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ARTICOLO 3
IL SACRAMENTO
DELL'EUCARISTIA
1322 La
santa Eucaristia completa l'iniziazione cristiana. Coloro che sono stati
elevati alla dignità del sacerdozio regale per mezzo del Battesimo e sono
stati conformati più profondamente a Cristo mediante la Confermazione,
attraverso l'Eucaristia partecipano con tutta
la comunità allo stesso sacrificio del Signore.
1323 «
Il nostro Salvatore nell'ultima Cena, la notte in cui veniva
tradito, istituì il sacrificio eucaristico del suo Corpo e del suo Sangue,
col quale perpetuare nei secoli, fino al suo ritorno, il sacrificio della
croce, e per affidare così alla sua diletta Sposa, la Chiesa, il memoriale
della sua morte e risurrezione: sacramento di pietà, segno di unità, vincolo
di carità, convito pasquale, nel quale si riceve Cristo, l'anima viene
ricolmata di grazia e viene dato il pegno della gloria futura ». (143)
I. L'Eucaristia
- fonte e culmine della vita ecclesiale
1324 L'Eucaristia
è « fonte e culmine di tutta la vita cristiana ». (144) « Tutti i sacramenti,
come pure tutti i ministeri ecclesiastici e le opere di
apostolato, sono strettamente uniti alla sacra Eucaristia e ad
essa sono ordinati. Infatti, nella santissima Eucaristia è racchiuso tutto
il bene spirituale della Chiesa, cioè lo stesso Cristo, nostra Pasqua ». (145)
1325 «
La comunione della vita divina e l'unità del popolo di Dio, su cui si
fonda la Chiesa, sono adeguatamente espresse e mirabilmente prodotte dall'Eucaristia.
In essa abbiamo il culmine sia dell'azione con
cui Dio santifica il mondo in Cristo, sia del culto che gli uomini rendono
a Cristo e per lui al Padre nello Spirito Santo ». (146)
1326 Infine,
mediante la celebrazione eucaristica, ci uniamo già alla liturgia del
cielo e anticipiamo la vita eterna, quando Dio sarà « tutto in
tutti » (1 Cor 15,28).
1327 In
breve, l'Eucaristia è il compendio e la somma della nostra fede: « Il
nostro modo di pensare è conforme all'Eucaristia, e l'Eucaristia, a sua
volta, si accorda con il nostro modo di pensare ». (147)
II. Come
viene chiamato questo sacramento?
1328 L'insondabile
ricchezza di questo sacramento si esprime attraverso i diversi nomi che
gli si danno. Ciascuno di essi ne evoca aspetti
particolari. Lo si chiama:
Eucaristia, perché è rendimento di grazie a Dio. I termini « eucharistein
» (Lc 22,19; 1 Cor 11,24) e « eulogein
» (Mt 26,26; Mc
14,22) ricordano le benedizioni ebraiche che – soprattutto durante
il pasto – proclamano le opere di Dio: la creazione, la redenzione e la
santificazione.
1329 Cena
del Signore, (148) perché si tratta della Cena che il
Signore ha consumato con i suoi discepoli la vigilia della sua passione
e dell'anticipazione della cena delle nozze
dell'Agnello (149) nella Gerusalemme celeste.
Frazione del pane, perché questo rito, tipico della cena ebraica, è stato utilizzato da
Gesù quando benediceva e distribuiva il pane come capo della mensa, (150)
soprattutto durante l'ultima Cena. (151) Da questo gesto i discepoli lo
riconosceranno dopo la sua risurrezione, (152) e con tale
espressione i primi cristiani designeranno le loro assemblee eucaristiche.
(153) In tal modo intendono significare che tutti coloro
che mangiano dell'unico pane spezzato, Cristo, entrano in comunione con
lui e formano in lui un solo corpo. (154)
Assemblea eucaristica (« synaxis »), in quanto l'Eucaristia viene celebrata nell'assemblea dei fedeli,
espressione visibile della Chiesa. (155)
1330 Memoriale della
passione e della risurrezione del Signore.
Santo sacrificio, perché attualizza l'unico sacrificio di Cristo Salvatore e comprende
anche l'offerta della Chiesa; o ancora santo
sacrificio della Messa, « sacrificio di lode » (Eb 13,15),
(156) sacrificio spirituale, (157) sacrificio puro (158)
e santo, poiché porta a compimento e supera tutti i sacrifici dell'Antica
Alleanza.
Santa e divina liturgia, perché tutta la liturgia della Chiesa trova il suo
centro e la sua più densa espressione nella celebrazione di
questo sacramento; è nello stesso senso che lo si chiama pure celebrazione
dei santi misteri. Si parla anche del Santissimo Sacramento,
in quanto costituisce il sacramento dei sacramenti. Con questo
nome si indicano le specie eucaristiche conservate
nel tabernacolo.
1331 Comunione, perché, mediante questo sacramento, ci uniamo a
Cristo, il quale ci rende partecipi del suo Corpo e del suo Sangue per
formare un solo corpo; (159) viene inoltre chiamato
le cose sante (« ta hagia;
sancta ») (160) – è il significato originale dell'espressione
« comunione dei santi » di cui parla il Simbolo degli Apostoli –, pane
degli angeli, pane del cielo, farmaco d'immortalità, (161) viatico...
1332 Santa
Messa, perché la liturgia,
nella quale si è compiuto il mistero della salvezza, si conclude
con l'invio dei fedeli (« missio ») affinché
compiano la volontà di Dio nella loro vita quotidiana.
III.
L'Eucaristia nell'Economia della salvezza
I segni del pane e del vino
1333 Al
centro della celebrazione dell'Eucaristia si trovano il pane e il vino
i quali, per le parole di Cristo e per l'invocazione dello
Spirito Santo, diventano il Corpo e il Sangue di Cristo. Fedele
al comando del Signore, la Chiesa continua a fare, in memoria di lui,
fino al suo glorioso ritorno, ciò che egli ha fatto la vigilia della sua
passione: « Prese il pane... », « Prese il calice del vino... ».
Diventando misteriosamente il Corpo e il Sangue di Cristo, i segni del
pane e del vino continuano a significare anche la bontà della creazione.
Così, all'offertorio, rendiamo grazie al Creatore per il pane e per il
vino, (162) « frutto del lavoro dell'uomo », ma prima ancora « frutto
della terra » e « della vite », doni del Creatore. Nel gesto di Melchisedek,
re e sacerdote, che « offrì pane e vino » (Gn
14,18) la Chiesa vede una prefigurazione della sua
propria offerta. (163)
1334 Nell'Antica
Alleanza il pane e il vino sono offerti in sacrificio tra le primizie
della terra, in segno di riconoscenza al Creatore. Ma ricevono anche un
nuovo significato nel contesto dell'Esodo: i
pani azzimi, che Israele mangia ogni anno a Pasqua, commemorano la fretta
della partenza liberatrice dall'Egitto; il ricordo della manna del deserto
richiamerà sempre a Israele che egli vive del pane della Parola di Dio.
(164) Il pane quotidiano, infine, è il frutto della Terra promessa, pegno
della fedeltà di Dio alle sue promesse. Il « calice della benedizione
» (1 Cor 10,16), al termine della cena pasquale degli Ebrei, aggiunge
alla gioia festiva del vino una dimensione escatologica, quella dell'attesa
messianica della restaurazione di Gerusalemme. Gesù ha istituito la sua Eucaristia conferendo
un significato nuovo e definitivo alla benedizione del pane e del calice.
1335 I
miracoli della moltiplicazione dei pani, allorché il Signore pronunciò
la benedizione, spezzò i pani e li distribuì
per mezzo dei suoi discepoli per sfamare la folla, prefigurano la sovrabbondanza
di questo unico pane che è la sua Eucaristia. (165) Il segno dell'acqua
trasformata in vino a Cana (166) annunzia già
l'Ora della glorificazione di Gesù. Manifesta il compimento del banchetto
delle nozze nel regno del Padre, dove i fedeli
berranno il vino nuovo (167) divenuto il Sangue di Cristo.
1336 Il
primo annunzio dell'Eucaristia ha provocato una divisione tra i discepoli,
così come l'annunzio della passione li ha scandalizzati: « Questo linguaggio
è duro; chi può intenderlo? » (Gv
6,60). L'Eucaristia e la croce sono pietre d'inciampo. Si tratta dello
stesso mistero, ed esso non cessa di essere occasione
di divisione: « Forse anche voi volete andarvene? » (Gv
6,67): questa domanda del Signore continua a risuonare attraverso
i secoli, come invito del suo amore a scoprire che è lui solo ad avere
« parole di vita eterna » (Gv 6,68)
e che accogliere nella fede il dono della sua Eucaristia è accogliere
lui stesso.
L'istituzione dell'Eucaristia
1337 Il
Signore, avendo amato i suoi, li amò sino alla fine. Sapendo che era giunta
la sua Ora di passare da questo mondo al Padre, mentre cenavano, lavò
loro i piedi e diede loro il comandamento dell'amore. (168) Per lasciare
loro un pegno di questo amore, per non allontanarsi mai dai suoi e renderli
partecipi della sua pasqua, istituì l'Eucaristia come memoriale della
sua morte e della sua risurrezione, e comandò ai suoi Apostoli di celebrarla
fino al suo ritorno, costituendoli « in quel momento sacerdoti della Nuova
Alleanza ». (169)
1338 I
tre Vangeli sinottici e san Paolo ci hanno trasmesso il racconto dell'istituzione
dell'Eucaristia; da parte sua, san Giovanni riferisce le parole di Gesù
nella sinagoga di Cafarnao, parole che preparano
l'istituzione dell'Eucaristia: Cristo si definisce
come il pane di vita, disceso dal cielo. (170)
1339 Gesù
ha scelto il tempo della Pasqua per compiere ciò che aveva annunziato
a Cafarnao: dare ai suoi discepoli il suo Corpo e il suo Sangue.
« Venne il giorno degli Azzimi, nel quale si doveva
immolare la vittima di Pasqua. Gesù mandò Pietro e Giovanni dicendo:
"Andate a preparare per noi la Pasqua, perché possiamo mangiare".
[...] Essi andarono [...] e prepararono la
Pasqua. Quando fu l'ora, prese posto a tavola e gli Apostoli con lui, e disse:
"Ho desiderato ardentemente di mangiare questa Pasqua con voi,
prima della mia passione, poiché vi dico: non la mangerò più, finché
essa non si compia nel regno di Dio". [...] Poi, preso un
pane, rese grazie, lo spezzò e lo diede loro dicendo: "Questo è
il mio Corpo che è dato per voi; fate questo in memoria di me".
Allo stesso modo, dopo aver cenato, prese il calice dicendo: "Questo
calice è la Nuova Alleanza nel mio Sangue, che viene
versato per voi" » (Lc 22,7-20). (171)
1340 Celebrando
l'ultima Cena con i suoi Apostoli durante un banchetto pasquale, Gesù
ha dato alla Pasqua ebraica il suo significato definitivo. Infatti,
la nuova Pasqua, il passaggio di Gesù al Padre attraverso la sua morte
e la sua risurrezione, è anticipata nella Cena e celebrata nell'Eucaristia,
che porta a compimento la Pasqua ebraica e anticipa la Pasqua finale della
Chiesa nella gloria del Regno.
«Fate questo in memoria di me»
1341 Quando
Gesù comanda di ripetere i suoi gesti e le sue parole « finché egli venga
» (1 Cor 11,26), non chiede soltanto che
ci si ricordi di lui e di ciò che ha fatto. Egli ha di mira la celebrazione
liturgica, per mezzo degli Apostoli e dei loro successori, del memoriale
di Cristo, della sua vita, della sua morte, della sua risurrezione
e della sua intercessione presso il Padre.
1342 Fin
dagli inizi la Chiesa è stata fedele al comando del Signore. Della Chiesa
di Gerusalemme è detto:
« Erano assidui nell'ascoltare l'insegnamento degli
Apostoli e nell'unione fraterna, nella frazione del pane e nelle preghiere.
[...] Ogni giorno tutti insieme frequentavano
il tempio e spezzavano il pane a casa prendendo i pasti con letizia
e semplicità di cuore » (At 2,42.46).
1343 Soprattutto
« il primo giorno della settimana », cioè la
domenica, il giorno della risurrezione di Gesù, i cristiani si riunivano
« per spezzare il pane » (At 20,7). Da quei tempi la celebrazione
dell'Eucaristia si è perpetuata fino ai nostri giorni, così che oggi la
ritroviamo ovunque nella Chiesa, con la stessa struttura fondamentale.
Essa rimane il centro della vita della Chiesa.
1344 Così,
di celebrazione in celebrazione, annunziando il mistero pasquale di Gesù
« finché egli venga » (1 Cor 11,26), il popolo di Dio avanza «
camminando per l'angusta via della croce » (172) verso il banchetto celeste,
quando tutti gli eletti si siederanno alla mensa del Regno.
IV.
La celebrazione liturgica dell'Eucaristia
La Messa lungo i secoli
1345 Fin
dal secondo secolo, abbiamo la testimonianza di san Giustino martire riguardo
alle linee fondamentali dello svolgimento della celebrazione eucaristica.
Esse sono rimaste invariate fino ai nostri giorni in tutte le grandi famiglie
liturgiche. Ecco ciò che egli scrive, verso il 155, per spiegare all'imperatore
pagano Antonino Pio (138-161) ciò che fanno i
cristiani:
« Nel giorno chiamato del sole ci si raduna tutti insieme, abitanti delle città o delle campagne.
Si leggono le memorie degli Apostoli o gli scritti dei profeti, finché
il tempo consente.
Poi quando il lettore ha terminato, il preposto con un discorso ci ammonisce
ed esorta ad imitare questi buoni esempi.
Poi tutti insieme ci alziamo in piedi ed innalziamo
preghiere » (173) « sia per noi stessi [...] sia
per tutti gli altri, dovunque si trovino, affinché, appresa la verità,
meritiamo di essere nei fatti buoni cittadini e fedeli custodi dei precetti,
e di conseguire la salvezza eterna.
Finite le preghiere, ci salutiamo l'un l'altro
con un bacio.
Poi al preposto dei fratelli vengono portati
un pane e una coppa d'acqua e di vino temperato.
Egli li prende ed innalza lode e gloria al Padre dell'universo nel nome
del Figlio e dello Spirito Santo, e fa un rendimento di grazie (in greco:
eucharistian), per essere stati fatti
degni da lui di questi doni.
Quando egli ha terminato le preghiere ed il
rendimento di grazie, tutto il popolo presente acclama: Amen.
Dopo che il preposto ha fatto il rendimento di grazie e tutto il popolo
ha acclamato, quelli che noi chiamiamo diaconi distribuiscono a ciascuno
dei presenti il pane, il vino e l'acqua "eucaristizzati"
e ne portano agli assenti ». (174)
1346 La
liturgia dell'Eucaristia si svolge secondo una struttura fondamentale
che, attraverso i secoli, si è conservata fino a noi. Essa si articola
in due grandi momenti, che formano un'unità originaria:
- la convocazione, la liturgia
della Parola, con le letture, l'omelia e la preghiera universale;
- la liturgia eucaristica,
con la presentazione del pane e del vino, l'azione di grazie consacratoria
e la Comunione.
Liturgia della Parola e liturgia eucaristica costituiscono insieme « un solo atto di culto »; (175) la mensa
preparata per noi nell'Eucaristia è infatti ad un tempo quella della Parola
di Dio e quella del Corpo del Signore. (176)
1347 Non
si è forse svolta in questo modo la Cena pasquale di Gesù risorto con
i suoi discepoli? Lungo il cammino spiegò loro le Scritture, poi, messosi
a tavola con loro, « prese il pane, disse la benedizione, lo spezzò e
lo diede loro » (Lc 24,30). (177)
Lo svolgimento della celebrazione
1348 Tutti
si riuniscono. I cristiani
accorrono in uno stesso luogo per l'assemblea eucaristica. Li precede
Cristo stesso, che è il protagonista principale dell'Eucaristia. È il
Sommo Sacerdote della Nuova Alleanza. È lui stesso che presiede in modo
invisibile ogni celebrazione eucaristica. Proprio in
quanto lo rappresenta, il Vescovo o il presbitero (agendo in
persona Christi Capitis
– nella persona di Cristo Capo) presiede l'assemblea, prende la parola
dopo le letture, riceve le offerte e proclama la preghiera eucaristica.
Tutti hanno la loro parte attiva nella celebrazione, ciascuno a
suo modo: i lettori, coloro che presentano le offerte, coloro che distribuiscono
la Comunione, e il popolo intero che manifesta la propria partecipazione
attraverso l'Amen.
1349 La
liturgia della Parola comprende
« gli scritti dei profeti », cioè l'Antico Testamento,
e « le memorie degli Apostoli », ossia le loro lettere e i Vangeli; all'omelia,
che esorta ad accogliere questa parola come è veramente, quale Parola
di Dio (178) e a metterla in pratica, seguono le intercessioni per tutti
gli uomini, secondo la parola dell'Apostolo: « Raccomando dunque, prima
di tutto, che si facciano domande, suppliche, preghiere e ringraziamenti
per tutti gli uomini, per i re e per tutti quelli che stanno al potere
» (1 Tm 2,1-2).
1350 La
presentazione dei doni (l'offertorio):
vengono recati poi all'altare, talvolta in processione,
il pane e il vino che saranno offerti dal sacerdote in nome di Cristo
nel sacrificio eucaristico, nel quale diventeranno il suo Corpo e il suo
Sangue. È il gesto stesso di Cristo nell'ultima Cena, « quando prese il
pane e il calice ». « Soltanto la Chiesa può offrire al Creatore questa
oblazione pura, offrendogli con rendimento di grazie ciò che proviene
dalla sua creazione ». (179) La presentazione dei doni all'altare assume
il gesto di Melchisedek e pone i doni del Creatore
nelle mani di Cristo. È lui che, nel proprio sacrificio, porta
alla perfezione tutti i tentativi umani di offrire sacrifici.
1351 Fin
dai primi tempi, i cristiani, insieme con il pane e con il vino per l'Eucaristia,
presentano i loro doni perché siano condivisi con coloro che si trovano
in necessità. Questa consuetudine della colletta, (180) sempre
attuale, trae ispirazione dall'esempio di Cristo che si è fatto povero
per arricchire noi: (181)
« I facoltosi e quelli che lo desiderano, danno liberamente
ciascuno quello che vuole, e ciò che si raccoglie
viene depositato presso il preposto. Questi soccorre gli orfani, le
vedove, e chi è indigente per malattia o per qualche altra causa; e
i carcerati e gli stranieri che si trovano presso di noi: insomma, si
prende cura di chiunque sia nel bisogno ». (182)
1352 L'anafora. Con la preghiera eucaristica, preghiera di rendimento
di grazie e di consacrazione, arriviamo al cuore e al culmine della celebrazione:
Nel prefazio la Chiesa rende grazie al Padre,
per mezzo di Cristo, nello Spirito Santo, per tutte le sue opere, per
la creazione, la redenzione e la santificazione. In questo modo l'intera
comunità si unisce alla lode incessante che la Chiesa celeste, gli angeli
e tutti i santi cantano al Dio tre volte Santo.
1353 Nell'epiclesi
essa prega il Padre di mandare il suo Santo Spirito (o la potenza
della sua benedizione 183) sul pane e sul vino, affinché diventino, per
la sua potenza, il Corpo e il Sangue di Gesù Cristo e perché coloro
che partecipano all'Eucaristia siano un solo corpo e un solo spirito
(alcune tradizioni liturgiche situano l'epiclesi dopo l'anamnesi).
Nel racconto dell'istituzione l'efficacia delle
parole e dell'azione di Cristo, e la potenza dello Spirito Santo, rendono
sacramentalmente presenti sotto le specie del pane e del vino il suo Corpo
e il suo Sangue, il suo sacrificio offerto sulla croce una
volta per tutte.
1354 Nell'anamnesi
che segue, la Chiesa fa memoria della passione, della risurrezione
e del ritorno glorioso di Gesù Cristo; essa presenta al Padre l'offerta
di suo Figlio che ci riconcilia con lui.
Nelle intercessioni, la Chiesa manifesta che
l'Eucaristia viene celebrata in comunione con
tutta la Chiesa del cielo e della terra, dei vivi e dei defunti, e nella
comunione con i Pastori della Chiesa, il Papa, il Vescovo della diocesi,
il suo presbiterio e i suoi diaconi, e tutti i Vescovi del mondo con le
loro Chiese.
1355 Nella
Comunione, preceduta dalla preghiera del Signore e dalla frazione
del pane, i fedeli ricevono « il pane del cielo » e « il calice della
salvezza », il Corpo e il Sangue di Cristo che si è dato « per la vita
del mondo » (Gv 6,51).
Poiché questo pane e questo vino sono stati « eucaristizzati », (184) come tradizionalmente si dice, « questo
cibo è chiamato da noi Eucaristia, e a nessuno è lecito parteciparne,
se non a chi crede che i nostri insegnamenti sono veri, si è purificato
con il lavacro per la remissione dei peccati e la rigenerazione, e vive
così come Cristo ha insegnato ». (185)
V. Il sacrificio
sacramentale: azione di grazie, memoriale, presenza
1356 Se
i cristiani celebrano l'Eucaristia fin dalle origini e in una forma che,
sostanzialmente, non è cambiata attraverso la grande
diversità dei tempi e delle liturgie, è perché ci sappiamo vincolati dal
comando del Signore, dato la vigilia della sua passione: « Fate questo
in memoria di me » (1 Cor 11,24- 25).
1357 A
questo comando del Signore obbediamo celebrando il memoriale del suo
sacrificio. Facendo questo, offriamo al Padre ciò
che egli stesso ci ha dato: i doni della creazione, il pane e il vino,
diventati, per la potenza dello Spirito Santo e per le parole di Cristo,
il Corpo e il Sangue di Cristo: in questo modo Cristo è reso realmente
e misteriosamente presente.
1358 Dobbiamo
dunque considerare l'Eucaristia
- come azione di grazie e lode al Padre,
- come memoriale del sacrificio di Cristo e
del suo corpo,
- come presenza di Cristo in virtù
della potenza della sua parola e del suo Spirito.
L'azione di grazie e la lode al Padre
1359 L'Eucaristia,
sacramento della nostra salvezza realizzata da Cristo sulla croce, è anche
un sacrificio di lode in rendimento di grazie per l'opera della creazione.
Nel sacrificio eucaristico, tutta la creazione amata da Dio è presentata
al Padre attraverso la morte e la risurrezione di Cristo. Per mezzo di
Cristo, la Chiesa può offrire il sacrificio di lode in rendimento di grazie
per tutto ciò che Dio ha fatto di buono, di bello e di giusto nella creazione
e nell'umanità.
1360 L'Eucaristia
è un sacrificio di ringraziamento al Padre, una benedizione con la quale
la Chiesa esprime la propria riconoscenza a Dio per tutti i suoi benefici,
per tutto ciò che ha operato mediante la creazione, la redenzione e la
santificazione. Eucaristia significa prima di tutto: « azione di grazie
».
1361 L'Eucaristia
è anche il sacrificio della lode, con il quale la Chiesa canta la gloria
di Dio in nome di tutta la creazione. Tale sacrificio di lode è possibile
unicamente attraverso Cristo: egli unisce i fedeli alla sua persona, alla
sua lode e alla sua intercessione, in modo che il sacrificio di lode al
Padre è offerto da Cristo e con lui per essere accettato
in lui.
Il memoriale del sacrificio di Cristo e del suo corpo,
la Chiesa
1362 L'Eucaristia
è il memoriale della pasqua di Cristo, l'attualizzazione e l'offerta sacramentale
del suo unico sacrificio, nella liturgia della Chiesa, che è il suo corpo.
In tutte le preghiere eucaristiche, dopo le parole della istituzione, troviamo una preghiera chiamata anamnesi
o memoriale.
1363 Secondo
la Sacra Scrittura, il memoriale non è soltanto il ricordo degli
avvenimenti del passato, ma la proclamazione delle meraviglie che Dio
ha compiuto per gli uomini. (186) Nella celebrazione liturgica di questi
eventi, essi diventano in certo modo presenti e attuali. Proprio così Israele
intende la sua liberazione dall'Egitto: ogni volta che viene celebrata la Pasqua, gli avvenimenti dell'Esodo sono
resi presenti alla memoria dei credenti affinché conformino ad essi la
propria vita.
1364 Nel
Nuovo Testamento il memoriale riceve un significato nuovo. Quando la Chiesa
celebra l'Eucaristia, fa memoria della pasqua di Cristo, e questa diviene
presente: il sacrificio che Cristo ha offerto una volta
per tutte sulla croce rimane sempre attuale: (187) « Ogni volta
che il sacrificio della croce, col quale "Cristo, nostra Pasqua,
è stato immolato" (1 Cor 5,7), viene celebrato sull'altare,
si effettua l'opera della nostra redenzione ». (188)
1365 In quanto memoriale della pasqua di Cristo, l'Eucaristia è anche un sacrificio.
Il carattere sacrificale dell'Eucaristia si manifesta nelle parole stesse
dell'istituzione: « Questo è il mio Corpo che è dato per voi » e: « Questo
calice è la nuova alleanza nel mio Sangue, che viene
versato per voi » (Lc 22,19-20). Nell'Eucaristia Cristo dona lo
stesso corpo che ha consegnato per noi sulla croce, lo stesso sangue che
egli ha « versato per molti, in remissione dei peccati » (Mt
26,28).
1366 L'Eucaristia
è dunque un sacrificio perché ripresenta (rende presente) il sacrificio
della croce, perché ne è il memoriale e
perché ne applica il frutto:
Cristo « Dio e Signore nostro, [...] si è immolato a Dio Padre una sola volta morendo sull'altare
della croce per compiere una redenzione eterna: poiché, tuttavia, il
suo sacerdozio non doveva estinguersi con la morte (Eb 7,24.27),
nell'ultima Cena, "nella notte in cui veniva tradito" (1
Cor 11,23), [...] [volle] lasciare alla Chiesa, sua amata Sposa,
un sacrificio visibile (come esige l'umana natura), con cui venisse significato quello
cruento che avrebbe offerto una volta per tutte sulla croce, prolungandone
la memoria fino alla fine del mondo, e applicando la sua efficacia salvifica
alla remissione dei nostri peccati quotidiani ». (189)
1367 Il
sacrificio di Cristo e il sacrificio dell'Eucaristia sono un unico
sacrificio: « Si tratta infatti di una sola
e identica vittima e lo stesso Gesù la offre ora per il ministero dei
sacerdoti, egli che un giorno offrì se stesso sulla croce: diverso è solo
il modo di offrirsi ». (190) « E poiché in questo divino sacrificio, che
si compie nella Messa, è contenuto e immolato in modo incruento lo stesso
Cristo, che "si offrì una sola volta in modo cruento" sull'altare
della croce, [...] questo sacrificio [è] veramente propiziatorio ». (191)
1368 L'Eucaristia
è anche il sacrificio della Chiesa.
La Chiesa, che è il corpo di Cristo, partecipa all'offerta del suo Capo.
Con lui, essa stessa viene offerta tutta intera.
Essa si unisce alla sua intercessione presso il Padre a favore di tutti
gli uomini. Nell'Eucaristia il sacrificio di Cristo diviene pure il sacrificio
delle membra del suo corpo. La vita dei fedeli, la loro lode, la loro
sofferenza, la loro preghiera, il loro lavoro, sono uniti a quelli di
Cristo e alla sua offerta totale, e in questo modo acquistano
un valore nuovo. Il sacrificio di Cristo riattualizzato sull'altare offre
a tutte le generazioni di cristiani la possibilità
di essere uniti alla sua offerta. Nelle catacombe la Chiesa è spesso raffigurata come
una donna in preghiera, con le braccia spalancate, in atteggiamento di orante. Come Cristo ha steso le braccia sulla croce, così
per mezzo di lui, con lui e in lui essa si offre e intercede per tutti
gli uomini.
1369 Tutta
la Chiesa è unita all'offerta e all'intercessione di Cristo. Investito del ministero di Pietro nella Chiesa,
il Papa è unito a ogni celebrazione dell'Eucaristia
nella quale viene nominato come segno e servo dell'unità della Chiesa
universale. Il Vescovo del luogo è sempre responsabile dell'Eucaristia,
anche quando viene presieduta da un presbitero;
in essa è pronunziato il suo nome per significare che egli presiede la
Chiesa particolare, in mezzo al suo presbiterio e con l'assistenza dei
diaconi. La comunità a sua volta intercede per tutti i ministri
che, per lei e con lei, offrono il sacrificio eucaristico:
« Si ritenga legittima solo quell'Eucaristia
che viene celebrata dal Vescovo, o da chi è
stato da lui autorizzato ». (192)
« È attraverso il ministero dei presbiteri che il
sacrificio spirituale dei fedeli viene reso
perfetto perché viene unito al sacrificio di Cristo, unico mediatore;
questo sacrificio, infatti, per mano dei presbiteri e in nome di tutta
la Chiesa, viene offerto nell'Eucaristia in modo incruento e sacramentale,
fino al giorno della venuta del Signore ». (193)
1370 All'offerta
di Cristo si uniscono non soltanto i membri che sono ancora sulla terra,
ma anche quelli che si trovano già nella gloria del cielo. La Chiesa
offre infatti il sacrificio eucaristico in comunione con la santissima
Vergine Maria, facendo memoria di lei, come pure di tutti i santi e di
tutte le sante. Nell'Eucaristia la Chiesa, con Maria, è come ai piedi
della croce, unita all'offerta e all'intercessione di Cristo.
1371 Il
sacrificio eucaristico è offerto anche per i fedeli defunti « che
sono morti in Cristo e non sono ancora pienamente purificati », (194)
affinché possano entrare nella luce e nella pace di Cristo:
« Seppellite questo corpo dove che sia, senza darvene pena. Di una sola cosa vi prego: ricordatevi
di me, dovunque siate, innanzi all'altare del Signore ». (195)
« Poi [nell'anafora] preghiamo anche per i santi Padri
e Vescovi e in generale per tutti quelli che si sono addormentati prima
di noi, convinti che questo sia un grande vantaggio
per le anime, per le quali viene offerta la supplica, mentre qui è presente
la vittima santa e tremenda. [...] Presentando a Dio le preghiere per
i defunti, anche se peccatori, [...] presentiamo il Cristo immolato per i nostri peccati, cercando
di rendere clemente per loro e per noi il Dio amico degli uomini ».
(196)
1372 Sant'Agostino ha mirabilmente riassunto questa dottrina che ci sollecita ad una partecipazione
sempre più piena al sacrificio del nostro Redentore che celebriamo nell'Eucaristia:
« Tutta quanta la città redenta, cioè
l'assemblea e la società dei santi, offre un sacrificio universale [...]
a Dio per opera di quel Sommo Sacerdote che nella passione
ha offerto anche se stesso per noi, assumendo la forma di servo, e costituendoci
come corpo di un Capo tanto importante. [...] Questo è il sacrificio
dei cristiani: "Pur essendo molti, siamo un solo corpo in Cristo"
(Rm 12,5); e la Chiesa lo rinnova
continuamente nel sacramento dell'altare, noto ai
fedeli, dove si vede che, in ciò che offre, offre anche
se stessa ». (197)
La presenza di Cristo operata dalla potenza della
sua Parola e dello Spirito Santo
1373 «
Cristo Gesù, che è morto, anzi, che è risuscitato, sta alla destra di
Dio e intercede per noi » (Rm 8,34),
è presente in molti modi alla sua Chiesa: (198) nella sua parola, nella
preghiera della Chiesa, « dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io
sono in mezzo a loro » (Mt 18,20),
nei poveri, nei malati, nei prigionieri, (199) nei sacramenti di cui egli
è l'autore, nel sacrificio della Messa e nella persona del ministro. Ma
« soprattutto [è presente] sotto le specie eucaristiche ».
(200)
1374 Il
modo della presenza di Cristo sotto le specie eucaristiche è unico. Esso
pone l'Eucaristia al di sopra di tutti i sacramenti
e ne fa « quasi il coronamento della vita spirituale e il fine al quale
tendono tutti i sacramenti ». (201) Nel Santissimo Sacramento dell'Eucaristia
è contenuto veramente, realmente, sostanzialmente il Corpo e il
Sangue di nostro Signore Gesù Cristo, con l'anima e la divinità e, quindi, il
Cristo tutto intero. (202) « Tale presenza si dice "reale"
non per esclusione, quasi che le altre non siano "reali", ma
per antonomasia, perché è sostanziale, e in forza di essa
Cristo, Dio e uomo, tutto intero si fa presente ». (203)
1375 È
per la conversione del pane e del vino nel suo Corpo e nel suo
Sangue che Cristo diviene presente in questo sacramento. I Padri della
Chiesa hanno sempre espresso con fermezza la fede della Chiesa nell'efficacia
della parola di Cristo e dell'azione dello Spirito Santo per operare questa
conversione. San Giovanni Crisostomo, ad esempio, afferma:
« Non è l'uomo che fa diventare le cose offerte Corpo
e Sangue di Cristo, ma è Cristo stesso, che è stato crocifisso
per noi. Il sacerdote, figura di Cristo, pronunzia quelle parole, ma
la virtù e la grazia sono di Dio. Questo
è il mio Corpo, dice.
Questa parola trasforma le cose offerte ». (204)
E sant'Ambrogio, parlando
della conversione eucaristica, dice:
Dobbiamo essere convinti che « non si tratta dell'elemento
formato dalla natura, ma della sostanza prodotta dalla formula della
consacrazione, ed è maggiore l'efficacia della consacrazione di quella
della natura, perché, per l'effetto della consacrazione, la stessa natura
viene trasformata ». (205) « La parola di Cristo, che poté
creare dal nulla ciò che non esisteva, non può trasformare in una sostanza
diversa ciò che esiste? Non è minore impresa dare una nuova natura alle
cose che trasformarla ». (206)
1376 Il
Concilio di Trento riassume la fede cattolica dichiarando: « Poiché il
Cristo, nostro Redentore, ha detto che ciò che offriva sotto la specie
del pane era veramente il suo Corpo, nella Chiesa di Dio vi fu sempre
la convinzione, e questo santo Concilio lo dichiara
ora di nuovo, che con la consacrazione del pane e del vino si opera la
conversione di tutta la sostanza del pane nella sostanza del Corpo del
Cristo, nostro Signore, e di tutta la sostanza del vino nella sostanza
del suo Sangue. Questa conversione, quindi, in modo conveniente e appropriato
è chiamata dalla santa Chiesa cattolica transustanziazione ». (207)
1377 La
presenza eucaristica di Cristo ha inizio al momento della consacrazione
e continua finché sussistono le specie eucaristiche. Cristo è tutto e
integro presente in ciascuna specie e in ciascuna sua parte; perciò la
frazione del pane non divide Cristo. (208)
1378 Il
culto dell'Eucaristia. Nella
liturgia della Messa esprimiamo la nostra fede nella presenza reale di
Cristo sotto le specie del pane e del vino, tra l'altro, con la genuflessione,
o con un profondo inchino in segno di adorazione
verso il Signore. « La Chiesa cattolica professa questo culto latreutico
al sacramento eucaristico non solo durante la Messa, ma anche fuori della
sua celebrazione, conservando con la massima diligenza le ostie consacrate,
presentandole alla solenne venerazione dei fedeli cristiani, portandole
in processione con gaudio della folla cristiana ». (209)
1379 La
santa riserva (tabernacolo) era inizialmente destinata a custodire in
modo degno l'Eucaristia perché potesse essere portata agli infermi e agli
assenti, al di fuori della Messa. Approfondendo la fede nella presenza
reale di Cristo nell'Eucaristia, la Chiesa ha preso coscienza del significato
dell'adorazione silenziosa del Signore presente
sotto le specie eucaristiche. Perciò il tabernacolo deve essere situato in un luogo particolarmente
degno della chiesa, e deve essere costruito in modo da evidenziare e manifestare
la verità della presenza reale di Cristo nel Santissimo Sacramento.
1380 È
oltremodo conveniente che Cristo abbia voluto
rimanere presente alla sua Chiesa in questa forma davvero unica. Poiché
stava per lasciare i suoi nel suo aspetto visibile, ha voluto donarci
la sua presenza sacramentale; poiché stava per offrirsi sulla croce per
la nostra salvezza, ha voluto che noi avessimo il memoriale dell'amore
con il quale ci ha amati « sino alla fine » (Gv
13,1), fino al dono della propria vita. Nella sua presenza eucaristica,
infatti, egli rimane misteriosamente in mezzo a noi come colui
che ci ha amati e che ha dato se stesso per noi, (210) e vi rimane
sotto i segni che esprimono e comunicano questo amore:
« La Chiesa e il mondo hanno grande
bisogno del culto eucaristico. Gesù ci aspetta in questo sacramento
dell'amore. Non risparmiamo il nostro tempo per andare ad incontrarlo
nell'adorazione, nella contemplazione piena di fede e pronta a riparare
le grandi colpe e i delitti del mondo. Non cessi mai la nostra adorazione
». (211)
1381 «
Che in questo sacramento sia presente il vero Corpo e il vero Sangue di
Cristo, come dice san Tommaso, "non si può apprendere coi
sensi, ma con la sola fede, la quale si appoggia all'autorità di Dio.
Per questo, commentando il passo di san Luca 22,19: Questo è il mio
Corpo che viene dato per voi, san Cirillo dice: Non mettere in dubbio
se questo sia vero, ma piuttosto accetta con fede le parole del Salvatore:
perché essendo egli la verità, non mentisce" »: (212)
« Adoro te devote, latens Deitas...
Ti adoro con devozione, o Dio che ti nascondi,
che sotto queste figure veramente ti celi:
a te il mio cuore si sottomette interamente,
poiché, nel contemplarti, viene meno.
La vista, il tatto e il gusto si
ingannano a tuo riguardo,
soltanto alla parola si crede con sicurezza.
Credo tutto ciò che disse il Figlio di Dio:
nulla è più vero della sua parola di verità ». (213)
VI.
Il banchetto pasquale
1382 La
Messa è ad un tempo e inseparabilmente il memoriale del sacrificio nel
quale si perpetua il sacrificio della croce, e il sacro banchetto della
Comunione al Corpo e al Sangue del Signore. Ma
la celebrazione del sacrificio eucaristico è totalmente orientata all'unione
intima dei fedeli con Cristo attraverso la Comunione. Comunicarsi è ricevere
Cristo stesso che si è offerto per noi.
1383 L'altare,
attorno al quale la Chiesa è riunita nella celebrazione dell'Eucaristia,
rappresenta i due aspetti di uno stesso mistero: l'altare del sacrificio
e la mensa del Signore, e questo tanto più in quanto
l'altare cristiano è il simbolo di Cristo stesso, presente in mezzo all'assemblea
dei suoi fedeli sia come vittima offerta per la nostra riconciliazione,
sia come alimento celeste che si dona a noi. « Che
cosa è l'altare di Cristo se non l'immagine del Corpo di Cristo? », dice
sant'Ambrogio, (214) e altrove: « L'altare è
l'immagine del corpo, e il Corpo di Cristo sta sull'altare ». (215) La
liturgia esprime in molte preghiere questa unità
del sacrificio e della Comunione. La Chiesa di Roma, ad esempio, prega
così nella sua anafora:
« Ti supplichiamo, Dio onnipotente: fa' che questa offerta, per le mani del tuo angelo santo, sia portata
sull'altare del cielo davanti alla tua maestà divina, perché su tutti
noi che partecipiamo di questo altare, comunicando al santo mistero
del Corpo e Sangue del tuo Figlio, scenda la pienezza di ogni grazia
e benedizione del cielo ». (216)
«Prendete e mangiatene tutti»: la Comunione
1384 Il Signore ci rivolge un invito pressante a riceverlo
nel sacramento dell'Eucaristia: « In verità, in verità vi dico: se non
mangiate la Carne del Figlio dell'uomo e non bevete il suo Sangue, non
avrete in voi la vita » (Gv 6,53).
1385 Per
rispondere a questo invito dobbiamo prepararci
a questo momento così grande e così santo. San Paolo esorta a
un esame di coscienza: « Chiunque in modo indegno mangia il pane o beve
il calice del Signore, sarà reo del corpo e del sangue del Signore. Ciascuno, pertanto, esamini se stesso e poi mangi di questo
pane e beva di questo calice; perché chi mangia e beve senza riconoscere
il corpo del Signore, mangia e beve la propria condanna » (1 Cor 11,27-29).
Chi è consapevole di aver commesso un peccato grave, deve ricevere il
sacramento della Riconciliazione prima di accedere
alla Comunione.
1386 Davanti alla grandezza di questo sacramento, il fedele
non può che fare sua con umiltà e fede ardente la supplica del centurione:
(217) « Domine, non sum dignus ut intres
sub tectum meum: sed tantum dic verbo, et sanabitur anima mea » – «
O Signore, non sono degno di partecipare alla tua mensa: ma di' soltanto
una parola e io sarò salvato ».
(218) Nella divina liturgia di san Giovanni Crisostomo i fedeli pregano
con lo stesso spirito:
« O Figlio di Dio, fammi
oggi partecipe del tuo mistico convito. Non svelerò il mistero ai tuoi
nemici, e neppure ti darò il bacio di Giuda. Ma,
come il ladrone, io ti dico: Ricordati di me, Signore, quando sarai
nel tuo regno ». (219)
1387 Per
prepararsi in modo conveniente a ricevere questo sacramento, i fedeli
osserveranno il digiuno prescritto nella loro Chiesa. (220) L'atteggiamento
del corpo (gesti, abiti) esprimerà il rispetto, la solennità, la gioia
di questo momento in cui Cristo diventa nostro ospite.
1388 È
conforme al significato stesso dell'Eucaristia che i fedeli, se hanno
le disposizioni richieste, (221) si comunichino
quando partecipano alla Messa: (222) « Si raccomanda molto quella partecipazione
più perfetta alla Messa, per la quale i fedeli, dopo la Comunione del
sacerdote, ricevono il Corpo del Signore dal medesimo sacrificio ». (223)
1389 La
Chiesa fa obbligo ai fedeli di « partecipare alla divina liturgia la domenica
e le feste » 224 e di ricevere almeno una volta all'anno
l'Eucaristia, possibilmente nel tempo pasquale, 225 preparati dal sacramento
della Riconciliazione. La Chiesa tuttavia raccomanda vivamente ai fedeli
di ricevere la santa Eucaristia la domenica e i giorni festivi, o ancora
più spesso, anche tutti i giorni.
1390 In
virtù della presenza sacramentale di Cristo sotto ciascuna
specie, la Comunione con la sola specie del pane permette di ricevere
tutto il frutto di grazia dell'Eucaristia. Per motivi pastorali questo
modo di fare la Comunione si è legittimamente stabilito come il più abituale
nel rito latino. Tuttavia « la santa Comunione esprime con maggior pienezza
la sua forma di segno, se viene fatta sotto le
due specie. In essa risulta infatti più evidente il segno del banchetto eucaristico
». (226) Questa è la forma abituale di comunicarsi nei riti orientali.
I frutti della Comunione
1391 La
Comunione accresce la nostra unione a Cristo. Ricevere l'Eucaristia nella Comunione reca come frutto
principale l'unione intima con Cristo Gesù. Il Signore
infatti dice: « Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora
in me e io in lui » (Gv 6,56).
La vita in Cristo ha il suo fondamento nel banchetto eucaristico: « Come
il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche
colui che mangia di me vivrà per me » (Gv
6,57):
« Quando, nelle feste [del
Signore], i fedeli ricevono il Corpo del Figlio, essi annunziano gli
uni agli altri la Buona Notizia che è stata donata la caparra della
vita, come quando l'angelo disse a Maria [di Magdala]: "Cristo
è risorto!". Ecco infatti che già ora la vita e la risurrezione sono elargite
a colui che riceve Cristo ». (227)
1392 Ciò
che l'alimento materiale produce nella nostra vita fisica, la Comunione
lo realizza in modo mirabile nella nostra vita spirituale. La Comunione
alla Carne del Cristo risorto, « vivificata dallo Spirito Santo e vivificante
», (228) conserva, accresce e rinnova la vita di grazia ricevuta nel Battesimo.
La crescita della vita cristiana richiede di essere alimentata dalla Comunione
eucaristica, pane del nostro pellegrinaggio, fino al momento della morte,
quando ci sarà data come viatico.
1393 La
Comunione ci separa dal peccato.
Il Corpo di Cristo che riceviamo nella Comunione è « dato per noi », e
il Sangue che beviamo è « sparso per molti in remissione dei peccati ».
Perciò l'Eucaristia non può unirci a Cristo senza purificarci,
nello stesso tempo, dai peccati commessi e preservarci da quelli futuri:
« Ogni volta che lo riceviamo, annunziamo la morte
del Signore. (229) Se annunziamo la morte, annunziamo la remissione
dei peccati. Se, ogni volta che il suo sangue viene
sparso, viene sparso per la remissione dei peccati, devo riceverlo sempre,
perché sempre mi rimetta i peccati. Io che pecco sempre, devo sempre
disporre della medicina ». (230)
1394 Come
il cibo del corpo serve a restaurare le forze perdute, l'Eucaristia fortifica
la carità che, nella vita di ogni giorno, tende
ad indebolirsi; la carità così vivificata cancella i peccati veniali.
(231) Donandosi a noi, Cristo ravviva il nostro amore e ci rende capaci
di troncare gli attaccamenti disordinati alle creature e di radicarci
in lui:
« Cristo è morto per noi per amore. Perciò quando
facciamo memoria della sua morte, durante il sacrificio, invochiamo
la venuta dello Spirito Santo quale dono di
amore. La nostra preghiera chiede quello stesso amore per
cui Cristo si è degnato di essere crocifisso per noi. Anche noi,
mediante la grazia dello Spirito Santo, possiamo essere crocifissi
al mondo e il mondo a noi. [...] Avendo ricevuto il dono dell'amore,
moriamo al peccato e viviamo per Dio ». (232)
1395 Proprio
per la carità che accende in noi, l'Eucaristia ci preserva in futuro
dai peccati mortali. Quanto più partecipiamo alla vita di Cristo e
progrediamo nella sua amicizia, tanto più ci è
difficile separarci da lui con il peccato mortale. L'Eucaristia non è
ordinata al perdono dei peccati mortali. Questo è proprio del sacramento
della Riconciliazione. Il proprio dell'Eucaristia è invece di essere il
sacramento di coloro che sono nella piena comunione
della Chiesa.
1396 L'unità
del corpo mistico: l'Eucaristia fa la Chiesa. Coloro che ricevono l'Eucaristia sono uniti più strettamente a Cristo.
Per ciò stesso, Cristo li unisce a tutti i fedeli in un solo corpo: la
Chiesa. La Comunione rinnova, fortifica, approfondisce questa
incorporazione alla Chiesa già realizzata mediante il Battesimo.
Nel Battesimo siamo stati chiamati a formare un solo corpo. (233) L'Eucaristia
realizza questa chiamata: « Il calice della benedizione che noi benediciamo,
non è forse comunione con il Sangue di Cristo? E
il pane che noi spezziamo, non è forse comunione con il Corpo di Cristo?
Poiché c'è un solo pane, noi, pur essendo molti, siamo
un corpo solo: tutti infatti partecipiamo dell'unico pane » (1 Cor
10,16- 17):
« Se voi siete il corpo e le membra di Cristo, sulla
mensa del Signore è deposto il vostro mistero,
ricevete il vostro mistero. A ciò che siete
rispondete: Amen, e rispondendo lo sottoscrivete. Ti si dice
infatti: Il Corpo di Cristo e tu rispondi: Amen. Sii membro del
corpo di Cristo, perché sia veritiero il tuo Amen ». (234)
1397 L'Eucaristia
impegna nei confronti dei poveri.
Per ricevere nella verità il Corpo e il Sangue di Cristo offerti per noi,
dobbiamo riconoscere Cristo nei più poveri, suoi fratelli:
(235)
« Tu hai bevuto il Sangue del Signore e non riconosci
tuo fratello. [...] Tu disonori questa stessa mensa, non giudicando
degno che condivida il tuo cibo colui che è
stato ritenuto degno di partecipare a questa mensa. [...] Dio ti ha
liberato da tutti i tuoi peccati e ti ha invitato
a questo banchetto. E tu, nemmeno per questo, sei divenuto più misericordioso ».
(236)
1398 L'Eucaristia
e l'unità dei cristiani.
Davanti alla sublimità di questo sacramento, sant'Agostino
esclama: « O sacramentum pietatis!
O signum unitatis!
O vinculum caritatis! – O sacramento di
pietà! O segno di unità! O
vincolo di carità! ». (237) Quanto più dolorosamente
si fanno sentire le divisioni della Chiesa che impediscono la comune partecipazione
alla mensa del Signore, tanto più pressanti sono le preghiere al Signore
perché ritornino i giorni della piena unità di tutti coloro
che credono in lui.
1399 Le
Chiese Orientali che non sono nella piena comunione con la Chiesa cattolica celebrano l'Eucaristia con grande amore. « Quelle
Chiese, quantunque separate, hanno veri sacramenti e soprattutto, in forza
della successione apostolica, il sacerdozio e l'Eucaristia, per mezzo
dei quali restano ancora unite a noi da strettissimi vincoli ». (238)
Quindi « una certa comunicazione nelle cose sacre, presentandosi opportune
circostanze e con l'approvazione dell'autorità ecclesiastica, non solo
è possibile, ma anche consigliabile ». (239)
1400 Le
comunità ecclesiali sorte dalla Riforma, separate dalla Chiesa cattolica,
« specialmente per la mancanza del sacramento dell'Ordine, non hanno conservato
la genuina ed integra sostanza del mistero eucaristico ». (240) Per questo
motivo, non è possibile, per la Chiesa cattolica, l'intercomunione eucaristica
con queste comunità. Tuttavia, queste comunità ecclesiali, « mentre nella
santa Cena fanno memoria della morte e della risurrezione del Signore,
professano che nella Comunione di Cristo è significata la vita e aspettano
la sua venuta gloriosa ». (241)
1401 In presenza di una grave necessità, a giudizio dell'Ordinario, i ministri cattolici
possono amministrare i sacramenti (Eucaristia, Penitenza, Unzione degli
infermi) agli altri cristiani che non sono in piena comunione con la Chiesa
cattolica, purché li chiedano spontaneamente: è necessario in questi casi
che essi manifestino la fede cattolica a riguardo di questi sacramenti
e che si trovino nelle disposizioni richieste. (242)
VII. L'Eucaristia
- «Pegno della gloria futura»
1402 In
un'antica preghiera, la Chiesa acclama il mistero dell'Eucaristia: « O
sacrum convivium in quo Christus sumitur: recolitur memoria passionis eius, mens impletur
gratia et futurae gloriae nobis pignus datur
– O sacro convito nel quale ci nutriamo di Cristo:
si fa memoria della sua passione, l'anima è ricolmata di grazia e ci è
donato il pegno della gloria futura ». (243) Se l'Eucaristia è il memoriale
della pasqua del Signore, se mediante la nostra Comunione all'altare veniamo
ricolmati « di ogni grazia e benedizione del cielo », (244) l'Eucaristia
è pure anticipazione della gloria del cielo.
1403 Nell'ultima
Cena il Signore stesso ha fatto volgere lo sguardo dei suoi discepoli
verso il compimento della pasqua nel regno di Dio: « Io vi dico che da
ora non berrò più di questo frutto della vite fino al
giorno in cui lo berrò nuovo con voi nel regno del Padre mio » (Mt
26,29). (245) Ogni volta che la Chiesa celebra l'Eucaristia, ricorda
questa promessa e il suo sguardo si volge verso « Colui
che viene » (Ap 1,4). Nella
preghiera, essa invoca la sua venuta: « Marana tha
» (1 Cor 16,22), « Vieni, Signore Gesù » (Ap
22,20), « Venga la tua grazia e passi questo mondo! ». (246)
1404 La
Chiesa sa che, fin d'ora, il Signore viene nella sua Eucaristia, e che
egli è lì, in mezzo a noi. Tuttavia questa presenza
è nascosta. È per questo che celebriamo l'Eucaristia « expectantes
beatam spem et Adventum Salvatoris
nostri Iesu Christi
– nell'attesa che si compia la beata speranza e venga il nostro Salvatore
Gesù Cristo », (247) chiedendo « di ritrovarci insieme a godere
della tua gloria quando, asciugata ogni lacrima, i nostri occhi
vedranno il tuo volto e noi saremo simili a te, e canteremo per sempre
la tua lode, in Cristo, nostro Signore ». (248)
1405 Di
questa grande speranza, quella dei nuovi cieli e della terra nuova nei
quali abiterà la giustizia, (249) non abbiamo pegno più sicuro, né segno
più esplicito dell'Eucaristia. Ogni volta infatti
che viene celebrato questo mistero, « si effettua l'opera della nostra
redenzione » (250) e noi spezziamo « l'unico pane, che è farmaco d'immortalità,
antidoto per non morire, ma per vivere in Gesù Cristo per sempre ». (251)
In sintesi
1406 Gesù
dice: « Io sono il pane
vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane
vivrà in eterno [...]. Chi mangia la mia Carne e beve il mio Sangue ha la vita eterna, [...] dimora
in me e io in lui » (Gv 6,51.54.56).
1407 L'Eucaristia
è il cuore e il culmine della vita della Chiesa, poiché in essa
Cristo associa la sua Chiesa e tutti i suoi membri al proprio sacrificio
di lode e di rendimento di grazie offerto al Padre una volta per tutte
sulla croce; mediante questo sacrificio egli effonde le grazie della salvezza
sul suo corpo, che è la Chiesa.
1408 La
celebrazione eucaristica comporta sempre: la proclamazione della Parola
di Dio, l'azione di grazie a Dio Padre per tutti i suoi benefici, soprattutto
per il dono del suo Figlio, la consacrazione del pane e del vino e la
partecipazione al banchetto liturgico mediante la recezione del Corpo
e del Sangue del Signore. Questi elementi costituiscono un solo e medesimo
atto di culto.
1409 L'Eucaristia
è il memoriale della pasqua di Cristo, cioè dell'opera
della salvezza compiuta per mezzo della vita, della morte e della risurrezione
di Cristo, opera che viene resa presente dall'azione liturgica.
1410 È
Cristo stesso, Sommo ed eterno Sacerdote della Nuova Alleanza, che, agendo
attraverso il ministero dei sacerdoti, offre il sacrificio eucaristico.
Ed è ancora lo stesso Cristo, realmente presente sotto le specie
del pane e del vino, l'offerta del sacrificio eucaristico.
1411 Soltanto
i sacerdoti validamente ordinati possono presiedere l'Eucaristia e consacrare
il pane e il vino perché diventino il Corpo e il Sangue del Signore.
1412 I
segni essenziali del sacramento eucaristico sono il pane di grano e il
vino della vite, sui quali viene invocata la
benedizione dello Spirito Santo e il sacerdote pronunzia le parole della
consacrazione dette da Gesù durante l'ultima Cena: « Questo è il mio Corpo
dato per voi. [...] Questo è il calice del mio Sangue ».
1413 Mediante
la consacrazione si opera la transustanziazione del pane e del vino nel
Corpo e nel Sangue di Cristo. Sotto le specie consacrate del pane e del
vino, Cristo stesso, vivente e glorioso, è presente in maniera vera, reale
e sostanziale, il suo Corpo e Sangue con la sua anima e divinità. (252)
1414 In quanto sacrificio, l'Eucaristia viene anche offerta in riparazione
dei peccati dei vivi e dei defunti, e al fine di ottenere da Dio benefici
spirituali o temporali.
1415 Chi
vuole ricevere Cristo nella Comunione eucaristica
deve essere in stato di grazia. Se uno è consapevole di aver peccato mortalmente,
non deve accostarsi all'Eucaristia senza prima
aver ricevuto l'assoluzione nel sacramento della Penitenza.
1416 La
santa Comunione al Corpo e al Sangue di Cristo accresce in colui
che si comunica l'unione con il Signore, gli rimette i peccati
veniali e lo preserva dai peccati gravi. Poiché vengono
rafforzati i vincoli di carità tra colui che si comunica e Cristo, ricevere
questo sacramento rafforza l'unità della Chiesa, corpo mistico di Cristo.
1417 La
Chiesa raccomanda vivamente ai fedeli di ricevere la santa Comunione quando
partecipano alla celebrazione dell'Eucaristia; ne fa loro obbligo almeno
una volta all'anno.
1418 Poiché
Cristo stesso è presente nel Sacramento dell'altare, bisogna onorarlo
con un culto di adorazione. La visita al Santissimo
Sacramento « è prova di
gratitudine, segno di amore e debito di riconoscenza
a Cristo Signore ». (253)
1419 Poiché
Cristo è passato da questo mondo al Padre, nell'Eucaristia ci dona il
pegno della gloria futura presso di lui: la partecipazione al santo
sacrificio ci identifica con il suo cuore, sostiene le nostre forze lungo
il pellegrinaggio di questa vita, ci fa desiderare la vita eterna e già
ci unisce alla Chiesa del cielo, alla beatissima Vergine e a tutti i santi.
(143) Concilio Vaticano II, Cost.
Sacrosanctum Concilium,
47: AAS 56 (1964) 113.
(144) Concilio Vaticano II, Cost. dogm. Lumen gentium,
11: AAS 57 (1965) 15.
(145) Concilio Vaticano II, Decr. Presbyterorum ordinis, 5: AAS 58 (1966) 997.
(146) Sacra Congregazione dei Riti, Istr. Eucharisticum mysterium, 6: AAS 59 (1967) 545.
(147) Sant'Ireneo
di Lione, Adversus haereses,
4, 18, 5: SC 100, 610 (PG 7, 1028).
(148) Cf 1 Cor 11,20.
(149) Cf Ap 19,9.
(150) Cf Mt 14,19; 15,36; Mc
8,6.19.
(151) Cf Mt 26,26; 1 Cor 11,24.
(152) Cf Lc 24,13-35.
(153) Cf At 2,42.46; 20,7.11.
(154) Cf 1 Cor 10,16-17.
(155) Cf 1 Cor 11,17-34.
(156) Cf Sal 116,13.17.
(157) Cf 1 Pt 2,5.
(158) Cf Ml 1,11.
(159) Cf 1 Cor 10,16-17.
(160) Cf Constitutiones apostolicae, 8, 13, 12: SC 336, 208 (Funk, Didascalia et Constitutiones Apostolorum,
1, 516); Didaché, 9, 5: SC 248, 178 (Funk, Patres apostolici,
1, 22); Ibid., 10, 6: SC 248, 180 (Funk,
Patres apostolici, 1, 24).
(161) Sant'Ignazio di Antiochia, Epistula
ad Ephesios, 20, 2: SC 10bis, 76 (Funk 1, 230).
(162) Cf Sal 104,13-15.
(163) Cf
Preghiera eucaristica I o Canone Romano: Messale Romano (Libreria
Editrice Vaticana 1993) p. 390.
(164) Cf Dt 8,3.
(165) Cf Mt 14,13-21; 15,32-39.
(166) Cf Gv 2,11.
(167) Cf Mc 14,25.
(168) Cf Gv 13,1-17.
(169) Concilio di Trento, Sess.
22a, Doctrina de
ss. Missae Sacrificio, c. 1: DS 1740.
(170) Cf Gv 6.
(171) Cf
Mt 26,17-29; Mc
14,12-25; 1 Cor 11,23-25.
(172) Concilio Vaticano II, Decr.
Ad gentes,
1: AAS 58 (1966) 947.
(173) San Giustino, Apologia,
1, 67: CA 1, 184-186 (PG 6, 429).
(174) San Giustino, Apologia,
1, 65: CA 1, 176-180 (PG 6, 428).
(175) Concilio Vaticano II, Cost.
Sacrosanctum Concilium,
56: AAS 56 (1964) 115.
(176) Cf Concilio Vaticano
II, Cost. dogm. Dei Verbum, 21: AAS 58 (1966) 827.
(177) Cf Lc 24,13-35.
(178) Cf
1 Ts 2,13.
(179) Sant'Ireneo
di Lione, Adversus haereses,
4, 18, 4: SC 100, 606 (PG 7, 1027); cf Ml
1,11.
(180) Cf 1 Cor 16,1.
(181) Cf 2 Cor 8,9.
(182) San Giustino, Apologia,
1, 67: CA 1, 186-188 (PG 6, 429).
(183) Cf
Preghiera eucaristica I o Canone Romano: Messale Romano (Libreria
Editrice Vaticana 1993) p. 387.
(184) Cf
San Giustino, Apologia, 1, 65: CA 1, 180 (PG 6, 428).
(185) San Giustino, Apologia,
1, 66: CA 1, 180 (PG 6, 428).
(186) Cf Es 13,3.
(187) Cf Eb 7,25-27.
(188) Concilio Vaticano II, Cost. dogm. Lumen gentium,
3: AAS 57 (1965) 6.
(189) Concilio di Trento, Sess.
22a, Doctrina de
ss. Missae Sacrificio, c. 1: DS 1740.
(190) Concilio di Trento, Sess.
22a, Doctrina de
ss. Missae Sacrificio, c. 2: DS 1743.
(191) Ibid.
(192) Sant'Ignazio di Antiochia, Epistula
ad Smyrnaeos, 8, 1: SC 10bis, 138 (Funk 1, 282).
(193) Concilio Vaticano II, Decr. Presbyterorum ordinis, 2: AAS 58 (1966) 993.
(194) Concilio di Trento, Sess.
22a, Doctrina de
ss. Missae Sacrificio, c. 2: DS 1743.
(195) Sant'Agostino, Confessiones, 9, 11, 27: CCL 27, 149 (PL 32, 775);
parole di santa Monica, prima di morire, a sant'Agostino e a suo fratello.
(196) San Cirillo di Gerusalemme,
Catecheses mystagogicae,
5, 9-10: SC 126, 158-160 (PG 30, 1116-1117).
(197) Sant'Agostino, De
civitate Dei, 10,
6: CSEL 401, 456 (PL 41, 284).
(198) Cf Concilio Vaticano
II, Cost. dogm. Lumen gentium, 48: AAS 57 (1965) 53.
(199) Cf Mt 25,31-46.
(200) Concilio Vaticano II, Cost.
Sacrosanctum Concilium,
7: AAS 56 (1964) 100-101.
(201) San Tommaso d'Aquino, Summa theologiae,
III, q. 73, a. 3, c: Ed.
Leon. 12,
140.
(202) Cf Concilio di Trento,
Sess. 13a, Decretum de ss. Eucharistia,
canone 1: DS 1651.
(203) Paolo VI, Lett. enc. Mysterium fidei: AAS 57 (1965) 764.
(204) San Giovanni Crisostomo, De
proditione Iudae homilia, 1, 6: PG 49, 380.
(205) Sant'Ambrogio, De mysteriis,
9, 50: CSEL 73, 110 (PL 16, 405).
(206) Ibid., 9, 52: CSEL 73, 112 (PL
16, 407).
(207) Concilio di Trento, Sess.
13a, Decretum de ss. Eucharistia,
c. 4: DS 1642.
(208) Cf Concilio di Trento,
Sess. 13a, Decretum de ss. Eucharistia,
c. 3: DS 1641.
(209) Paolo VI, Lett. enc. Mysterium fidei: AAS 57 (1965) 769.
(210) Cf Gal 2,20.
(211) Giovanni Paolo II, Epist.
Dominicae Cenae,
3: AAS 72 (1980) 119.
(212) Paolo VI, Lett. enc. Mysterium fidei: AAS 57 (1965) 757; cf San Tommaso d'Aquino, Summa
theologiae, III, q. 75, a.
1, c: Ed. Leon.
12, 156; San Cirillo di Alessandria, Commentarius
in Lucam, 22, 19: PG 72, 912.
(213) AHMA 50, 589.
(214) Sant'Ambrogio, De
sacramentis, 5, 7: CSEL 73, 61 (PL 16, 447).
(215) Sant'Ambrogio,
De sacramentis, 4, 7: CSEL 73, 49 (PL
16, 437).
(216) Preghiera eucaristica I
o Canone Romano: Messale Romano (Libreria Editrice Vaticana
1993) p. 390.
(217) Cf Mt 8,8.
(218) Riti di Comunione:
Messale Romano (Libreria Editrice Vaticana 1993) p. 421.
(219) Liturgia bizantina. Anafora
di san Giovanni Crisostomo, Preghiera
prima della Comunione: F.E. Brightman,
Liturgies Eastern
and Western (Oxford 1896) p. 394 (PG 63,
920).
(220) Cf CIC canone 919.
(221) Cf CIC canoni 916-917.
(222) Cf CIC 917. I fedeli
nel medesimo giorno possono ricevere la S.S. Eucaristia solo una seconda
volta [cf Pontificia Commissione per l'interpretazione autentica del Codice
di Diritto Canonico, Responsa
ad proposita dubia,
1: AAS 76 (1984) 746].
(223) Concilio Vaticano II, Cost.
Sacrosanctum Concilium,
55: AAS 56 (1964) 115.
(224) Concilio Vaticano II, Decr. Orientalium Ecclesiarum, 15: AAS 57 (1956) 81.
(225) Cf CIC canone 920.
(226) Principi e norme per l'uso
del Messale Romano, 240: Messale Romano (Libreria Editrice
Vaticana 1993) p. XXXVIII.
(227) Fanqîth,
Breviario secondo il rito della Chiesa Antiochena
dei Siri, v. 1 (Mossul 1886) p. 237a-b.
(228) Concilio Vaticano II, Decr. Presbyterorum ordinis, 5: AAS 58 (1966) 997.
(229) Cf 1 Cor 11,26.
(230) Sant'Ambrogio, De
sacramentis, 4, 28: CSEL 73, 57-58 (PL 16,
446).
(231) Cf Concilio di Trento,
Sess. 13a, Decretum de ss. Eucharistia,
c. 2: DS 1638.
(232) San Fulgenzio di Ruspe, Contra gesta Fabiani,
28, 17: CCL 91A, 813-814 (PL 65, 789).
(233) Cf 1 Cor 12,13.
(234) Sant'Agostino, Sermo 272: PL 38, 1247.
(235) Cf Mt 25,40.
(236) San Giovanni Crisostomo, In epistulam I ad Corinthios,
homilia 27, 5: PG 61, 230.
(237) Sant'Agostino,
In Iohannis evangelium
tractatus, 26, 13: CCL 36, 266 (PL 35, 1613); cf Concilio Vaticano II, Cost. Sacrosanctum
Concilium, 47: AAS 56 (1964) 113.
(238) Concilio Vaticano II, Decr. Unitatis redintegratio, 15: AAS 57 (1965) 102.
(239) Concilio Vaticano II, Decr. Unitatis redintegratio, 15: AAS 57 (1965) 102; cf CIC canone 844, § 3.
(240) Concilio Vaticano II, Decr. Unitatis redintegratio, 22: AAS 57 (1965) 106.
(241) Concilio Vaticano II, Decr. Unitatis redintegratio, 22: AAS 57 (1965) 106.
(242) Cf CIC canone 844,
§ 4.
(243) Solennità del SS.
Corpo e Sangue di Cristo, Antifona al « Magnificat » dei secondi Vespri:
Liturgia delle Ore, v. 3 (Libreria Editrice Vaticana 1981) p. 589.
(244) Preghiera eucaristica I
o Canone Romano: Messale Romano (Libreria Editrice Vaticana
1993) p. 390.
(245) Cf Lc 22,18;
Mc 14,25.
(246) Didaché, 10,
6: SC 248, 180 (Funk, Patres apostolici, 1,
24).
(247) Riti di Comunione [Embolismo dopo il « Padre nostro »]: Messale Romano (Libreria
Editrice Vaticana 1993) p. 419; cf Tt 2,13.
(248) Preghiera eucaristica III:
Messale Romano (Libreria Editrice Vaticana 1993) p. 406.
(249) Cf 2 Pt 3,13.
(250) Concilio Vaticano II, Cost. dogm. Lumen gentium,
3: AAS 57 (1965) 6.
(251) Sant'Ignazio di Antiochia, Epistula
ad Ephesios, 20, 2: SC 10bis, 76 (Funk 1, 230).
(252) Cf Concilio di Trento,
Sess. 13a, Decretum
de ss. Eucharistia, c. 3: DS 1640; Ibid., canone 1: DS 1651.
(253) Paolo VI, Lett. enc. Mysterium fidei: AAS 57 (1965) 771.
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