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"SPERANZA e MALATTIA-GUARIGIONE"

Il contesto

La malattia appartiene a quelle esperienze fondamentali che concorrono a definire la qualità della condizione umana e segnano la vita di tutti noi.

La malattia segue la nostra vita nel momento preciso in cui ci tocca personalmente, ma prima ancora quando tocca parenti e amici, addirittura già quando appare come una possibilità, remota o prossima, all'orizzonte del nostro presente (G. Angelini, La malattia un tempo per volere).

In un contesto culturale come il nostro , invaso da un falso potere della tecnica, sembrerebbe che la vita è a tal punto in mano all'uomo da disporre anche i tempi della fine. Attorno al dibattito nei confronti della morte ormai vi sta anche una rimozione della questione della cronicità, di una cura dominata solo dalla logica quantitativa. E' una considerazione riconosciuta ovvia, eppure ci accorgiamo che quanto più si pensa di possedere la salute, essa rischia di essere sempre meno difesa e promossa, anche nella nostra città opulenta e ricca.

In ascolto

Primogenito dei perduti

Tu ora non sei
che nostro fratello,
hai sofferto ogni nostro dolore. Noi ti sentiamo
nel tuo pianto
sulla fossa di Lazzaro.
La nostra carne
non ti abbandona:
sei un Dio che si consuma
in noi, un Dio
che muore.
(David Maria Turoldo)

Dal Vangelo di Matteo (9,18-31)

Mentre diceva loro queste cose, giunse uno dei capi che gli si prostrò innanzi e gli disse: "Mia figlia è morta proprio ora; ma vieni, imponi la tua mano sopra di lei ed essa vivrà". Alzatosi, Gesù lo seguiva con i suoi discepoli. Ed ecco una donna, che soffriva d'emorragia da dodici anni. Gli si accostò alle spalle e toccò il lembo del suo mantello. Pensava infatti: "Se riuscirò anche solo a toccare il suo mantello, sarò guarita". Gesù, voltatosi, la vide e disse: "Coraggio, figliola, la tua fede ti ha guarita". E in quell'istante la donna guarì.
Arrivato poi Gesù nella casa del capo e veduti i flautisti e la gente in agitazione, disse: "Ritiratevi, perché la fanciulla non è morta, ma dorme". Quelli si misero a deriderlo. Ma dopo che fu cacciata via la gente egli entrò, le prese la mano e la fanciulla si alzò. E se ne sparse la fama in tutta quella regione. Mentre Gesù si allontanava di là, due ciechi lo seguivano urlando: "Figlio di Davide, abbi pietà di noi". Entrato in casa, i ciechi gli si accostarono e Gesù disse loro: "Credete voi che io possa fare questo?". Gli risposero: "Si, o Signore!". Allora toccò loro gli occhi e disse: "Sia fatto a voi secondo la vostra fede". E si aprirono loro gli occhi. Quindi Gesù li ammonì dicendo: "Badate che nessuno sappia!". Ma essi, appena usciti, ne sparsero la fama in tutta quella regione.

Spunti per la riflessione

Gesù viene non a dimostrare la potenza di Dio, ma il cuore che Dio ha, e la sua passione e la sua cura per ogni uomo e donna. E' questo l'annuncio legato ai gesti di guarigione di Gesù: segni della chiamata a liberazione, a gioia, a vita piena che Dio rivolge a ciascuno.

Coraggio, figliola, la tua fede ti ha guarita (v.22); Entrò, le prese la mano e la fanciulla si alzò (v.25); Sia fatto a voi secondo la vostra fede (v. 29) sono gesti e parole che dicono la cura di Gesù per l'uomo e la donna che ha davanti.

A Dio, insomma, interessa l'uomo e la sua libertà, e ne annuncia la liberazione, aprendo i nostri occhi a riconoscere il suo Regno già presente ed operante in mezzo a noi.

E il cristiano, allora, oggi, cosa è chiamato a fare? Probabilmente il Signore non ha fatto a noi il dono di operare guarigioni ma sicuramente abbiamo la possibilità di mostrare il volto attento di Dio per ogni uomo: quel che Dio ci chiama, ci invia ad una vicinanza appassionata a chiunque sperimenti la schiavitù della sofferenza, la limitazione, il dolore insensato e apparentemente sterile. Quei gesti e quelle parole di Gesù sono l'appello alla nostra dedizione, perché sappiamo chinarci su chi, nella malattia, cerca speranza, ragioni, futuro.

E questo è appello alla fede, alla mia fede, perché l'offerta di speranza di Gesù non è una consolazione a buon mercato e senza impegno, ma un grido di fiducia verso il Padre e il coraggio di attraversare anche la propria sofferenza in una relazione con Lui che non viene meno, comunque.

E' allora necessario saper guardare alla propria malattia, alla propria limitatezza, alle proprie paure con lealtà e chiarezza, dentro la fiducia nella cura che Dio ha per noi; e guardare con occhio illuminato dalla fede, la malattia di chi ci sta vicino o andiamo a cercare proprio perché è ammalato, nel desiderio di offrire la possibilità di far intravedere la venuta di Dio e del suo Regno in questa storia e nella storia personale di ciascuno.

Preghiera

Salmo 41

Beato l'uomo che ha cura del debole,
nel giorno della sventura il Signore lo libera.

Veglierà su di lui il Signore,
lo farà vivere beato sulla terra,
non lo abbandonerà alla brame dei nemici.
Il Signore lo sosterrà sul letto del dolore;
li darai sollievo nella sua malattia.
Sia benedetto il Signore, Dio d'Israele,
da sempre e per sempre. Amen, amen.

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Testi per l'approfondimento

Carlo Maria Martini, Sul corpo, Centro Ambrosiano 2000.

 

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