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ARTICOLO 4
GESU' CRISTO «PATI' SOTTO PONZIO PILATO,
FU CROCIFISSO, MORI' E FU
SEPOLTO»
571 Il
mistero pasquale della croce e della risurrezione di Cristo è al centro
della Buona Novella che gli Apostoli, e la Chiesa dopo di loro,
devono annunziare al mondo. Il disegno salvifico di Dio si è compiuto
« una volta sola » (Eb 9,26) con la morte redentrice del Figlio
suo Gesù Cristo.
572 La
Chiesa resta fedele all'interpretazione di tutte le Scritture data da
Gesù stesso sia prima, sia dopo la sua pasqua:
(334) « Non bisognava che il Cristo sopportasse queste sofferenze per
entrare nella sua gloria? » (Lc 24,26). Le sofferenze di Gesù hanno
preso la loro forma storica concreta dal fatto che egli è stato « riprovato
dagli anziani, dai sommi sacerdoti e dagli scribi » (Mc
8,31), i quali lo hanno consegnato « ai pagani perché sia schernito
e flagellato e crocifisso » (Mt 20,19).
573 La
fede può dunque cercare di indagare le circostanze della morte di Gesù, fedelmente riferite dai Vangeli (335) e illuminate
da altre fonti storiche, al fine di una migliore comprensione del senso
della redenzione.
Paragrafo 1
GESU' E ISRAELE
574 Fin
dagli inizi del ministero pubblico di Gesù, alcuni farisei e alcuni sostenitori
di Erode, con alcuni sacerdoti e scribi, si sono
accordati per farlo morire. (336) Per certe sue azioni
(per la cacciata dei demoni; (337) il perdono dei peccati; (338) le guarigioni
in giorno di sabato; (339) la propria interpretazione dei precetti di
purità legale; (340) la familiarità con i pubblicani e i pubblici peccatori
(341)). Gesù è apparso ad alcuni malintenzionati
sospetto di possessione demoniaca. (342) Lo si
è accusato di bestemmia (343) e di falso profetismo, (344) crimini religiosi
che la Legge puniva con la pena di morte sotto forma di lapidazione. (345)
575 Molte
azioni e parole di Gesù sono dunque state un « segno di contraddizione
» (346) per le autorità religiose di Gerusalemme, quelle che il Vangelo
di san Giovanni spesso chiama « i Giudei », (347) ancor più che per il
comune popolo di Dio. (348) Certamente, i suoi rapporti con i farisei non furono esclusivamente
polemici. Ci sono dei farisei che lo mettono in guardia in ordine al pericolo che corre. (349) Gesù loda alcuni di
loro, come lo scriba di Mc 12,34, e mangia più volte in casa di farisei. (350) Gesù conferma dottrine
condivise da questa élite religiosa del popolo di Dio: la risurrezione
dei morti, (351) le forme di pietà (elemosina, preghiera e digiuno), (352)
e l'abitudine di rivolgersi a Dio come Padre, la centralità del comandamento
dell'amore di Dio e del prossimo. (353)
576 Agli
occhi di molti in Israele, Gesù sembra agire contro le istituzioni fondamentali
del popolo eletto:
— l'obbedienza alla Legge nell'integralità
dei suoi precetti scritti e, per i farisei, nell'interpretazione della
tradizione orale;
— la centralità del Tempio di Gerusalemme come luogo
santo dove Dio abita in un modo privilegiato;
— la fede nell'unico Dio del quale nessun uomo può
condividere la gloria.
I. Gesù
e la Legge
577 Gesù
ha fatto una solenne precisazione all'inizio del discorso della montagna,
quando ha presentato, alla luce della grazia della Nuova Alleanza, la
Legge data da Dio sul Sinai al momento della prima Alleanza:
« Non pensate che io sia venuto ad abolire la Legge
o i Profeti; non sono venuto per abolire, ma per dare compimento. In
verità vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà
neppure un iota o un segno dalla Legge, senza
che tutto sia compiuto. Chi dunque trasgredirà uno solo di questi precetti,
anche minimi, e insegnerà agli uomini a fare altrettanto, sarà considerato
minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà agli
uomini, sarà considerato grande nel regno dei cieli » (Mt
5,17-19).
578 Gesù,
il Messia d'Israele, il più grande quindi nel regno dei cieli, aveva il
dovere di osservare la Legge, praticandola nella sua integralità fin nei
minimi precetti, secondo le sue stesse parole. Ed è anche il solo che
l'abbia potuto fare perfettamente. (354) Gli Ebrei, secondo quanto
essi stessi confessano, non hanno mai potuto
osservare la Legge nella sua integralità senza trasgredire il più piccolo
precetto. (355) Per questo, ogni anno, alla festa dell'Espiazione, i figli
d'Israele chiedono perdono a Dio per le loro trasgressioni della Legge.
In realtà, la Legge costituisce un tutto unico e, come ricorda san Giacomo,
« chiunque osservi tutta la Legge, ma la trasgredisca in un punto solo,
diventa colpevole di tutto » (Gc 2,10).
(356)
579 Il
principio dell'integralità dell'osservanza della
Legge, non solo nella lettera ma nel suo spirito, era caro ai farisei.
Mettendolo in forte risalto per Israele, essi hanno condotto molti ebrei
del tempo di Gesù a uno zelo religioso estremo.
(357) E questo, se non voleva risolversi in una casistica « ipocrita »,
(358) non poteva che preparare il popolo a quell'inaudito
intervento di Dio che sarà l'osservanza perfetta della Legge da parte
dell'unico Giusto al posto di tutti i peccatori. (359)
580 L'adempimento
perfetto della Legge poteva essere soltanto opera del divino Legislatore
nato sotto la Legge nella Persona del Figlio. (360) Con Gesù, la Legge
non appare più incisa su tavole di pietra ma scritta « nell'animo » e
nel « cuore » (Ger 31,33) del Servo che, proclamando « il diritto
con fermezza » (Is 42,3), diventa
l'« alleanza del popolo » (Is 42,6).
Gesù compie la Legge fino a prendere su di sé « la maledizione della Legge
», (361) in cui erano incorsi coloro che non erano
rimasti fedeli « a tutte le cose scritte nel libro della Legge »; (362)
infatti la morte di Cristo intervenne « per la redenzione delle colpe
commesse sotto la prima Alleanza » (Eb 9,15).
581 Gesù
è apparso agli occhi degli Ebrei e dei loro capi spirituali come un «
rabbi ». (363) Spesso egli ha usato argomentazioni che rientravano nel
quadro dell'interpretazione rabbinica della Legge. (364)
Ma al tempo stesso, Gesù non poteva che urtare i dottori della Legge;
infatti, non si limitava a proporre la sua interpretazione accanto alle
loro; « egli insegnava come uno che ha autorità e non come i loro scribi
» (Mt 7,29). In lui, è la Parola stessa
di Dio, risuonata sul Sinai per dare a Mosè la Legge scritta, a farsi
di nuovo sentire sul monte delle beatitudini. (365) Questa Parola non
abolisce la Legge, ma la porta a compimento dandone in maniera divina
l'interpretazione definitiva: « Avete inteso che fu detto agli antichi
[...]; ma io vi dico » (Mt 5,33-34). Con questa stessa autorità divina,
Gesù sconfessa certe « tradizioni degli uomini » (366) care ai farisei
i quali annullano la parola di Dio. (367)
582 Spingendosi
oltre, Gesù dà compimento alla Legge sulla purità degli alimenti, tanto
importante nella vita quotidiana giudaica, svelandone il senso « pedagogico
» (368) con una interpretazione divina: « Tutto
ciò che entra nell'uomo dal di fuori non può contaminarlo [...]. Dichiarava
così mondi tutti gli alimenti [...]. Ciò che esce dall'uomo, questo sì
contamina l'uomo. Dal di dentro infatti, cioè dal cuore dell'uomo,escono le intenzioni
cattive » (Mc 7,18-21). Dando con autorità divina l'interpretazione definitiva della Legge,
Gesù si è trovato a scontrarsi con certi dottori della Legge, i quali
non accettavano la sua interpretazione, sebbene fosse garantita dai segni
divini che la accompagnavano. (369) Ciò vale soprattutto per la
questione del sabato: Gesù ricorda, ricorrendo spesso ad argomentazioni
rabbiniche, (370) che il riposo del sabato non viene
violato dal servizio di Dio (371) o del prossimo, (372) servizio che le
guarigioni da lui operate compiono.
II. Gesù
e il Tempio
583 Gesù,
come prima di lui i profeti, ha manifestato per il Tempio di Gerusalemme
il più profondo rispetto. Vi è stato presentato da Giuseppe e Maria quaranta
giorni dopo la nascita. (373) All'età di dodici anni decide di rimanere
nel Tempio, per ricordare ai suoi genitori che egli deve occuparsi delle
cose del Padre suo. (374) Vi è salito ogni anno, almeno per la Pasqua,
durante la sua vita nascosta; (375) lo stesso suo ministero pubblico è
stato ritmato dai suoi pellegrinaggi a Gerusalemme per le grandi feste
ebraiche. (376)
584 Gesù
è salito al Tempio come al luogo privilegiato dell'incontro con Dio. Per
lui il Tempio è la dimora del Padre suo, una casa di preghiera, e si accende
di sdegno per il fatto che il cortile esterno
è diventato un luogo di commercio. (377) Se scaccia i mercanti dal Tempio,
a ciò è spinto dall'amore geloso per il Padre suo: « Non fate della casa
di mio Padre un luogo di mercato. I discepoli si ricordarono che sta
scritto: "Lo zelo per la tua casa mi divora" (Sal
69,10) » (Gv 2,16-17). Dopo
la sua risurrezione, gli Apostoli hanno conservato un religioso rispetto
per il Tempio. (378)
585 Alla vigilia della sua passione, Gesù ha però annunziato
la distruzione di questo splendido edificio, di cui non sarebbe rimasta
pietra su pietra. (379)
In ciò vi è l'annunzio di un segno degli ultimi tempi che stanno
per iniziare con la sua pasqua. (380) Ma questa profezia ha
potuto essere riferita in maniera deformata da falsi testimoni
al momento del suo interrogatorio presso il sommo sacerdote (381) e ripetuta
come ingiuria mentre era inchiodato sulla croce. (382)
586 Lungi
dall'essere stato ostile al Tempio (383) dove ha dato l'essenziale del
suo insegnamento, (384) Gesù ha voluto pagare la tassa per il Tempio associandosi
a Pietro, (385) che aveva posto come fondamento di quella che sarebbe
stata la sua Chiesa. (386) Ancor più, egli si è identificato con il Tempio
presentandosi come la dimora definitiva di Dio in mezzo agli uomini. (387)
Per questo la sua uccisione nel corpo (388) annunzia la distruzione del
Tempio, distruzione che manifesterà l'entrata in una nuova età della storia
della salvezza: « È giunto il momento in cui né su questo monte, né in
Gerusalemme adorerete il Padre » (Gv 4,21). (389)
III.
Gesù e la fede d'Israele nel Dio unico e Salvatore
587 Se
la Legge e il Tempio di Gerusalemme hanno potuto essere occasione di «
contraddizione » (390) da parte di Gesù per le autorità religiose di Israele, è però il suo ruolo nella redenzione dei peccati,
opera divina per eccellenza, a rappresentare per costoro la vera pietra
d'inciampo. (391)
588 Gesù
ha scandalizzato i farisei mangiando con i pubblicani e i peccatori (392)
con la stessa familiarità con cui pranzava con
loro. (393) Contro quelli tra i farisei « che
presumevano di essere giusti e disprezzavano gli altri » (Lc 18,9),
(394) Gesù ha affermato: « Io non sono venuto a chiamare i giusti, ma
i peccatori a convertirsi » (Lc 5,32). Si è spinto oltre, proclamando
davanti ai farisei che, essendo il peccato universale, (395) coloro che
presumono di non avere bisogno di salvezza, sono ciechi sul proprio conto.
(396)
589 Gesù
ha suscitato scandalo soprattutto per aver identificato il proprio comportamento
misericordioso verso i peccatori con l'atteggiamento di Dio stesso a loro
riguardo. (397) È arrivato a lasciar intendere che, sedendo a mensa con
i peccatori, (398) li ammetteva al banchetto messianico. (399) Ma è soprattutto
perdonando i peccati, che Gesù ha messo le autorità
religiose di Israele di fronte a un dilemma. Costoro non erano nel giusto
quando, costernati, dicevano: « Chi può rimettere i peccati se non Dio
solo? » (Mc 2,7)? Perdonando
i peccati, Gesù o bestemmia perché è un uomo che si fa uguale a Dio, (400)
oppure dice il vero e la sua persona rende presente e rivela il nome di
Dio. (401)
590 Soltanto
l'identità divina della persona di Gesù può giustificare un'esigenza assoluta
come questa: « Chi non è con me è contro di me » (Mt
12,30); altrettanto quando egli dice che in lui c'è « più di Giona,
[...] più di Salomone » (Mt 12,41-42),
qualcosa più grande del Tempio; (402) quando ricorda, a proprio riguardo,
che Davide ha chiamato il Messia suo Signore, (403) e quando afferma:
« Prima che Abramo fosse, Io Sono » (Gv
8,58); e anche: « Io e il Padre siamo una cosa sola » (Gv
10,30).
591 Gesù
ha chiesto alle autorità religiose di Gerusalemme di credere in lui a
causa delle opere del Padre che egli compiva. (404) Un tale atto
di fede, però, doveva passare attraverso una misteriosa morte a se stessi
per una rinascita dall'alto, (405) sotto lo stimolo della grazia divina.
(406) Una simile esigenza di conversione di fronte a
un così sorprendente compimento delle promesse (407) permette di capire
il tragico disprezzo del sinedrio che ha stimato Gesù meritevole di morte
perché bestemmiatore. (408) I suoi membri agivano così per ignoranza (409)
e al tempo stesso per l'indurimento (410) dell'incredulità. (411)
In sintesi
592 Gesù
non ha abolito la Legge del Sinai, ma l'ha portata a compimento (412) con una tale perfezione (413)
da rivelarne il senso ultimo (414) e da riscattarne le trasgressioni. (415)
593 Gesù
ha venerato il Tempio salendovi in occasione delle feste ebraiche di pellegrinaggio
e ha amato di un amore geloso questa dimora di Dio in mezzo agli
uomini. Il Tempio prefigura il suo mistero. Se ne predice la distruzione, è per manifestare la sua propria
uccisione e l'inizio di una nuova epoca della storia della salvezza, nella quale il suo corpo sarà il
Tempio definitivo.
594 Gesù
ha compiuto azioni, quale il perdono dei peccati,
che lo hanno rivelato come il Dio Salvatore. (416) Alcuni Giudei, i quali non riconoscevano
il Dio fatto uomo, (417) ma vedevano in lui « un uomo » che si
faceva Dio,
(418) l'hanno giudicato un bestemmiatore.
(334) Lc 24,27.44-45.
(335) Cf Concilio Vaticano
II, Cost. dogm. Dei Verbum, 19: AAS 58 (1966) 826-827.
(336) Cf Mc 3,6.
(337) Cf Mt 12,24.
(338) Cf Mc 2,7.
(339) Cf Mc 3,1-6.
(340) Cf Mc 7,14-23.
(341) Cf Mc 2,14-17.
(342) Cf Mc 3,22; Gv 8,48; 10,20.
(343) Cf Mc 2,7; Gv 5,18; 10,33.
(344) Cf Gv 7,12; 7,52.
(345) Cf Gv 8,59; 10,31.
(346) Cf Lc 2,34.
(347) Cf Gv 1,19; 2,18; 5,10; 7,13; 9,22; 18,12; 19,38; 20,19.
(348) Cf Gv 7,48-49.
(349) Cf Lc 13,31.
(350) Cf Lc 7,36; 14,1.
(351) Cf Mt 22,23-34; Lc 20,39.
(352) Cf Mt 6,2-18.
(353) Cf Mc 12,28-34.
(354) Cf Gv 8,46.
(355) Cf Gv 7,19; At 13,38-41; 15,10.
(356) Cf Gal 3,10; 5,3.
(357) Cf Rm 10,2.
(358) Cf Mt 15,3-7; Lc 11,39-54.
(359) Cf Is 53,11; Eb 9,15.
(360) Cf Gal 4,4.
(361) Cf Gal 3,13.
(362) Cf Gal 3,10.
(363) Cf Gv 11,28; 3,2; Mt 22,23-24.34-36.
(364) Cf Mt 12,5; 9,12; Mc 2,23-27;
Lc 6,6-9; Gv 7,22-23.
(365) Cf Mt 5,1.
(366) Cf Mc 7,8.
(367) Cf Mc 7,13.
(368) Cf Gal 3,24.
(369) Cf Gv 5,36; 10,25.37-38; 12,37.
(370) Cf Mc 2,25-27; Gv 7,22-24.
(371) Cf Mt 12,5; Nm 28,9.
(372) Cf Lc 13,15-16; 14,3-4.
(373) Cf Lc 2,22-39.
(374) Cf Lc 2,46-49.
(375) Cf Lc 2,41.
(376) Cf Gv 2,13-14; 5,1.14; 7,1.10.14; 8,2; 10,22-23.
(377) Cf Mt 21,13.
(378) Cf At 2,46; 3,1; 5,20-21;
ecc.
(379) Cf Mt 24,1-2.
(380) Cf Mt 24,3; Lc 13,35.
(381) Cf Mc 14,57-58.
(382) Cf Mt 27,39-40.
(383) Cf Mt 8,4; 23,21; Lc 17,14;
Gv 4,22.
(384) Cf Gv 18,20.
(385) Cf Mt 17,24-27.
(386) Cf Mt 16,18.
(387) Cf Gv 2,21; Mt 12,6.
(388) Cf Gv 2,18-22.
(389) Cf Gv 4,23-24; Mt
27,51; Eb 9,11; Ap 21,22.
(390) Cf Lc 2,34.
(391) Cf Lc 20,17-18; Sal 118,22.
(392) Cf Lc 5,30.
(393) Cf Lc 7,36; 11,37; 14,1.
(394) Cf Gv 7,49; 9,34.
(395) Cf Gv 8,33-36.
(396) Cf Gv 9,40-41.
(397) Cf Mt 9,13; Os 6,6.
(398) Cf Lc 15,1-2.
(399) Cf Lc 15,23-32.
(400) Cf Gv 5,18; 10,33.
(401) Cf Gv 17,6.26.
(402) Cf Mt 12,6.
(403) Cf Mc 12,36-37.
(404) Cf Gv 10,36-38.
(405) Cf Gv 3,7.
(406) Cf Gv 6,44.
(407) Cf Is 53,1.
(408) Cf Mc 3,6; Mt 26,64-66.
(409) Cf Lc 23,34; At 3,17-18.
(410) Cf Mc 3,5; Rm 11,25.
(411) Cf Rm 11,20.
(412) Cf Mt 5,17-19.
(413) Cf Gv 8,46.
(414) Cf Mt 5,33.
(415) Cf Eb 9,15.
(416) Cf Gv 5,16-18.
(417) Cf Gv 1,14.
(418) Cf Gv 10,33.
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