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Paragrafo 3
LA CHIESA E' UNA,
SANTA, CATTOLICA E APOSTOLICA
811 «
Questa è l'unica Chiesa di Cristo, che nel Simbolo professiamo una, santa, cattolica e apostolica ». (261) Questi quattro attributi,
legati inseparabilmente tra di loro, (262) indicano
tratti essenziali della Chiesa e della sua missione. La Chiesa non se
li conferisce da se stessa; è Cristo che, per mezzo dello Spirito Santo,
concede alla sua Chiesa di essere una, santa,
cattolica e apostolica, ed è ancora lui che la chiama a realizzare ciascuna
di queste caratteristiche.
812 Soltanto
la fede può riconoscere che la Chiesa trae tali caratteristiche dalla
sua origine divina. Tuttavia le loro manifestazioni
storiche sono segni che parlano chiaramente alla ragione umana.
« La Chiesa – ricorda il Concilio Vaticano –, a causa della sua eminente
santità [...], della sua cattolica unità, della sua incrollabile stabilità,
è per se stessa un grande e perenne motivo di credibilità
e una irrefragabile testimonianza della sua missione divina ». (263)
I. La Chiesa
è una
«Il sacro mistero dell'unità della Chiesa» (264)
813 La
Chiesa è una per la sua origine:
« Il supremo modello e il principio di questo mistero è l'unità nella
Trinità delle Persone di un solo Dio Padre e Figlio nello Spirito Santo
». (265) La Chiesa è una per il suo Fondatore: « Il Figlio incarnato,
infatti, [...] per mezzo della sua croce ha riconciliato
tutti gli uomini con Dio, [...] ristabilendo
l'unità di tutti i popoli in un solo popolo e in un solo corpo ». (266)
La Chiesa è una per la sua « anima »: « Lo Spirito Santo,
che abita nei credenti e tutta riempie e regge la Chiesa, produce quella
meravigliosa comunione dei fedeli e tanto intimamente tutti unisce in Cristo, da essere il principio
dell'unità della Chiesa ». (267) È dunque proprio dell'essenza stessa
della Chiesa di essere una:
« Che stupendo mistero! Vi
è un solo Padre dell'universo, un solo Logos dell'universo e anche un
solo Spirito Santo, ovunque identico; vi è anche una sola Vergine divenuta
Madre, e io amo chiamarla Chiesa ». (268)
814 Fin
dal principio, questa Chiesa « una » si presenta tuttavia con una grande diversità, che proviene sia dalla varietà dei
doni di Dio sia dalla molteplicità delle persone che li ricevono. Nell'unità
del popolo di Dio si radunano le diversità dei popoli e delle culture.
Tra i membri della Chiesa esiste una diversità di doni, di funzioni, di
condizioni e modi di vita; « nella comunione ecclesiastica vi sono legittimamente
delle Chiese particolari, che godono di proprie
tradizioni ». (269) La grande ricchezza di tale
diversità non si oppone all'unità della Chiesa. Tuttavia, il peccato e
il peso delle sue conseguenze minacciano continuamente il dono dell'unità.
Anche l'Apostolo deve esortare a « conservare
l'unità dello Spirito per mezzo del vincolo della pace » (Ef
4,3).
815 Quali
sono i vincoli dell'unità? Al di sopra di tutto
la carità, che « è il vincolo di perfezione » (Col 3,14). Ma l'unità della Chiesa nel tempo è assicurata anche da legami
visibili di comunione:
— la professione di una sola fede ricevuta dagli Apostoli;
— la celebrazione comune del culto divino, soprattutto
dei sacramenti;
— la successione apostolica mediante il sacramento
dell'Ordine, che custodisce la concordia fraterna della
famiglia di Dio. (270)
816 «
L'unica Chiesa di Cristo... » è quella « che il Salvatore nostro, dopo
la sua risurrezione, diede da pascere a Pietro, affidandone a lui e agli
altri Apostoli la diffusione e la guida [...]. Questa Chiesa, in questo
mondo costituita e organizzata come una società, sussiste ["subsistit
in"] nella Chiesa cattolica, governata dal Successore di Pietro e
dai Vescovi in comunione con lui ». (271) Il decreto sull'ecumenismo del
Concilio Vaticano II esplicita:
« Solo per mezzo della cattolica Chiesa di Cristo,
che è lo strumento generale della salvezza, si può ottenere tutta la
pienezza dei mezzi di salvezza. In realtà al solo collegio apostolico
con a capo Pietro crediamo che il Signore ha
affidato tutti i beni della Nuova Alleanza, per costituire l'unico corpo
di Cristo sulla terra, al quale bisogna che siano pienamente incorporati
tutti quelli che già in qualche modo appartengono al popolo di Dio ».
(272)
Le ferite dell'unità
817 Di fatto, «
in questa Chiesa di Dio una e unica sono sorte fino dai primissimi tempi
alcune scissioni, che l'Apostolo riprova con gravi parole come degne di
condanna; ma nei secoli posteriori sono nati dissensi più ampi e comunità
non piccole si sono staccate dalla piena comunione della Chiesa cattolica,
talora non senza colpa di uomini d'entrambe le parti ». (273) Le scissioni
che feriscono l'unità del corpo di Cristo (cioè
l'eresia, l'apostasia e lo scisma) (274) non avvengono senza i peccati
degli uomini:
« Dove c'è il peccato, lì troviamo la molteplicità,
lì gli scismi, lì le eresie, lì le controversie. Dove, invece, regna
la virtù, lì c'è unità, lì comunione, grazie alle quali tutti i credenti
erano un cuor solo e un'anima sola ». (275)
818 Coloro che oggi nascono in comunità sorte da tali
scissioni « e sono istruiti nella fede di Cristo [...] non possono essere
accusati del peccato di separazione, e la Chiesa cattolica li abbraccia
con fraterno rispetto e amore. [...] Giustificati nel Battesimo dalla
fede, sono incorporati a Cristo e perciò sono a ragione insigniti del
nome di cristiani e dai figli della Chiesa cattolica sono giustamente
riconosciuti come fratelli nel Signore ». (276)
819 Inoltre,
« parecchi elementi di santificazione e di verità » (277) « si trovano
fuori dei confini visibili della Chiesa cattolica, come la Parola di Dio
scritta, la vita della grazia, la fede, la speranza e la carità, e altri
doni interiori dello Spirito Santo ed elementi visibili ». (278) Lo Spirito
di Cristo si serve di queste Chiese e comunità ecclesiali come di strumenti
di salvezza, la cui forza deriva dalla pienezza di grazia e di verità
che Cristo ha dato alla Chiesa cattolica. Tutti questi beni provengono
da Cristo e a lui conducono (279) e « spingono verso l'unità cattolica
». (280)
Verso l'unità
820 L'unità,
« che Cristo ha donato alla sua Chiesa fin dall'inizio, [...] noi crediamo che sussista, senza possibilità di essere perduta,
nella Chiesa cattolica e speriamo che crescerà ogni giorno di più sino
alla fine dei secoli ». (281) Cristo fa sempre alla
sua Chiesa il dono dell'unità, ma la Chiesa deve sempre pregare e impegnarsi
per custodire, rafforzare e perfezionare l'unità che Cristo vuole per
lei. Per questo Gesù stesso ha pregato nell'ora della sua passione
e non cessa di pregare il Padre per l'unità dei suoi discepoli: « ...Come
tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch'essi in noi una cosa sola,
perché il mondo creda che tu mi hai mandato » (Gv
17,21). Il desiderio di ritrovare l'unità di tutti i cristiani è
un dono di Cristo e un appello dello Spirito Santo. (282)
821 Per
rispondervi adeguatamente sono necessari:
— un rinnovamento permanente della Chiesa in
una accresciuta fedeltà alla sua vocazione. Tale
rinnovamento è la forza del movimento verso l'unità; (283)
— la conversione del cuore per « condurre una
vita più conforme al Vangelo », (284) poiché è l'infedeltà delle membra
al dono di Cristo a causare le divisioni;
— la preghiera in comune; infatti
la « conversione del cuore » e la « santità della vita, insieme con le
preghiere private e pubbliche per l'unità dei cristiani, si devono ritenere
come l'anima di tutto il movimento ecumenico e si possono giustamente
chiamare ecumenismo spirituale»; (285)
— la reciproca conoscenza fraterna; (286)
— la formazione ecumenica dei fedeli e specialmente
dei sacerdoti; (287)
— il dialogo tra i teologi e gli incontri tra
i cristiani delle differenti Chiese e comunità;
(288)
— la cooperazione tra cristiani nei diversi
ambiti del servizio agli uomini. (289)
822 «
La cura di ristabilire l'unione riguarda tutta la Chiesa, sia i fedeli
che i Pastori ». (290) Ma bisogna anche essere consapevoli « che questo
santo proposito di riconciliare tutti i cristiani nell'unità
della Chiesa di Cristo, una e unica, supera le forze e le doti umane ».
Perciò riponiamo tutta la nostra speranza « nell'orazione di
Cristo per la Chiesa, nell'amore del Padre per noi e nella forza dello
Spirito Santo ». (291)
II. La Chiesa
è santa
823 «
Noi crediamo che la Chiesa [...] è indefettibilmente
santa. Infatti Cristo, Figlio di Dio, il quale
col Padre e lo Spirito è proclamato "il solo Santo", ha amato
la Chiesa come sua Sposa e ha dato se stesso per essa, al fine di santificarla,
e l'ha unita a sé come suo corpo e l'ha riempita col dono dello Spirito
Santo, per la gloria di Dio ». (292) La Chiesa è dunque « il popolo santo
di Dio », (293) e i suoi membri sono chiamati « santi ». 294
824 La
Chiesa, unita a Cristo, da lui è santificata; per mezzo di lui e in lui
diventa anche santificante. Tutte le attività della Chiesa convergono,
come a loro fine, « verso la santificazione degli uomini e la glorificazione
di Dio in Cristo ». (295) È nella Chiesa che si trova « tutta la pienezza
dei mezzi di salvezza ». (296) È in essa che
« per mezzo della grazia di Dio acquistiamo la santità». (297)
825 «
La Chiesa già sulla terra è adornata di una santità vera, anche se imperfetta
». (298) Nei suoi membri, la santità perfetta deve ancora essere raggiunta.
« Muniti di tanti e così mirabili mezzi di salvezza, tutti i fedeli d'ogni
stato e condizione sono chiamati dal Signore, ognuno per la sua via, a
quella perfezione di santità di cui è perfetto il Padre celeste ». (299)
826 La carità è l'anima della santità alla quale
tutti sono chiamati: essa « dirige tutti i mezzi di santificazione, dà
loro forma e li conduce al loro fine »: (300)
« Capii che se la Chiesa aveva un corpo, composto
da diverse membra, il più necessario, il più nobile di tutti
non le mancava: capii che la Chiesa aveva un Cuore e che questo Cuore
era acceso d'Amore. Capii che solo l'Amore faceva agire le membra della
Chiesa: che se l'Amore si dovesse spegnere, gli Apostoli non annuncerebbero
più il Vangelo, i Martiri rifiuterebbero di versare il loro sangue...
Capii che l'Amore racchiudeva tutte le Vocazioni, che l'Amore
era tutto, che abbracciava tutti i tempi e tutti i luoghi!...
Insomma che è Eterno!... ». (301)
827 «
Mentre Cristo "santo, innocente, immacolato", non conobbe il
peccato, ma venne allo scopo di espiare i soli peccati del popolo, la
Chiesa che comprende nel suo seno i peccatori, santa
e insieme sempre bisognosa di purificazione, incessantemente si
applica alla penitenza e al suo rinnovamento ». (302) Tutti i membri della
Chiesa, compresi i suoi ministri, devono riconoscersi peccatori. (303)
In tutti, sino alla fine dei tempi, la zizzania del peccato si trova ancora
mescolata al buon grano del Vangelo. (304) La Chiesa raduna dunque peccatori
raggiunti dalla salvezza di Cristo, ma sempre in via di santificazione:
« La Chiesa è santa, pur comprendendo nel suo seno
dei peccatori, giacché essa non possiede altra vita se non quella della
grazia: appunto vivendo della sua vita, i suoi membri si santificano,
come, sottraendosi alla sua vita, cadono nei peccati e nei disordini,
che impediscono l'irradiazione della sua santità. Perciò
la Chiesa soffre e fa penitenza per tali peccati, da cui peraltro ha
il potere di guarire i suoi figli con il sangue di Cristo e il dono
dello Spirito Santo ». (305)
828 Canonizzando
alcuni fedeli, ossia proclamando
solennemente che tali fedeli hanno praticato in modo eroico le virtù e
sono vissuti nella fedeltà alla grazia di Dio, la Chiesa riconosce la
potenza dello Spirito di santità che è in lei, e sostiene la speranza
dei fedeli offrendo loro i santi quali modelli e intercessori. (306) «
I santi e le sante sono sempre stati sorgente
e origine di rinnovamento nei momenti più difficili della storia della
Chiesa ». (307) Infatti, « la santità è la sorgente segreta e la misura
infallibile della sua attività apostolica e del suo slancio missionario
». (308)
829 «
Mentre la Chiesa ha già raggiunto nella beatissima Vergine la perfezione
che la rende senza macchia e senza ruga, i fedeli si sforzano ancora di
crescere nella santità debellando il peccato; e per questo innalzano gli
occhi a Maria »: (309) in lei la Chiesa è già tutta santa.
III.
La Chiesa è cattolica
Che cosa vuol dire «cattolica»?
830 La
parola « cattolica » significa « universale » nel senso di « secondo la
totalità » o « secondo l'integralità ». La Chiesa è cattolica in un duplice
senso. È cattolica perché in essa è presente
Cristo. « Là dove è Cristo Gesù, ivi è la Chiesa cattolica». (310) In
essa sussiste la pienezza del corpo di Cristo
unito al suo Capo, (311) e questo implica che essa riceve da lui « in
forma piena e totale i mezzi di salvezza » (312) che egli ha voluto: confessione
di fede retta e completa, vita sacramentale integrale e ministero ordinato
nella successione apostolica. La Chiesa, in questo senso fondamentale, era cattolica il giorno di pentecoste (313) e lo
sarà sempre fino al giorno della Parusia.
831 Essa
è cattolica perché è inviata in missione da Cristo alla totalità del genere
umano: (314)
« Tutti gli uomini sono chiamati a formare il nuovo
popolo di Dio. Perciò questo popolo, restando uno e unico, si deve estendere
a tutto il mondo e a tutti i secoli, affinché si adempia l'intenzione
della volontà di Dio, il quale in principio ha creato la natura umana
una, e vuole radunare insieme infine i suoi figli, che si erano
dispersi. [...] Questo carattere di universalità
che adorna il popolo di Dio, è un dono dello stesso Signore, e con esso
la Chiesa cattolica efficacemente e senza soste tende a ricapitolare
tutta l'umanità, con tutti i suoi beni, in Cristo Capo nell'unità del
suo Spirito».
Ogni Chiesa particolare è «cattolica»
832 La
« Chiesa di Cristo è veramente presente in tutte le legittime assemblee
locali di fedeli, le quali, aderendo ai loro Pastori, sono anche
esse chiamate Chiese nel Nuovo Testamento. [...] In esse
con la predicazione del Vangelo di Cristo vengono radunati i fedeli e
si celebra il mistero della Cena del Signore [...]. In queste comunità,
sebbene spesso piccole e povere o che vivono nella dispersione, è presente
Cristo, per virtù del quale si raccoglie la Chiesa una,
santa, cattolica e apostolica ». (316)
833 Per
Chiesa particolare, che è in primo luogo la diocesi (o l'eparchia),
si intende una comunità di fedeli cristiani in
comunione nella fede e nei sacramenti con il loro Vescovo ordinato nella
successione apostolica. (317) Queste Chiese particolari sono « formate
a immagine della Chiesa universale »; in esse e a partire da
esse « esiste la sola e unica Chiesa cattolica ». (318)
834 Le
Chiese particolari sono pienamente cattoliche per la comunione con una
di loro: la Chiesa di Roma, « che presiede alla carità ». (319) « È sempre
stato necessario che ogni Chiesa, cioè i fedeli
di ogni luogo, si volgesse alla Chiesa romana in forza del suo sacro primato
». (320) « Infatti, dalla discesa del Verbo Incarnato verso di noi, tutte
le Chiese cristiane sparse in ogni luogo hanno ritenuto e ritengono la
grande Chiesa che è qui [a Roma] come unica base e fondamento perché,
secondo le promesse del Salvatore, le porte degli inferi non hanno mai
prevalso su di essa ». (321)
835 «
Ma dobbiamo ben guardarci dal concepire la Chiesa universale come la somma
o, per così dire, la federazione [...] di Chiese
particolari [...]. È la stessa Chiesa che, essendo universale per vocazione
e per missione, quando getta le sue radici nella varietà dei terreni culturali,
sociali, umani, assume in ogni parte del mondo fisionomie
ed espressioni esteriori diverse ». (322) La ricca varietà di discipline
ecclesiastiche, di riti liturgici, di patrimoni teologici e spirituali
propri alle « Chiese locali tra loro concordi dimostra con maggior evidenza
la cattolicità della Chiesa indivisa ». (323)
Chi appartiene alla Chiesa cattolica?
836 «
Tutti gli uomini sono chiamati a questa cattolica unità del popolo di
Dio [...], alla quale in vario modo appartengono o sono ordinati sia i
fedeli cattolici, sia gli altri credenti in Cristo, sia, infine, tutti
gli uomini, che dalla grazia di Dio sono chiamati alla salvezza». (324)
837 «
Sono pienamente incorporati nella società della Chiesa quelli che, avendo
lo Spirito di Cristo, accettano integra la sua struttura e tutti i mezzi
di salvezza in essa istituiti, e nel suo organismo
visibile sono uniti con Cristo – che la dirige mediante il Sommo Pontefice
e i Vescovi – dai vincoli della professione di fede, dei sacramenti, del
governo ecclesiastico e della comunione. Non si salva, però, anche se
incorporato alla Chiesa, colui che, non perseverando
nella carità, rimane, sì, in seno alla Chiesa col "corpo" ma
non col "cuore"». (325)
838 «
Con coloro che, battezzati, sono sì insigniti del nome cristiano, ma non
professano la fede integrale o non conservano l'unità della comunione
sotto il Successore di Pietro, la Chiesa sa di essere per
più ragioni unita». (326) «Quelli infatti
che credono in Cristo e hanno ricevuto debitamente il Battesimo sono costituiti
in una certa comunione, sebbene imperfetta, con la Chiesa cattolica».
(327) Con le Chiese ortodosse, questa comunione è così profonda
« che le manca ben poco per raggiungere la pienezza che autorizzi una
celebrazione comune della Eucaristia del Signore». (328)
La Chiesa e i non cristiani
839 «
Quelli che non hanno ancora ricevuto il Vangelo, in vari modi sono ordinati
al popolo di Dio». (329) Il rapporto della Chiesa con il popolo ebraico.
La Chiesa, popolo di Dio nella Nuova Alleanza, scrutando il suo
proprio mistero, scopre il proprio legame con il popolo ebraico,
(330) che Dio « scelse primi fra tutti gli uomini ad accogliere la sua
parola ». (331) A differenza delle altre religioni non cristiane, la fede
ebraica è già risposta alla rivelazione di Dio nell'Antica Alleanza. È
al popolo ebraico che appartengono « l'adozione a figli, la gloria, le alleanze,
la legislazione, il culto, le promesse, i patriarchi; da essi proviene
Cristo secondo la carne » (Rm 9,4-5)
perché « i doni e la chiamata di Dio sono irrevocabili! » (Rm
11,29).
840 Del
resto, quando si considera il futuro, il popolo di Dio dell'Antica Alleanza
e il nuovo popolo di Dio tendono a fini analoghi:
l'attesa della venuta (o del ritorno) del Messia. Ma
tale attesa è, da una parte, rivolta al ritorno del Messia, morto e risorto,
riconosciuto come Signore e Figlio di Dio, dall'altra è rivolta alla venuta
del Messia, i cui tratti rimangono velati, alla fine dei tempi: si ha
un'attesa accompagnata dall'ignoranza o dal misconoscimento di Gesù Cristo.
841 Le
relazioni della Chiesa con i musulmani.
« Il disegno della salvezza abbraccia anche coloro che
riconoscono il Creatore, e tra questi in primo luogo i musulmani,
i quali, professando di tenere la fede di Abramo, adorano con noi un Dio
unico, misericordioso, che giudicherà gli uomini nel giorno finale ».
(332)
842 Il
legame della Chiesa con le religioni non cristiane è anzitutto quello della comune origine e del comune
fine del genere umano:
« Infatti tutti i popoli
costituiscono una sola comunità. Essi hanno una sola origine poiché
Dio ha fatto abitare l'intero genere umano su tutta la faccia della
terra; essi hanno anche un solo fine ultimo, Dio, del quale la provvidenza,
la testimonianza di bontà e il disegno di salvezza si estendono a tutti,
finché gli eletti si riuniscano nella città santa ». (333)
843 La
Chiesa riconosce nelle altre religioni la ricerca, ancora « nelle ombre
e nelle immagini », di un Dio ignoto ma vicino, poiché è lui che dà a
tutti vita, respiro e ogni cosa, e vuole che tutti gli uomini siano
salvi. Pertanto la Chiesa considera tutto ciò che di buono e di vero si
trova nelle religioni come una preparazione al Vangelo, « e come dato
da colui che illumina ogni uomo, affinché abbia
finalmente la vita ». (334)
844 Ma
nel loro comportamento religioso, gli uomini mostrano anche limiti ed
errori che sfigurano in loro l'immagine di Dio:
« Molto spesso gli uomini, ingannati dal maligno,
hanno vaneggiato nei loro ragionamenti e hanno scambiato la verità divina
con la menzogna, servendo la creatura piuttosto che il Creatore, oppure
vivendo e morendo senza Dio in questo mondo, sono esposti alla disperazione
finale ». (335)
845 Proprio
per riunire di nuovo tutti i suoi figli, dispersi e sviati dal peccato,
il Padre ha voluto convocare l'intera umanità
nella Chiesa del Figlio suo. La Chiesa è il luogo in cui l'umanità deve
ritrovare l'unità e la salvezza. È il « mondo riconciliato ». (336) È
la nave che, « pleno dominicae
crucis velo Sancti Spiritus
flatu in hoc bene navigat mundo – spiegate le vele
della croce del Signore al soffio dello Spirito
Santo, naviga sicura in questo mondo »; (337) secondo un'altra immagine,
cara ai Padri della Chiesa, è l'arca di Noè
che, sola, salva dal diluvio. (338)
«Fuori della Chiesa non c'è salvezza»
846 Come
bisogna intendere questa affermazione spesso
ripetuta dai Padri della Chiesa? Formulata in modo positivo,
significa che ogni salvezza viene da Cristo-Capo per mezzo della Chiesa
che è il suo corpo:
Il santo Concilio « insegna,
appoggiandosi sulla Sacra Scrittura e sulla Tradizione, che questa Chiesa
pellegrinante è necessaria alla salvezza. Infatti
solo Cristo, presente per noi nel suo corpo, che è la Chiesa, è il Mediatore
e la Via della salvezza; ora egli, inculcando espressamente la necessità
della fede e del Battesimo, ha insieme confermato la necessità della
Chiesa, nella quale gli uomini entrano mediante il Battesimo come per
la porta. Perciò non potrebbero salvarsi quegli uomini, i quali, non
ignorando che la Chiesa cattolica è stata da Dio per mezzo di Gesù Cristo
fondata come necessaria, non avessero tuttavia voluto entrare in essa o in essa perseverare
». (339)
847 Questa affermazione
non si riferisce a coloro che, senza loro colpa, ignorano Cristo e la
Chiesa:
« Infatti, quelli che senza colpa ignorano il Vangelo
di Cristo e la sua Chiesa, e tuttavia cercano
sinceramente Dio, e sotto l'influsso della grazia si sforzano di compiere
con le opere la volontà di Dio, conosciuta attraverso il dettame della
coscienza, possono conseguire la salvezza eterna ». (340)
848 «
Benché Dio, attraverso vie a lui note, possa portare gli uomini, che senza
loro colpa ignorano il Vangelo, alla fede, senza la quale
è impossibile piacergli, (341) è tuttavia compito imprescindibile della
Chiesa, ed insieme sacro diritto, evangelizzare » (342) tutti gli uomini.
La missione - un'esigenza della cattolicità della
Chiesa
849 Il
mandato missionario. « Inviata
da Dio alle genti per essere "sacramento universale di salvezza",
la Chiesa, per le esigenze più profonde della sua cattolicità e obbedendo
all'ordine del suo Fondatore, si sforza di annunciare il Vangelo a tutti
gli uomini »: (343) « Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole
nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro
ad osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ecco, io sono con voi tutti
i giorni, fino alla fine del mondo » (Mt
28,19-20).
850 L'origine
e lo scopo della missione.
Il mandato missionario del Signore ha la sua ultima sorgente nell'amore
eterno della Santissima Trinità: « La Chiesa pellegrinante per sua natura
è missionaria, in quanto essa trae origine dalla
missione del Figlio e dalla missione dello Spirito Santo, secondo il disegno
di Dio Padre ». (344) E il fine ultimo della missione altro non
è che di rendere partecipi gli uomini della comunione che esiste
tra il Padre e il Figlio nel loro Spirito d'amore. (345)
851 Il
motivo della missione. Da
sempre la Chiesa ha tratto l'obbligo e la forza del suo slancio missionario
dall'amore di Dio per tutti gli uomini: « poiché l'amore di Cristo
ci spinge... » (2 Cor 5,14). (346) Infatti
Dio « vuole che tutti gli uomini siano salvati e arrivino alla conoscenza
della verità » (1 Tm 2,4). Dio vuole la salvezza di tutti attraverso la
conoscenza della verità. La salvezza si trova nella verità. Coloro
che obbediscono alla mozione dello Spirito di verità
sono già sul cammino della salvezza; ma la Chiesa, alla quale questa verità
è stata affidata, deve andare incontro al loro desiderio offrendola loro.
Proprio perché crede al disegno universale di salvezza, la Chiesa deve
essere missionaria.
852 Le
vie della missione. « Lo
Spirito Santo è il protagonista di tutta la missione ecclesiale ». (347)
È lui che conduce la Chiesa sulle vie della missione. Essa continua e
sviluppa nel corso della storia la missione del Cristo stesso, inviato
a portare la Buona Novella ai poveri; « sotto l'influsso dello Spirito
di Cristo, la Chiesa deve procedere per la stessa strada seguita da Cristo,
la strada cioè della povertà, dell'obbedienza,
del servizio e del sacrificio di se stesso, fino alla morte, da cui uscì
vincitore con la sua risurrezione ». (348) È così che « il sangue dei
martiri è seme di cristiani ». (349)
853 Ma
anche in questo nostro tempo sa bene la Chiesa « quanto
distanti siano tra loro il messaggio ch'essa reca e l'umana debolezza
di coloro cui è affidato il Vangelo ». (350) Solo applicandosi incessantemente
« alla penitenza e al rinnovamento » (351) e « camminando per l'angusta
via della croce », (352) il popolo di Dio può estendere il regno di Cristo.
(353) Infatti, « come Cristo ha compiuto la sua opera di redenzione attraverso
la povertà e le persecuzioni, così pure la Chiesa è chiamata a prendere
la stessa via per comunicare agli uomini i frutti della salvezza ». (354)
854 Per
mezzo della sua stessa missione, la Chiesa « cammina insieme con l'umanità
tutta e sperimenta assieme al mondo la medesima sorte terrena, ed è come
il fermento e quasi l'anima della società umana, destinata a rinnovarsi
in Cristo e a trasformarsi in famiglia di Dio ». (355) L'impegno missionario
esige dunque la pazienza. Incomincia con l'annunzio del Vangelo
ai popoli e ai gruppi che ancora non credono a Cristo; (356) prosegue
con la costituzione di comunità cristiane che siano segni della presenza
di Dio nel mondo, (357) e con la fondazione di Chiese locali; (358) avvia
un processo di inculturazione per incarnare il
Vangelo nelle culture dei popoli; (359) non mancherà di conoscere anche
degli insuccessi. « Per quanto riguarda gli uomini, i gruppi e i popoli,
solo gradatamente la Chiesa li raggiunge e li penetra, e li assume così
nella pienezza cattolica ». (360)
855 La
missione della Chiesa richiede lo sforzo verso l'unità dei cristiani.
(361) Infatti, « le divisioni dei cristiani impediscono che la Chiesa
stessa attui la pienezza della cattolicità ad essa
propria in quei figli, che le sono bensì uniti col Battesimo, ma sono
separati dalla sua piena comunione. Anzi, alla Chiesa stessa diventa più
difficile esprimere sotto ogni aspetto la pienezza della cattolicità proprio
nella realtà della vita ». (362)
856 L'attività
missionaria implica un dialogo rispettoso con coloro
che non accettano ancora il Vangelo. (363) I credenti possono trarre
profitto per se stessi da questo dialogo, imparando a conoscere meglio
« tutto ciò che di verità e di grazia era già riscontrabile, per una nascosta
presenza di Dio, in mezzo alle genti ». (364) Se infatti
essi annunziano la Buona Novella a coloro che la ignorano, è per consolidare,
completare ed elevare la verità e il bene che Dio ha diffuso tra gli uomini
e i popoli, e per purificarli dall'errore e dal male « per la gloria di
Dio, la confusione del demonio e la felicità dell'uomo ». (365)
IV.
La Chiesa è apostolica
857 La
Chiesa è apostolica, perché è fondata sugli Apostoli, e ciò in un triplice
senso:
— essa è stata e rimane costruita sul « fondamento
degli Apostoli » (Ef 2,20366),
testimoni scelti e mandati in missione da Cristo stesso; (367)
— custodisce e trasmette, con l'aiuto dello Spirito
che abita in essa, l'insegnamento, (368)
il buon deposito, le sane parole udite dagli Apostoli; (369)
— fino al ritorno di Cristo, continua ad essere istruita,
santificata e guidata dagli Apostoli grazie ai loro successori nella missione
pastorale: il Collegio dei Vescovi, « coadiuvato dai
sacerdoti ed unito al Successore di Pietro e Supremo Pastore della
Chiesa ». (370)
« Pastore eterno, tu non abbandoni il tuo gregge,
ma lo custodisci e proteggi sempre per mezzo
dei tuoi santi Apostoli, e lo conduci attraverso i tempi, sotto la guida
di coloro che tu stesso hai eletto vicari del tuo Figlio e hai costituito
Pastori ». (371)
La missione degli Apostoli
858 Gesù
è l'Inviato del Padre. Fin dall'inizio del suo ministero, « chiamò a sé quelli che egli volle [...]. Ne costituì Dodici che stessero con lui e anche per mandarli a predicare » (Mc 3,13-14). Da quel momento, essi saranno i
suoi « inviati » (è questo il significato del termine greco « apostoloi »). In loro Gesù continua la sua missione: « Come
il Padre ha mandato me, anch'io mando voi » (Gv
20,21). (372) Il loro ministero è quindi la continuazione della
sua missione: « Chi accoglie voi, accoglie me », dice ai Dodici (Mt 10,40). (373)
859 Gesù
li unisce alla missione che ha ricevuto dal Padre. Come «il Figlio da
sé non può fare nulla» (Gv 5,19.30),
ma riceve tutto dal Padre che lo ha inviato, così coloro che Gesù invia
non possono fare nulla senza di lui, (374) dal quale ricevono il
mandato della missione e il potere di compierla. Gli Apostoli di Cristo
sanno di essere resi da Dio «ministri adatti di una Nuova Alleanza» (2
Cor 3,6), « ministri di Dio » (2 Cor 6,4), «ambasciatori per
Cristo» (2 Cor 5,20), «ministri di Cristo e amministratori dei
misteri di Dio» (1 Cor 4,1).
860 Nella
missione degli Apostoli c'è un aspetto che non può essere trasmesso: essere
i testimoni scelti della risurrezione del Signore e le fondamenta della
Chiesa. Ma vi è anche un aspetto permanente della loro missione. Cristo
ha promesso di rimanere con loro sino alla fine del mondo. (375)
La « missione divina, affidata da Cristo agli Apostoli, dovrà durare sino
alla fine dei secoli, poiché il Vangelo, che essi devono trasmettere,
è per la Chiesa principio di tutta la sua vita in ogni tempo. Per questo
gli Apostoli [...] ebbero cura di costituirsi
dei successori ». (376)
I Vescovi successori degli Apostoli
861 «Perché
la missione loro affidata venisse continuata
dopo la loro morte, [gli Apostoli] lasciarono quasi in testamento ai loro
immediati cooperatori l'incarico di completare e consolidare l'opera da
essi incominciata, raccomandando loro di attendere a tutto il gregge,
nel quale lo Spirito Santo li aveva posti per pascere la Chiesa di Dio.
Essi stabilirono dunque questi uomini e in seguito diedero disposizione
che, quando essi fossero morti, altri uomini provati prendessero
la successione del loro ministero». (377)
862 «Come
quindi permane l'ufficio dal Signore concesso singolarmente
a Pietro, il primo degli Apostoli, e da trasmettersi ai suoi successori,
così permane l'ufficio degli Apostoli di pascere la Chiesa, da
esercitarsi ininterrottamente dal sacro ordine dei Vescovi ». Perciò la
Chiesa insegna che « i Vescovi per divina istituzione sono succeduti al
posto degli Apostoli, quali Pastori della Chiesa: chi li ascolta, ascolta
Cristo, chi li disprezza, disprezza Cristo e colui che
Cristo ha mandato». (378)
L'apostolato
863 Tutta
la Chiesa è apostolica in quanto rimane in comunione
di fede e di vita con la sua origine attraverso i successori di san Pietro
e degli Apostoli. Tutta la Chiesa è apostolica, in quanto
è « inviata » in tutto il mondo; tutti i membri della Chiesa, sia pure
in modi diversi, partecipano a questa missione. « La vocazione cristiana infatti è per sua natura anche vocazione all'apostolato ».
Si chiama « apostolato » « tutta l'attività del
corpo mistico » ordinata alla « diffusione del regno di Cristo su tutta
la terra ». (379)
864 «
Siccome la fonte e l'origine di tutto l'apostolato della Chiesa è Cristo,
mandato dal Padre, è evidente che la fecondità dell'apostolato », sia
quello dei ministri ordinati sia quello « dei laici, dipende dalla loro
unione vitale con Cristo ». (380) Secondo le vocazioni, le esigenze
dei tempi, i vari doni dello Spirito Santo, l'apostolato assume
le forme più diverse. Ma la carità, attinta soprattutto nell'Eucaristia,
rimane sempre « come l'anima di tutto l'apostolato ». (381)
865 La
Chiesa è una, santa, cattolica
e apostolica nella sua identità profonda e ultima, perché in
essa già esiste e si compirà alla fine dei tempi « il regno dei cieli
», « il regno di Dio », (382) che è venuto nella persona di Cristo
e che misteriosamente cresce nel cuore di coloro che a lui sono incorporati,
fino alla sua piena manifestazione escatologica. Allora tutti gli
uomini da lui redenti, in lui resi « santi e immacolati al cospetto »
di Dio « nella carità », (383) saranno riuniti
come l'unico popolo di Dio, « la Sposa dell'Agnello » (384),
« la Città santa » che scende « dal cielo, da Dio, risplendente della
gloria di Dio »; (385) e « le mura della città poggiano su dodici
basamenti, sopra i quali sono i dodici nomi dei dodici Apostoli dell'Agnello
» (Ap 21,14).
In sintesi
866 La
Chiesa è una: essa ha
un solo Signore, professa una sola fede, nasce da un solo Battesimo, forma
un solo corpo, vivificato da un solo Spirito, in vista di un'unica speranza, (386) al compimento della quale saranno superate
tutte le divisioni.
867 La
Chiesa è santa: il Dio
Santissimo è il suo autore; Cristo, suo Sposo, ha dato se stesso per lei,
per santificarla; lo Spirito di santità la vivifica.
Benché comprenda in sé uomini peccatori, è senza
peccato fatta di peccatori. Nei santi risplende la sua santità; in
Maria è già tutta santa.
868 La Chiesa è cattolica: essa annunzia la totalità della fede; porta in sé e amministra
la pienezza dei mezzi di salvezza; è mandata a tutti i popoli; si rivolge
a tutti gli uomini; abbraccia tutti i tempi; « per sua natura è
missionaria ». (387)
869
La Chiesa è apostolica: è costruita
su basamenti duraturi: i dodici Apostoli dell'Agnello; (388)
è indistruttibile; (389) è infallibilmente conservata nella
verità; Cristo la governa per mezzo di Pietro e degli altri Apostoli,
presenti nei loro successori, nel Sommo Pontefice e nel Collegio dei Vescovi.
870 «
Questa è l'unica Chiesa di Cristo, che nel Simbolo professiamo una, santa, cattolica e apostolica ». [...] Essa « sussiste nella Chiesa cattolica,
governata dal Successore di Pietro e dai Vescovi in comunione con lui,
ancorché al di fuori del suo organismo visibile si trovino parecchi elementi
di santificazione e di verità ». (390)
(261) Concilio Vaticano II, Cost. dogm. Lumen gentium,
8: AAS 57 (1965) 11.
(262) Cf
Sant'Offizio, Lettera ai Vescovi d'Inghilterra
(14 settembre 1864): DS 2888.
(263) Concilio Vaticano I, Cost.
dogm. Dei Filius,
c. 3: DS 3013.
(264) Concilio Vaticano II, Decr.
Unitatis redintegratio,
2: AAS 57 (1965) 92.
(265) Concilio Vaticano II, Decr. Unitatis redintegratio, 2: AAS 57 (1965) 92.
(266) Concilio Vaticano II, Cost. past. Gaudium et spes,
78: AAS 58 (1966) 1101.
(267) Concilio Vaticano II, Decr. Unitatis redintegratio, 2: AAS 57 (1965) 91.
(268) Clemente d'Alessandria, Paedagogus, 1, 6, 42: GCS 12, 115 (PG 8, 300).
(269) Concilio Vaticano II, Cost. dogm. Lumen gentium,
13: AAS 57 (1965) 18.
(270) Cf Concilio Vaticano
II, Decr. Unitatis redintegratio, 2: AAS 57 (1965) 91-92; Id., Cost. dogm.
Lumen gentium, 14:AAS 57 (1965) 18-19;
CIC canone 205.
(271) Concilio Vaticano II, Cost. dogm. Lumen gentium,
8: AAS 57 (1965) 11-12.
(272) Concilio Vaticano II, Decr. Unitatis redintegratio, 3: AAS 57 (1965) 94.
(273) Concilio Vaticano II, Decr. Unitatis redintegratio, 3: AAS 57 (1965) 92-93.
(274) Cf CIC canone 751.
(275) Origene, In Ezechielem
homilia, 9, 1:
SC 352, 296 (PG 13, 732).
(276) Concilio Vaticano II, Decr. Unitatis redintegratio, 3: AAS 57 (1965) 93.
(277) 3 Concilio Vaticano II, Cost. dogm. Lumen gentium,
8: AAS 57 (1965) 12.
(278) Concilio Vaticano II, Decr.
Unitatis redintegratio, 3: AAS 57 (1965) 93; cf
Id., Cost. dogm. Lumen gentium, 15: AAS57 (1965) 19.
(279) 3 Cf Concilio Vaticano
II, Decr. Unitatis
redintegratio, 3: AAS 57 (1965) 93.
(280) Concilio Vaticano II, Cost. dogm. Lumen gentium,
8: AAS 57 (1965) 12.
(281) Concilio Vaticano II, Decr. Unitatis redintegratio, 4: AAS 57 (1965) 95.
(282) Cf Concilio Vaticano
II, Decr. Unitatis
redintegratio, 1: AAS 57 (1965) 90-91.
(283) 3 Cf Concilio Vaticano
II, Decr. Unitatis
redintegratio, 6: AAS 57 (1965) 96-97.
(284) Concilio Vaticano II, Decr.
Unitatis redintegratio,
7: AAS 57 (1965) 97.
(285) 3 Concilio Vaticano II, Decr. Unitatis redintegratio, 8: AAS 57 (1965) 98.
(286) 3 Cf Concilio Vaticano
II, Decr. Unitatis
redintegratio, 9: AAS 57 (1965) 98.
(287) 3 Cf Concilio Vaticano
II, Decr. Unitatis
redintegratio, 10: AAS 57 (1965) 99.
(288) 3 Cf Concilio Vaticano
II, Decr. Unitatis redintegratio, 4: AAS 57 (1965) 94; Ibid.,
9: AAS 57 (1965) 98; Ibid., 11:AAS 57 (1965) 99.
(289) Cf Concilio Vaticano
II, Decr. Unitatis
redintegratio, 12: AAS 57 (1965) 99-100.
(290) Concilio Vaticano II, Decr.
Unitatis redintegratio,
5: AAS 57 (1965) 96.
(291) Concilio Vaticano II, Decr. Unitatis redintegratio, 24: AAS 57 (1965) 107.
(292) Concilio Vaticano II, Cost. dogm. Lumen gentium,
39: AAS 57 (1965) 44.
(293) Concilio Vaticano II, Cost. dogm. Lumen gentium, 12: AAS 57 (1965) 16.
(294) Cf At 9,13; 1 Cor 6,1; 16,1.
(295) Concilio Vaticano II, Cost.
Sacrosanctum Concilium,
10: AAS 56 (1964) 102.
(296) Concilio Vaticano II, Decr. Unitatis redintegratio, 3: AAS 57 (1965) 94.
(297) Concilio Vaticano II, Cost. dogm. Lumen gentium,
48: AAS 57 (1965) 53.
(298) Concilio Vaticano II, Cost. dogm. Lumen gentium,
48: AAS 57 (1965) 53.
(299) Concilio Vaticano II, Cost. dogm. Lumen gentium,
11: AAS 57 (1965) 16.
(300) 3 Concilio Vaticano II, Cost. dogm. Lumen gentium,
42: AAS 57 (1965) 48.
(301) Santa Teresa di Gesù Bambino, Manoscritto
B, 3v: Manoscritti autobiografici: Opere complete (Libreria
Editrice Vaticana 1997) p. 223.
(302) Concilio Vaticano II, Cost. dogm. Lumen gentium, 8: AAS 57 (1965) 12; cf
Id., Decr. Unitatis redintegratio, 3: AAS57 (1965) 92-94; Ibid., 6: AAS 57 (1965) 96-97.
(303) Cf 1 Gv 1,8-10.
(304) Cf Mt 13,24-30.
(305) Paolo VI, Credo del popolo
di Dio, 19: AAS 60 (1968) 440.
(306) Cf Concilio Vaticano
II, Cost. dogm. Lumen gentium, 40: AAS 57 (1965) 44-45; Ibid.,
48-51: AAS 57 (1965) 53-58.
(307) Giovanni Paolo II, Esort.
ap. Christifideles laici, 16: AAS 81 (1989) 417.
(308) Giovanni Paolo II, Esort.
ap. Christifideles laici, 17: AAS 81 (1989) 419-420.
(309) 3 Concilio
Vaticano II, Cost.
dogm. Lumen gentium, 65: AAS 57 (1965) 64.
(310) Sant'Ignazio di Antiochia, Epistula
ad Smyrnaeos, 8, 2: SC 10bis, p. 138 (Funk 1, 282).
(311) Cf Ef 1,22-23.
(312) 3 Concilio Vaticano II, Decr.
Ad gentes,
6: AAS 58 (1966) 953.
(313) 3 Cf Concilio Vaticano
II, Decr. Ad
gentes, 4: AAS 58 (1966) 950-951.
(314) 3 Cf Mt 28,19.
(315) Concilio Vaticano II, Cost. dogm. Lumen gentium,
13: AAS 57 (1965) 17.
(316) Concilio Vaticano II, Cost. dogm. Lumen gentium,
26: AAS 57 (1965) 31.
(317) Cf
Concilio Vaticano II, Decr. Christus
Dominus, 11: AAS 58 (1966) 677; CIC canoni
368-369; CCEO canoni 177, § 1. 178. 311, § 1. 312.
(318) Concilio Vaticano II, Cost. dogm. Lumen gentium,
23: AAS 57 (1965) 27.
(319) Sant'Ignazio di Antiochia, Epistula
ad Romanos, Inscr.:
SC 10bis, p. 106 (Funk 1, 252).
(320) Sant'Ireneo di Lione,
Adversus haereses,
3, 3, 2: SC 211, 32 (PG 7, 849); cf Concilio
Vaticano I, Cost. dogm.
Pastor aeternus, c.
2: DS 3057.
(321) San Massimo il Confessore,
Opuscula theologica et polemica: PG 91, 137-140.
(322) Paolo VI, Esort. ap. Evangelii nuntiandi, 62: AAS 68 (1976) 52.
(323) Concilio Vaticano II, Cost. dogm. Lumen gentium,
23: AAS 57 (1965) 29.
(324) Concilio Vaticano II, Cost. dogm. Lumen gentium,
13: AAS 57 (1965) 18.
(325) Concilio Vaticano II, Cost. dogm. Lumen gentium,
14: AAS 57 (1965) 18-19.
(326) Concilio Vaticano II, Cost. dogm. Lumen gentium,
15: AAS 57 (1965) 19.
(327) Concilio Vaticano II, Decr. Unitatis redintegratio, 3: AAS 57 (1965) 93.
(328) Paolo VI, Discorso nella Cappella Sistina
nella ricorrenza del decimo anniversario della mutua cancellazione delle scomuniche fra le Chiese di Roma e di Costantinopoli (14 dicembre 1975): AAS 68 (1976) 121; cf Concilio Vaticano II, Decr. Unitatis redintegratio, 13-18: AAS 57 (1965) 100-104.
(329) Concilio Vaticano II, Cost. dogm. Lumen gentium,
16: AAS 57 (1965) 20.
(330) Cf Concilio Vaticano
II, Dich. Nostra aetate, 4: AAS 58 (1966) 742-743.
(331) Venerdì Santo nella passione
del Signore, Celebrazione della passione del Signore, Preghiera universale
VI: Messale Romano (Libreria Editrice Vaticana 1993) p. 149.
(332) Concilio Vaticano II, Cost. dogm. Lumen gentium, 16: AAS 57 (1965) 20; cf
Id., Dich. Nostra aetate, 3: AAS 58 (1966) 741-742.
(333) Concilio Vaticano II, Dich.
Nostra aetate, 1: AAS
58 (1966) 740.
(334) Concilio Vaticano II, Cost. dogm. Lumen gentium, 16: AAS 57 (1965) 20; cf
Id., Dich. Nostra aetate, 2: AAS 58
(1966) 740-741; Paolo VI, Esort.
ap. Evangelii nuntiandi, 53: AAS 68 (1976) 41.
(335) Concilio Vaticano II, Cost. dogm. Lumen gentium,
16: AAS 57 (1965) 20.
(336) Cf Sant'Agostino, Sermo 96,
7, 9: PL 38, 588.
(337) 3 Sant'Ambrogio,
De virginitate, 18, 119: Sancti
Ambrosii Episcopi Mediolanensis
opera, v. 142 (Milano-Roma 1989) p. 96 (PL
16, 297).
(338) Cf già 1 Pt 3,20-21.
(339) Concilio Vaticano II, Cost. dogm. Lumen gentium,
14: AAS 57 (1965) 18.
(340) Concilio Vaticano II, Cost. dogm. Lumen gentium,
16: AAS 57 (1965) 20; cf Sant'Offizio,
Lettera all'Arcivescovo di Boston (8 agosto 1949): DS 3866-3872.
(341) Cf Eb 11,6.
(342) 3 Concilio Vaticano II, Decr.
Ad gentes,
7: AAS 58 (1966) 955.
(343) 3 Concilio Vaticano II, Decr.
Ad gentes,
1: AAS 58 (1966) 947.
(344) Concilio Vaticano II, Decr.
Ad gentes,
2: AAS 58 (1966) 948.
(345) Cf Giovanni Paolo
II, Lett. enc. Redemptoris missio, 23: AAS 83 (1991) 269-270.
(346) Cf Concilio Vaticano
II, Decr. Apostolicam
actuositatem, 6: AAS 58 (1966) 842-843;
Giovanni Paolo II, Lett. enc.
Redemptoris missio, 11: AAS 83 (1991) 259-260.
(347) Giovanni Paolo II, Lett.
enc. Redemptoris missio, 21: AAS 83 (1991) 268.
(348) Concilio Vaticano II, Decr.
Ad gentes,
5: AAS 58 (1966) 952.
(349) Tertulliano, Apologeticum,
50, 13: CCL 1, 171 (PL 1, 603).
(350) Concilio Vaticano II, Cost. past. Gaudium et spes, 43: AAS 58 (1966) 1064.
(351) 3 Concilio
Vaticano II, Cost.
dogm. Lumen gentium, 8: AAS 57 (1965) 12; cf
Ibid., 15: AAS 57 (1965) 20.
(352) Concilio Vaticano II, Decr.
Ad gentes,
1: AAS 58 (1966) 947.
(353) Cf Giovanni Paolo
II, Lett. enc. Redemptoris missio, 12-20: AAS 83 (1991) 260-268.
(354) Concilio
Vaticano II, Cost. dogm. Lumen gentium,
8: AAS 57 (1965) 12.
(355) Concilio
Vaticano II, Cost. past. Gaudium et spes, 40: AAS 58 (1966) 1058.
(356) 3 Cf Giovanni Paolo
II, Lett. enc. Redemptoris missio, 42-47: AAS 83 (1991) 289-295.
(357) Cf Concilio Vaticano
II, Decr. Ad
gentes, 15: AAS 58 (1966) 964.
(358) 3 Cf Giovanni Paolo
II, Lett. enc. Redemptoris missio, 48-49: AAS 83 (1991) 295-297.
(359) 3 Cf Giovanni Paolo
II, Lett. enc. Redemptoris missio, 52-54: AAS 83 (1991) 299-302.
(360) Concilio Vaticano II, Decr.
Ad gentes,
6: AAS 58 (1966) 953.
(361) Cf Giovanni Paolo
II, Lett. enc. Redemptoris missio, 50: AAS 83 (1991) 297-298.
(362) Concilio Vaticano II, Decr. Unitatis redintegratio, 4: AAS 57 (1965) 96.
(363) Cf Giovanni Paolo
II, Lett. enc. Redemptoris missio, 55: AAS 83 (1991) 302-304.
(364) Concilio Vaticano II, Decr.
Ad gentes, 9: AAS 58 (1966) 958.
(365) Concilio
Vaticano II, Decr. Ad gentes, 9: AAS 58 (1966) 958.
(366) Cf Ap 21,14.
(367) Cf Mt 28,16-20; At 1,8;
1 Cor 9,1; 15,7-8; Gal 1,1; ecc.
(368) Cf At 2,42.
(369) Cf 2 Tm 1,13-14.
(370) Concilio Vaticano II, Decr.
Ad gentes,
5: AAS 58 (1966) 952.
(371) Prefazio degli Apostoli
I: Messale Romano (Libreria Editrice Vaticana 1993) p. 361.
(372) Cf Gv 13,20; 17,18.
(373) Cf Lc 10,16.
(374) Cf Gv 15,5.
(375) Cf Mt 28,20.
(376) Concilio Vaticano II, Cost. dogm. Lumen gentium,
20: AAS 57 (1965) 23.
(377) Concilio Vaticano II, Cost. dogm. Lumen gentium, 20:
AAS 57 (1965) 23; cf San Clemente Romano, Epistula ad Corinthios, 42, 4: SC 167, 168-170 (Funk, 1, 152); Ibid., 44, 2: SC 167, 172 (Funk, 1, 154-156).
(378) Concilio
Vaticano II, Cost. dogm. Lumen gentium,
20: AAS 57 (1965) 24.
(379) Concilio
Vaticano II, Decr. Apostolicam actuositatem,
2: AAS 58 (1966) 838.
(380) Concilio
Vaticano II, Decr. Apostolicam actuositatem,
4: AAS 58 (1966) 840; cf Gv 15,5.
(381) Concilio
Vaticano II, Decr. Apostolicam actuositatem,
3: AAS 58 (1966) 839.
(382) Cf Ap 19,6.
(383) Cf Ef 1,4.
(384) Cf Ap 21,9.
(385) Cf Ap 21,10-11.
(386) Cf Ef 4,3-5.
(387) Concilio Vaticano II, Decr.
Ad gentes, 2: AAS 58 (1966) 948.
(388) Cf Ap 21,14.
(389) Cf Mt 16,18.
(390) Concilio Vaticano II, Cost. dogm. Lumen gentium,
8: AAS 57 (1965) 11-12.
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