La Caritas Italiana e la Fondazione Migrantes da sempre hanno seguito l’evolversi della normativa sull’immigrazione. La loro esperienza pluriennale di servizio, sostegno e accompagnamento degli immigrati può avvalorare l’autenticità della collaborazione che esse oggi propongono alle sedi istituzionali, con riferimento al Disegno di Legge n. 795 di iniziativa governativa, firmato, tra gli altri, dallo stesso Berlusconi, da Fini, Maroni, Bossi, Scaiola e Buttiglione.
Buono, non buono e…in
generale
Sugli aspetti positivi del ddl,
sono da segnalare: il riaffermato impegno, anche se generico, sulla cooperazione
internazionale; lo sportello unico per l’immigrazione, inteso a snellire
gli adempimenti burocratici; la corsia preferenziale per gli stranieri che
abbiano svolto un percorso di formazione professionale nel loro Paese; l’anticipo
alla fine dell’anno precedente della programmazione degli ingressi per l’anno
successivo. E infine, la determinazione del Governo a voler gestire efficacemente
le politiche migratorie e contrastare l’immigrazione clandestina
Altri aspetti, peraltro, destano riserve e pongono inquietanti interrogativi, in particolare sui diritti inviolabili della persona: la libertà personale, l’asilo e la protezione umanitaria, l’unità familiare e i ricongiungimenti.
"Il migrante – ed è il Papa a ribadirlo – va considerato non semplicemente come strumento di produzione, ma quale soggetto dotato di piena dignità umana. La sua condizione di migrante non può rendere incerto e precario il suo diritto a realizzarsi come uomo e la società di accoglienza ha il preciso dovere i aiutarlo in tale senso". Perfino "la condizione di irregolarità legale non consente sconti sulla dignità del migrante, dotato di diritti inalienabili, che non possono essere violati né ignorati".
Il nuovo Disegno di legge sull’immigrazione anziché contrastare, non corre forse il rischio di incentivare maggiormente l’immigrazione irregolare e clandestina?
Rischi, perplessità e qualche esempio
Compromessa la stabilità
di soggiorno e l’integrazione
Il "contratto di soggiorno"
che andrebbe a sostituire il "permesso di soggiorno" mette a nudo
la precarietà "strumentale" del lavoratore straniero. L’immigrato
– se viene licenziato – non ha più titolo per rimanere in Italia;
pertanto, o lascia il nostro paese o entra nella clandestinità. La
formula del "contratto", insieme con altre del ddl, lascia intravedere
una tendenza ad ostacolare la stabilità e l’integrazione degli immigrati
nella realtà italiana.
Vie legali di ingresso
per lavoro e soppressione dello "sponsor"
Sopprimendo la sponsorizzazione,
si azzera la possibilità di un rapporto di fiducia tra lavoratore
extracomunitario e datore di lavoro, in particolare per il settore del lavoro
domestico e dei servizi alla persona (assistenza e accompagnamento di infermi,
anziani, bambini). L’ingresso "sponsorizzato" può essere
via maestra per una buona integrazione e a minimo costo sociale. Lo sponsor,
infatti, costituisce una garanzia a copertura di qualsiasi eventuale costo
nella fase iniziale di inserimento (vitto, alloggio, salute) e in quella
di integrazione. Infine, in Stati a lunga esperienza migratoria (come USA
e Canada) l’utilizzo della sponsorizzazione
fa parte delle scelte di fondo delle politiche migratorie.
Penalizzati i ricongiungimenti
familiari e l’unità familiare
A confronto della norma oggi in
vigore in Italia (e in elaborazione nella UE), dai ricongiungimenti verrebbero
esclusi i genitori a carico qualora i figli siano più di uno; e i
parenti fino al terzo grado, inabili al lavoro, anche se a carico dell’immigrato.
Dove va a finire il diritto all’unità familiare garantita dalla nostra
Costituzione e da diverse convenzioni internazionali cui l’Italia ha aderito?
L’espulsione immediata
e i mezzi inaccettabili
Sull’immediata applicazione dell’espulsione
amministrativa è inaccettabile la scelta dei mezzi; in particolare,
la sommaria procedura che comporta l’accompagnamento immediato alla frontiera,
senza effettiva possibilità di ricorso e di pronunciamento del giudice:
un provvedimento in contrasto con l’articolo 13 della Costituzione, come
ha recentemente confermato la Corte Costituzionale (Sentenza n. 105/2001).
Lo Stato, per escludere le presenze irregolari dal suo territorio, trovi
altre vie per potenziare (e sollecitare su questa linea i partenrs europei)
la cooperazione per lo sviluppo dei Paesi ad alta pressione emigratoria
e rallentare la spinta degli ingressi clandestini con una maggiore apertura
per gli ingressi regolari.
Il reato di immigrazione
clandestina e la criminalizzazione
Si possono citare due casi, riguardanti
rispettivamente lo Stato ed i semplici cittadini.
Il diritto di asilo quasi
cancellato e marginalizzato
Non si comprende come si possa
racchiudere in due soli articoli, e in calce alle norme sull’immigrazione,
una materia di tale gravità e complessità, sulla quale era
già stato approvato un disegno di legge alla Camera ed era in ultima
fase di approvazione anche al Senato. Materia, questa, garantita oltre che
dal diritto internazionale e comunitario, dalla stessa Costituzione Italiana:
infatti la Costituzione estende il diritto di asilo a tutti coloro ai quali
non sia altrove garantito l’effettivo esercizio delle libertà democratiche
a causa di guerre, conflitti civili, violazione generale dei diritti fondamentali,
disordini gravi e generalizzati, carestie, calamità naturali, ecc.:
situazioni oggi sempre più frequenti e all’origine di esodi di massa.
Infine, sono in fase di approvazione
una serie di Direttive Europee, alle quali l’Italia dovrà adeguarsi.
Valutazione generale
Nella "Relazione illustrativa",
che accompagnava la bozza del ddl n. 795 fatta circolare ai primi di settembre
2001, si leggeva: "Siamo certi che il fenomeno migratorio appartiene
al nostro presente e ancor più al nostro futuro…L’immigrazione è,
per l’Italia, oltre che un’occasione per manifestare solidarietà
a chi si trova in difficoltà, una necessità per la sua sopravvivenza:
è un fenomeno con il quale dobbiamo imparare a convivere per molti
e molti anni, essendo iscritta nel nostro futuro per almeno due generazioni.
Il problema dunque non riguarda il se dell’immigrazione, che è
risolto dai fatti, ma il come, cioè la disciplina del fenomeno".
Parole nobili, che però più non figurano nella relazione che
accompagna il testo definitivo trasmesso al Senato. Si spera tuttavia che
l’istanza di solidarietà, di convivenza e di senso civico, espressa
da queste parole, rimanga in chi ora deve decidere e appaia nel testo legislativo
con maggiore trasparenza.
Da Italia Caritas mensile della Caritas Italiana, maggio 2002
Per maggiori informazioni si rimanda al documento-contributo, articolato e integrale, che Caritas Italiana e Fondazione Migrantes hanno reso pubblico alla fine del 2001. Il materiale può essere richiesto direttamente alla Caritas Italiana Via Baldelli 41, 00146 Roma Web: www.caritasitaliana.it
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