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RENDERE RAGIONE
DELLA NOSTRA SPERANZA
(1 Pt 3,15):
Speranza e paura

Il contesto

Il nostro mondo sembra espandere il senso del dominio, del successo, dell'avere. Eppure la nostra convivenza è segnata da paure e da una domanda di sicurezza che si fa angoscia, ansia che travolge la vita. Possono diminuire anche furti, scippi, ma la diffidenza scatena un clima di disagio che travolge. Questa paura che sempre accompagna in modo, diremmo normale, la vita di ognuno, si riempie di un'irrequieta angoscia.

In ascolto

Dal Vangelo di Marco (14, 32-42)

Giunsero intanto a un podere chiamato Getsèmani, ed egli disse ai suoi discepoli: "Sedetevi qui, mentre io prego". Prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e cominciò a sentire paura e angoscia. Gesù disse loro: "La mia anima è triste fino alla morte. Restate qui e vegliate". Poi, andato un po' innanzi, si gettò a terra e pregava: "Padre, tutto è possibile a te, allontana da me questo calice! Però non ciò che io voglio, ma ciò che vuoi tu". Tornato indietro li trovò addormentati e disse a Pietro: "Simone dormi? Non sei riuscito a vegliare un'ora sola? Vegliate e pregate per non entrare in tentazione; lo spirito è pronto, ma la carne è debole". Allontanatosi di nuovo, pregava dicendo le medesime parole. Ritornato li trovò di nuovo addormentati, perché i loro occhi si erano appesantiti, e non sapevano che cosa rispondergli. Venne la terza volta e disse loro: "Dormite ormai e riposatevi! Basta, è venuta l'ora: ecco, il Figlio dell'uomo viene consegnato nelle mani dei peccatori. Alzatevi, andiamo! Ecco, colui che mi tradisce è vicino".

Spunti per la riflessione

Il testo di Marco ci invita, come gli altri sinottici, a sostare di fronte a questa scena del Getsèmani: c'è l'angoscia di Gesù, e c'è la sua fiducia nel confronti del Padre, fiducia che si fa affidamento; c'è il torpore, la debolezza, l'oblio dei discepoli e c'è poi la decisione con la quale Gesù va incontro a Giuda e alla sua morte.

Gesù ci parla di un Dio che sta nell'amore anche di fronte all'ostilità manifesta, e sa pagarne il prezzo.

L'angoscia può avere il volto della sofferenza di fronte ad una storia che fatica a rivelare visibilmente il compiersi delle promesse di Dio. Un'angoscia, quindi, che non è da nascondere e i vangeli non nascondono quella di Gesù: Lui, il Salvatore, ha provato questo senso della dispersione, del vuoto, dell'insensatezza di quanto chiede la vita. E in questa angoscia Gesù sta nella preghiera, nella comunione con il Padre, chiaro di fronte a Lui anche nei propri desideri" allontana da me questo calice".

Chi vuole servire il mondo ed il suo bene, passa attraverso questo senso dell'impotenza, dell'ingiustizia, della propria inutilità e dell'insensatezza. La speranza appartiene solo alla fiducia accordata al Padre, alla consolazione che viene dalla certezza della forte relazione con Lui. Ed il coraggio di affrontare il quotidiano è possibile solo per quella forza che dal Padre proviene nello Spirito.

I discepoli appaiono invece intontiti, sopraffatti: il sonno è un po' come la fuga che seguirà all'arrivo di Giuda e degli altri. Fuggire è la prima tentazione di fronte alle difficoltà del presente, è il tentativo di liberarsi del male del mondo semplicemente non guardandolo, evitandolo, illudendosi di poter percorrere con libertà la propria strada senza coinvolgersi nel tutto del Regno di Dio, perché questo Regno chiede molto, perché della consolazione di Dio non ci si fida poi tanto, perché la sua vittoria sul male non si presenta con l'immediatezza e la forza che noi vorremmo vedere.

Ma l'amore di Cristo è capace di elevarsi al di sopra della drammatica debolezza del discepolo, e riscattarla. E' il mistero della Pasqua!

Preghiera

Che io non disperi mai
Tu che sei al di sopra di noi,
tu che sei uno di noi,
Tu che sei anche in noi,
che tutti ti vedano anche in me,
che io ti prepari la strada,
che io possa rendere grazie per tutto ciò che mi accadrà.
Che io non dimentichi i bisogni degli altri.
Conservami nel tuo amore
Come vuoi che tutti dimorino nel mio.
Possa tutto il mio essere volgersi a tua gloria
E possa io non disperare mai.
Perché io sono sotto la tua mano,
e in te è ogni forza e bontà.
Donami un cuore puro - che io possa vederti
E un cuore umile - che io possa sentirti,
e un cuore amante - che io possa servirti,
e un cuore di fede - che io possa dimorare in te.

(Dag Hammarskjold)

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