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ARTICOLO 11
«CREDO LA RISURREZIONE
DELLA CARNE»
988 Il
Credo cristiano – professione della nostra fede in Dio Padre, Figlio e
Spirito Santo, e nella sua azione creatrice, salvifica e santificante
– culmina nella proclamazione della risurrezione dei morti alla fine dei
tempi, e nella vita eterna.
989 Noi
fermamente crediamo e fermamente speriamo che, come Cristo è
veramente risorto dai morti e vive per sempre, così pure i giusti,
dopo la loro morte, vivranno per sempre con Cristo risorto, e che egli
li risusciterà nell'ultimo giorno. (556) Come la sua, anche la nostra
risurrezione sarà opera della Santissima Trinità:
« Se lo Spirito di colui che
ha risuscitato Gesù dai morti abita in voi, colui che ha risuscitato
Cristo dai morti darà la vita anche ai vostri corpi mortali per mezzo
del suo Spirito che abita in voi » (Rm
8,11). (557)
990 Il
termine « carne » designa l'uomo nella sua condizione di debolezza e di
mortalità. (558) La « risurrezione della carne » significa che, dopo la
morte, non ci sarà soltanto la vita dell'anima immortale, ma che anche
i nostri « corpi mortali » (Rm 8,11)
riprenderanno vita.
991 Credere
nella risurrezione dei morti è stato un elemento essenziale della fede
cristiana fin dalle sue origini. « Fiducia christianorum
resurrectio mortuorum;
illam credentes, sumus – La risurrezione dei morti è la fede dei cristiani:
credendo in essa siamo tali »: (559)
« Come possono dire alcuni tra voi che non esiste risurrezione dei morti? Se
non esiste risurrezione dai morti, neanche Cristo è risuscitato! Ma se Cristo non è risuscitato, allora è vana la nostra predicazione
ed è vana anche la vostra fede [...]. Ora, invece, Cristo è risuscitato
dai morti, primizia di coloro che sono morti
» (1 Cor 15,12-14.20).
I. La
risurrezione di Cristo e la nostra
Rivelazione progressiva della risurrezione
992 La
risurrezione dei morti è stata rivelata da Dio al suo popolo progressivamente.
La speranza nella risurrezione corporea dei morti si è imposta come una
conseguenza intrinseca della fede in un Dio Creatore di tutto intero l'uomo,
anima e corpo. Il Creatore del cielo e della terra è anche colui
che mantiene fedelmente la sua Alleanza con Abramo e con la sua
discendenza. È in questa duplice prospettiva che comincerà ad esprimersi
la fede nella risurrezione. Nelle loro prove i martiri Maccabei
confessano:
« Il Re del mondo, dopo che saremo morti per le sue
leggi, ci risusciterà a vita nuova ed eterna » (2 Mac
7,9). « È bello morire a causa degli uomini, per attendere da Dio
l'adempimento delle speranze di essere da lui di nuovo
risuscitati » (2 Mac 7,14).
(560)
993 I
farisei (561) e molti contemporanei del Signore (562) speravano nella
risurrezione. Gesù la insegna con fermezza. Ai
sadducei che la negano risponde: « Non siete voi forse in errore dal momento
che non conoscete le Scritture, né la potenza di Dio? » (Mc
12,24). La fede nella risurrezione riposa sulla fede in Dio che «
non è un Dio dei morti, ma dei viventi! » (Mc
12,27).
994 Ma
c'è di più. Gesù lega la fede nella risurrezione alla sua stessa persona:
« Io sono la risurrezione e la vita » (Gv
11,25). Sarà lo stesso Gesù a risuscitare nell'ultimo giorno coloro
che avranno creduto in lui (563) e che avranno mangiato il suo Corpo e
bevuto il suo Sangue. (564) Egli fin d'ora ne dà un segno e una caparra
facendo tornare in vita alcuni morti, (565) annunziando
con ciò la sua stessa risurrezione, la quale però sarà di un altro ordine.
Di tale avvenimento senza eguale parla come del segno
di Giona, (566) del segno del Tempio: (567) annunzia la sua risurrezione
al terzo giorno dopo essere stato messo a morte. (568)
995 Essere
testimone di Cristo è essere « testimone della sua risurrezione » (At
1,22), (569) aver « mangiato e bevuto con lui dopo la sua risurrezione
dai morti » (At 10,41). La speranza cristiana nella risurrezione
è contrassegnata dagli incontri con Cristo risorto. Noi risusciteremo
come lui, con lui, per mezzo di lui.
996 Fin
dagli inizi, la fede cristiana nella risurrezione ha incontrato incomprensioni
ed opposizioni. (570) « In nessun altro argomento la fede cristiana incontra
tanta opposizione come a proposito della risurrezione della carne ». (571)
Si accetta abbastanza facilmente che, dopo la morte, la vita della persona
umana continui in un modo spirituale. Ma come
credere che questo corpo, la cui mortalità è tanto evidente, possa risorgere
per la vita eterna?
Come risuscitano i morti?
997 Che
cosa significa « risuscitare »?
Con la morte, separazione dell'anima e del corpo, il corpo dell'uomo cade
nella corruzione, mentre la sua anima va incontro a Dio, pur restando
in attesa di essere riunita al suo corpo glorificato. Dio nella
sua onnipotenza restituirà definitivamente la vita incorruttibile ai nostri
corpi riunendoli alle nostre anime, in forza della risurrezione di Gesù.
998 Chi
risusciterà? Tutti gli uomini
che sono morti: « Usciranno [dai sepolcri], quanti fecero il bene per
una risurrezione di vita e quanti fecero il male per una risurrezione
di condanna » (Gv 5,29). (572)
999 Come? Cristo è risorto con il suo proprio
corpo: « Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! » (Lc
24,39); ma egli non è ritornato ad una vita terrena. Allo stesso modo,
in lui, « tutti risorgeranno coi corpi di cui
ora sono rivestiti », (573) ma questo corpo sarà trasfigurato in corpo
glorioso, (574) in « corpo spirituale » (1 Cor 15,44):
« Ma qualcuno dirà: "Come
risuscitano i morti? Con quale corpo verranno?".
Stolto! Ciò che tu semini non prende vita, se prima non muore, e quello
che semini non è il corpo che nascerà, ma un semplice chicco [...].
Si semina corruttibile e risorge incorruttibile. [...] È necessario
infatti che questo corpo corruttibile si vesta di incorruttibilità
e questo corpo mortale si vesta di immortalità » (1 Cor 15,35-37.42.52-53).
1000 Il
« modo con cui avviene la risurrezione » supera le possibilità della nostra
immaginazione e del nostro intelletto; è accessibile solo nella fede.
Ma la nostra partecipazione all'Eucaristia ci fa già pregustare
la trasfigurazione del nostro corpo per opera di Cristo:
« Come il pane che è frutto della terra, dopo che
è stata invocata su di esso la benedizione
divina, non è più pane comune, ma Eucaristia, composta di due realtà,
una terrena, l'altra celeste, così i nostri corpi che ricevono l'Eucaristia
non sono più corruttibili, dal momento che portano in sé il germe della
risurrezione ». (575)
1001 Quando? Definitivamente « nell'ultimo
giorno » (Gv 6,39-40.44.54; 11,24);
« alla fine del mondo ». (576) Infatti, la risurrezione dei morti
è intimamente associata alla parusia di Cristo:
« Perché il Signore stesso, a
un ordine, alla voce dell'arcangelo e al suono della tromba di Dio,
discenderà dal cielo. E prima risorgeranno
i morti in Cristo » (1 Ts 4,16).
Risuscitati con Cristo
1002 Se
è vero che Cristo ci risusciterà « nell'ultimo
giorno », è anche vero che, per un certo aspetto, siamo già risuscitati
con Cristo. Infatti, grazie allo Spirito Santo, la vita cristiana, fin
d'ora su questa terra, è una partecipazione alla morte e alla risurrezione
di Cristo:
« Con lui infatti siete stati
sepolti insieme nel Battesimo, in lui anche siete stati insieme risuscitati
per la fede nella potenza di Dio, che lo ha risuscitato dai morti [...].
Se siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù, dove si trova
Cristo assiso alla destra di Dio » (Col 2,12; 3,1).
1003 I
credenti, uniti a Cristo mediante il Battesimo, partecipano
già realmente alla vita celeste di Cristo risorto, (577) ma questa vita
rimane « nascosta con Cristo in Dio » (Col 3,3). « Con lui,
[Dio] ci ha anche risuscitati e ci ha fatti sedere nei cieli, in Cristo
Gesù » (Ef 2,6). Nutriti del suo
Corpo nell'Eucaristia, apparteniamo già al corpo di Cristo. Quando
risusciteremo nell'ultimo giorno « allora » saremo anche noi « manifestati
con lui nella gloria » (Col 3,4).
1004 Nell'attesa
di quel giorno, il corpo e l'anima del credente già partecipano alla dignità
di essere « in Cristo »; di qui l'esigenza di rispetto verso il proprio
corpo, ma anche verso quello degli altri, particolarmente quando soffre:
« Il corpo è per il Signore e il Signore è per il
corpo. Dio poi che ha risuscitato il Signore,
risusciterà anche noi con la sua potenza. Non sapete che i vostri corpi
sono membra di Cristo? [...] Non appartenete a voi stessi. [...] Glorificate
dunque Dio nel vostro corpo (1 Cor 6,13-15.19-20).
II. Morire
in Cristo Gesù
1005 Per risuscitare con Cristo, bisogna morire con Cristo,
bisogna « andare in esilio dal corpo e abitare presso il Signore » (2
Cor 5,8). In questo
« essere sciolto » (578) che è la morte, l'anima viene
separata dal corpo. Essa sarà riunita al suo corpo il giorno della risurrezione
dei morti. (579)
La morte
1006 «
In faccia alla morte l'enigma della condizione umana diventa sommo ».
(580) Per un verso la morte corporale è naturale, ma per la fede essa
in realtà è « salario del peccato » (Rm
6,23). (581) E per coloro che muoiono nella
grazia di Cristo, è una partecipazione alla morte del Signore, per poter
partecipare anche alla sua risurrezione. (582)
1007 La
morte è il termine della vita terrena.
Le nostre vite sono misurate dal tempo, nel corso del quale noi cambiamo,
invecchiamo e, come per tutti gli esseri viventi della terra, la morte
appare come la fine normale della vita. Questo aspetto della morte comporta
un'urgenza per le nostre vite: infatti il far
memoria della nostra mortalità serve anche a ricordarci che abbiamo soltanto
un tempo limitato per realizzare la nostra esistenza.
« Ricordati del tuo Creatore nei giorni della tua
giovinezza [...] prima
che ritorni la polvere alla terra, com'era prima, e lo spirito torni
a Dio che lo ha dato » (Qo 12,1.7).
1008 La
morte è conseguenza del peccato.
Interprete autentico delle affermazioni della Sacra Scrittura (583)
e della Tradizione, il Magistero della Chiesa insegna che la morte è entrata
nel mondo a causa del peccato dell'uomo. (584) Sebbene l'uomo possedesse
una natura mortale, Dio lo destinava a non morire. La morte fu dunque
contraria ai disegni di Dio Creatore ed essa entrò nel mondo come conseguenza
del peccato. (585) « La morte corporale, dalla quale l'uomo sarebbe stato
esentato se non avesse peccato », (586) è pertanto « l'ultimo nemico »
(1 Cor 15,26) dell'uomo a dover essere vinto.
1009 La
morte è trasformata da Cristo.
Anche Gesù, il Figlio di Dio, ha subito la morte, propria della
condizione umana. Ma, malgrado la sua angoscia
di fronte ad essa, (587) egli la assunse in un atto di totale e libera
sottomissione alla volontà del Padre suo. L'obbedienza di Gesù ha trasformato
la maledizione della morte in benedizione. (588)
Il senso della morte cristiana
1010 Grazie
a Cristo, la morte cristiana ha un significato positivo.
« Per me il vivere è Cristo e il morire un guadagno » (Fil
1,21). « Certa è questa parola: se moriamo con lui, vivremo anche
con lui » (2 Tm 2,11). Qui
sta la novità essenziale della morte cristiana: mediante il Battesimo,
il cristiano è già sacramentalmente « morto con Cristo », per vivere di
una vita nuova; e se noi moriamo nella grazia di Cristo, la morte fisica
consuma questo « morire con Cristo » e compie così la nostra incorporazione
a lui nel suo atto redentore:
« Per me è meglio morire per (« eis
» ) Gesù Cristo, che essere re fino ai confini della terra. Io cerco
colui che morì per noi; io voglio colui che per noi risuscitò.
Il momento in cui sarò partorito è imminente […] (589) Lasciate che
io raggiunga la pura luce; giunto là, sarò veramente un uomo » (590)
1011 Nella
morte, Dio chiama a sé l'uomo. Per questo il
cristiano può provare nei riguardi della morte un desiderio simile a quello
di san Paolo: « il desiderio di essere sciolto dal corpo per essere con
Cristo » (Fil 1,23); e può trasformare la sua propria morte in un atto di obbedienza e di amore verso
il Padre, sull'esempio di Cristo: (591)
« Ogni mio desiderio terreno è crocifisso;
[...] un'acqua viva mormora dentro di me e
interiormente mi dice: "Vieni al Padre!" ». (592)
« Voglio vedere Dio, ma per vederlo bisogna morire
». (593)
« Non muoio, entro nella vita ». (594)
1012 La
visione cristiana della morte (595) è espressa in modo impareggiabile
nella liturgia della Chiesa:
« Ai tuoi fedeli, Signore,
la vita non è tolta, ma trasformata; e mentre si distrugge la dimora
di questo esilio terreno, viene preparata un'abitazione eterna nel cielo
». (596)
1013 La
morte è la fine del pellegrinaggio terreno dell'uomo, è la fine del tempo
della grazia e della misericordia che Dio gli offre per realizzare la
sua vita terrena secondo il disegno divino e per decidere il suo destino
ultimo. Quando è « finito l'unico corso della nostra vita terrena »,
(597) noi non ritorneremo più a vivere altre vite terrene. « È stabilito
per gli uomini che muoiano una sola volta » (Eb
9,27). Non c'è « reincarnazione » dopo la morte.
1014 La
Chiesa ci incoraggia a prepararci all'ora della
nostra morte (« Dalla morte improvvisa, liberaci, Signore »: antiche Litanie
dei santi), a chiedere alla Madre di Dio di intercedere per noi « nell'ora
della nostra morte » (« Ave Maria ») e ad affidarci a san Giuseppe, patrono
della buona morte:
« In ogni azione, in ogni pensiero, dovresti comportarti
come se tu dovessi morire oggi stesso; se avrai la coscienza retta,
non avrai molta paura di morire. Sarebbe meglio star lontano dal peccato
che fuggire la morte. Se oggi non sei preparato
a morire, come lo sarai domani? ». (598)
« Laudato si, mi Signore,
per sora nostra Morte corporale,
da la quale nullo omo vivente po’ scampare.
Guai a quelli che morranno ne
le peccata mortali!;
beati quelli che trovarà
ne le tue sanctissime voluntati,
ca la morte seconda no li farrà
male ». (599)
In sintesi
1015 «
La carne è il cardine della salvezza ». (600) Noi crediamo in Dio che è il Creatore della
carne; crediamo nel Verbo fatto carne per riscattare la carne; crediamo
nella risurrezione della carne, compimento della creazione e della redenzione
della carne.
1016 Con
la morte l'anima viene separata dal corpo, ma
nella risurrezione Dio tornerà a dare la vita incorruttibile al nostro
corpo trasformato, riunendolo alla nostra anima. Come Cristo è risorto
e vive per sempre, così tutti noi risusciteremo nell'ultimo giorno.
1017 «
Crediamo [...] nella
vera risurrezione della carne che abbiamo ora ». (601) Mentre,
tuttavia, si semina nella tomba un corpo corruttibile, risuscita un corpo
incorruttibile, (602) un « corpo spirituale » (1
Cor 15,44).
1018 In
conseguenza del peccato originale, l'uomo deve subire « la morte corporale, dalla quale sarebbe stato
esentato se non avesse peccato ». (603)
1019 Gesù,
il Figlio di Dio, ha liberamente subito la morte per noi in una sottomissione
totale e libera alla volontà di Dio, suo Padre. Con la sua morte ha vinto
la morte, aprendo così a tutti gli uomini la
possibilità della salvezza.
(556) Cf Gv 6,39-40.
(557) Cf 1 Ts 4,14; 1 Cor 6,14; 2 Cor 4,14;
Fil 3,10-11.
(558) Cf Gn 6,3; Sal 56,5; Is 40,6.
(559) Tertulliano, De resurrectione
mortuorum, 1, 1: CCL 2, 921 (PL 2, 841).
(560) Cf 2 Mac 7,29; Dn 12,1-13.
(561) Cf At 23,6.
(562) Cf Gv 11,24.
(563) Cf Gv 5,24-25; 6,40.
(564) Cf Gv 6,54.
(565) Cf Mc 5,21-43; Lc 7,11-17;
Gv 11.
(566) Cf Mt 12,39.
(567) Cf Gv 2,19-22.
(568) Cf Mc 10,34.
(569) Cf At 4,33.
(570) Cf At 17,32; 1 Cor 15,12-13.
(571) Sant'Agostino, Enarratio
in Psalmum, 88, 2, 5: CCL 39, 1237 (PL 37,
1134).
(572) Cf Dn 12,2.
(573) Concilio Lateranense IV, Cap. 1, De fide catholica: DS 801.
(574) Cf Fil 3,21.
(575) Sant'Ireneo
di Lione, Adversus haereses,
4, 18, 5: SC 100, 610-612 (PG 7, 1028-1029).
(576) Concilio Vaticano II, Cost. dogm. Lumen gentium, 48: AAS 57 (1965) 54.
(577) Cf Fil 3,20.
(578) Cf Fil 1,23.
(579) Cf Paolo VI, Credo
del popolo di Dio, 28:
AAS 60 (1968) 444.
(580) Concilio
Vaticano II, Cost. past. Gaudium et spes, 18: AAS 58 (1966) 1038.
(581) Cf Gn 2,17.
(582) Cf Rm 6,3-9; Fil 3,10-11.
(583) Cf
Gn 2,17; 3,3.19; Sap
1,13; Rm 5,12; 6,23.
(584) Cf Concilio di Trento,
Sess. 5a, Decretum de peccato originali,
canone 1: DS 1511.
(585) Cf Sap 2,23-24.
(586) Concilio
Vaticano II, Cost. past. Gaudium et spes, 18: AAS 58 (1966) 1038.
(587) Cf Mc 14,33-34; Eb 5,7-8.
(588) Cf Rm 5,19-21.
(589) ...
(590) Sant'Ignazio di Antiochia, Epistula
ad Romanos, 6, 1-2: SC 10bis, 114 (Funk 1, 258-260).
(591) Cf Lc 23,46.
(592) Sant'Ignazio di Antiochia, Epistula
ad Romanos, 7, 2: SC 10bis, 116 (Funk 1, 260).
(593) Santa Teresa di Gesù, Poesía, 7: Biblioteca Mística
Carmelitana, v. 6 (Burgos 1919) p. 86.
(594) Santa Teresa di Gesù Bambino,
Lettere (9 giugno 1897): Opere complete (Libreria Editrice
Vaticana 1997) p. 584.
(595) Cf 1 Ts 4,13-14.
(596) Prefazio dei defunti I:
Messale Romano (Libreria Editrice Vaticana 1993) p. 377.
(597) Concilio Vaticano II, Cost. dogm. Lumen gentium,
48: AAS 57 (1965) 54.
(598) De imitatione Christi, 1, 23, 5-8: ed. T.
Lupo (Città del Vaticano 1982) p. 70.
(599) San Francesco d'Assisi, Cantico delle creature:
Dal codice 338 della Biblioteca del Sacro Convento di Assisi.
(600) Tertulliano, De resurrectione mortuorum, 8,
2: CCL 2, 931 (PL 2, 852).
(601) Concilio di Lione II, Professione
di fede di Michele Paleologo: DS 854.
(602) Cf 1 Cor 15,42.
(603) Concilio
Vaticano II, Cost. past. Gaudium et spes, 18: AAS 58 (1966) 1038.
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