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Paragrafo 7
LA CADUTA
385 Dio
è infinitamente buono e tutte le sue opere sono buone. Tuttavia nessuno
sfugge all'esperienza della sofferenza, dei mali presenti nella natura
– che appaiono legati ai limiti propri delle creature – e soprattutto
al problema del male morale. Da dove viene il male? « Quaerebam
unde malum et
non erat exitus –
Mi chiedevo donde il male, e non sapevo darmi risposta », dice sant'Agostino,
(501) e la sua sofferta ricerca non troverà sbocco che nella conversione
al Dio vivente. Infatti « il mistero dell'iniquità » (2 Ts
2,7) si illumina soltanto alla luce del mistero della pietà. (502)
La rivelazione dell'amore divino in Cristo ha manifestato ad un tempo
l'estensione del male e la sovrabbondanza della grazia. (503) Dobbiamo,
dunque, affrontare la questione dell'origine del male, tenendo fisso lo
sguardo della nostra fede su colui che, solo, ne è il vincitore. (504)
I. «Laddove
è abbondato il peccato, ha sovrabbondato la grazia»
La realtà del peccato
386 Nella
storia dell'uomo è presente il peccato: sarebbe vano cercare di ignorarlo
o di dare altri nomi a questa oscura realtà. Per tentare di comprendere
che cosa sia il peccato, si deve innanzi tutto riconoscere il profondo
legame dell'uomo con Dio, perché, al di fuori di questo rapporto,
il male del peccato non può venire smascherato nella sua vera identità
di rifiuto e di opposizione a Dio, mentre continua a gravare sulla vita
dell'uomo e sulla storia.
387 La
realtà del peccato, e più particolarmente del peccato delle origini, si
chiarisce soltanto alla luce della rivelazione divina. Senza la conoscenza
di Dio che essa ci dà, non si può riconoscere chiaramente il peccato,
e si è tentati di spiegarlo semplicemente come un difetto di crescita,
come una debolezza psicologica, un errore, come l'inevitabile conseguenza
di una struttura sociale inadeguata, ecc. Soltanto conoscendo il disegno
di Dio sull'uomo, si capisce che il peccato è un abuso di quella libertà
che Dio dona alle persone create perché possano amare lui e amarsi reciprocamente.
Il peccato originale - una verità essenziale della
fede
388 Col
progresso della Rivelazione viene chiarita anche la realtà del peccato.
Sebbene il popolo di Dio dell'Antico Testamento abbia in qualche modo
conosciuto la condizione umana alla luce della storia della caduta narrata
dalla Genesi, non era però in grado di comprendere il significato ultimo
di tale storia, che si manifesta appieno soltanto alla luce della morte
e della risurrezione di Gesù Cristo. (505) Bisogna conoscere Cristo come
sorgente della grazia per conoscere Adamo come sorgente del peccato. È
lo Spirito Paraclito, mandato da Cristo risorto,
che è venuto a convincere « il mondo quanto al peccato » (Gv
16,8), rivelando colui che del peccato è il Redentore.
389 La
dottrina del peccato originale è, per così dire, « il rovescio » della
Buona Novella che Gesù è il Salvatore di tutti gli uomini, che tutti hanno
bisogno della salvezza e che la salvezza è offerta a tutti grazie a Cristo.
La Chiesa, che ha il senso di Cristo, (506) ben sa che non si può intaccare
la rivelazione del peccato originale senza attentare al mistero di Cristo.
Per leggere il racconto della caduta
390 Il
racconto della caduta (Gn 3) utilizza
un linguaggio di immagini, ma espone un avvenimento primordiale, un fatto
che è accaduto all'inizio della storia dell'uomo. (507) La Rivelazione
ci dà la certezza di fede che tutta la storia umana è segnata dalla colpa
originale liberamente commessa dai nostri progenitori. (508)
II. La
caduta degli angeli
391 Dietro
la scelta disobbediente dei nostri progenitori c'è una voce seduttrice,
che si oppone a Dio, (509) la quale, per invidia, li fa cadere nella morte.
(510) La Scrittura e la Tradizione della Chiesa vedono in questo essere
un angelo caduto, chiamato Satana o diavolo. (511) La Chiesa insegna che
all'inizio era un angelo buono, creato da Dio. « Diabolus
enim et alii
dæmones a Deo quidem
natura creati sunt boni,
sed ipsi per se facti sunt mali – Il diavolo infatti
e gli altri demoni sono stati creati da Dio naturalmente buoni, ma da
se stessi si sono trasformati in malvagi ». (512)
392 La
Scrittura parla di un peccato di questi angeli. (513) Tale « caduta
» consiste nell'avere, questi spiriti creati, con libera scelta, radicalmente
ed irrevocabilmente rifiutato Dio e il suo Regno. Troviamo un riflesso
di questa ribellione nelle parole rivolte dal tentatore ai nostri progenitori:
« Diventerete come Dio » (Gn 3,5).
« Il diavolo è peccatore fin dal principio » (1 Gv
3,8), « padre della menzogna » (Gv
8,44).
393 A
far sì che il peccato degli angeli non possa essere perdonato è il carattere
irrevocabile della loro scelta, e non un difetto dell'infinita
misericordia divina. « Non c'è possibilità di pentimento per loro dopo
la caduta, come non c'è possibilità di pentimento per gli uomini dopo
la morte ». (514)
394 La
Scrittura attesta la nefasta influenza di colui che Gesù chiama « omicida
fin dal principio » (Gv 8,44),
e che ha perfino tentato di distogliere Gesù dalla missione affidatagli
dal Padre. (515) « Il Figlio di Dio è apparso per distruggere le opere
del diavolo » (1 Gv 3,8). Di queste opere, la più grave nelle sue conseguenze
è stata la seduzione menzognera che ha indotto l'uomo a disobbedire a
Dio.
395 La
potenza di Satana però non è infinita. Egli non è che una creatura, potente
per il fatto di essere puro spirito, ma pur sempre una creatura: non può
impedire l'edificazione del regno di Dio. Sebbene Satana agisca nel mondo
per odio contro Dio e il suo regno in Cristo Gesù, e sebbene la sua azione
causi gravi danni – di natura spirituale e indirettamente anche di natura
fisica – per ogni uomo e per la società, questa azione è permessa dalla
divina provvidenza, la quale guida la storia dell'uomo e del mondo con
forza e dolcezza. La permissione divina dell'attività diabolica è un grande
mistero, ma « noi sappiamo che tutto concorre al bene di coloro che amano
Dio » (Rm 8,28).
III.
Il peccato originale
La prova della libertà
396 Dio
ha creato l'uomo a sua immagine e l'ha costituito nella sua amicizia.
Creatura spirituale, l'uomo non può vivere questa amicizia che come libera
sottomissione a Dio. Questo è il significato del divieto fatto all'uomo
di mangiare dell'albero della conoscenza del bene e del male, « perché,
quando tu ne mangiassi, certamente moriresti » (Gn
2,17). « L'albero della conoscenza del bene e del male » (Gn
2,17) evoca simbolicamente il limite invalicabile che l'uomo, in quanto
creatura, deve liberamente riconoscere e con fiducia rispettare. L'uomo
dipende dal Creatore, è sottomesso alle leggi della creazione e alle norme
morali che regolano l'uso della libertà.
Il primo peccato dell'uomo
397 L'uomo,
tentato dal diavolo, ha lasciato spegnere nel suo cuore la fiducia nei
confronti del suo Creatore (516) e, abusando della propria libertà, ha
disobbedito al comandamento di Dio. In ciò è consistito il primo
peccato dell'uomo. (517) In seguito, ogni peccato sarà una disobbedienza
a Dio e una mancanza di fiducia nella sua bontà.
398 Con
questo peccato, l'uomo ha preferito se stesso a Dio, e, perciò, ha disprezzato
Dio: ha fatto la scelta di se stesso contro Dio, contro le esigenze della
propria condizione di creatura e conseguentemente contro il suo proprio
bene. Costituito in uno stato di santità, l'uomo era destinato ad essere
pienamente « divinizzato » da Dio nella gloria. Sedotto dal diavolo, ha
voluto diventare « come Dio » (Gn
3,5), ma « senza Dio e anteponendosi a Dio, non secondo Dio ». (518)
399 La
Scrittura mostra le conseguenze drammatiche di questa prima disobbedienza.
Adamo ed Eva perdono immediatamente la grazia della santità originale.
(519) Hanno paura di quel Dio (520) di cui si sono fatti una falsa immagine,
quella cioè di un Dio geloso delle proprie prerogative. (521)
400 L'armonia
nella quale essi erano posti, grazie alla giustizia originale, è distrutta;
la padronanza delle facoltà spirituali dell'anima sul corpo è infranta;
(522) l'unione dell'uomo e della donna è sottoposta a tensioni; (523)
i loro rapporti saranno segnati dalla concupiscenza e dalla tendenza all'asservimento.
(524) L'armonia con la creazione è spezzata: la creazione visibile è diventata
aliena e ostile all'uomo. (525) A causa dell'uomo, la creazione è soggetta
alla schiavitù della corruzione. (526) Infine, la conseguenza esplicitamente
annunziata nell'ipotesi della disobbedienza (527) si realizzerà: l'uomo
tornerà in polvere, quella polvere dalla quale è stato tratto. (528) La
morte entra nella storia dell'umanità. (529)
401 Dopo
questo primo peccato, il mondo è inondato da una vera « invasione » del
peccato: il fratricidio commesso da Caino contro Abele; (530) la corruzione
universale quale conseguenza del peccato; (531) nella storia d'Israele,
il peccato si manifesta frequentemente soprattutto come infedeltà al Dio
dell'Alleanza e come trasgressione della Legge di Mosè; anche dopo la
redenzione di Cristo, fra i cristiani, il peccato si manifesta in svariati
modi. (532) La Scrittura e la Tradizione della Chiesa richiamano continuamente
la presenza e l'universalità del peccato nella storia dell'uomo:
« Quel che ci viene manifestato dalla rivelazione
divina concorda con la stessa esperienza. Infatti, se l'uomo guarda
dentro al suo cuore, si scopre anche inclinato al male e immerso in
tante miserie che non possono certo derivare dal Creatore che è buono.
Spesso, rifiutando di riconoscere Dio quale suo principio, l'uomo ha
infranto il debito ordine in rapporto al suo ultimo fine, e al tempo
stesso tutto il suo orientamento sia verso se stesso, sia verso gli
altri uomini e verso tutte le cose create ». (533)
Conseguenze del peccato di Adamo per l'umanità
402 Tutti
gli uomini sono coinvolti nel peccato di Adamo. San Paolo lo afferma:
« Per la disobbedienza di uno solo, tutti sono stati costituiti peccatori
» (Rm 5,19); « Come a causa di un solo uomo il
peccato è entrato nel mondo e con il peccato la morte, così anche la morte
ha raggiunto tutti gli uomini, perché tutti hanno peccato... » (Rm 5,12). All'universalità del peccato e della
morte l'Apostolo contrappone l'universalità della salvezza in Cristo:
« Come dunque per la colpa di uno solo si è riversata su tutti gli uomini
la condanna, così anche per l'opera di giustizia di uno solo si riversa
su tutti gli uomini la giustificazione che dà vita » (Rm
5,18).
403 Sulle
orme di san Paolo la Chiesa ha sempre insegnato che l'immensa miseria
che opprime gli uomini, la loro inclinazione al male e l'ineluttabilità
della morte non si possono comprendere senza il loro legame con la colpa
di Adamo e prescindendo dal fatto che egli ci ha trasmesso un peccato
dal quale tutti nasciamo contaminati e che è « morte dell'anima ». (534)
Per questa certezza di fede, la Chiesa amministra il Battesimo per la
remissione dei peccati anche ai bambini che non hanno commesso peccati
personali. (535)
404 In
che modo il peccato di Adamo è diventato il peccato di tutti i suoi discendenti?
Tutto il genere umano è in Adamo « sicut unum
corpus unius hominis
– come un unico corpo di un unico uomo ». (536) Per questa « unità del
genere umano » tutti gli uomini sono coinvolti nel peccato di Adamo, così
come tutti sono coinvolti nella giustizia di Cristo. Tuttavia, la trasmissione
del peccato originale è un mistero che non possiamo comprendere appieno.
Sappiamo però dalla Rivelazione che Adamo aveva ricevuto la santità e
la giustizia originali non soltanto per sé, ma per tutto il genere umano:
cedendo al tentatore, Adamo ed Eva commettono un peccato personale,
ma questo peccato intacca la natura umana, che essi trasmettono
in una condizione decaduta. (537) Si tratta di un peccato che sarà
trasmesso per propagazione a tutta l'umanità, cioè con la trasmissione
di una natura umana privata della santità e della giustizia originali.
Per questo il peccato originale è chiamato « peccato » in modo analogico:
è un peccato « contratto » e non « commesso », uno stato e non un atto.
405 Il
peccato originale, sebbene proprio a ciascuno, (538) in nessun discendente
di Adamo ha un carattere di colpa personale. Consiste nella privazione
della santità e della giustizia originali, ma la natura umana non è interamente
corrotta: è ferita nelle sue proprie forze naturali, sottoposta all'ignoranza,
alla sofferenza e al potere della morte, e inclinata al peccato (questa
inclinazione al male è chiamata « concupiscenza »). Il Battesimo, donando
la vita della grazia di Cristo, cancella il peccato originale e volge
di nuovo l'uomo verso Dio; le conseguenze di tale peccato sulla natura
indebolita e incline al male rimangono nell'uomo e lo provocano al combattimento
spirituale.
406 La
dottrina della Chiesa sulla trasmissione del peccato originale è andata
precisandosi soprattutto nel V secolo, in particolare sotto la spinta
della riflessione di sant'Agostino contro il
pelagianesimo, e nel XVI secolo, in opposizione alla Riforma
protestante. Pelagio riteneva che l'uomo, con la forza naturale della
sua libera volontà, senza l'aiuto necessario della grazia di Dio, potesse
condurre una vita moralmente buona; in tal modo riduceva l'influenza della
colpa di Adamo a quella di un cattivo esempio. Al contrario, i primi riformatori
protestanti insegnavano che l'uomo era radicalmente pervertito e la sua
libertà annullata dal peccato delle origini; identificavano il peccato
ereditato da ogni uomo con l'inclinazione al male (« concupiscentia
»), che sarebbe invincibile. La Chiesa si è pronunciata sul senso del
dato rivelato concernente il peccato originale soprattutto nel II Concilio
di Orange nel 529 (539) e nel Concilio di Trento nel 1546. (540)
Un duro combattimento
407 La
dottrina sul peccato originale – connessa strettamente con quella della
redenzione operata da Cristo – offre uno sguardo di lucido discernimento
sulla situazione dell'uomo e del suo agire nel mondo. In conseguenza del
peccato dei progenitori, il diavolo ha acquisito un certo dominio sull'uomo,
benché questi rimanga libero. Il peccato originale comporta « la schiavitù
sotto il dominio di colui che della morte ha il potere, cioè il diavolo
». (541) Ignorare che l'uomo ha una natura ferita, incline al male, è
causa di gravi errori nel campo dell'educazione, della politica, dell'azione
sociale (542) e dei costumi.
408 Le
conseguenze del peccato originale e di tutti i peccati personali degli
uomini conferiscono al mondo nel suo insieme una condizione peccaminosa,
che può essere definita con l'espressione di san Giovanni: « il peccato
del mondo » (Gv 1,29). Con questa espressione viene anche
significata l'influenza negativa esercitata sulle persone dalle situazioni
comunitarie e dalle strutture sociali che sono frutto dei peccati degli
uomini. (543)
409 La
drammatica condizione del mondo che « giace » tutto « sotto il potere
del maligno » (1 Gv 5,19) (544) fa della
vita dell'uomo una lotta:
« Tutta intera la storia umana è infatti pervasa da
una lotta tremenda contro le potenze delle tenebre; lotta incominciata
fin dall'origine del mondo, che durerà, come dice il Signore, fino all'ultimo
giorno. Inserito in questa battaglia, l'uomo deve combattere senza soste
per poter restare unito al bene, né può conseguire la sua interiore
unità se non a prezzo di grandi fatiche, con l'aiuto della grazia di
Dio ». (545)
IV. «Tu
non l'hai abbandonato in potere della morte»
410 Dopo
la caduta, l'uomo non è stato abbandonato da Dio. Al contrario, Dio lo
chiama, (546) e gli predice in modo misterioso che il male sarà vinto
e che l'uomo sarà sollevato dalla caduta. (547) Questo passo della Genesi
è stato chiamato « protovangelo », poiché è il primo annunzio del Messia
redentore, di una lotta tra il serpente e la Donna e della vittoria finale
di un discendente di lei.
411 La
Tradizione cristiana vede in questo passo un annunzio del « nuovo Adamo
», (548) che, con la sua obbedienza « fino alla morte di croce » (Fil 2,8), ripara sovrabbondantemente la disobbedienza
di Adamo. (549) Inoltre, numerosi Padri e dottori della Chiesa vedono
nella Donna annunziata nel « protovangelo » la Madre di Cristo, Maria,
come « nuova Eva ». Ella è stata colei che, per prima e in una maniera
unica, ha beneficiato della vittoria sul peccato riportata da Cristo:
è stata preservata da ogni macchia di peccato originale (550) e, durante
tutta la sua vita terrena, per una speciale grazia di Dio, non ha commesso
alcun peccato. (551)
412 Ma
perché Dio non ha impedito al primo uomo di peccare? San Leone Magno risponde: « L'ineffabile grazia di
Cristo ci ha dato beni migliori di quelli di cui l'invidia del demonio
ci aveva privati ». (552) E san Tommaso d'Aquino:
« Nulla si oppone al fatto che la natura umana sia stata destinata ad
un fine più alto dopo il peccato. Dio permette, infatti, che ci siano
i mali per trarre da essi un bene più grande. Da qui il detto di san Paolo:
"Laddove è abbondato il peccato, ha sovrabbondato la grazia"
(Rm 5,20). Perciò nella benedizione
del cero pasquale si dice: "O felice colpa, che ha meritato un tale
e così grande Redentore!" ». (553)
In sintesi
413 «
Dio non ha creato la morte e non gode per la rovina dei viventi [...].
La morte è entrata nel mondo per invidia del diavolo » (Sap
1,13; 2,24).
414 Satana
o il diavolo e gli altri demoni sono angeli decaduti per avere liberamente
rifiutato di servire Dio e il suo disegno. La loro scelta contro Dio è
definitiva. Essi tentano di associare l'uomo alla loro ribellione contro
Dio.
415 «
Costituito da Dio in uno stato di giustizia, l'uomo però, tentato dal
maligno, fin dagli inizi della storia abusò della sua libertà, erigendosi
contro Dio e bramando di conseguire il suo fine al di fuori di Dio ». (554)
416 Per
il suo peccato, Adamo, in quanto primo uomo, ha perso la santità e la
giustizia originali che aveva ricevuto da Dio non soltanto per sé, ma
per tutti gli esseri umani.
417 Adamo
ed Eva hanno trasmesso alla loro discendenza la natura umana ferita dal
loro primo peccato, privata, quindi, della santità e della giustizia originali.
Questa privazione è chiamata «
peccato originale ».
418 In
conseguenza del peccato originale, la natura umana è indebolita nelle
sue forze, sottoposta all'ignoranza, alla sofferenza, al potere della
morte, e inclinata al peccato (inclinazione
che è chiamata « concupiscenza »).
419 «
Noi dunque riteniamo, con il Concilio di Trento, che il peccato originale
viene trasmesso insieme con la natura umana, "non per imitazione
ma per propagazione", e che perciò è "proprio a ciascuno"
». (555)
420 La
vittoria sul peccato riportata da Cristo ci ha donato beni migliori di
quelli che il peccato ci aveva tolto: «
Laddove è abbondato il peccato, ha sovrabbondato la grazia » (Rm
5,20).
421 Secondo
la fede dei cristiani, questo mondo è stato « creato » ed è « conservato nell'esistenza dall'amore
del Creatore »; questo mondo è « certamente posto sotto
la schiavitù del peccato, ma liberato da Cristo crocifisso e risorto,
con la sconfitta del maligno... ». (556)
(501) Sant'Agostino, Confessiones, 7, 7, 11: CCL 27, 99 (PL 32, 739).
(502) Cf 1 Tm 3,16.
(503) Cf Rm 5,20.
(504) Cf Lc 11,21-22;
Gv 16,11; 1 Gv
3,8.
(505) Cf Rm 5,12-21.
(506) Cf 1 Cor 2,16.
(507) Cf Concilio Vaticano
II, Cost. past. Gaudium et spes, 13: AAS 58 (1966) 1034-1035.
(508) Cf Concilio di Trento,
Sess. 5a, Decretum
de peccato originali, canone 3: DS 1513; Pio XII, Lett.
enc. Humani generis:
DS 3897; Paolo VI, Discorso ai partecipanti al Simposio di alcuni teologi
e scienziati sul mistero del peccato originale (11
luglio 1966): AAS 58 (1966) 649-655.
(509) Cf Gn 3,1-5.
(510) Cf Sap 2,24.
(511) Cf Gv 8,44; Ap 12,9.
(512) Concilio Lateranense IV (anno 1215), Cap. 1,
De fide catholica: DS 800.
(513) Cf 2 Pt 2,4.
(514) San Giovanni Damasceno,
Expositio fidei
18 [De fide orthodoxa 2, 4]: PTS
12, 50 (PG 94, 877).
(515) Cf Mt 4,1-11.
(516) Cf Gn 3,1-11.
(517) Cf Rm 5,19.
(518) San Massimo il Confessore, Ambiguorum liber:
PG 91, 1156.
(519) Cf Rm 3,23.
(520) Cf Gn 3,9-10.
(521) Cf Gn 3,5.
(522) Cf Gn 3,7.
(523) Cf Gn 3,11-13.
(524) Cf Gn 3,16.
(525) Cf Gn 3,17.19.
(526) Cf Rm 8,20.
(527) Cf Gn 2,17.
(528) Cf Gn 3,19.
(529) Cf Rm 5,12.
(530) Cf Gn 4,3-15.
(531) Cf Gn 6,5.12; Rm 1,18-32.
(532) Cf 1 Cor 1-6; Ap 2-3.
(533) Concilio Vaticano II, Cost. past.
Gaudium et spes,
13: AAS 58 (1966) 1035.
(534) Concilio di Trento, Sess.
5a, Decretum de peccato originali,
canone 2: DS 1512.
(535) Cf Concilio di Trento,
Sess. 5a, Decretum
de peccato originali, canone 4: DS 1514.
(536) San Tommaso d'Aquino,
Quaestiones disputatae
de malo, 4, 1, c.: Ed. Leon.
23, 105.
(537) Cf Concilio di Trento,
Sess. 5a, Decretum
de peccato originali, canoni 1-2: DS 1511-1512.
(538) Cf Concilio di Trento,
Sess. 5a, Decretum
de peccato originali, canone 3: DS 1513.
(539) Cf Concilio di Orange II, Canoni 1-2: DS 371-372.
(540) Cf Concilio di Trento,
Sess. 5a, Decretum
de peccato originali: DS 1510-1516.
(541) Concilio di Trento, Sess.
5a, Decretum de peccato originali,
canone 1: DS 1511; cf Eb 2,14.
(542) Cf Giovanni Paolo
II, Lett. enc. Centesimus annus,
25: AAS 83 (1991) 823-824.
(543) Cf Giovanni Paolo
II, Esort. ap. Reconciliatio et paenitentia, 16: AAS 77 (1985) 213-217.
(544) Cf 1 Pt 5,8.
(545) Concilio Vaticano II, Cost. past.
Gaudium et spes,
37: AAS 58 (1966) 1055.
(546) Cf Gn 3,9.
(547) Cf Gn 3,15.
(548) Cf 1 Cor 15,21-22.45.
(549) Cf Rm 5,19-20.
(550) Cf Pio IX, Bolla Ineffabilis Deus: DS 2803.
(551) Cf Concilio di Trento,
Sess. 6a, Decretum
de iustificatione, canone 23: DS 1573.
(552) San Leone Magno, Sermo
73, 4: CCL 88A, 453 (PL 54, 151).
(553) San Tommaso d'Aquino,
Summa theologiae, III, q. 1, a. 3, ad 3: Ed. Leon. 11, 14; le parole qui riportate da san Tommaso vengono cantate nel preconio
pasquale dell'« Exsultet ».
(554) Concilio Vaticano II, Cost. past.
Gaudium et spes,
13: AAS 58 (1966) 1034-1035.
(555) Paolo VI, Credo del popolo di Dio, 16:
AAS 60 (1968) 439.
(556) Concilio Vaticano II, Cost. past.
Gaudium et spes,
2: AAS 58 (1966) 1026.
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