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CAPITOLO SECONDO
LA CELEBRAZIONE
SACRAMENTALE DEL MISTERO PASQUALE
1135 La
catechesi della liturgia implica prima di tutto la comprensione
dell'economia sacramentale (capitolo primo). A questa luce si rivela la
novità della sua celebrazione. In questo capitolo si tratterà dunque
della celebrazione dei sacramenti della Chiesa.
Si esporrà ciò che, nella diversità delle tradizioni liturgiche, è comune
alla celebrazione dei sette sacramenti; quanto invece è specifico di ciascuno
di essi sarà presentato più avanti. Questa catechesi
fondamentale delle celebrazioni sacramentali risponderà alle prime domande
che i fedeli si pongono a proposito di questo argomento:
- Chi celebra?
- Come celebrare?
- Quando celebrare?
- Dove celebrare?
ARTICOLO 1
CELEBRARE LA LITURGIA
DELLA CHIESA
I. Chi celebra?
1136 La
liturgia è « azione » di « Cristo tutto intero » (« totius
Christi »). Coloro che qui la celebrano, al di là dei segni, sono già nella liturgia celeste, dove la
celebrazione è totalmente comunione e festa.
I celebranti della liturgia celeste
1137 L'Apocalisse
di san Giovanni, letta nella liturgia della Chiesa, ci rivela prima di
tutto un trono nel cielo, e sul trono Uno seduto:
(64) « il Signore » (Is 6,1).
(65) Poi l'Agnello, « ritto [...] come immolato
» (Ap 5,6): (66) il Cristo crocifisso
e risorto, l'unico Sommo Sacerdote del vero santuario, (67) lo stesso
« che offre e che viene offerto, che dona ed è donato ». (68) Infine,
il « fiume di acqua viva » che scaturisce « dal
trono di Dio e dell'Agnello » (Ap
22,1), uno dei simboli più belli dello Spirito Santo. (69)
1138 «
Ricapitolati » in Cristo, partecipano al servizio della lode di Dio e
al compimento del suo disegno: le Potenze celesti, (70) tutta la creazione
(i quattro esseri viventi), i servitori dell'Antica e della Nuova Alleanza
(i ventiquattro vegliardi), il nuovo popolo di Dio (i centoquarantaquattromila),
(71) in particolare i martiri « immolati a causa della Parola di Dio »
(Ap 6,9), e la santissima Madre di Dio (Donna;
(72) Sposa dell'Agnello (73)), infine, « una moltitudine immensa, che
nessuno » può contare, « di ogni nazione, razza,
popolo e lingua » (Ap 7,9).
1139 È
a questa liturgia eterna che lo Spirito e la Chiesa ci fanno partecipare,
quando celebriamo nei sacramenti il mistero della salvezza.
I celebranti della liturgia sacramentale
1140 È
tutta la comunità, il corpo di Cristo unito al suo Capo, che celebra.
« Le azioni liturgiche non sono azioni private, ma celebrazioni della
Chiesa, che è "sacramento di unità",
cioè popolo santo radunato e ordinato sotto la guida dei Vescovi. Perciò
[tali azioni] appartengono all'intero corpo della Chiesa, lo manifestano
e lo implicano; i singoli membri poi vi sono interessati in diverso modo,
secondo la diversità degli stati, degli uffici e dell'attuale partecipazione
». (74) Per questo « ogni volta che i riti comportano, secondo la particolare
natura di ciascuno, una celebrazione comunitaria con la presenza e la
partecipazione attiva dei fedeli, si inculchi
che questa è da preferirsi, per quanto è possibile, alla celebrazione
individuale e quasi privata degli stessi ». (75)
1141 L'assemblea
che celebra è la comunità dei battezzati i quali, « per la rigenerazione
e l'unzione dello Spirito Santo, vengono consacrati
a formare una dimora spirituale e un sacerdozio santo, e poter così offrire
in sacrificio spirituale tutte le attività umane del cristiano ». (76)
Il « sacerdozio comune » è quello di Cristo, unico Sacerdote, partecipato
da tutte le sue membra: (77)
« La Madre Chiesa desidera ardentemente che tutti
i fedeli vengano guidati a quella piena, consapevole
e attiva partecipazione delle celebrazioni liturgiche, che è richiesta
dalla natura stessa della liturgia e alla quale il popolo cristiano,
"stirpe eletta, sacerdozio regale, nazione santa, popolo che Dio
si è acquistato" (1 Pt 2,9), (78)
ha diritto e dovere in forza del Battesimo ». (79)
1142 Ma
« le membra non hanno tutte la stessa funzione
» (Rm 12,4). Alcuni sono chiamati da Dio, nella
Chiesa e dalla Chiesa, ad un servizio speciale della comunità. Questi
servitori sono scelti e consacrati mediante il sacramento dell'Ordine,
con il quale lo Spirito Santo li rende idonei ad operare nella persona
di Cristo-Capo per il servizio di tutte le membra della Chiesa. (80) Il
ministro ordinato è come « l'icona » di Cristo Sacerdote. Poiché
il sacramento della Chiesa si manifesta pienamente nell'Eucaristia, è
soprattutto nel presiedere l'Eucaristia che si manifesta il ministero
del Vescovo e, in comunione con lui, quello dei presbiteri e dei diaconi.
1143 Al
fine di servire le funzioni del sacerdozio comune dei fedeli, vi sono
inoltre altri ministeri particolari, non consacrati dal sacramento
dell'Ordine, la cui funzione è determinata dai Vescovi secondo le tradizioni
liturgiche e le necessità pastorali. « Anche
i ministranti, i lettori, i commentatori, e tutti i membri del coro svolgono
un vero ministero liturgico ». (81)
1144 In
questo modo, nella celebrazione dei sacramenti, tutta l'assemblea è «
il liturgo », ciascuno secondo la propria funzione,
ma nell'« unità dello Spirito » che agisce in tutti. « Nelle celebrazioni
liturgiche ciascuno, ministro o fedele, svolgendo il proprio ufficio,
compia solo e tutto ciò che, secondo la natura del rito e le norme
liturgiche, è di sua competenza ». (82)
II. Come
celebrare?
Segni e simboli
1145 Una
celebrazione sacramentale è intessuta di segni e di simboli. Secondo la
pedagogia divina della salvezza, il loro significato si radica nell'opera
della creazione e nella cultura umana, si precisa negli eventi materiali
dell'Antica Alleanza e si rivela pienamente nella persona e nell'opera
di Cristo.
1146 Segni
del mondo degli uomini. Nella
vita umana segni e simboli occupano un posto importante. In
quanto essere corporale e spirituale insieme, l'uomo esprime e
percepisce le realtà spirituali attraverso segni e simboli materiali.
In quanto essere sociale, l'uomo ha bisogno di
segni e di simboli per comunicare con gli altri per mezzo del linguaggio,
di gesti, di azioni. La stessa cosa avviene nella sua relazione con Dio.
1147 Dio
parla all'uomo attraverso la creazione visibile. L'universo materiale
si presenta all'intelligenza dell'uomo perché vi legga le tracce del suo
Creatore. (83) La luce e la notte, il vento e il fuoco, l'acqua e la terra,
l'albero e i frutti parlano di Dio, simboleggiano ad un tempo la sua grandezza
e la sua vicinanza.
1148 In quanto creature, queste realtà sensibili possono diventare il luogo in cui
si manifesta l'azione di Dio che santifica gli uomini, e l'azione degli
uomini che rendono a Dio il loro culto. Ugualmente avviene per i segni
e i simboli della vita sociale degli uomini: lavare e ungere, spezzare
il pane e condividere il calice possono esprimere la presenza santificante
di Dio e la gratitudine dell'uomo verso il suo Creatore.
1149 Le
grandi religioni dell'umanità testimoniano, spesso in modo impressionante,
tale senso cosmico e simbolico dei riti religiosi. La liturgia della Chiesa
presuppone, integra e santifica elementi della creazione e della cultura
umana conferendo loro la dignità di segni della grazia, della nuova creazione
in Gesù Cristo.
1150 Segni
dell'Alleanza. Il popolo
eletto riceve da Dio segni e simboli distintivi che caratterizzano la
sua vita liturgica: non sono più soltanto celebrazioni
di cicli cosmici e di gesti sociali, ma segni dell'Alleanza, simboli delle
grandi opere compiute da Dio per il suo popolo. Tra questi segni liturgici
dell'Antica Alleanza si possono menzionare la circoncisione, l'unzione
e la consacrazione dei re e dei sacerdoti, l'imposizione delle mani, i
sacrifici, e soprattutto la pasqua. In questi segni la Chiesa riconosce
una prefigurazione dei sacramenti della Nuova Alleanza.
1151 Segni
assunti da Cristo. Nella
sua predicazione il Signore Gesù si serve spesso
dei segni della creazione per far conoscere i misteri del regno di Dio.
(84) Compie guarigioni o dà rilievo alla sua predicazione con segni o
gesti simbolici. (85) Conferisce un nuovo significato ai fatti e ai segni
dell'Antica Alleanza, specialmente all'esodo e alla pasqua, (86) poiché
egli stesso è il significato di tutti questi segni.
1152 Segni
sacramentali. Dopo la pentecoste,
è mediante i segni sacramentali della sua Chiesa che lo Spirito Santo
opera la santificazione. I sacramenti della Chiesa non aboliscono, ma
purificano e integrano tutta la ricchezza dei segni e dei simboli del
cosmo e della vita sociale. Inoltre essi danno compimento ai tipi e alle
figure dell'Antica Alleanza, significano e attuano la salvezza operata
da Cristo, prefigurano e anticipano la gloria del cielo.
Parole e azioni
1153 Ogni celebrazione sacramentale è un incontro dei figli di Dio con il loro Padre,
in Cristo e nello Spirito Santo, e tale incontro si esprime come un dialogo,
attraverso azioni e parole. Anche se le azioni
simboliche già per se stesse sono un linguaggio, è tuttavia necessario
che la Parola di Dio e la risposta della fede accompagnino e vivifichino
queste azioni, perché il seme del Regno porti il suo frutto nella terra
buona. Le azioni liturgiche significano ciò che la Parola di Dio esprime:
l'iniziativa gratuita di Dio e, nello stesso tempo, la risposta di fede
del suo popolo.
1154 La
liturgia della Parola è parte
integrante delle celebrazioni sacramentali. Per nutrire la fede dei credenti,
devono essere valorizzati i segni della Parola di Dio: il libro della
Parola (lezionario o evangeliario), la venerazione di cui è fatta oggetto
(processione, incenso, candele), il luogo da cui viene
annunziata (ambone), la sua proclamazione udibile e comprensibile, l'omelia
del ministro che ne prolunga la proclamazione, le risposte dell'assemblea
(acclamazioni, salmi di meditazione, litanie, professione di fede).
1155 Inseparabili
in quanto segni e insegnamento, le parole e le
azioni liturgiche lo sono anche in quanto realizzano ciò che significano.
Lo Spirito Santo non si limita a dare l'intelligenza della Parola
di Dio suscitando la fede; attraverso i sacramenti egli realizza anche
le « meraviglie » di Dio annunziate dalla Parola; rende presente e comunica
l'opera del Padre compiuta dal Figlio diletto.
Canto e musica
1156 «
La tradizione musicale di tutta la Chiesa costituisce un tesoro di inestimabile valore, che eccelle tra le altre espressioni
dell'arte, specialmente per il fatto che il canto sacro, unito alle parole,
è parte necessaria ed integrale della liturgia solenne ». (87) La composizione
e il canto dei salmi ispirati, frequentemente accompagnati da strumenti
musicali, sono già strettamente legati alle celebrazioni liturgiche dell'Antica
Alleanza. La Chiesa continua e sviluppa questa tradizione: « Intrattenendovi
a vicenda con salmi, inni, cantici spirituali, cantando e inneggiando
al Signore con tutto il vostro cuore » (Ef
5,19). (88) Chi canta prega due volte. (89)
1157 Il
canto e la musica svolgono la loro funzione di segni in una maniera tanto più significativa « quanto più sono strettamente uniti
all'azione liturgica », (90) secondo tre criteri principali: la bellezza
espressiva della preghiera, l'unanime partecipazione dell'assemblea nei
momenti previsti e il carattere solenne della celebrazione. In questo
modo essi partecipano alla finalità delle parole e delle azioni liturgiche:
la gloria di Dio e la santificazione dei fedeli: (91)
« Quante lacrime versate ascoltando gli accenti dei
tuoi inni e cantici, che risuonavano dolcemente nella tua Chiesa! Una
commozione violenta: quegli accenti fluivano nelle mie orecchie e distillavano
nel mio cuore la verità, eccitandovi un caldo sentimento di pietà. Le
lacrime che scorrevano mi facevano bene ». (92)
1158 L'armonia
dei segni (canto, musica, parole e azioni) è qui tanto più significativa
e feconda quanto più si esprime nella ricchezza culturale propria
del popolo di Dio che celebra. (93) Per questo « si promuova con impegno
il canto popolare religioso, in modo che nei pii e sacri esercizi, e nelle
stesse azioni liturgiche », secondo le norme della Chiesa, « possano risuonare
le voci dei fedeli ». (94) Tuttavia, « i testi destinati al canto sacro
siano conformi alla dottrina cattolica, anzi siano presi di preferenza
dalla Sacra Scrittura e dalle fonti liturgiche ».95
Le sacre immagini
1159 La
sacra immagine, l'icona liturgica, rappresenta soprattutto Cristo.
Essa non può rappresentare il Dio invisibile e incomprensibile; è
stata l'incarnazione del Figlio di Dio ad inaugurare una nuova « economia
» delle immagini:
« Un tempo Dio, non avendo né corpo, né figura, non
poteva in alcun modo essere rappresentato da una immagine.
Ma ora che si è fatto vedere nella carne e che ha vissuto con gli uomini,
posso fare una immagine di ciò che ho visto
di Dio. [...] A viso scoperto, noi contempliamo la gloria del Signore
». (96)
1160 L'iconografia
cristiana trascrive attraverso l'immagine il messaggio evangelico che
la Sacra Scrittura trasmette attraverso la parola. Immagine e parola si
illuminano a vicenda:
« In poche parole, noi intendiamo custodire gelosamente
intatte tutte le tradizioni della Chiesa, sia scritte che orali. Una
di queste riguarda la raffigurazione del modello mediante una immagine, in quanto si accordi con la lettera del messaggio
evangelico, in quanto serva a confermare la vera e non fantomatica incarnazione
del Verbo di Dio e procuri a noi analogo vantaggio, perché le cose rinviano
l'una all'altra in ciò che raffigurano come in ciò che senza ambiguità
esse significano ». (97)
1161 Tutti
i segni della celebrazione liturgica sono riferiti a Cristo: lo sono anche
le sacre immagini della santa Madre di Dio e dei santi, poiché significano
Cristo che in loro è glorificato. Esse manifestano « il gran numero di
testimoni » (Eb 12,1) che continuano a partecipare alla salvezza
del mondo e ai quali noi siamo uniti, soprattutto nella celebrazione sacramentale.
Attraverso le loro icone, si rivela alla nostra fede l'uomo creato « a
immagine di Dio », e trasfigurato « a sua somiglianza », (98) come pure
gli angeli, anch'essi ricapitolati in Cristo:
« Procedendo sulla via regia, seguendo la dottrina
divinamente ispirata dei nostri santi Padri e la Tradizione della Chiesa
cattolica – riconosciamo, infatti, che lo Spirito
Santo abita in essa – noi definiamo con ogni rigore e cura che, a somiglianza
della raffigurazione della croce preziosa e vivificante, così le venerande
e sante immagini, sia dipinte che in mosaico o in qualsiasi altro materiale
adatto, debbono essere esposte nelle sante chiese di Dio, sulle sacre
suppellettili, sui sacri paramenti, sulle pareti e sulle tavole, nelle
case e nelle vie; siano esse l'immagine del Signore Dio e Salvatore
nostro Gesù Cristo, o quella dell'immacolata Signora nostra, la santa
Madre di Dio, dei santi angeli, di tutti i santi e giusti ». (99)
1162 «
La bellezza e il colore delle immagini sono uno stimolo per la mia preghiera.
È una festa per i miei occhi, così come lo spettacolo della campagna
apre il mio cuore a rendere gloria a Dio ». (100) La contemplazione
delle sante icone, unita alla meditazione della Parola di Dio e al canto
degli inni liturgici, entra nell'armonia dei segni della celebrazione
in modo che il mistero celebrato si imprima nella
memoria del cuore e si esprima poi nella novità di vita dei fedeli.
III. Quando
celebrare?
Il tempo liturgico
1163 «
La santa Madre Chiesa considera suo dovere celebrare con sacra memoria,
in determinati giorni nel corso dell'anno, l'opera salvifica del suo Sposo
divino. Ogni settimana, nel giorno a cui ha dato il nome di domenica,
fa memoria della risurrezione del Signore, che una volta all'anno,
unitamente alla sua beata passione, celebra a Pasqua, la più grande delle
solennità. Nel ciclo annuale poi presenta tutto il mistero di Cristo [...].
Ricordando in tal modo i misteri della redenzione, essa apre ai fedeli
le ricchezze delle azioni salvifiche e dei meriti del suo Signore, così
che siano resi in qualche modo presenti in ogni tempo, perché i
fedeli possano venirne a contatto ed essere ripieni della grazia della
salvezza ». (101)
1164 Fin
dalla Legge mosaica il popolo di Dio ha conosciuto feste in data fissa,
a partire dalla Pasqua, per commemorare le stupende azioni del Dio Salvatore,
rendergliene grazie, perpetuarne il ricordo e insegnare alle nuove generazioni
a conformare ad esse la loro condotta di vita.
Nel tempo della Chiesa, posto tra la pasqua di Cristo, già compiuta una volta per tutte, e la sua consumazione nel regno di Dio,
la liturgia celebrata in giorni fissi è totalmente impregnata della novità
del mistero di Cristo.
1165 Quando
la Chiesa celebra il mistero di Cristo, una parola scandisce la sua preghiera:
« Oggi! », come eco della preghiera che
le ha insegnato il suo Signore (102) e dell'invito dello Spirito Santo.
(103) Questo « oggi » del Dio vivente in cui l'uomo è chiamato ad entrare
è l'« Ora » della pasqua di Gesù, che attraversa tutta la storia e ne
è il cardine:
« La vita si è posata su tutti gli esseri e tutti
sono investiti da una grande luce; l'Oriente degli orienti ha invaso
l'universo, e colui che era prima della stella
del mattino e prima degli astri, immortale e immenso, il grande Cristo,
brilla su tutti gli esseri più del sole. Perciò,
per noi che crediamo in lui, sorge un giorno di luce, lungo, eterno,
che non si spegnerà più: la Pasqua mistica ». (104)
Il giorno del Signore
1166 «
Secondo la Tradizione apostolica, che trae origine dal giorno stesso della
risurrezione di Cristo, la Chiesa celebra il mistero pasquale ogni otto
giorni, in quello che si chiama giustamente giorno del Signore o domenica
». (105) Il giorno della risurrezione di Cristo è ad
un tempo il « primo giorno della settimana », memoriale del primo giorno
della creazione, e l'« ottavo giorno » in cui Cristo, dopo il suo « riposo
» del grande Sabato, inaugura il giorno « che il Signore ha fatto
» (Sal 118,24), il « giorno che
non conosce tramonto ». (106) La « Cena del Signore » ne costituisce il
centro, poiché in essa l'intera comunità dei
fedeli incontra il Signore risorto che la invita al suo banchetto: (107)
« Il giorno del Signore, il giorno della risurrezione,
il giorno dei cristiani, è il nostro giorno. È chiamato giorno del Signore
proprio per questo: perché in esso il Signore
è salito vittorioso presso il Padre. I pagani lo chiamano giorno del
sole: ebbene, anche noi lo chiamiamo volentieri in questo modo: oggi infatti è sorta la luce del mondo, oggi è apparso il sole di giustizia i cui raggi ci portano la salvezza
». (108)
1167 La
domenica è per eccellenza il giorno dell'assemblea liturgica, giorno in
cui i fedeli si riuniscono « perché, ascoltando la Parola di Dio e partecipando
all'Eucaristia, facciano memoria della passione, della risurrezione e
della gloria del Signore Gesù, e rendano grazie
a Dio che li ha rigenerati per una speranza viva per mezzo della risurrezione
di Gesù Cristo dai morti »: (109)
« O Cristo, quando contempliamo le meraviglie compiute
in questo giorno della domenica della tua santa risurrezione, noi diciamo:
Benedetto il giorno di domenica, perché in esso
ha avuto inizio la creazione, [...] la salvezza
del mondo, [...] il rinnovamento del genere
umano [...]. In esso il cielo e la terra si sono rallegrati e l'universo intero
si è riempito di luce. Benedetto il giorno di domenica, perché in esso furono aperte le porte del paradiso in modo che Adamo
e tutti coloro che ne furono allontanati vi possano entrare senza timore
». (110)
L'anno liturgico
1168 A
partire dal Triduo pasquale, come dalla sua fonte di luce, il tempo nuovo
della risurrezione permea tutto l'anno liturgico del suo splendore. Progressivamente,
da un versante e dall'altro di questa fonte, l'anno è trasfigurato dalla
liturgia. Esso costituisce realmente l'anno di grazia del Signore. (111)
L'Economia della salvezza è all'opera nello svolgersi del tempo, ma dopo
il suo compimento nella pasqua di Gesù e nell'effusione dello Spirito
Santo, la conclusione della storia è anticipata, « pregustata », e il
regno di Dio entra nel nostro tempo.
1169 Per
questo la Pasqua non è semplicemente una festa tra le altre: è
la « festa delle feste », la « solennità delle solennità », come l'Eucaristia
è il sacramento dei sacramenti (il grande sacramento).
Sant'Atanasio la chiama « la grande
domenica », (112) come la Settimana santa in Oriente è chiamata « la grande
Settimana ». Il mistero della risurrezione, nel quale Cristo ha annientato
la morte, permea della sua potente energia il nostro vecchio tempo, fino
a quando tutto gli sia sottomesso.
1170 Nel
Concilio di Nicea (anno 325) tutte le Chiese si sono accordate perché
la Pasqua cristiana sia celebrata la domenica che segue il plenilunio
(14 Nisan) dopo l'equinozio di primavera. A causa dei diversi
metodi utilizzati per calcolare il giorno 14 del mese di Nisan,
il giorno di Pasqua non sempre ricorre contemporaneamente nelle Chiese
occidentali e orientali. Perciò esse cercano
oggi un accordo per ritornare a celebrare alla stessa data il giorno della
risurrezione del Signore.
1171 L'anno
liturgico è il dispiegarsi dei diversi aspetti dell'unico mistero pasquale.
Questo è vero soprattutto per il ciclo delle feste relative
al mistero dell'incarnazione (Annunciazione, Natale, Epifania)
le quali fanno memoria degli inizi della nostra salvezza e ci comunicano
le primizie del mistero di Pasqua.
Il Santorale nell'anno liturgico
1172 «
Nella celebrazione di questo ciclo annuale dei misteri di Cristo, la santa
Chiesa venera con speciale amore la beata Maria Madre di Dio, congiunta
indissolubilmente con l'opera salvifica del Figlio suo; in Maria ammira
ed esalta il frutto più eccelso della redenzione, e contempla con gioia,
come in una immagine purissima, ciò che essa tutta desidera e spera
di essere ». (113)
1173 Quando,
nel ciclo annuale, la Chiesa fa memoria dei martiri e degli altri santi,
essa « proclama il mistero pasquale » in coloro « che hanno sofferto con
Cristo e con lui sono glorificati; propone ai fedeli i loro esempi, che
attraggono tutti al Padre per mezzo di Cristo, e implora
per i loro meriti i benefici di Dio ». (114)
La liturgia delle Ore
1174 Il
mistero di Cristo, la sua incarnazione e la sua pasqua, che celebriamo
nell'Eucaristia, soprattutto nell'assemblea domenicale, penetra e trasfigura
il tempo di ogni giorno attraverso la celebrazione
della liturgia delle Ore, « l'Ufficio divino ». (115) Fedeli alle esortazioni
apostoliche di « pregare incessantemente », (116) questa celebrazione
« è costituita in modo da santificare tutto il corso del giorno e della
notte per mezzo della lode di Dio ». (117) Essa costituisce la « preghiera pubblica della
Chiesa » (118) nella quale i fedeli (chierici, religiosi e laici) esercitano
il sacerdozio regale dei battezzati. Celebrata « nella forma approvata
» dalla Chiesa, la liturgia delle Ore « è veramente la voce della Sposa
stessa che parla allo Sposo, anzi è la preghiera di Cristo, con il suo
corpo, al Padre ». (119)
1175 La
liturgia delle Ore è destinata a essere la preghiera
di tutto il popolo di Dio. In essa Cristo stesso
« continua » ad esercitare il suo « ufficio sacerdotale per mezzo della
sua stessa Chiesa »; (120) ciascuno vi prende parte secondo il ruolo che
riveste nella Chiesa e le circostanze della propria vita: i sacerdoti
in quanto impegnati nel sacro ministero pastorale, poiché sono chiamati
a rimanere assidui nella preghiera e nel ministero della parola; (121)
i religiosi e le religiose in forza del carisma della loro vita di consacrazione;
(122) tutti i fedeli secondo le loro possibilità. « I Pastori d'anime
procurino che le Ore principali, specialmente i Vespri, siano
celebrate in chiesa con partecipazione comune, nelle domeniche e feste
più solenni. Si raccomanda che pure i laici recitino l'Ufficio divino
o con i sacerdoti, o riuniti tra loro, o anche da soli ». (123)
1176 Celebrare
la liturgia delle Ore richiede non soltanto di far concordare la voce
con il cuore che prega, ma anche di procurarsi « una più ricca istruzione
liturgica e biblica, specialmente riguardo ai salmi ». (124)
1177 Gli
inni e le preghiere litaniche della liturgia delle Ore inseriscono la
preghiera dei salmi nel tempo della Chiesa, dando espressione al simbolismo
dell'ora della giornata, del tempo liturgico o della festa celebrata.
Inoltre la lettura della Parola di Dio ad ogni Ora (con i responsori o
i tropari che seguono ad essa), e, in certe Ore, le letture dei Padri e dei maestri
spirituali, rivelano in modo più profondo il senso del mistero celebrato,
sono di aiuto alla comprensione dei salmi e preparano alla preghiera silenziosa.
La lectio divina, nella quale la Parola di Dio
è letta e meditata per trasformarsi in preghiera, è così radicata nella
celebrazione liturgica.
1178 La
liturgia delle Ore, che costituisce quasi un prolungamento della celebrazione
eucaristica, non esclude ma richiede come complementari
le varie devozioni del popolo di Dio, in modo particolare l'adorazione
e il culto del Santissimo Sacramento.
IV. Dove
celebrare?
1179 Il
culto « in spirito e verità » (Gv
4,24) della Nuova Alleanza non è legato ad un luogo esclusivo. Tutta
la terra è santa e affidata ai figli degli uomini. Quando
i fedeli si riuniscono in uno stesso luogo, la realtà più importante è
costituita dalle « pietre vive », messe insieme « per la costruzione di
un edificio spirituale » (1 Pt 2,5).
Il corpo di Cristo risorto è il tempio spirituale da cui sgorga la sorgente
d'acqua viva. Incorporati a Cristo dallo Spirito Santo, « noi siamo il
tempio del Dio vivente » (2 Cor 6,16).
1180 Quando
non viene ostacolato l'esercizio della libertà
religiosa, (125) i cristiani costruiscono edifici destinati al culto divino.
Tali chiese visibili non sono semplici luoghi di riunione,
ma significano e manifestano la Chiesa che vive in quel luogo, dimora
di Dio con gli uomini riconciliati e uniti in Cristo.
1181 «
La casa di preghiera in cui l'Eucaristia è celebrata e conservata; in
cui i fedeli si riuniscono; in cui la presenza del Figlio di Dio nostro
Salvatore, che si è offerto per noi sull'altare del sacrificio, viene
venerata a sostegno e consolazione dei fedeli, dev'essere
nitida e adatta alla preghiera e alle sacre funzioni ». (126) In questa
« casa di Dio », la verità e l'armonia dei segni che la costituiscono
devono manifestare Cristo che in quel luogo è presente e agisce: (127)
1182 L'altare
della Nuova Alleanza è la croce del Signore (128) dalla quale scaturiscono
i sacramenti del mistero pasquale. Sull'altare, che è il centro della
chiesa, viene reso presente il sacrificio della croce sotto i segni
sacramentali. Esso è anche la Mensa del Signore, alla quale
è invitato il popolo di Dio. (129) In alcune liturgie orientali, l'altare
è anche il simbolo della tomba (Cristo è veramente morto e veramente risorto).
1183 Il
tabernacolo, nelle chiese, deve essere situato « in luogo distintissimo,
col massimo onore ». (130) La nobiltà, la disposizione e la sicurezza
del tabernacolo eucaristico (131) devono favorire l'adorazione del Signore
realmente presente nel Santissimo Sacramento dell'altare. Il sacro
crisma (Myron), la cui unzione è il segno sacramentale del sigillo
del dono dello Spirito Santo, è tradizionalmente
conservato e venerato in un luogo sicuro della chiesa. Vi si può collocare
anche l'olio dei catecumeni e quello degli infermi.
1184 La
sede del Vescovo (cattedra) o del presbitero « deve mostrare il
compito che egli ha di presiedere l'assemblea e di guidare la preghiera
». (132) L'ambone: « L'importanza della Parola di Dio esige che
vi sia nella chiesa un luogo adatto dal quale essa venga
annunciata e verso il quale, durante la liturgia della Parola, spontaneamente
si rivolga l'attenzione dei fedeli ». (133)
1185 Il
radunarsi del popolo di Dio ha inizio con il Battesimo; la chiesa deve
quindi avere un luogo per la celebrazione del Battesimo (battistero)
e favorire il ricordo delle promesse battesimali (acqua benedetta). Il
rinnovamento della vita battesimale esige la penitenza. La chiesa
deve perciò prestarsi all'espressione del pentimento e all'accoglienza
del perdono, e questo comporta un luogo adatto per accogliere i penitenti.
La chiesa deve anche essere uno spazio che invita al raccoglimento e alla
preghiera silenziosa, la quale prolunga e interiorizza la grande
preghiera dell'Eucaristia.
1186 Infine,
la chiesa ha un significato escatologico. Per entrare nella casa di Dio
bisogna varcare una soglia, simbolo del passaggio dal mondo ferito
dal peccato al mondo della vita nuova al quale tutti gli uomini sono chiamati.
La chiesa visibile è simbolo della casa paterna verso la quale il popolo
di Dio è in cammino e dove il Padre « tergerà ogni lacrima dai loro occhi
» (Ap 21,4). Per questo la chiesa
è anche la casa di tutti i figli di Dio, aperta e accogliente.
In sintesi
1187 La
liturgia è opera del Cristo totale, Capo e corpo. Il nostro Sommo Sacerdote
la celebra ininterrottamente nella liturgia celeste, con la santa Madre
di Dio, gli Apostoli, tutti i santi e la moltitudine degli uomini già
entrati nel Regno.
1188 Nella
celebrazione liturgica tutta l'assemblea è « liturga », ciascuno secondo la propria funzione. Il sacerdozio
battesimale è quello di tutto il corpo di Cristo. Tuttavia alcuni fedeli
sono ordinati mediante il sacramento dell'Ordine per rappresentare Cristo
come Capo del corpo.
1189 La
celebrazione liturgica comporta segni e simboli relativi
alla creazione (luce, acqua, fuoco), alla vita umana (lavare, ungere,
spezzare il pane) e alla storia della salvezza (i riti della Pasqua).
Inseriti nel mondo della fede e assunti dalla forza dello Spirito Santo,
questi elementi cosmici, questi riti umani, queste gesta memoriali di
Dio diventano portatori dell'azione di salvezza
e di santificazione compiuta da Cristo.
1190 La
liturgia della Parola è parte integrante della celebrazione. Il significato
della celebrazione viene espresso dalla Parola
di Dio che è annunziata e dall'impegno della fede che ad essa risponde.
1191 Il
canto e la musica sono strettamente connessi con l'azione liturgica. I
criteri della loro valida utilizzazione sono:
la bellezza espressiva della preghiera, la partecipazione unanime dell'assemblea
e il carattere sacro della celebrazione.
1192 Le
sacre immagini, presenti nelle nostre chiese e nelle nostre case, hanno
la funzione di risvegliare e nutrire la nostra fede nel mistero di Cristo.
Attraverso l'icona di Cristo e delle sue opere di salvezza, è lui che
noi adoriamo. Attraverso le sacre immagini della santa Madre di Dio, degli
angeli e dei santi, veneriamo le persone che in esse
sono rappresentate.
1193 La domenica, « giorno del Signore », è il giorno principale della celebrazione
dell'Eucaristia, poiché è il giorno della risurrezione. È il giorno per eccellenza dell'assemblea liturgica,
il giorno della famiglia cristiana, il giorno della gioia e del riposo
dal lavoro. È « il fondamento
e il nucleo di tutto l'anno liturgico ». (134)
1194 La
Chiesa « nel ciclo annuale
presenta tutto il mistero di Cristo, dall'incarnazione e natività fino
all'ascensione, al giorno di pentecoste e all'attesa
della beata speranza e del ritorno del Signore ». (135)
1195 Facendo memoria dei santi, in primo luogo della santa
Madre di Dio, poi degli Apostoli, dei martiri e degli altri santi, in
giorni fissi dell'anno liturgico, la Chiesa sulla terra manifesta di essere
unita alla liturgia celeste; rende gloria a Cristo perché ha compiuto
la salvezza nei suoi membri glorificati; il loro esempio le è di stimolo
nel cammino verso il Padre.
1196 I
fedeli che celebrano la liturgia delle Ore si
uniscono a Cristo, nostro Sommo Sacerdote, mediante la preghiera dei salmi,
la meditazione della Parola di Dio, la preghiera dei cantici e delle benedizioni,
per essere associati alla sua preghiera incessante e universale che glorifica
il Padre e implora il dono dello Spirito Santo sul mondo intero.
1197 Cristo
è il vero tempio di Dio, «
il luogo in cui abita la sua gloria »; per mezzo della grazia
di Dio anche i cristiani diventano templi dello Spirito Santo, le pietre
vive con le quali viene edificata la Chiesa.
1198 Nella
sua condizione terrena, la Chiesa ha bisogno di luoghi in cui la comunità
possa radunarsi: le nostre chiese visibili, luoghi santi, immagini
della Città santa, la celeste Gerusalemme verso la quale siamo in cammino
come pellegrini.
1199 In
queste chiese la Chiesa celebra il culto pubblico a gloria della Santissima
Trinità, ascolta la Parola di Dio e canta le sue lodi, eleva la sua preghiera,
offre il sacrificio di Cristo, sacramentalmente presente in mezzo all'assemblea.
Queste chiese sono inoltre luoghi di raccoglimento e di preghiera personale.
(64) Cf Ap 4,2.
(65) Cf Ez 1,26-28.
(66) Cf Gv 1,29.
(67) Cf
Eb 4,14-15; 10,19-21; ecc.
(68) Liturgia bizantina. Anafora di san Giovanni
Crisostomo: F.E. Brightman,
Liturgies Eastern
and Western (Oxford 1896) p. 378 (PG 63,
913).
(69) Cf Gv 4,10-14; Ap 21,6.
(70) Cf Ap 4-5; Is 6,2-3.
(71) Cf Ap 7,1-8; 14,1.
(72) Cf Ap
12.
(73) Cf Ap 21,9.
(74) Concilio Vaticano II, Cost. Sacrosanctum Concilium,
26: AAS 56 (1964) 107.
(75) Concilio Vaticano II, Cost.
Sacrosanctum Concilium, 27: AAS 56 (1964) 107.
(76) Concilio Vaticano II, Cost. dogm. Lumen gentium,
10: AAS 57 (1965) 14.
(77) Cf Concilio Vaticano
II, Cost. dogm. Lumen gentium,
10: AAS 57 (1965) 14; Ibid.,
34: AAS 57 (1965) 40; Id., Decr.
Presbyterorum ordinis,
2: AAS 58 (1966) 991-992.
(78) Cf 1 Pt 2,4-5.
(79) Concilio Vaticano II, Cost.
Sacrosanctum Concilium,
14: AAS 56 (1964) 104.
(80) Cf Concilio Vaticano
II, Decr. Presbyterorum
ordinis, 2: AAS 58 (1966) 992; Ibid., 15: AAS 58 (1966) 1014.
(81) Concilio Vaticano II, Cost. Sacrosanctum Concilium,
29: AAS 56 (1964) 107.
(82) Concilio Vaticano II, Cost. Sacrosanctum Concilium,
28: AAS 56 (1964) 107.
(83) Cf Sap 13,1; Rm 1,19-20; At 14,17.
(84) Cf Lc 8,10.
(85) Cf Gv 9,6; Mc 7,33-35; 8,22-25.
(86) Cf Lc 9,31;
22,7-20.
(87) Concilio Vaticano II, Cost.
Sacrosanctum Concilium, 112: AAS 56 (1964) 128.
(88) Cf Col 3,16-17.
(89) Cf Sant'Agostino, Enarratio
in Psalmum 72, 1: CCL 39, 986 (PL 36, 614).
(90) Concilio Vaticano II, Cost.
Sacrosanctum Concilium,
112: AAS 56 (1964) 128.
(91) Cf Concilio Vaticano
II, Cost. Sacrosanctum Concilium,
112: AAS 56 (1964) 128.
(92) Sant'Agostino, Confessiones, 9, 6, 14: CCL 27, 141 (PL 32, 769-770).
(93) Cf Concilio Vaticano
II, Cost. Sacrosanctum Concilium,
119: AAS 56 (1964) 129-130.
(94) Concilio Vaticano II, Cost.
Sacrosanctum Concilium,
118: AAS 56 (1964) 129.
(95) Concilio Vaticano II, Cost.
Sacrosanctum Concilium,
121: AAS 56 (1964) 130.
(96) San Giovanni Damasceno, De sacris imaginibus oratio, 1, 16: PTS
17, 89 e 92 (PG 94, 1245 e 1248).
(97) Concilio di Nicea II (anno 787), Terminus: COD p. 135.
(98) Cf Rm 8,29; 1 Gv 3,2.
(99) Concilio di Nicea II, Definitio
de sacris imaginibus:
DS 600.
(100) San Giovanni Damasceno, De sacris imaginibus oratio 1, 47: PTS
17, 151 (PG 94, 1268).
(101) Concilio Vaticano II, Cost.
Sacrosanctum Concilium,
102: AAS 56 (1964) 125.
(102) Cf Mt 6,11.
(103) Cf Eb 3,7–4,11;
Sal 95,8.
(104) Pseudo-Ippolito Romano,
In sanctum Pascha,
1, 1-2: Studia patristica mediolanensia 15,
230-232 (PG 59, 755).
(105) Concilio Vaticano II, Cost.
Sacrosanctum Concilium,
106: AAS 56 (1964) 126.
(106) Mattutino del giorno di Pasqua del rito bizantino,
Oda 9, tropario: A,<J0i@FJVD4@<
(Roma 1884) p. 11.
(107) Cf Gv 21,12; Lc 24,30.
(108) San Girolamo, In die Dominica Paschae
homilia: CCL 78, 550 (PL 30, 218-219).
(109) Concilio Vaticano II, Cost.
Sacrosanctum Concilium,
106: AAS 56 (1964) 126.
(110) Fanqîth,
Breviario secondo il rito della Chiesa Antiochena
dei Siri, v. 6 (Mossul 1886) p. 193b.
(111) Cf Lc 4,19.
(112) Sant'Atanasio di Alessandria, Epistula
festivalis, 1 (anno 329), 10: PG 26, 1366.
(113) Concilio Vaticano II, Cost.
Sacrosanctum Concilium,
103: AAS 56 (1964) 125.
(114) Concilio Vaticano II, Cost. Sacrosanctum Concilium, 104: AAS 56 (1964) 126; cf Ibid.,
108: AAS 56 (1964) 126 e Ibid., 111: AAS 56 (1964) 127.
(115) Cf Concilio Vaticano
II, Cost. Sacrosanctum Concilium, IV, 83-101: AAS 56 (1984) 121-125.
(116) Cf
1 Ts 5,15; Ef
6,18.
(117) Concilio Vaticano II, Cost.
Sacrosanctum Concilium,
84: AAS 56 (1964) 121.
(118) Concilio Vaticano II, Cost.
Sacrosanctum Concilium,
98: AAS 56 (1964) 124.
(119) Concilio Vaticano II, Cost.
Sacrosanctum Concilium,
84: AAS 56 (1964) 121.
(120) Concilio Vaticano II, Cost.
Sacrosanctum Concilium,
83: AAS 56 (1964) 121.
(121) Cf Concilio Vaticano
II, Cost. Sacrosanctum Concilium, 86: AAS 56 (1964) 121; Ibid., 96: AAS 56 (1964) 123; Id., Decr. Presbyterorum ordinis, 5: AAS 58 (1966) 998.
(122) Cf Concilio Vaticano
II, Cost. Sacrosanctum Concilium, 98: AAS 56 (1964) 124.
(123) Concilio Vaticano II, Cost.
Sacrosanctum Concilium,
100: AAS 56 (1964) 124.
(124) Concilio Vaticano II, Cost.
Sacrosanctum Concilium,
90: AAS 56 (1964) 122.
(125) Cf Concilio Vaticano
II, Dich. Dignitatis humanae, 4: AAS 58 (1966) 932-933.
(126) Concilio Vaticano II, Decr.
Presbyterorum ordinis,
5: AAS 58 (1966) 998; cf Id., Cost. Sacrosanctum Concilium, 122-127: AAS 56 (1964) 130-132.
(127) Cf Concilio Vaticano
II, Cost. Sacrosanctum Concilium, 7: AAS 56 (1964) 100-101.
(128) Cf Eb 13,10.
(129) Cf
Principi e norme per l'uso del Messale Romano, 259: Messale
Romano (Libreria Editrice Vaticana 1993) p. XLI.
(130) Paolo VI, Lett. enc. Mysterium fidei: AAS 57 (1965) 771.
(131) Cf Concilio Vaticano
II, Cost. Sacrosanctum Concilium, 128: AAS 56 (1964) 132.
(132) Principi e norme per l'uso
del Messale Romano, 271: Messale Romano (Libreria Editrice
Vaticana 1993) p. XLII.
(133) Principi e norme per l'uso
del Messale Romano, 272: Messale Romano (Libreria Editrice
Vaticana 1993) p. XLII.
(134) Concilio Vaticano II, Cost.
Sacrosanctum Concilium,
106: AAS 56 (1964) 126.
(135) Concilio Vaticano II, Cost.
Sacrosanctum Concilium, 102: AAS 56 (1964) 125.
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