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Paragrafo 4
CREATORE
279 «
In principio Dio creò il cielo e la terra » (Gn 1,1). Con queste
solenni parole incomincia la Sacra Scrittura. Il Simbolo della fede le
riprende confessando Dio Padre onnipotente come « Creatore del cielo e
della terra », (344) « di tutte le cose visibili e invisibili ». (345)
Parleremo perciò innanzi tutto del Creatore, poi della sua creazione,
infine della caduta a causa del peccato, da cui Gesù Cristo, il Figlio
di Dio, è venuto a risollevarci.
280 La
creazione è il fondamento di « tutti i progetti salvifici di Dio
», « l'inizio della storia della salvezza », (346) che culmina in Cristo.
Inversamente, il mistero di Cristo è la luce decisiva sul mistero della
creazione: rivela il fine in vista del quale, « in principio, Dio creò
il cielo e la terra » (Gn 1,1): dalle origini, Dio pensava alla
gloria della nuova creazione in Cristo. (347)
281 Per
questo le letture della Veglia pasquale, celebrazione della nuova creazione
in Cristo, iniziano con il racconto della creazione; parimenti, nella
liturgia bizantina, il racconto della creazione è sempre la prima lettura
delle vigilie delle grandi feste del Signore. Secondo la testimonianza
degli antichi, l'istruzione dei catecumeni per il Battesimo segue lo stesso
itinerario. (348)
I. La
catechesi sulla creazione
282 La
catechesi sulla creazione è di capitale importanza. Concerne i fondamenti
stessi della vita umana e cristiana: infatti esplicita la risposta della
fede cristiana agli interrogativi fondamentali che gli uomini di ogni
tempo si sono posti: « Da dove veniamo? », « Dove andiamo? », « Qual è
la nostra origine? », « Quale il nostro fine? », « Da dove viene e dove
va tutto ciò che esiste? ». Le due questioni, quella dell'origine e quella
del fine, sono inseparabili. Sono decisive per il senso e l'orientamento
della nostra vita e del nostro agire.
283 La
questione delle origini del mondo e dell'uomo è oggetto di numerose ricerche
scientifiche, che hanno straordinariamente arricchito le nostre conoscenze
sull'età e le dimensioni del cosmo, sul divenire delle forme viventi,
sull'apparizione dell'uomo. Tali scoperte ci invitano ad una sempre maggiore
ammirazione per la grandezza del Creatore, e a ringraziarlo per tutte
le sue opere e per l'intelligenza e la sapienza di cui fa dono agli studiosi
e ai ricercatori. Con Salomone costoro possono dire: « Egli mi ha concesso
la conoscenza infallibile delle cose, per comprendere la struttura del
mondo e la forza degli elementi [...]; perché mi ha istruito la Sapienza,
artefice di tutte le cose » (Sap 7,17-21).
284 Il
grande interesse di cui sono oggetto queste ricerche è fortemente stimolato
da una questione di altro ordine, che oltrepassa il campo proprio delle
scienze naturali. Non si tratta soltanto di sapere quando e come sia sorto
materialmente il cosmo, né quando sia apparso l'uomo, quanto piuttosto
di scoprire quale sia il senso di tale origine: se cioè sia governata
dal caso, da un destino cieco, da una necessità anonima, oppure da un
Essere trascendente, intelligente e buono, chiamato Dio. E se il mondo
proviene dalla sapienza e dalla bontà di Dio, perché il male? Da dove
viene? Chi ne è responsabile? C'è una liberazione da esso?
285 Fin
dagli inizi, la fede cristiana è stata messa a confronto con risposte
diverse dalla sua circa la questione delle origini. Infatti, nelle religioni
e nelle culture antiche si trovano numerosi miti riguardanti le origini.
Certi filosofi hanno affermato che tutto è Dio, che il mondo è Dio, o
che il divenire del mondo è il divenire di Dio (panteismo); altri hanno
detto che il mondo è una emanazione necessaria di Dio, scaturisce da questa
sorgente e ad essa ritorna; altri ancora hanno sostenuto l'esistenza di
due principi eterni, il Bene e il Male, la Luce e le Tenebre, in continuo
conflitto (dualismo, manicheismo); secondo alcune di queste concezioni,
il mondo (almeno il mondo materiale) sarebbe cattivo, prodotto di un decadimento,
e quindi da respingere o oltrepassare (gnosi); altri ammettono che il
mondo sia stato fatto da Dio, ma alla maniera di un orologiaio che, una
volta fatto, l'avrebbe abbandonato a se stesso (deismo); altri infine
non ammettono alcuna origine trascendente del mondo, ma vedono in esso
il puro gioco di una materia che sarebbe sempre esistita (materialismo).
Tutti questi tentativi di spiegazione stanno a testimoniare la persistenza
e l'universalità del problema delle origini. Questa
ricerca è propria dell'uomo.
286 Indubbiamente,
l'intelligenza umana può già trovare una risposta al problema delle origini.
Infatti, è possibile conoscere con certezza l'esistenza di Dio Creatore
attraverso le sue opere, grazie alla luce della ragione umana, (349) anche
se questa conoscenza spesso è offuscata e sfigurata dall'errore. Per questo
la fede viene a confermare e a far luce alla ragione nella retta intelligenza
di queste verità: « Per fede sappiamo che i mondi furono formati dalla
Parola di Dio, sì che da cose non visibili ha preso origine ciò che si
vede » (Eb 11,3).
287 La
verità della creazione è tanto importante per l'intera vita umana che
Dio, nella sua tenerezza, ha voluto rivelare al suo popolo tutto ciò che
è necessario conoscere al riguardo. Al di là della conoscenza naturale
che ogni uomo può avere del Creatore, (350) Dio ha progressivamente rivelato
a Israele il mistero della creazione. Egli, che ha scelto i patriarchi,
che ha fatto uscire Israele dall'Egitto, e che, eleggendo Israele, l'ha
creato e formato, (351) si rivela come colui al quale appartengono tutti
i popoli della terra e l'intera terra, come colui che, solo, « ha fatto
cielo e terra » (Sal 115,15; 124,8; 134,3).
288 La
rivelazione della creazione è, così, inseparabile dalla rivelazione e
dalla realizzazione dell'Alleanza dell'unico Dio con il suo popolo. La
creazione è rivelata come il primo passo verso tale Alleanza, come la
prima e universale testimonianza dell'amore onnipotente di Dio. (352)
E poi la verità della creazione si esprime con una forza crescente nel
messaggio dei profeti, (353) nella preghiera dei Salmi (354) e della liturgia,
nella riflessione della sapienza (355) del popolo eletto.
289 Tra
tutte le parole della Sacra Scrittura sulla creazione, occupano un posto
singolarissimo i primi tre capitoli della Genesi. Dal punto di vista letterario
questi testi possono avere fonti diverse. Gli autori ispirati li hanno
collocati all'inizio della Scrittura in modo che esprimano, con il loro
linguaggio solenne, le verità della creazione, della sua origine e del
suo fine in Dio, del suo ordine e della sua bontà, della vocazione dell'uomo,
infine del dramma del peccato e della speranza della salvezza. Lette alla
luce di Cristo, nell'unità della Sacra Scrittura e della Tradizione vivente
della Chiesa, queste parole restano la fonte principale per la catechesi
dei misteri delle « origini »: creazione, caduta, promessa della salvezza.
II.
La creazione - opera della Santissima Trinità
290 «
In principio, Dio creò il cielo e la terra » (Gn 1,1). Queste prime
parole della Scrittura contengono tre affermazioni: il Dio eterno ha dato
un inizio a tutto ciò che esiste fuori di lui. Egli solo è Creatore (il
verbo « creare » – in ebraico bara – ha sempre come soggetto Dio).
La totalità di ciò che esiste (espressa nella formula « il cielo e la
terra ») dipende da colui che le dà l'essere.
291 «
In principio era il Verbo [...] e il Verbo era Dio. [...] Tutto è stato
fatto per mezzo di lui e senza di lui niente è stato fatto » (Gv 1,1-3).
Il Nuovo Testamento rivela che Dio ha creato tutto per mezzo del Verbo
eterno, il Figlio suo diletto. « Per mezzo di lui sono state create tutte
le cose, quelle nei cieli e quelle sulla terra [...]. Tutte le cose sono
state create per mezzo di lui e in vista di lui. Egli è prima di tutte
le cose e tutte in lui sussistono » (Col 1,16-17). La fede della
Chiesa afferma pure l'azione creatrice dello Spirito Santo: egli è colui
che « dà la vita », (356) lo « Spirito Creatore » (« Veni, Creator Spiritus
»), la « sorgente di ogni bene ». (357)
292 Lasciata
intravedere nell'Antico Testamento, (358) rivelata nella Nuova Alleanza,
l'azione creatrice del Figlio e dello Spirito, inseparabilmente una con
quella del Padre, è chiaramente affermata dalla regola di fede della Chiesa:
« Non esiste che un solo Dio [...]: egli è il Padre, è Dio, il Creatore,
l'Autore, l'Ordinatore. Egli ha fatto ogni cosa da se stesso, cioè
con il suo Verbo e la sua Sapienza »; (359) « il Figlio e lo Spirito »
sono come « le sue mani ». 360 La creazione è opera comune della Santissima
Trinità.
III. «Il
mondo è stato creato per la gloria di Dio»
293 È
una verità fondamentale che la Scrittura e la Tradizione costantemente
insegnano e celebrano: « Il mondo è stato creato per la gloria di Dio
». (361) Dio ha creato tutte le cose, spiega san Bonaventura, « non [...]
propter gloriam augendam, sed propter gloriam manifestandam et propter
gloriam suam communicandam – non per accrescere la propria gloria, ma
per manifestarla e per comunicarla ». (362) Infatti Dio non ha altro motivo per creare se non
il suo amore e la sua bontà: « Aperta enim manu clave amoris, creaturæ
prodierunt – Aperta la mano dalla chiave dell'amore, le creature vennero
alla luce ». (363) E il Concilio Vaticano I spiega:
« Nella sua bontà e con la sua onnipotente virtù,
non per aumentare la sua beatitudine, né per acquistare perfezione,
ma per manifestarla attraverso i beni che concede alle sue creature,
questo solo vero Dio ha, con la più libera delle decisioni, dall'inizio
dei tempi, creato insieme dal nulla l'una e l'altra creatura, la spirituale
e la corporale ». (364)
294 La
gloria di Dio è che si realizzi la manifestazione e la comunicazione della
sua bontà, in vista delle quali il mondo è stato creato. Ci ha predestinati
« a essere suoi figli adottivi per opera di Gesù Cristo, secondo il beneplacito
della sua volontà. E questo a lode e gloria della sua grazia »
(Ef 1,5-6). « Infatti la gloria di Dio è l'uomo vivente e la vita
dell'uomo è la visione di Dio: se già la rivelazione di Dio attraverso
la creazione procurò la vita a tutti gli esseri che vivono sulla terra,
quanto più la manifestazione del Padre per mezzo del Verbo dà la vita
a coloro che vedono Dio ». (365) Il fine ultimo della creazione è che
Dio, « che di tutti è il Creatore, possa anche essere "tutto in tutti"
(1 Cor 15,28), procurando ad un tempo la sua gloria e la nostra
felicità ». (366)
IV. Il
mistero della creazione
Dio crea con sapienza e amore
295 Noi
crediamo che il mondo è stato creato da Dio secondo la sua sapienza. (367)
Non è il prodotto di una qualsivoglia necessità, di un destino cieco o
del caso. Noi crediamo che il mondo trae origine dalla libera volontà
di Dio, il quale ha voluto far partecipare le creature al suo essere,
alla sua saggezza e alla sua bontà: « Tu hai creato tutte le cose, e per
la tua volontà furono create e sussistono » (Ap 4,11). « Quanto
sono grandi, Signore, le tue opere! Tutto hai fatto con saggezza » (Sal
104,24). « Buono è il Signore verso tutti, la sua tenerezza si espande
su tutte le creature » (Sal 145,9).
Dio crea «dal nulla»
296 Noi
crediamo che Dio, per creare, non ha bisogno di nulla di preesistente
né di alcun aiuto. (368) La creazione non è neppure una emanazione necessaria
della sostanza divina. (369) Dio crea liberamente « dal nulla »: (370)
« Che vi sarebbe di straordinario se Dio avesse tratto
il mondo da una materia preesistente? Un artigiano umano, quando gli
si dà un materiale, ne fa tutto ciò che vuole. Invece la potenza di
Dio si manifesta precisamente in questo, che egli parte dal nulla per
fare tutto ciò che vuole ». (371)
297 La
fede nella creazione « dal nulla » è attestata nella Scrittura come una
verità piena di promessa e di speranza. Così la madre dei sette figli
li incoraggia al martirio:
« Non so come siate apparsi nel mio seno; non io vi
ho dato lo spirito e la vita, né io ho dato forma alle membra di ciascuno
di voi. Senza dubbio il Creatore del mondo, che ha plasmato all'origine
l'uomo e ha provveduto alla generazione di tutti, per la sua misericordia
vi restituirà di nuovo lo spirito e la vita, come voi ora per le sue
leggi non vi curate di voi stessi. [...] Ti scongiuro, figlio, contempla
il cielo e la terra, osserva quanto vi è in essi e sappi che Dio li
ha fatti non da cose preesistenti; tale è anche l'origine del genere
umano » (2 Mac 7,22-23.28).
298 Dio,
poiché può creare dal nulla, può anche, per opera dello Spirito Santo,
donare ai peccatori la vita dell'anima, creando in essi un cuore puro,
(372) e ai defunti, con la risurrezione, la vita del corpo, egli « che
dà vita ai morti e chiama all'esistenza le cose che ancora non esistono
» (Rm 4,17). E, dal momento che, con la sua Parola, ha potuto far
risplendere la luce dalle tenebre, (373) può anche donare la luce della
fede a coloro che non lo conoscono. (374)
Dio crea un mondo ordinato e buono
299 Per
il fatto che Dio crea con sapienza, la creazione ha un ordine: « Tu hai
disposto tutto con misura, calcolo e peso » (Sap 11,20). Creata
nel Verbo eterno e per mezzo del Verbo eterno, « immagine del Dio invisibile
» (Col 1,15), la creazione è destinata, indirizzata all'uomo, immagine
di Dio, (375) chiamato a una relazione personale con Dio. La nostra intelligenza,
poiché partecipa alla luce dell'Intelletto divino, può comprendere ciò
che Dio ci dice attraverso la creazione, (376) certo non senza grande
sforzo e in spirito di umiltà e di rispetto davanti al Creatore e alla
sua opera. (377) Scaturita dalla bontà divina, la creazione partecipa
di questa bontà (« E Dio vide che era cosa buona [...] cosa molto buona
»: Gn 1,4.10.12.18.21.31). La creazione, infatti, è voluta da Dio
come un dono fatto all'uomo, come un'eredità a lui destinata e affidata.
La Chiesa, a più riprese, ha dovuto difendere la bontà della creazione,
compresa quella del mondo materiale. (378)
Dio trascende la creazione ed è ad essa presente
300 Dio
è infinitamente più grande di tutte le sue opere: (379) « Sopra i cieli
si innalza » la sua « magnificenza » (Sal 8,2), « la sua grandezza
non si può misurare » (Sal 145,3). Ma poiché egli è il Creatore
sovrano e libero, causa prima di tutto ciò che esiste, egli è presente
nell'intimo più profondo delle sue creature: « In lui viviamo, ci muoviamo
ed esistiamo » (At 17,28). Secondo le parole di sant'Agostino,
egli è « interior intimo meo et superior summo meo – più intimo della
mia parte più intima, più alto della mia parte più alta ». (380)
Dio conserva e regge la creazione
301 Dopo
averla creata, Dio non abbandona a se stessa la sua creatura. Non le dona
soltanto di essere e di esistere: la conserva in ogni istante nell'« essere
», le dà la facoltà di agire e la conduce al suo termine. Riconoscere questa completa dipendenza in rapporto
al Creatore è fonte di sapienza e di libertà, di gioia, di fiducia:
« Tu ami tutte le cose esistenti, e nulla disprezzi
di quanto hai creato; se tu avessi odiato qualcosa, non l'avresti neppure
creata. Come potrebbe sussistere una cosa se tu non vuoi? O conservarsi
se tu non l'avessi chiamata all'esistenza? Tu risparmi tutte le cose,
perché tutte sono tue, Signore, amante della vita » (Sap 11,24-26).
V.
Dio realizza il suo disegno: la provvidenza divina
302 La
creazione ha la sua propria bontà e perfezione, ma non è uscita dalle
mani del Creatore interamente compiuta. È creata « in stato di via
» (« in statu viae ») verso una perfezione ultima alla quale Dio l'ha
destinata, ma che ancora deve essere raggiunta. Chiamiamo divina provvidenza
le disposizioni per mezzo delle quali Dio conduce la creazione verso questa
perfezione.
« Dio conserva e governa con la sua provvidenza tutto
ciò che ha creato, "essa si estende da un confine all'altro con
forza, governa con bontà eccellente ogni cosa" (Sap 8,1).
Infatti "tutto è nudo e scoperto agli occhi suoi" (Eb 4,13),
anche quello che sarà fatto dalla libera azione delle creature ». (381)
303 La
testimonianza della Scrittura è unanime: la sollecitudine della divina
Provvidenza è concreta e immediata; essa si prende cura
di tutto, dalle più piccole cose fino ai grandi eventi del mondo e della
storia. Con forza, i Libri Sacri affermano la sovranità assoluta di Dio
sul corso degli avvenimenti: « Il nostro Dio è nei cieli, egli opera tutto
ciò che vuole » (Sal 115,3); e di Cristo si dice: « Quando egli
apre, nessuno chiude, e quando chiude, nessuno apre » (Ap 3,7);
« Molte sono le idee nella mente dell'uomo, ma solo il disegno del Signore
resta saldo » (Prv 19,21).
304 Spesso
si nota che lo Spirito Santo, autore principale della Sacra Scrittura,
attribuisce alcune azioni a Dio, senza far cenno a cause seconde. Non
si tratta di « un modo di parlare » primitivo, ma di una maniera profonda
di richiamare il primato di Dio e la sua signoria assoluta sulla storia
e sul mondo (382) educando così alla fiducia in lui. La preghiera dei
salmi è la grande scuola di questa fiducia. (383)
305 Gesù
chiede un abbandono filiale alla provvidenza del Padre celeste, il quale
si prende cura dei più elementari bisogni dei suoi figli: « Non affannatevi
dunque dicendo: "Che cosa mangeremo? Che cosa berremo?" [...].
Il Padre vostro celeste, infatti, sa che ne avete bisogno. Cercate prima
il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date
in aggiunta » (Mt 6,31-33). (384)
La provvidenza e le cause seconde
306 Dio
è il Padrone sovrano del suo disegno. Però, per realizzarlo, si serve
anche della cooperazione delle creature. Questo non è un segno di debolezza,
bensì della grandezza e della bontà di Dio onnipotente. Infatti Dio alle
sue creature non dona soltanto l'esistenza, ma anche la dignità di agire
esse stesse, di essere causa e principio le une delle altre, e di collaborare
in tal modo al compimento del suo disegno.
307 Dio
dà agli uomini anche il potere di partecipare liberamente alla sua provvidenza,
affidando loro la responsabilità di « soggiogare » la terra e di dominarla.
(385) In tal modo Dio fa dono agli uomini di essere cause intelligenti
e libere per completare l'opera della creazione, perfezionandone l'armonia,
per il loro bene e per il bene del loro prossimo. Cooperatori spesso inconsapevoli
della volontà divina, gli uomini possono entrare deliberatamente nel piano
divino con le loro azioni, le loro preghiere, ma anche con le loro sofferenze.
(386) Allora diventano in pienezza « collaboratori di Dio » (1 Cor
3,9) (387) e del suo Regno. (388)
308 Dio
agisce in tutto l'agire delle sue creature: è una verità inseparabile
dalla fede in Dio Creatore. Egli è la causa prima che opera nelle cause
seconde e per mezzo di esse: « È Dio infatti che suscita » in noi « il
volere e l'operare secondo i suoi benevoli disegni » (Fil 2,13).
(389) Lungi dallo sminuire la dignità della creatura, questa verità la
accresce. Infatti la creatura, tratta dal nulla dalla potenza, dalla sapienza
e dalla bontà di Dio, niente può se è separata dalla propria origine,
perché « la creatura senza il Creatore svanisce »; (390) ancor meno può
raggiungere il suo fine ultimo senza l'aiuto della grazia. (391)
La provvidenza e lo scandalo del male
309 Se
Dio Padre onnipotente, Creatore del mondo ordinato e buono, si prende
cura di tutte le sue creature, perché esiste il male? A questo interrogativo
tanto pressante quanto inevitabile, tanto doloroso quanto misterioso,
nessuna risposta immediata potrà bastare. È l'insieme della fede cristiana
che costituisce la risposta a tale questione: la bontà della creazione,
il dramma del peccato, l'amore paziente di Dio che viene incontro all'uomo
con le sue alleanze, con l'incarnazione redentrice del suo Figlio, con
il dono dello Spirito, con la convocazione della Chiesa, con la forza
dei sacramenti, con la vocazione ad una vita felice, alla quale le creature
libere sono invitate a dare il loro consenso, ma alla quale, per un mistero
terribile, possono anche sottrarsi. Non c'è un punto del messaggio
cristiano che non sia, per un certo aspetto, una risposta al problema
del male.
310 Ma
perché Dio non ha creato un mondo a tal punto perfetto da non potervi
essere alcun male? Nella sua infinita potenza, Dio potrebbe sempre creare
qualcosa di migliore. (392) Tuttavia, nella sua sapienza e nella sua bontà
infinite, Dio ha liberamente voluto creare un mondo « in stato di via
» verso la sua perfezione ultima. Questo divenire, nel disegno di Dio,
comporta, con la comparsa di certi esseri, la scomparsa di altri, con
il più perfetto anche il meno perfetto, con le costruzioni della natura
anche le distruzioni. Quindi, insieme con il bene fisico esiste anche
il male fisico, finché la creazione non avrà raggiunto la sua perfezione.
(393)
311 Gli
angeli e gli uomini, creature intelligenti e libere, devono camminare
verso il loro destino ultimo per una libera scelta e un amore di preferenza.
Essi possono, quindi, deviare. In realtà, hanno peccato. È così che nel
mondo è entrato il male morale, incommensurabilmente più grave
del male fisico. Dio non è in alcun modo, né direttamente né indirettamente,
la causa del male morale. (394) Però, rispettando la libertà della sua
creatura, lo permette e, misteriosamente, sa trarne il bene:
« Infatti Dio onnipotente [...], essendo supremamente
buono, non permetterebbe mai che un qualsiasi male esistesse nelle sue
opere, se non fosse sufficientemente potente e buono da trarre dal male
stesso il bene ». (395)
312 Così,
col tempo, si può scoprire che Dio, nella sua provvidenza onnipotente,
può trarre un bene dalle conseguenze di un male, anche morale, causato
dalle sue creature: « Non siete stati voi a mandarmi qui, ma Dio. [...]
Se voi avete pensato del male contro di me, Dio ha pensato di farlo servire
a un bene [...] per far vivere un popolo numeroso » (Gn 45,8; 50,20).
(396) Dal più grande male morale che mai sia stato commesso, il rifiuto
e l'uccisione del Figlio di Dio, causata dal peccato di tutti gli uomini,
Dio, con la sovrabbondanza della sua grazia, (397) ha tratto i più grandi
beni: la glorificazione di Cristo e la nostra redenzione. Con ciò, però,
il male non diventa un bene.
313 «
Tutto concorre al bene di coloro che amano Dio » (Rm 8,28). La
testimonianza dei santi non cessa di confermare questa verità:
Così santa Caterina da Siena dice a « coloro che si
scandalizzano » e si ribellano davanti a ciò che loro capita: « Tutto
viene dall'amore, tutto è ordinato alla salvezza dell'uomo, Dio non
fa niente se non a questo fine ». (398)
E san Tommaso Moro, poco prima del martirio, consola
la figlia: « Non accade nulla che Dio non voglia, e io sono sicuro che
qualunque cosa avvenga, per quanto cattiva appaia, sarà in realtà sempre
per il meglio ». (399)
E Giuliana di Norwich: « Imparai dalla grazia di Dio
che dovevo rimanere fermamente nella fede, e quindi dovevo saldamente
e perfettamente credere che tutto sarebbe finito in bene [...]. Tu stessa
vedrai che ogni specie di cosa sarà per il bene ». (400)
314 Noi crediamo fermamente
che Dio è Signore del mondo e della storia. Ma le vie della sua provvidenza
spesso ci rimangono sconosciute. Solo alla fine, quando avrà termine la
nostra conoscenza imperfetta e vedremo Dio « a faccia a faccia » (1
Cor 13,12), conosceremo pienamente le vie lungo le quali, anche attraverso
i drammi del male e del peccato, Dio avrà condotto la sua creazione fino
al riposo di quel Sabato (401) definitivo, in vista del quale ha
creato il cielo e la terra.
In sintesi
315 Nella
creazione del mondo e dell'uomo, Dio ha posto la prima e universale testimonianza
del suo amore onnipotente e della sua sapienza, il primo annunzio del
suo « disegno di benevolenza
», che ha il suo fine nella nuova creazione in Cristo.
316 Sebbene
l'opera della creazione sia particolarmente attribuita al Padre, è ugualmente
verità di fede che il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo sono il principio
unico e indivisibile della creazione.
317 Dio
solo ha creato l'universo liberamente, direttamente, senza alcun aiuto.
318 Nessuna
creatura ha il potere infinito necessario per « creare » nel senso proprio
del termine, cioè produrre e dare l'essere a ciò che non l'aveva affatto
(chiamare all'esistenza « ex nihilo »
– dal nulla). (402)
319 Dio
ha creato il mondo per manifestare e per comunicare la sua gloria. Che
le sue creature abbiano parte alla sua verità, alla sua bontà, alla sua
bellezza: ecco la gloria per la quale Dio le ha create.
320 Dio,
che ha creato l'universo, lo conserva nell'esistenza per mezzo del Verbo,
suo Figlio che « sostiene
tutto con la potenza della sua parola » (Eb 1,3), e per
mezzo dello Spirito Creatore che dà vita.
321 La
divina Provvidenza consiste nelle disposizioni con le quali Dio, con sapienza
e amore, conduce tutte le creature al loro fine ultimo.
322 Cristo
ci esorta all'abbandono filiale alla provvidenza del nostro Padre celeste
(403) e l'apostolo san Pietro gli fa eco: gettate
« in lui ogni vostra preoccupazione, perché egli ha cura di voi
» (1 Pt 5,7). (404)
323 La
provvidenza divina agisce anche attraverso l'azione delle creature. Agli
esseri umani Dio dona di cooperare liberamente ai suoi disegni.
324 Che
Dio permetta il male fisico e morale è un mistero che egli illumina nel
suo Figlio, Gesù Cristo, morto e risorto per vincere il male. La fede
ci dà la certezza che Dio non permetterebbe il male, se dallo stesso male
non traesse il bene, per vie che conosceremo pienamente soltanto nella
vita eterna.
(344) Simbolo apostolico: DS 30.
(345) Simbolo niceno-costantinopolitano: DS
150.
(346) Congregazione per il Clero, Direttorio catechistico
generale, 51: AAS 64 (1972) 128.
(347) Cf Rm 8,18-23.
(348) Cf Egeria, Itinerarium seu Peregrinatio ad
loca sancta, 46, 2: SC 296, 308; PLS 1, 1089-1090; Sant'Agostino,
De catechizandis rudibus, 3, 5: CCL 46, 124 (PL 40, 313).
(349) Cf Concilio Vaticano I, Cost. dogm. Dei Filius,
De Revelatione, canone 1: DS 3026.
(350) Cf At 17,24-29; Rm 1,19-20.
(351) Cf Is 43,1.
(352) Cf Gn 15,5; Ger 33,19-26.
(353) Cf Is 44,24.
(354) Cf Sal 104.
(355) Cf Prv 8,22-31.
(356) Simbolo niceno-costantinopolitano: DS
150.
(357) Liturgia bizantina, 2o Stico dei Vespri
della domenica di Pentecoste (Roma 1883) p. 408.
(358) Cf Sal 33,6; 104,30; Gn 1,2-3.
(359) Sant'Ireneo di Lione, Adversus haereses,
2, 30, 9: SC 294, 318-320 (PG 7, 822).
(360) Sant'Ireneo di Lione, Adversus haereses,
4, 20, 1: SC 100, 626 (PG 7, 1032).
(361) Concilio Vaticano I, Cost. dogm. Dei Filius,
De Deo rerum omnium Creatore, canone 5: DS 3025.
(362) San Bonaventura, In secundum librum Sententiarum,
dist. 1, p. 2, a. 2, q. 1, concl.: Opera omnia, v. 2 (Ad Claras Aquas 1885) p. 44.
(363) San Tommaso d'Aquino, Commentum in secundum
librum Sententiarum, Prologus: Opera omnia, v. 8 (Parigi 1873)
p. 2.
(364) Concilio Vaticano I, Cost. dogm. Dei Filius,
c. 1: DS 3002.
(365) Sant'Ireneo di Lione, Adversus haereses 4,
20, 7: SC 100, 648 (PG 7, 1037).
(366) Concilio Vaticano II, Decr. Ad gentes,
2: AAS 58 (1966) 948.
(367) Cf Sap 9,9.
(368) Cf Concilio Vaticano I, Cost. dogm. Dei Filius,
c. 1: DS 3002.
(369) Cf Concilio Vaticano I, Cost. dogm. Dei Filius,
De Deo rerum omnium Creatore, canoni 1-4: DS 3023-3024.
(370) Concilio Lateranense IV, Cap. 2, De fide
catholica: DS 800; Concilio Vaticano I, Cost. dogm. Dei Filius,
De Deo rerum omnium Creatore, canone 5: DS 3025.
(371) San Teofilo d'Antiochia, Ad Autolycum,
2, 4: SC 20, 102 (PG 6, 1052).
(372) Cf Sal 51,12.
(373) Cf Gn 1,3.
(374) Cf 2 Cor 4,6.
(375) Cf Gn 1,26.
(376) Cf Sal 19,2-5.
(377) Cf Gb 42,3.
(378) Cf San Leone Magno, Lettera Quam laudabiliter:
DS 286; Concilio di Braga I, Anathematismi praesertim contra Priscillianistas, 5-13: DS 455-463; Concilio Lateranense IV, Cap. 2, De fide catholica:
DS 800; Concilio di Firenze, Decretum pro Iacobitis: DS 1333; Concilio Vaticano I, Cost. dogm. Dei
Filius, c. 1: DS 3002.
(379) Cf Sir 43,30.
(380) Sant'Agostino, Confessiones, 3, 6, 11:
CCL 27, 33 (PL 32, 688).
(381) Concilio Vaticano I, Cost. dogm. Dei Filius,
c. 1: DS 3003.
(382) Cf Is 10,5-15; 45,5-7; Dt 32,39;
Sir 11,14.
(383) Cf Sal 22; 32; 35; 103; 138; e altri.
(384) Cf Mt 10,29-31.
(385) Cf Gn 1,26-28.
(386) Cf Col 1,24.
(387) Cf 1 Ts 3,2.
(388) Cf Col 4,11.
(389) Cf 1 Cor 12,6.
(390) Concilio Vaticano II, Cost. past.
Gaudium et spes, 36: AAS 58 (1966) 1054.
(391) Cf Mt 19,26; Gv 15,5; Fil 4,13.
(392) Cf San Tommaso d'Aquino, Summa theologiae,
I, q. 25, a. 6: Ed. Leon. 4, 298-299.
(393) Cf San Tommaso d'Aquino, Summa contra gentiles,
3, 71: Ed. Leon. 14, 209-211.
(394) Cf Sant'Agostino, De libero arbitrio,
1, 1, 1: CCL 29, 211 (PL 32, 1221-1223); San Tommaso d'Aquino, Summa
theologiae,
I-II, q. 79, a. 1: Ed. Leon. 7, 76-77.
(395) Sant'Agostino, Enchiridion de fide,
spe et caritate, 3, 11: CCL 46, 53 (PL 40, 236).
(396) Cf Tb 2,12-18 volg.
(397) Cf Rm 5,20.
(398) Santa Caterina da Siena, Il dialogo della
Divina provvidenza 138: ed. G. Cavallini (Roma 1995) p. 441.
(399) Margarita Roper, Epistula ad Aliciam Alington
(agosto 1534): The Correspondence of Sir Thomas More, ed. E.F.
Rogers (Princeton 1947) p. 531-532.
(400) Giuliana di Norwich, Revelatio,
13, 32: A Book of Showings to the Anchoress Julian of Norwich,
ed. E. Colledge-J. Walsh, vol. 2 (Toronto 1978) p. 426 e 422.
(401) Cf Gn 2,2.
(402) Cf Sacra Congregazione degli Studi, Decretum
(27 luglio 1914): DS 3624.
(403) Cf Mt 6,26-34.
(404) Cf Sal 55,23.
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