,
salvami da quest'ora? Ma per questo sono giunto
a quest'ora! » (Gv
12,27). « Non devo forse bere il calice che il Padre mi ha dato? »
(Gv 18,11). E ancora sulla
croce, prima che « tutto [sia] compiuto » (Gv
19,30), egli dice: « Ho sete » (Gv
19,28).
«L'Agnello che toglie il peccato del mondo»
608 Dopo
aver accettato di dargli il battesimo tra i peccatori, (462) Giovanni
Battista ha visto e mostrato in Gesù l'Agnello di Dio, che toglie il
peccato del mondo. (463) Egli manifesta così che Gesù è insieme il Servo
sofferente che si lascia condurre in silenzio al macello (464) e porta
il peccato delle moltitudini (465) e l'Agnello pasquale simbolo della
redenzione di Israele al tempo della prima pasqua. (466) Tutta la vita
di Cristo esprime la sua missione: servire e dare la propria vita in riscatto
per molti. (467)
Gesù liberamente fa suo l'amore redentore del Padre
609 Accogliendo
nel suo cuore umano l'amore del Padre per gli uomini, Gesù « li amò sino
alla fine» (Gv 13,1), « perché nessuno ha un amore più grande di
questo: dare la propria vita per i propri amici » (Gv
15,13). Così nella sofferenza e nella morte la sua
umanità è diventata lo strumento libero e perfetto del suo
amore divino che vuole la salvezza degli uomini. (468)
Infatti, egli ha liberamente accettato la sua passione e
la sua morte per amore del Padre suo e degli uomini
che il Padre vuole salvare: « Nessuno mi toglie [la vita], ma la offro da me stesso » (Gv
10,18). Di qui la sovrana libertà del Figlio di Dio quando va liberamente verso la morte. (469)
Alla Cena Gesù ha anticipato l'offerta libera della
sua vita
610 La
libera offerta che Gesù fa di se stesso ha la
sua più alta espressione nella Cena consumata con i dodici Apostoli (470)
nella « notte in cui veniva tradito » (1 Cor 11,23). La vigilia
della sua passione, Gesù, quand'era ancora libero, ha fatto di
quest'ultima Cena con i suoi Apostoli il memoriale della volontaria
offerta di sé al Padre (471) per la salvezza degli uomini: « Questo è
il mio corpo che è dato per voi » (Lc 22,19). « Questo è
il mio sangue dell'Alleanza, versato per molti, in remissione dei
peccati » (Mt 26,28).
611 L'Eucaristia
che egli istituisce in questo momento sarà il « memoriale » (472) del
suo sacrificio. Gesù nella sua offerta include gli Apostoli e chiede loro
di perpetuarla. (473) Con ciò, Gesù istituisce i suoi Apostoli sacerdoti
della Nuova Alleanza: « Per loro io consacro me
stesso, perché siano anch'essi consacrati nella verità » (Gv
17,19). (474)
L'agonia del Getsemani
612 Il
calice della Nuova Alleanza, che Gesù ha anticipato alla Cena offrendo
se stesso, (475) in seguito egli lo accoglie dalle mani del Padre nell'agonia
al Getsemani (476) facendosi « obbediente fino alla
morte » (Fil 2,8). (477) Gesù prega: « Padre mio, se
è possibile, passi da me questo calice! » (Mt
26,39). Egli esprime così l'orrore che la morte rappresenta per la
sua natura umana. Questa, infatti, come la nostra, è
destinata alla vita eterna; in più, a differenza della nostra, è perfettamente
esente dal peccato (478) che causa la morte; (479) ma soprattutto è assunta
dalla Persona divina dell'« Autore della vita », (480) del « Vivente ».
(481) Accettando nella sua volontà umana che sia fatta la volontà del
Padre, (482) Gesù accetta la sua morte in quanto
redentrice, per « portare i nostri peccati nel suo corpo sul legno della
croce » (1 Pt 2,24).
La morte di Cristo è il sacrificio unico e definitivo
613 La
morte di Cristo è contemporaneamente il sacrificio pasquale che
compie la redenzione definitiva degli uomini (483) per mezzo dell'Agnello
che toglie il peccato del mondo (484) e il sacrificio della Nuova Alleanza,
(485) che di nuovo mette l'uomo in comunione con Dio (486) riconciliandolo
con lui mediante il sangue versato per molti in remissione dei peccati.
(487)
614 Questo sacrificio di Cristo è unico: compie e supera tutti i sacrifici.
(488) Esso è innanzitutto un dono dello stesso Dio Padre che consegna
il Figlio suo per riconciliare noi con lui. (489) Nel medesimo tempo è
offerta del Figlio di Dio fatto uomo che, liberamente
e per amore, (490) offre la propria vita (491) al Padre suo nello
Spirito Santo (492) per riparare la nostra disobbedienza.
Gesù sostituisce la sua obbedienza alla nostra disobbedienza
615 «
Come per la disobbedienza di uno solo tutti sono
stati costituiti peccatori, così anche per l'obbedienza di uno solo tutti
saranno costituiti giusti » (Rm 5,19).
Con la sua obbedienza fino alla morte, Gesù ha
compiuto la sostituzione del Servo sofferente che offre se stesso in
espiazione, mentre porta il peccato di molti, e li giustifica addossandosi
la loro iniquità. (493) Gesù ha riparato per i nostri errori e dato soddisfazione
al Padre per i nostri peccati. (494)
Sulla croce, Gesù consuma il suo sacrificio
616 È
l'amore sino alla fine (495) che conferisce valore di redenzione e di
riparazione, di espiazione e di soddisfazione
al sacrificio di Cristo. Egli ci ha tutti conosciuti
e amati nell'offerta della sua vita. (496) « L'amore del Cristo ci spinge,
al pensiero che uno è morto per tutti e quindi tutti sono morti » (2
Cor 5,14). Nessun uomo, fosse pure il più santo, era in grado di prendere
su di sé i peccati di tutti gli uomini e di offrirsi
in sacrificio per tutti. L'esistenza in Cristo della Persona divina del
Figlio, che supera e nel medesimo tempo abbraccia tutte le persone umane
e lo costituisce Capo di tutta l'umanità, rende possibile il suo
sacrificio redentore per tutti.
617 «
Sua sanctissima passione in ligno
crucis nobis iustificationem
meruit – Con la sua santissima passione sul
legno della croce ci meritò la giustificazione », insegna il Concilio
di Trento (497) sottolineando il carattere unico
del sacrificio di Cristo come causa di salvezza eterna. (498) E la Chiesa
venera la croce cantando: « O crux, ave, spes
unica! – Ave, o croce, unica speranza! ». (499)
La nostra partecipazione al sacrificio di Cristo
618 La
croce è l'unico sacrificio di Cristo, che è il solo mediatore tra Dio
e gli uomini. (500) Ma poiché, nella sua Persona divina incarnata, « si
è unito in certo modo ad ogni uomo », (501) egli offre « a
tutti la possibilità di venire in contatto, nel modo che Dio conosce,
con il mistero pasquale ». (502) Egli chiama i suoi discepoli a prendere
la loro croce e a seguirlo, (503) poiché patì per noi, lasciandoci un
esempio, perché ne seguiamo le orme. (504) Infatti egli vuole associare al suo sacrificio redentore quelli
stessi che ne sono i primi beneficiari. (505) Ciò si compie in maniera
eminente per sua Madre, associata più intimamente di qualsiasi altro al
mistero della sua sofferenza redentrice. (506)
« Al di fuori della croce non vi è altra scala per
salire al cielo ». (507)
In sintesi
619 «
Cristo è morto per i nostri peccati secondo le Scritture » (1
Cor 15,3).
620 La
nostra salvezza proviene dall'iniziativa d'amore di Dio per noi poiché
« è lui che ha amato noi e ha mandato il suo Figlio come vittima di espiazione per i nostri peccati
» (1 Gv 4,10). « È stato Dio infatti a riconciliare a sé il mondo in Cristo » (2
Cor 5,19).
621 Gesù
si è liberamente offerto per la nostra salvezza. Egli significa e realizza
questo dono in precedenza durante l'ultima Cena: « Questo è il mio corpo che è dato per voi »
(Lc 22,19).
622 In
questo consiste la redenzione di Cristo: egli « è venuto per [...] dare
la sua vita in riscatto per molti » (Mt 20,28),
cioè ad amare « i suoi sino alla fine
» (Gv 13,1) perché essi siano liberati dalla
loro vuota condotta ereditata dai loro padri. (508)
623 Mediante
la sua obbedienza di amore al Padre « fino alla morte di croce » (Fil 2,8), Gesù compie la missione espiatrice (509) del Servo sofferente
che giustifica molti addossandosi la loro iniquità. (510)
(419) Cf Gv 7,50.
(420) Cf Gv 19,38-39.
(421) Cf Gv 9,16-17; 10,19-21.
(422) Cf Gv 9,16; 10,19.
(423) Cf Gv 9,22.
(424) Cf Mt 26,66.
(425) Cf Gv 18,31.
(426) Cf Lc 23,2.
(427) Cf Gv 19,12.15.21.
(428) Cf Mc 15,11.
(429) Cf At 2,23.36; 3,13-14; 4,10; 5,30; 7,52; 10,39; 13,27-28;
1 Ts 2,14-15.
(430) Cf Lc 23,34.
(431) Cf At 3,17.
(432) Cf At 5,28; 18,6.
(433) Concilio Vaticano II, Dich.
Nostra aetate, 4: AAS
58 (1966) 743.
(434) Catechismo Romano, 1, 5, 11: ed. P. Rodríguez (Città
del Vaticano-Pamplona 1989) p. 64; cf Eb 12,3.
(435) Cf Mt 25,45; At 9,4-5.
(436) Catechismo Romano, 1, 5, 11: ed. P. Rodríguez (Città
del Vaticano-Pamplona 1989) p. 64.
(437) San Francesco d'Assisi, Admonitio, 5, 3: Opuscula
sancti Patris Francisci Assisiensis, ed. C. Esser (Grottaferrata 1978) p. 66.
(438) Cf At 3,13.
(439) Cf Sal 2,1-2.
(440) Cf Mt 26,54; Gv 18,36; 19,11.
(441) Cf At 3,17-18.
(442) Cf Is 53,11; At 3,14.
(443) Cf Is 53,11-12; Gv 8,34-36.
(444) Cf 1 Cor 15,3.
(445) Cf anche At 3,18; 7,52; 13,29; 26,22-23.
(446) Cf Is 53,7-8; At 8,32-35.
(447) Cf Mt 20,28.
(448) Cf Lc 24,25-27.
(449) Cf Lc 24,44-45.
(450) Cf Rm 5,12; 1 Cor 15,56.
(451) Cf Fil 2,7.
(452) Cf Rm 8,3.
(453) Cf Gv 8,46.
(454) Cf Gv 8,29.
(455) Cf Sal 22,1.
(456) Cf 1 Gv 4,19.
(457) Cf Rm 5,18-19.
(458) Cf 2 Cor 5,15; 1 Gv 2,2.
(459) Concilio di Quierzy (anno 853), De libero arbitrio hominis et de praedestinatione,
canone 4: DS 624.
(460) Cf Gv 6,38.
(461) Cf
Lc 12,50; 22,15; Mt 16,21-23.
(462) Cf Lc 3,21;
Mt 3,14-15.
(463) Cf Gv 1,29.36.
(464) 3 Cf Is 53,7; Ger 11,19.
(465) 3 Cf Is 53,12.
(466) Cf Es 12,3-14; Gv 19,36;
1 Cor 5,7.
(467) Cf Mc 10,45.
(468) Cf Eb 2,10.17-18; 4,15; 5,7-9.
(469) Cf Gv 18,4-6; Mt 26,53.
(470) Cf Mt 26,20.
(471) Cf 1 Cor 5,7.
(472) Cf 1 Cor 11,25.
(473) Cf Lc 22,19.
(474) Cf Concilio di Trento,
Sess. 22a, Doctrina de sanctissimo
Missae Sacrificio, canone 2: DS 1752; Sess. 23a, Doctrina
de sacramento Ordinis, c. 1: DS 1764.
(475) Cf Lc 22,20.
(476) Cf Mt 26,42.
(477) Cf Eb 5,7-8.
(478) Cf Eb 4,15.
(479) Cf Rm 5,12.
(480) Cf At 3,15.
(481) Cf Ap 1,18; Gv 1,4; 5,26.
(482) Cf Mt 26,42.
(483) Cf 1 Cor 5,7; Gv 8,34-36.
(484) Cf Gv 1,29; 1 Pt 1,19.
(485) Cf 1 Cor 11,25.
(486) Cf Es 24,8.
(487) Cf Mt 26,28; Lv 16,15-16.
(488) Cf Eb 10,10.
(489) Cf 1 Gv 4,10.
(490) Cf Gv 15,13.
(491) Cf Gv 10,17-18.
(492) Cf Eb 9,14.
(493) Cf Is 53,10-12.
(494) Cf Concilio di Trento,
Sess. 6a, Decretum de iustificatione,
c. 7: DS 1529.
(495) Cf Gv 13,1.
(496) Cf Gal 2,20; Ef 5,2.25.
(497) Concilio di Trento, Sess.
6a, Decretum de
iustificatione, c. 1: DS 1529.
(498) Cf Eb 5,9.
(499) Aggiunta liturgica all'inno « Vexilla Regis »: Liturgia delle
Ore, v. 2 (Libreria Editrice Vaticana 1981) p. 366; v. 4 (Libreria Editrice Vaticana 1988) p. 1284.
(500) Cf
1 Tm 2,5.
(501) Concilio Vaticano II, Cost. past. Gaudium et spes, 22: AAS 58 (1966) 1042.
(502) Concilio
Vaticano II, Cost. past. Gaudium et spes, 22: AAS 58 (1966) 1043.
(503) Cf Mt 16,24.
(504) Cf
1 Pt 2,21.
(505) Cf
Mc 10,39; Gv
21,18-19; Col 1,24.
(506) Cf Lc 2,35.
(507) Santa Rosa da Lima: P. Hansen,
Vita mirabilis [...], (Roma 1664) p.
137.
(508) Cf 1 Pt 1,18.
(509) Cf Is 53,10.
(510) Cf Is 53,11; Rm 5,19.
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