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CAPITOLO SECONDO
CREDO IN GESU' CRISTO,
UNICO FIGLIO DI DIO
La Buona
Novella: Dio ha mandato il suo Figlio
422 «
Ma quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio, nato da
donna, nato sotto la Legge, per riscattare coloro che erano sotto la Legge,
perché ricevessimo l'adozione a figli » (Gal 4,4-5). Ecco la Buona
Novella riguardante Gesù Cristo, Figlio di Dio: (1) Dio ha visitato il
suo popolo, (2) ha adempiuto le promesse fatte ad Abramo ed alla sua discendenza;
(3) ed è andato oltre ogni attesa: ha mandato il suo Figlio prediletto.
(4)
423 Noi
crediamo e professiamo che Gesù di Nazaret, nato ebreo da una figlia d'Israele,
a Betlemme, al tempo del re Erode il Grande e dell'imperatore Cesare Augusto,
di mestiere carpentiere, morto crocifisso a Gerusalemme, sotto il procuratore
Ponzio Pilato, mentre regnava l'imperatore Tiberio, è il Figlio eterno
di Dio fatto uomo, il quale è « venuto da Dio » (Gv 13,3), « disceso
dal cielo » (Gv 3,13; 6,33), venuto nella carne; (5) infatti «
il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi vedemmo
la sua gloria, gloria come di unigenito dal Padre, pieno di grazia e di
verità. [...] Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto e grazia su
grazia » (Gv 1,14.16).
424 Mossi
dalla grazia dello Spirito Santo e attirati dal Padre, noi, riguardo a
Gesù, crediamo e confessiamo: « Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente
» (Mt 16,16). Sulla roccia di questa fede, confessata da san Pietro,
Cristo ha fondato la sua Chiesa. (6)
« Annunziare... le imperscrutabili ricchezze di Cristo
» (Ef 3,8)
425 La
trasmissione della fede cristiana è innanzi tutto l'annunzio di Gesù Cristo,
allo scopo di condurre alla fede in lui. Fin dall'inizio, i primi discepoli
sono stati presi dal desiderio ardente di annunziare Cristo:
« Noi non possiamo tacere quello che abbiamo visto
e ascoltato » (At 4,20). Essi invitano gli uomini di tutti i
tempi ad entrare nella gioia della loro comunione con Cristo: « Ciò che noi abbiamo udito, ciò che noi abbiamo veduto
con i nostri occhi, ciò che noi abbiamo contemplato e ciò che le nostre
mani hanno toccato, ossia il Verbo della vita (poiché la vita si è fatta
visibile, noi l'abbiamo veduta e di ciò rendiamo testimonianza e vi
annunziamo la vita eterna, che era presso il Padre e si è resa visibile
a noi), quello che abbiamo veduto e udito, noi lo annunziamo anche a
voi, perché anche voi siate in comunione con noi. La nostra comunione
è col Padre e col Figlio suo Gesù Cristo. Queste cose vi scriviamo,
perché la nostra gioia sia perfetta » (1 Gv 1,1-4).
Al centro della catechesi: Cristo
426 «
Al centro della catechesi noi troviamo essenzialmente una persona: quella
di Gesù di Nazaret, unigenito del Padre [...]; il quale ha sofferto ed
è morto per noi e ora, risorto, vive per sempre con noi. [...] Catechizzare
[...] è, dunque, svelare nella persona di Cristo l'intero disegno di Dio
[...]. È cercare di comprendere il significato dei gesti e delle parole
di Cristo, dei segni da lui operati ». (7) Lo scopo della catechesi: «
Mettere [...] in comunione [...] con Gesù Cristo: egli solo può condurre
all'amore del Padre nello Spirito e può farci partecipare alla vita della
Santa Trinità». (8)
427 «
Nella catechesi è Cristo, Verbo incarnato e Figlio di Dio, che viene insegnato,
e tutto il resto lo è in riferimento a lui; solo Cristo insegna, mentre
ogni altro lo fa nella misura in cui è il suo portavoce, consentendo a
Cristo di insegnare per bocca sua. [...] Ogni catechista dovrebbe poter
applicare a se stesso la misteriosa parola di Gesù: "La mia dottrina
non è mia, ma di colui che mi ha mandato" (Gv 7,16) ».(9)
428 Colui
che è chiamato a « insegnare Cristo » deve dunque cercare innanzi tutto
quel guadagno che è la « sublimità della conoscenza di Cristo »; bisogna
accettare di perdere tutto, « al fine di guadagnare Cristo e di essere
trovato in lui », e di « conoscere lui, la potenza della sua risurrezione,
la partecipazione alle sue sofferenze, diventandogli conforme nella morte
con la speranza di giungere alla risurrezione dai morti » (Fil 3,8-11).
429 Da
questa amorosa conoscenza di Cristo nasce irresistibile il desiderio di
annunziare, di «evangelizzare », e di condurre altri al « sì » della fede
in Gesù Cristo. Nello stesso tempo si fa anche sentire il bisogno di conoscere
sempre meglio questa fede. A tal fine, seguendo l'ordine del Simbolo della
fede, saranno innanzi tutto presentati i principali titoli di Gesù: Cristo,
Figlio di Dio, Signore (articolo 2). Il Simbolo successivamente
confessa i principali misteri della vita di Cristo: quelli della sua incarnazione
(articolo 3), quelli della sua pasqua (articoli 4 e 5),
infine quelli della sua glorificazione (articoli 6 e 7).
(1) Cf Mc 1,1.
(2) Cf Lc 1,68.
(3) Cf Lc 1,55.
(4) Cf Mc 1,11.
(5) Cf 1 Gv 4,2.
(6) Cf Mt 16,18; San Leone Magno, Sermo
4, 3: CCL 88, 19-20 (PL 54, 151); Sermo 51, 1: CCL 88A, 296-297
(PL 54, 309); Sermo 62, 2: CCL 88A, 377-378 (PL 54,
350-351); Sermo 83, 3: CCL 88A, 521-522 (PL 54, 432).
(7) Giovanni Paolo II, Esort. ap. Catechesi tradendae,
5: AAS 71 (1979) 1280-1281.
(8) Giovanni Paolo II, Esort. ap. Catechesi tradendae,
5: AAS 71 (1979) 1281.
(9) Giovanni Paolo II, Esort. ap. Catechesi tradendae,
6: AAS 71 (1979) 1281-1282.
ARTICOLO 2
«E IN GESÙ CRISTO, SUO UNICO FIGLIO,
NOSTRO SIGNORE»
I. Gesù
430 Gesù
in ebraico significa: « Dio
salva ». Al momento dell'annunciazione, l'angelo Gabriele dice che il
suo nome proprio sarà Gesù, nome che esprime ad un tempo la sua identità
e la sua missione. (10) Poiché nessuno « può rimettere i peccati se non
Dio solo » (Mc 2,7), in Gesù, il suo Figlio eterno fatto uomo,
egli « salverà il suo popolo dai suoi peccati » (Mt 1,21). Così,
in Gesù, Dio ricapitola tutta la sua storia di salvezza a vantaggio degli
uomini.
431 Nella
storia della salvezza, Dio non si è limitato a liberare Israele « dalla
condizione servile » (Dt 5,6) facendolo uscire dall'Egitto; lo
salva anche dal suo peccato. Poiché il peccato è sempre un'offesa fatta
a Dio, (11) solo Dio lo può cancellare. (12) Per questo Israele, prendendo
sempre più coscienza dell'universalità del peccato, non potrà più cercare
la salvezza se non nell'invocazione del nome del Dio Redentore. (13)
432 Il
nome di Gesù significa che il nome stesso di Dio è presente nella Persona
del Figlio suo (14) fatto uomo per l'universale e definitiva redenzione
dei peccati. È il nome divino che solo reca la salvezza, (15) e può ormai
essere invocato da tutti perché, mediante l'incarnazione, egli si è unito
a tutti gli uomini (16) in modo tale che « non vi è altro nome dato agli
uomini sotto il cielo nel quale è stabilito che possiamo essere salvati
» (At 4,12). (17)
433 Il
nome del Dio Salvatore era invocato una sola volta all'anno, per l'espiazione
dei peccati d'Israele, dal sommo sacerdote, dopo che questi aveva asperso
col sangue del sacrificio il propiziatorio del Santo dei Santi. (18) Il
propiziatorio era il luogo della presenza di Dio. (19) Quando san Paolo
dice di Gesù: « Dio l'ha stabilito a servire come strumento di espiazione...
nel suo sangue » (Rm 3,25), intende affermare che nella sua umanità
« era Dio a riconciliare a sé il mondo in Cristo » (2 Cor 5,19).
434 La
risurrezione di Gesù glorifica il nome di Dio « Salvatore » (20) perché
ormai è il nome di Gesù che manifesta in pienezza la suprema potenza del
« Nome che è al di sopra di ogni altro nome » (Fil 2,9-10). Gli
spiriti malvagi temono il suo nome (21) ed è nel suo nome che i discepoli
di Gesù compiono miracoli; (22) infatti tutto ciò che essi chiedono al
Padre nel suo nome, il Padre lo concede. (23)
435 Il
nome di Gesù è al centro della preghiera cristiana. Tutte le orazioni
liturgiche terminano con la formula: « Per Dominum nostrum Iesum Christum...
– Per il nostro Signore Gesù Cristo... ». L'« Ave, Maria » culmina con
le parole: « E benedetto il frutto del tuo seno, Gesù ». La preghiera
del cuore, consueta presso gli orientali e chiamata « preghiera di Gesù
», dice: « Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio, abbi pietà di me peccatore
». Parecchi cristiani muoiono con la sola parola « Gesù » sulle labbra,
come santa Giovanna d'Arco. (24)
II. Cristo
436 Cristo
viene dalla traduzione greca
del termine ebraico « Messia » che significa « unto ». Non diventa il
nome proprio di Gesù se non perché egli compie perfettamente la missione
divina da esso significata. Infatti in Israele erano unti nel nome di
Dio coloro che erano a lui consacrati per una missione che egli aveva
loro affidato. Era il caso dei re, (25) dei sacerdoti (26) e, raramente,
dei profeti. (27) Tale doveva essere per eccellenza il caso del Messia
che Dio avrebbe mandato per instaurare definitivamente il suo Regno. (28)
Il Messia doveva essere unto dallo Spirito del Signore, (29) ad un tempo
come re e sacerdote (30) ma anche come profeta. (31) Gesù ha realizzato
la speranza messianica di Israele nella sua triplice funzione di sacerdote,
profeta e re.
437 L'angelo
ha annunziato ai pastori la nascita di Gesù come quella del Messia promesso
a Israele: « Oggi vi è nato nella città di Davide un Salvatore che è il
Cristo Signore » (Lc 2,11). Fin da principio egli è « colui che
il Padre ha consacrato e mandato nel mondo » (Gv 10,36), concepito
come « santo » nel grembo verginale di Maria. (32) Giuseppe è stato chiamato
da Dio a prendere con sé Maria sua sposa, incinta di « quel che è generato
in lei [...] dallo Spirito Santo » (Mt 1,20), affinché Gesù, «
chiamato Cristo » (Mt 1,16), nasca dalla sposa di Giuseppe nella
discendenza messianica di Davide. (33)
438 La
consacrazione messianica di Gesù rivela la sua missione divina. « È, d'altronde,
ciò che indica il suo stesso nome, perché nel nome di Cristo è sottinteso
colui che ha unto, colui che è stato unto e l'unzione stessa di cui è
stato unto: colui che ha unto è il Padre, colui che è stato unto è il
Figlio, ed è stato unto nello Spirito che è l'unzione ». (34) La sua consacrazione
messianica eterna si è rivelata nel tempo della sua vita terrena nel momento
in cui fu battezzato da Giovanni, quando Dio lo « consacrò in Spirito
Santo e potenza » (At 10,38) « perché egli fosse fatto conoscere
a Israele » (Gv 1,31) come suo Messia. Le sue opere e le sue parole
lo riveleranno come « il Santo di Dio ». (35)
439 Numerosi
ebrei ed anche alcuni pagani che condividevano la loro speranza hanno
riconosciuto in Gesù i tratti fondamentali del « figlio di Davide » messianico
promesso da Dio a Israele. (36) Gesù ha accettato il titolo di Messia
cui aveva diritto, (37) ma non senza riserve, perché una parte dei suoi
contemporanei lo intendevano secondo una concezione troppo umana, (38)
essenzialmente politica. (39)
440 Gesù
ha accettato la professione di fede di Pietro che lo riconosceva quale
Messia, annunziando la passione ormai vicina del Figlio dell'uomo. (40)
Egli ha così svelato il contenuto autentico della sua regalità messianica,
nell'identità trascendente del Figlio dell'uomo « che è disceso dal cielo
» (Gv 3,13), (41) come pure nella sua missione redentrice quale
Servo sofferente: « Il Figlio dell'uomo [...] non è venuto per essere
servito, ma per servire e dare la sua vita in riscatto per molti » (Mt
20,28). (42) Per questo il vero senso della sua regalità si manifesta
soltanto dall'alto della croce. (43) Solo dopo la risurrezione, la sua
regalità messianica potrà essere proclamata da Pietro davanti al popolo
di Dio: « Sappia dunque con certezza tutta la casa d'Israele che Dio ha
costituito Signore e Cristo quel Gesù che voi avete crocifisso! » (At
2,36).
III.
Figlio unico di Dio
441 Figlio
di Dio, nell'Antico Testamento,
è un titolo dato agli angeli, (44) al popolo dell'elezione, (45) ai figli
d'Israele (46) e ai loro re. (47) In tali casi ha il significato di una
filiazione adottiva che stabilisce tra Dio e la sua creatura relazioni
di una particolare intimità. Quando il Re-Messia promesso è detto « figlio
di Dio », (48) ciò non implica necessariamente, secondo il senso letterale
di quei testi, che egli sia più che umano. Coloro che hanno designato
così Gesù in quanto Messia d'Israele (49) forse non hanno inteso dire
di più. (50)
442 Non
è la stessa cosa per Pietro quando confessa Gesù come « il Cristo, il
Figlio del Dio vivente » (Mt 16,16), perché Gesù risponde con solennità:
« Né la carne né il sangue te l'hanno rivelato, ma il Padre
mio che sta nei cieli » (Mt 16,17). Parallelamente Paolo, a
proposito della sua conversione sulla strada di Damasco, dirà: « Quando
colui che mi scelse fin dal seno di mia madre e mi chiamò con la sua grazia
si compiacque di rivelare a me suo Figlio perché lo annunziassi in mezzo
ai pagani... » (Gal 1,15-16). « Subito nelle sinagoghe proclamava
Gesù Figlio di Dio » (At 9,20). Questo sarà fin dagli inizi (51)
il centro della fede apostolica (52) professata prima di tutti da Pietro
quale fondamento della Chiesa. (53)
443 Se
Pietro ha potuto riconoscere il carattere trascendente della filiazione
divina di Gesù Messia, è perché egli l'ha lasciato chiaramente intendere.
Davanti al Sinedrio, alla domanda dei suoi accusatori: « Tu dunque sei
il Figlio di Dio? », Gesù ha risposto: « Lo dite voi stessi: io lo sono
» (Lc 22,70). (54) Già molto prima, egli si era designato come
« il Figlio » che conosce il Padre, (55) che è distinto dai « servi »
che Dio in precedenza ha mandato al suo popolo, (56) superiore agli stessi
angeli. (57) Egli ha differenziato la sua filiazione da quella dei suoi
discepoli non dicendo mai « Padre nostro » (58) tranne che per comandare
loro: « Voi dunque pregate così: Padre nostro » (Mt 6,9);
e ha sottolineato tale distinzione: « Padre mio e Padre vostro (Gv
20,17).
444 I
Vangeli riferiscono in due momenti solenni, il battesimo e la trasfigurazione
di Cristo, la voce del Padre che lo designa come il suo « Figlio prediletto
». (59) Gesù presenta se stesso come il Figlio unigenito di Dio (60) e
con tale titolo afferma la sua preesistenza eterna. (61) Egli chiede la
fede « nel nome dell'unigenito Figlio di Dio » (Gv 3,18). Questa
confessione cristiana appare già nell'esclamazione del centurione davanti
a Gesù in croce: « Veramente quest'uomo era il Figlio di Dio » (Mc
15,39); infatti soltanto nel mistero pasquale il credente può dare
al titolo «Figlio di Dio» il suo pieno significato.
445 Dopo
la risurrezione la sua filiazione divina appare nella potenza della sua
umanità glorificata: egli è stato costituito « Figlio di Dio con potenza
secondo lo Spirito di santificazione mediante la risurrezione dai morti
» (Rm 1,4). (62) Gli Apostoli potranno confessare: « Noi vedemmo
la sua gloria, gloria come di unigenito dal Padre, pieno di grazia e di
verità » (Gv 1,14).
IV. Signore
446 Nella
traduzione greca dei libri dell'Antico Testamento, il nome ineffabile
sotto il quale Dio si è rivelato a Mosè, (63) YHWH, è reso con “Kyrios”
(« Signore »). Da allora Signore diventa il nome più abituale per
indicare la stessa divinità del Dio di Israele. Il Nuovo Testamento utilizza
in questo senso forte il titolo di « Signore » per il Padre, ma, ed è
questa la novità, anche per Gesù riconosciuto così egli stesso come Dio.
(64)
447 Gesù
stesso attribuisce a sé, in maniera velata, tale titolo allorché discute
con i farisei sul senso del salmo 110, (65) ma anche in modo esplicito
rivolgendosi ai suoi Apostoli. (66) Durante la sua vita pubblica i suoi
gesti di potenza sulla natura, sulle malattie, sui demoni, sulla morte
e sul peccato, manifestavano la sua sovranità divina.
448 Molto
spesso, nei Vangeli, alcune persone si rivolgono a Gesù chiamandolo «
Signore ». Questo titolo esprime il rispetto e la fiducia di coloro che
si avvicinano a Gesù e da lui attendono aiuto e guarigione. (67) Pronunciato
sotto la mozione dello Spirito Santo, esprime il riconoscimento del mistero
divino di Gesù. (68) Nell'incontro con Gesù risorto, diventa espressione
di adorazione: « Mio Signore e mio Dio! » (Gv 20,28). Assume allora
una connotazione d'amore e d'affetto che resterà peculiare della tradizione
cristiana: « È il Signore! » (Gv 21,7).
449 Attribuendo
a Gesù il titolo divino di Signore, le prime confessioni di fede della
Chiesa affermano, fin dall'inizio, (69) che la potenza, l'onore e la gloria
dovuti a Dio Padre convengono anche a Gesù, (70) perché egli è di « natura
divina » (Fil 2,6) e perché il Padre ha manifestato questa signoria
di Gesù risuscitandolo dai morti ed esaltandolo nella sua gloria. (71)
450 Fin
dall'inizio della storia cristiana, l'affermazione della signoria di Gesù
sul mondo e sulla storia (72) comporta anche il riconoscimento che l'uomo
non deve sottomettere la propria libertà personale, in modo assoluto,
ad alcun potere terreno, ma soltanto a Dio Padre e al Signore Gesù Cristo:
Cesare non è « il Signore ». (73) La Chiesa « crede di trovare nel suo
Signore e Maestro la chiave, il centro e il fine di tutta la storia umana
». (74)
451 La
preghiera cristiana è contrassegnata dal titolo « Signore », sia che si
tratti dell'invito alla preghiera :« Il Signore sia con voi », sia della
conclusione della preghiera: « Per il nostro Signore Gesù Cristo », o
anche del grido pieno di fiducia e di speranza: « Maran atha »
(« Il Signore viene! »), oppure « Maran atha » (« Vieni, Signore!
») (1 Cor 16,22), « Amen, vieni, Signore Gesù! » (Ap 22,20).
In sintesi
452 Il
nome « Gesù » significa
« Dio salva ». Il Bambino nato dalla Vergine Maria è chiamato
« Gesù » « perché salverà il suo popolo dai suoi peccati
» (Mt 1,21): « Non vi è altro nome dato agli uomini sotto
il cielo nel quale è stabilito che possiamo essere salvati » (At
4,12).
453 Il
nome « Cristo » significa
« unto », « Messia ». Gesù è il Cristo perché Dio
lo « consacrò in Spirito Santo e potenza » (At 10,38).
Egli era « colui che deve venire » (Lc 7,19), l'oggetto
della speranza d'Israele. (75)
454 Il
nome « Figlio di Dio » indica la relazione unica
ed eterna di Gesù Cristo con Dio suo Padre: egli è il Figlio unigenito
del Padre (76) e Dio egli stesso. (77) Per essere cristiani
si deve credere che Gesù Cristo è il Figlio di Dio. (78)
455 Il
nome « Signore » indica
la sovranità divina. Confessare o invocare Gesù come Signore, è credere
nella sua divinità. « Nessuno può dire "Gesù è il Signore"
se non sotto l'azione dello Spirito Santo » (1 Cor 12,3).
(10) Cf Lc 1,31.
(11) Cf Sal 51,6.
(12) Cf Sal 51,11.
(13) Cf Sal 79,9.
(14) Cf At 5,41; 3 Gv 7.
(15) Cf Gv 3,18; At 2,21.
(16) Cf Rm 10,6-13.
(17) Cf At 9,14; Gc 2,7.
(18) Cf Lv 16,15-16; Sir 50,20;
Eb 9,7.
(19) Cf Es 25,22; Lv 16,2;
Nm 7,89; Eb 9,5.
(20) Cf Gv 12,28.
(21) Cf At 16,16-18; 19,13-16.
(22) Cf Mc 16,17.
(23) Cf Gv 15,16.
(24) Cf La réhabilitation de Jeanne la
Pucelle. L'enquête ordonnée par Charles VII en 1450 et le codicille de
Guillaume Bouillé, ed. P. Doncoeur-Y. Lanhers (Paris 1956) p. 39. 45. 56.
(25) Cf 1 Sam 9,16; 10,1; 16,1.12-13;
1 Re 1,39.
(26) Cf Es 29,7; Lv 8,12.
(27) Cf 1 Re 19,16.
(28) Cf Sal 2,2; At 4,26-27.
(29) Cf Is 11,2.
(30) Cf Zc 4,14; 6,13.
(31) Cf Is 61,1; Lc 4,16-21.
(32) Cf Lc 1,35.
(33) Cf Rm 1,3; 2 Tm 2,8;
Ap 22,16.
(34) Sant'Ireneo di Lione, Adversus haereses,
3, 18, 3: SC 211, 350 (PG 7, 934).
(35) Cf Mc 1,24; Gv 6,69;
At 3,14.
(36) Cf Mt 2,2; 9,27; 12,23; 15,22;
20,30; 21,9.15.
(37) Cf Gv 4,25-26; 11,27.
(38) Cf Mt 22,41-46.
(39) Cf Gv 6,15; Lc 24,21.
(40) Cf Mt 16,16-23.
(41) Cf Gv 6,62; Dn 7,13.
(42) Cf Is 53,10-12.
(43) Cf Gv 19,19-22; Lc 23,39-43.
(44) Cf Dt (LXX) 32,8; Gb 1,6.
(45) Cf Es 4,22; Os 11,1; Ger
3,19; Sir 36,14; Sap 18,13.
(46) Cf Dt 14,1; Os 2,1.
(47) Cf 2 Sam 7,14; Sal 82,6.
(48) Cf 1 Cr 17,13; Sal 2,7.
(49) Cf Mt 27,54.
(50) Cf Lc 23,47.
(51) Cf 1 Ts 1,10.
(52) Cf Gv 20,31.
(53) Cf Mt 16,18.
(54) Cf Mt 26,64; Mc 14,62.
(55) Cf Mt 11,27; 21,37-38.
(56) Cf Mt 21,34-36.
(57) Cf Mt 24,36.
(58) Cf Mt 5,48; 6,8; 7,21; Lc
11,13.
(59) Cf Mt 3,17; 17,5.
(60) Cf Gv 3,16.
(61) Cf Gv 10,36.
(62) Cf At 13,33.
(63) Cf Es 3,14.
(64) Cf 1 Cor 2,8.
(65) Cf Mt 22,41-46; cf anche At
2,34-36; Eb 1,13.
(66) Cf Gv 13,13.
(67) Cf Mt 8,2; 14,30; 15,22; e altrove.
(68) Cf Lc 1,43; 2,11.
(69) Cf At 2,34-36.
(70) Cf Rm 9,5; Tt 2,13;
Ap 5,13.
(71) Cf Rm 10,9; 1 Cor 12,3;
Fil 2,9-11.
(72) Cf Ap 11,15.
(73) Cf Mc 12,17; At 5,29.
(74) Concilio Vaticano II, Cost. past.
Gaudium et spes, 10: AAS 58 (1966) 1033; cf Ibid., 45: AAS 58 (1966) 1066.
(75) Cf At 28,20.
(76) Cf Gv 1,14.18; 3,16.18.
(77) Cf Gv 1,1.
(78) Cf At 8,37; 1 Gv 2,23.
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